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13 aprile

San Martino I

Papa e martire

San Martino I

Aggiornato il 15 settembre 2026

L'elezione e il concilio lateranense

Martino è originario di Todi e ha servito la comunità ecclesiale come diacono della Chiesa romana. La sua elezione al soglio pontificio avvenne dopo la morte di papa Teodoro, avvenuta il tredici maggio 649. Il nuovo pontefice mostrò subito una mano ferma nel reggere il pontificato, compiendo un atto di grande autonomia: Martino non domandò né attese il consenso alla sua elezione da parte dell'imperatore bizantino Costante II. L'imperatore Costante II aveva promulgato l'anno precedente il documento noto come Tipo, redatto in difesa della tesi eretica dei monoteliti. Consapevole del grave pericolo spirituale per i fedeli, tre mesi dopo la sua elezione papa Martino indisse un grande concilio nella basilica lateranense per arginare la diffusione dell'eresia monotelita. Al concilio lateranense furono invitati tutti i vescovi dell'Occidente. Nel Sinodo Lateranense condannò l'eresia monotelita, e le assemblee sancirono la condanna di tutti gli scritti monoteliti in cinque solenni sessioni.

La persecuzione imperiale e il miracolo

La condanna degli scritti monoteliti provocò la rabbiosa reazione della corte bizantina. L'imperatore ordinò all'esarca di Ravenna, Olimpio, di recarsi a Roma per arrestare il papa. L'esarca Calliopa, per ordine dell'imperatore Costante II, assalì la Basilica Lateranense e strappò Martino dalla sua sede, ma già in precedenza Olimpio aveva tentato di fare assassinare il papa dal suo scudiero durante la celebrazione della Messa a Santa Maria Maggiore. Mentre riceveva l'ostia consacrata dalle mani del pontefice, il sicario estrasse il pugnale ma fu colpito da improvvisa cecità. La cecità improvvisa convinse probabilmente Olimpio a mutare atteggiamento, a riconciliarsi con il pontefice e a progettare una lotta armata contro Costantinopoli. Olimpio morì di peste nel 653. Dopo la morte di Olimpio, l'imperatore poté compiere la sua vendetta facendo arrestare il papa dal nuovo esarca di Ravenna, Teodoro Calliopa.

La prigionia e l'esilio

Martino fu accusato di essersi impossessato illegalmente dell'alta carica pontificia e di aver tramato con Olimpio contro Costantinopoli. Martino fu tradotto via mare nella città del Bosforo. Il viaggio di trasferimento durò quindici mesi. Durante i numerosi scali del viaggio, a nessuno dei fedeli fu concesso di avvicinare il papa, e al prigioniero non fu data neppure l'acqua per lavarsi. Il papa giunse a Costantinopoli il diciassette settembre 654. A Costantinopoli il papa fu steso sul suo giaciglio sulla pubblica via ed esposto per un giorno intero agli insulti del popolo. Martino fu condotto a Costantinopoli e giacque prigioniero sotto strettissima sorveglianza, rinchiuso in prigione per tre mesi. Iniziò un lungo ed estenuante processo accompagnato da gravi sevizie. Durante le sevizie l'imputato mormorò:Fate di me ciò che voi volete; qualunque morte mi sarà un beneficio. Martino fu degradato pubblicamente, denudato, esposto ai rigori del freddo, caricato di catene e rinchiuso nella cella dei condannati a morte. Il ventisei marzo 655 il papa fu fatto partire segretamente per l'esilio a Chersonea in Crimea, venendo infine relegato nel Chersoneso. A Chersonea patì la fame e languì nell'abbandono per altri quattro mesi. Nel Chersoneso, dopo circa due anni, giunse alla fine delle sue tribolazioni e alla corona eterna. La morte colse Martino il sedici settembre 655, fiaccato nel corpo ma non nella volontà.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Martino I?

San Martino I si festeggia il sedici settembre, mentre la sua memoria liturgica ricorre anche il tredici aprile.

San Martino I, papa e martire, che condannò nel Sinodo Lateranense l’eresia monotelita; quando poi l’esarca Calliopa per ordine dell’imperatore Costante II assalì la Basilica Lateranense, fu strappato dalla sua sede e condotto a Costantinopoli, dove giacque prigioniero sotto strettissima sorveglianza; fu infine relegato nel Chersoneso, dove, dopo circa due anni, giunse alla fine delle sue tribolazioni e alla corona eterna. — Martirologio Romano