San Martino I visse nel settimo secolo e guidò la Chiesa in un tempo di grandi prove, offrendo la sua vita come sommo testimonio della fede ortodossa. Originario di Todi e diacono della Chiesa romana, ascese al soglio pontificio subito dopo la morte di papa Teodoro, avvenuta il tredici maggio 649, mostrando fin da sùbito una mano ferma nel reggere il governo della cristianità.
Egli affrontò con coraggio le pressioni dell'impero bizantino per difendere la dottrina cattolica dalle deviazioni eretiche, subendo l'arresto, l'umiliazione pubblica, la prigionia e l'esilio. Oggi la Chiesa lo venera come papa e martire, celebrandone la memoria liturgica il sedici settembre, ricordando il suo transito avvenuto nella terra di Crimea.
Sant'Ermenegildo visse durante il sesto secolo e fu un re della terra spagnola, ricordato dalla Chiesa come un insigne martire della fede cattolica. Figlio primogenito del sovrano visigoto Leovigildo e della sua prima consorte Teodosia, fu educato fin dalla giovinezza nell'arianesimo, la confessione eretica allora professata dalla sua gente. La sua vita cambiò profondamente quando sposò la principessa cattolica Ingunda e conobbe il vescovo San Leandro, che lo guidò verso la conversione alla retta dottrina nicena. Questa scelta di fede lo pose in netto contrasto con il padre e con la corte, scatenando una drammatica lotta politica e religiosa che durò per anni. Dopo lunghi assedi, tradimenti e dolorosi imprigionamenti in diverse città della penisola iberica, Sant'Ermenegildo affrontò la morte per decapitazione il tredici aprile dell'anno cinquecento ottantacinque, avendo fermamente rifiutato di ricevere la comunione dalle mani di un vescovo ariano nel giorno della solennità di Pasqua.
La sua luminosa testimonianza di fedeltà cristiana non andò perduta, poiché preparò il terreno alla conversione del fratello Reccaredo e dell'intero popolo visigoto all'unità cattolica. San Gregorio Magno ne esaltò il martirio subito in odio alla fede, consacrandone la memoria nella storia della Chiesa universale. Nel corso dei secoli la devozione verso Sant'Ermenegildo si radicò profondamente in Spagna, di cui è patrono, ispirando sovrani, pontefici e artisti di ogni epoca. La sua figura continua a essere venerata attraverso il culto liturgico, le raffigurazioni pittoriche custodite nei grandi musei e l'istituzione di ordini militari a lui intitolati, a perenne ricordo di una fede custodita sino al supremo sacrificio della vita.
San Sabas Reyes Salazar visse e operò nel corso del ventesimo secolo, un'epoca segnata da profonde e drammatiche tensioni sociali e politiche in diverse parti del mondo. Si verificarono grandi persecuzioni contro la Chiesa durante la Rivoluzione Francese, mentre si registrarono leggi anticlericali dei governi italiani e francesi nella seconda metà dell’Ottocento. Accaddero sanguinose persecuzioni contro i missionari e fedeli cattolici in Cina negli anni a cavallo fra il diciannovesco e il ventesimo secolo. Si verificò la Rivoluzione Bolscevica in Russia nel 1918, e la grande carneficina della Guerra Civile Spagnola avvenne negli anni tra il 1934 e il 1939. In questo ampio contesto di sofferenza per la fede cristiana, il Messico fu teatro di una dura persecuzione dal 1915 al 1929, che colpì duramente sacerdoti e fedeli cattolici. All'interno di questa complessa cornice storica, padre Sabás Reyes Salazar impiegò la sua esistenza al servizio del ministero sacerdotale e della comunità, offrendo la propria vita attraverso il martirio per la difesa della fede cattolica.
Il sacerdote e martire nacque a Cocula, nello stato di Jalisco, all'interno della diocesi di Guadalajara in Messico, il 5 dicembre 1883. Egli compì il suo percorso di fede e di studi fino a ricevere l'ordinazione sacerdotale nel dicembre del 1911. Successivamente svolse il suo servizio pastorale come viceparroco a Tototlán, sempre nello stato di Jalisco, nella diocesi di San Juan de los Lagos. La sua testimonianza terrena si concluse tragicamente il 13 aprile 1927, quando fu fucilato nel villaggio di Tototlán all'età di quarantaquattro anni, durante la persecuzione religiosa in Messico. La Chiesa cattolica riconobbe la sua eroica testimonianza di fede attraverso la beatificazione proclamata da Papa Giovanni Paolo II il 22 novembre 1992 nella Basilica di San Pietro, insieme ad altri venticinque perseguitati. Lo stesso Papa Giovanni Paolo II procedette alla canonizzazione di tutti i venticinque beati in Piazza San Pietro il 21 maggio 2000, indicandoli alla Chiesa Universale come fulgidi esempi di santità coronata dal martirio finale.
La Beata Margherita da Città di Castello visse nel corso del quattordicesimo secolo, lasciando un segno luminoso di fede e di totale abbandono alla volontà divina. Nata cieca e storpia a Metola nel 1287 da genitori nobili e ricchi, affrontò fin dalla giovinezza il dolore del rifiuto familiare a causa delle sue disabilità, trasformando l'abbandono in un cammino di straordinaria ascesi spirituale. Vestì l'Abito del Terz'Ordine di San Domenico e visse per trentatré anni, spegnendosi il 13 aprile 1320 e lasciando dietro di sé una scia di intensa devozione e di operoso bene silenzioso.
Il culto attorno alla sua figura crebbe nel tempo attraverso il riconoscimento ufficiale della Chiesa, a partire dal decreto di Papa Paolo V nel 1609 e dalla successiva estensione liturgica voluta da Papa Clemente X nel 1675. Il suo corpo incorrotto riposa nella chiesa di San Domenico a Città di Castello, in Umbria, dove il martirologio la ricorda come vergine delle Suore della Penitenza di San Domenico. Nel 1988 il vescovo locale di Urbino e Città di Castello la proclamò Patrona Diocesana dei non vedenti, confermando la sua speciale protezione verso chi sperimenta il buio della prova.
La Beata Ida di Boulogne, vissuta nel dodicesimo secolo tra il 1046 e il 1113, è una figura luminosa di donna e di madre che ha saputo unire la dedizione alla famiglia con un profondo impegno ecclesiale e caritativo. Sposa di Eustachio secondo, conte di Boulogne, fu madre di tre figli illustri nella storia medievale: Eustachio terzo, Goffredo di Buglione e Baldovino, re di Gerusalemme. Rimasta vedova, impiegò le sue risorse materiali e spirituali per il bene della Chiesa e dei bisognosi, distinguendosi come generosa benefattrice dei poveri e delle comunità monastiche.
Il suo ricordo rimane vivo nella tradizione cristiana per il suo zelo volto al decoro della casa di Dio e per il sostegno offerto alla riforma monastica, in particolare attraverso il legame spirituale con san Anselmo di Canterbury e san Ugo. Ella visse nel monastero di Santa Maria presso Wast, nella regione francese di Boulogne, e la sua memoria liturgica si celebra il tredici aprile, data in cui la Chiesa ne commemora il pioso transito.
Il Beato Giovanni Bernardo Rousseau, conosciuto come fratel Scubilione, nacque il 22 marzo 1797 ad Annay-la-Côte, nella Borgogna, nel dipartimento dell'Yonne in Francia. Visse un'esistenza interamente consacrata all'educazione dei giovani, alla preghiera e all'apostolato tra i più poveri e gli schiavi nell'Isola di Réunion, dove trascorse trentaquattro anni fino alla morte avvenuta il 13 aprile 1867. Religioso dell'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, seppe unire una profonda umiltà a una straordinaria dedizione missionaria, affrontando fatiche e epidemie con incrollabile carità.
Egli è ricordato con particolare venerazione per la sua opera di riscatto spirituale e umano a favore della popolazione oppressa dell'Oceano Indiano, dove la sua fama di santità fiorì già in vita. La Chiesa ne celebra la memoria il 13 aprile, ricordando la testimonianza di un uomo che, pur partendo da limiti culturali e da una timidezza interiore, seppe farsi apostolo instancabile della fede e della dignità umana, venendo proclamato beato da papa Giovanni Paolo II nel 1989.
Il Beato Giacomo da Certaldo visse nel tredicesimo secolo e dedicò la sua intera esistenza alla preghiera, al monachesimo camaldolese e al servizio pastorale. Nato a Certaldo dal cavaliere Albertino di Guido, il giovane mostrò fin da bambino una profonda avversione per le cose mondane e una spiccata inclinazione alla solitudine spirituale. Dopo essersi trasferito con la famiglia a Volterra, frequentò assiduamente l'abbazia di San Giusto e ottenne dal padre il permesso di abbracciare la vita consacrata. Nel corso degli anni fu monaco esemplare, parroco devoto, rettore e infine abate della sua comunità, guidando con la propria santità anche i suoi familiari sulla via della conversione. La sua memoria è legata a una vita di austero sacrificio, penitenza e carità operosa verso il prossimo sofferente.
Il Beato Giacomo è ricordato non soltanto per il rigore della sua regola monastica e per il grande amore verso la Madonna e San Michele Arcangelo, ma anche per i numerosi prodigi che Dio volle compiere per sua intercessione subito dopo la sua morte, avvenuta nel millesine duecentonovantadue. Tra guarigioni miracolose di malati, liberazioni di indemoniati e interventi prodigiosi a favore di persone ferite, la sua fama di intercessore si diffuse rapidamente tra Certaldo e Volterra. Oggi le sue reliquie riposano nel Santuario Mariano di San Francesco a Volterra, all'interno della cappella della Santa Croce, dove i fedeli continuano a onorare la sua memoria liturgicamente ogni anno nel giorno tredici di aprile.
I Santi Carpo, Papilo, Agatonica e compagni sono ricordati dalla Chiesa per la loro insigne testimonianza di fede cristiana, custodita in atti tra i più attendibili e antichi della storia cristiana. La tradizione liturgica fissa la loro memoria al tredici aprile, data inserita nel Martyrologium Romanum, che alla commemorazione principale unisce il ricordo di numerosi presunti compagni di martirio. La loro memoria affonda le radici nei primi secoli della Chiesa, godendo di una venerazione antichissima attestata da autorevoli fonti storiche e liturgiche.
Il loro supremo sacrificio si consumò a Pergamo, in Asia, nell'odierna Turchia, all'interno di una cornice temporale la cui esatta datazione oscilla tra il regno dell'imperatore Marco Aurelio e quello dell'imperatore Decio, collocando la morte intorno all'anno centosettanta oppure intorno al duecentocinquanta. Di fronte all'imposizione delle autorità imperiali, questi testimoni scelsero di rimanere fedeli a Cristo, affrontando con intrepida fortezza i tormenti e la morte sul rogo per amore del Vangelo.
Il Beato Rolando Rivi è una luminosa figura di giovane testimone della fede che ha attraversato il travagliato periodo della metà del ventesimo secolo. Nato nel millenovecentotrentuno a San Valentino di Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, Rolando ha espresso fin dalla giovinezza il desiderio di consacrarsi al servizio di Dio, intraprendendo con dedizione il cammino verso il sacerdozio. La sua vita, breve ma intensamente vissuta nell'amore per il Vangelo, rappresenta un esempio di fedeltà assoluta alla propria vocazione cristiana, mantenuta intatta anche di fronte alle prove più aspre e dolorose della storia umana.
Egli è ricordato oggi come un martire che ha offerto la vita per la sua appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Dopo essere stato costretto a interrompere gli studi a causa degli sconvolgimenti bellici, Rolando non ha rinnegato la propria identità, portando con coraggio i segni della sua scelta vocazionale. Il suo sacrificio, avvenuto nel millenovecentoquarantacinque presso le Piane di Monchio, continua a parlare al cuore dei fedeli, invitando ciascuno a una riflessione profonda sulla coerenza della fede e sulla forza del perdono. La sua memoria rimane un seme di speranza, capace di illuminare il cammino di chi cerca la verità nelle pieghe della vita quotidiana.
Il Beato Serafino Morazzone, sacerdote vissuto tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, viene spontaneamente accostato alla figura del Curato d'Ars per la straordinaria sintonia spirituale e umana che li unisce. Nato a Milano da una famiglia povera e numerosa con umilissime origini, il piccolo Serafino vede inizialmente ostacolato il suo desiderio di farsi prete a causa della mancanza di mezzi economici. Tuttavia, la Provvidenza si manifesta attraverso l'accoglienza gratuita nel collegio di Brera da parte dei gesuiti, segnando l'inizio di un cammino di dedizione totale che lo porterà a servire fedelmente la piccola comunità di Chiuso per quarantanove anni.
La sua esistenza si caratterizza per una profonda umiltà, per l'incessante ascolto dei penitenti nel confessionale e per una carità che non conosce risparmio verso i malati e i bisognosi. Pur rifiutando incarichi più prestigiosi per rimanere accanto alla sua gente, egli viene riconosciuto in vita come un uomo santo dai suoi contemporanei, sebbene egli si consideri sempre un povero peccatore. La sua memoria liturgica si celebra il tredici aprile, giorno della sua nascita al cielo, mentre la diocesi di Milano ne custodisce il ricordo anche il nove maggio.
A Saint-David in Galles, san Carádoco, sacerdote ed eremita, che abbandonò la corte regia, dove era suonatore d’arpa, quando vide che i cani vi erano amati più degli uomini, e imparò dall’abate Teliavo a servire Dio.
Beati Francesco Dickenson e Miles Gerard
Martiri
A Rochester in Inghilterra, beati Francesco Dickenson e Milone Gerard, sacerdoti e martiri, che, tornati in patria dal Collegio Inglese di Reims per esercitarvi clandestinamente il ministero sacerdotale, sotto la regina Elisabetta I furono sospesi alla forca e sottoposti ad altre atroci torture.
Beati Giovanni Lockwood e Edoardo Catherick
Martiri
A York sempre in Inghilterra, beati Giovanni Lockwood e Edoardo Catherick, sacerdoti e martiri sotto il re Carlo I, il primo dei quali, di ottantasette anni e già due volte sfuggito alla condanna capitale per il suo sacerdozio, volle precedere sul patibolo il più giovane e affranto compagno, per incoraggiarlo al glorioso martirio.
Sant' Albertino da Montone
Abate
Nel monastero di Fonte Avellana nelle Marche, beato Albertino, eremita e priore di una comunità di eremiti, che preferì la solitudine agli onori e cercò di riconciliare città tra loro nemiche.
San Marice
San Marzio
Abate in Alvernia
Beata Ida di Lovanio
Monaca a Val-des-Roses
Nel monastero cistercense di Roosendaal nel Brabante, nell’odierna Olanda, beata Ida, vergine, che patì molto da parte del padre prima di entrare nella vita monastica e con l’austerità di vita imitò nel suo corpo la passione di Cristo.
Sant' Orso di Ravenna
Vescovo
A Ravenna, sant’Orso, vescovo, che trasferì la sede episcopale di Classe in questa città e dedicò la chiesa cattedrale nel giorno di Pasqua in onore della Santa Anástasis; nello stesso giorno qualche anno più tardi anche egli passò alla gloria della resurrezione.
San Guinoco
Vescovo
Dal Martirologio Romano
San Martino I, papa e martire, che condannò nel Sinodo Lateranense l’eresia monotelita; quando poi l’esarca Calliopa per ordine dell’imperatore Costante II assalì la Basilica Lateranense, fu strappato dalla sua sede e condotto a Costantinopoli, dove giacque prigioniero sotto strettissima sorveglianza; fu infine relegato nel Chersoneso, dove, dopo circa due anni, giunse alla fine delle sue tribolazioni e alla corona eterna. — Martirologio Romano