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12 novembre

San Margarito Flores Garcia

Sacerdote e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

La vocazione e gli studi

La famiglia di origine era radicata in Messico, e precisamente a Taxco, Guerrero, nella diocesi di Chilapa, dove visse nel 1915. I genitori, Germano Flores e Mercede García, erano persone buone e ferventi cristiani. Tuttavia, i genitori di Margarito si erano inizialmente opposti all'ingresso in seminario di uno dei figli per motivi economici stringenti. La famiglia aveva infatti bisogno delle braccia di un ragazzo di quattordici anni per far quadrare i conti quotidiani. Margarito era però fermamente convinto della propria vocazione sacerdotale. Dimostrò fin da subito di essere un ragazzo intraprendente e determinato. Trovò da sé i benefattori necessari per entrare in seminario, stringendo legami con sacerdoti e amici disposti ad aiutarlo. Entrato nell'istituto, studiò nel seminario di Chilapa senza farsi pregare. Tutti i superiori e i compagni riconoscevano a Margarito intelligenza e capacità non comuni. Per sostenere le spese e contribuire al proprio mantenimento, non esitava a tagliarsi la barba e i capelli da solo e per gli altri. Nel tempo libero si dedicava con profitto alla scultura e alla pittura, coltivando le sue doti artistiche. Il percorso di preparazione si concluse con la consacrazione. Fu ordinato sacerdote il 5 aprile 1924, coronando il desiderio di una vita dedicata al Signore.

Il ministero e la persecuzione

Subito dopo l'ordinazione, venne inviato ad esercitare il ministero nella parrocchia di Chilpancingo. Svolse il suo compito con dedizione e rimase a Chilpancingo fino allo scoppio della persecuzione religiosa nel 1926. Proprio in quel periodo, nel 1926 avrebbe dovuto trasferirsi a Tecalpulco per un nuovo incarico pastorale che non poté mai assumere regolarmente. A causa della situazione incandescente e della persecuzione spietata dei preti, dovette darsi alla macchia per sfuggire alla cattura. Visse per parecchio tempo tra i monti, patendo fame, sete e disagi di ogni tipo. Riuscì in seguito a trovare rifugio nella casa paterna, ma decise di fermarsi il minor tempo possibile per non mettere in pericolo i familiari. Nei primi giorni del 1927 raggiunse Città del Messico. Per mimetizzarsi e sopravvivere, a Città del Messico si qualificò come medico. Nonostante la prudenza necessaria, frequentò per alcuni mesi l'Accademia per perfezionare le sue inclinazioni artistiche. Esercitò clandestinamente il suo ministero nella capitale, amministrando i sacramenti ai fedeli nascosti. Collaborò inoltre con la Lega Nazionale per la Difesa della Religione per cercare di pacificare gli animi durante la persecuzione. A giugno, a causa del suo attivismo, finì in cella insieme a un gruppo della Lega. Rimase in carcere per oltre un mese, trascorrendolo in preghiera e nel sostegno spirituale degli altri detenuti. Una famiglia amica riuscì infine a tirarlo fuori dal carcere.

Il cammino verso il martirio

Uscito di prigione, padre Margarito maturò il presentimento che la sua sorte terrena fosse ormai segnata. Parlò apertamente, con serenità e fermezza, della sua sorte imminente a chi gli stava vicino. Raddoppiò le preghiere e moltiplicò le occasioni per esercitare il suo ministero sacerdotale. Celebrò l'ultima messa a Città del Messico in un giorno di ottobre, poche ore prima di tornare in diocesi. La messa fu celebrata per ottenere il dono della pacificazione del Messico e offrendo la propria vita per evitare altro spargimento di sangue innocente. Arrivato fortunosamente a Chilapa, il vicario generale lo destinò come parroco di Atenango del Rio. Mentre si metteva in viaggio per raggiungere la nuova parrocchia, fu intercettato e accolto dalle truppe federali. Fu spogliato, lasciato con i soli indumenti intimi, picchiato e malmenato dai soldati. Venne trascinato a piedi nudi fino a Tulimán, circondato da guardie come un malfattore. Durante il tragitto, gli fu negato anche il conforto di un goccio d'acqua per dissetarsi. Subì un rapido e ingiusto processo sommario a Tulimán. La condanna a morte fu decretata ed eseguita per il semplice motivo di essere un prete cattolico. Nel martirologio è ricordato appunto come san Margherito Flores, sacerdote e martire, arrestato per il suo sacerdozio a Tulimán.

Il sacrificio e la gloria

Scelse come luogo per la fucilazione il muro posteriore della chiesa di Tulimán. Si diresse al luogo dell'esecuzione con assoluta serenità interiore. Morì il 12 novembre 1927, sigillando con il sangue la sua testimonianza. Come ultimo desiderio, chiese il tempo per una breve preghiera e per baciare la terra messicana che tanto amava. Una guardia si avvicinò a lui per chiedergli perdono del gesto che stava per compiere. Gli rispose offrendo prontamente il suo perdono e la sua benedizione a tutti i presenti. Fu ucciso da una raffica di pallottole che gli fracassarono il cranio. Venne massacrato all'età di ventotto anni a causa del suo ministero e della sua fedeltà a Cristo. La Chiesa riconobbe la grandezza del suo sacrificio attraverso i decenni. Fu beatificato nel 1992 da san Giovanni Paolo II. Successivamente, fu proclamato santo il 21 maggio 2006 da papa Benedetto XVI, iscritto nell'albo dei martiri della persecuzione religiosa in Messico.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Margarito Flores Garcia?

La memoria liturgica e la ricorrenza di San Margarito Flores Garcia si celebrano il 12 novembre.

Nella città di Tulimán in Messico, san Margherito Flores, sacerdote e martire, che, durante la grande persecuzione contro la Chiesa, fu arrestato per il suo sacerdozio e coronato da glorioso martirio con la fucilazione. — Martirologio Romano