San Marco Ji Tianxiang

Padre di famiglia, medico e martire

Aggiornato il 22 luglio 2026

La vita e la prova della fragilità

San Marco Ji Tianxiang nacque nel mille ottocentotrentanove nel villaggio di Yazhuangtou, situato nella provincia dello Hebei in Cina, in seno a una famiglia di fede cristiana. Era un uomo d'istruzione e appartenente a un ceto sociale benestante, coniugato e padre di famiglia. Esercitava la professione medica praticando terapie tradizionali quali l'agopuntura e curava gratuitamente gli ammalati indigenti che si rivolgevano a lui. La sua generosità gli valse la stima e l'affetto della popolazione locale e, per le sue doti, gli venne affidata la gestione finanziaria e dei beni della sua comunità cristiana di appartenenza. All'età di circa quarant'anni fu colpito da un disturbo gastrico e iniziò ad assumere oppio come unico rimedio per placare i dolori addominali. L'uso costante della sostanza gli causò una dipendenza da cui non riuscì a liberarsi. Per vent'anni tentò ripetutamente di disintossicarsi, senza ottenere successo. Inizialmente il confessore gli concedeva l'assoluzione sacramentale, ma in seguito al reiterarsi delle ricadute nella dipendenza, il sacerdote decise di negargli l'accesso al sacramento dell'Eucaristia. Il testo del Martirologio segnala un periodo di trent'anni di esclusione dal banchetto eucaristico a causa della dipendenza dall'oppio. Nonostante l'esclusione dai sacramenti e il senso di isolamento, continuò a frequentare regolarmente le celebrazioni della Messa. Non riuscendo a vincere la tossicodipendenza, si convinse che soltanto la prova del martirio gli avrebbe garantito la salvezza eterna, e il Martirologio ricorda come non abbia mai smesso di pregare per ottenere una buona morte fino al momento del giudizio e della ferma confessione di fede.

Il martirio e la gloria degli altari

Un decennio dopo l'interdizione dai sacramenti, la sommossa dei Boxer interessò il suo villaggio. San Marco Ji Tianxiang cercò rifugio nel cimitero locale insieme a dodici suoi familiari, per un totale di tredici persone. Il gruppo venne tradito e preso prigioniero. Numerosi conoscenti e persone da lui curate lo esortarono a rinnegare la fede per salvare la vita propria e dei suoi cari. Si rifiutò fermamente di apostatare per ottenere la grazia e oppose rifiuto anche alla richiesta di consegnare i propri oggetti di devozione, come medaglie e scapolari. Dopo aver proclamato la propria fede, intonò le litanie mariane. Mentre venivano condotti al luogo dell'esecuzione, il nipote Francesco di otto anni gli chiese dove stessero andando. Rispose al nipote affermando che stavano facendo ritorno a casa. Giunto sul luogo del martirio, esortò i familiari a non temere, rassicurandoli sulla vicinanza del Paradiso. Chiese ai carnefici di essere giustiziato per ultimo, per assicurarsi che nessun familiare cedesse prima della morte. Morì per decapitazione il 7 luglio 1900, all'età di sessantuno anni. Il Martirologio Romano ne colloca la morte presso la città di Jixian, nello Hebei. La causa di canonizzazione di Marco Ji Tianxiang fu aggregata a quella guidata dal gesuita padre Leone Ignazio Mangin, comprendente cinquantasei martiri. Il martirio del gruppo fu ufficialmente riconosciuto il ventidue febbraio millenovecentocinquantacinque. La beatificazione fu celebrata il diciassette aprile millenovecentocinquantacinque, nella domenica in Albis. Fu canonizzato il primo ottobre duemila da Giovanni Paolo II, venendo incluso nel gruppo dei centoventi martiri cinesi. La Chiesa ne commemora la festa il sette luglio.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Marco Ji Tianxiang?

La memoria liturgica del santo è fissata al sette luglio.

Qual è il luogo della sua morte?

Il Martirologio Romano ne colloca la morte presso la città di Jixian, nella provincia dello Hebei.

Presso la città di Jixian nella provincia dello Hebei sempre in Cina, san Marco Ji Tianxiang, martire, che, escluso per trent’anni dal banchetto eucaristico perché non aveva voluto astenersi dall’uso di oppio, non cessò tuttavia di pregare di poter concludere piamente la propria vita e, chiamato in giudizio, dopo aver professato con animo fermo la fede in Cristo, raggiunse il banchetto eterno. — Martirologio Romano