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2 agosto

San Massimo di Padova

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il ritrovamento delle reliquie e il vescovo Bernardo

L'evento centrale che ha restituito alla luce la memoria di san Massimo è narrato nel testo antico noto come Inventio Maximi, Iuliani patricii, Felicitatis virginis et Sanctorum Innocentium, un resoconto che la tradizione dichiara scritto da un testimone oculare. Il vescovo di Padova Bernardo, nato a Maltraversi tra il 1048 e il 1053, ebbe in sogno un vegliardo inviato da Dio, il quale indicava con precisione il luogo nella cappella di santa Maria della basilica di santa Giustina dove giacevano corpi santi nascosti e dimenticati. I corpi appartenevano ai santi Massimo, Felicita, Giuliano e a tre Innocenti. Il giorno seguente il vescovo raccontò il sogno ai principali esponenti del clero e del laicato, indissendo successivamente un digiuno della durata di tre giorni per preparare la comunità all'evento. Il terzo giorno il vescovo si recò in processione a santa Giustina con una grande partecipazione di popolo, celebrando la Messa all'interno della basilica. Terminata la celebrazione eucaristica, il vescovo discese nella cappella di santa Maria e si prostrò in preghiera, volendo dare personalmente inizio agli scavi.

A sei piedi di profondità furono rinvenute tre arche descritte come più splendide del vetro e legate da commessure di ferro, dalle quali fuoriuscirono luci e profumi soavissimi. Dal momento della scoperta iniziarono a moltiplicarsi guarigioni miracolose che confermarono la santità dei defunti. In ciascuna arca era presente una tavoletta funeraria che indicava il nome e la qualifica del santo. L'iscrizione dell'arca di san Massimo specificava che egli fu il secondo vescovo dopo Prosdocimo e che dedicò la vita terrena al Signore per meritarne una sempiterna nei cieli. L'invenzione dei corpi avvenne il due agosto 1053. Papa Leone IX stava transitando per Padova in quei giorni mentre era diretto in Ungheria e fu ospite del vescovo Bernardo. Il pontefice assecondò il desiderio del vescovo celebrando una Messa in santa Giustina, sciolse la città di Padova dall'interdetto ecclesiastico in cui si trovava e procedette di propria iniziativa alla canonizzazione dei santi recentemente scoperti.

Analisi storiche e sviluppi del culto

Il bollandista Van den Bosscke evidenzia che prima del 1052 non vi era alcuna memoria del culto di san Massimo, rendendo necessaria la nuova canonizzazione papale. L'anno 1052 costituisce dunque il punto di partenza del culto di san Massimo e l'iscrizione della Inventio segna gli sviluppi successivi della tradizione. La Inventio Sancti Danielis levitae, redatta intorno al 1117 da Francesco dei Donetti, un monaco benedettino di santa Giustina originario di Modena, accenna a santi scoperti circa sessantacinque anni prima. Intorno agli aspetti testuali e documentari si è sviluppato un ampio dibattito critico. Lo studioso G. Brunacci ritiene autentico il racconto dell'Inventio ma retrodata di un anno il passaggio di papa Leone IX a Padova. Lo storico della Chiesa padovana san Dondi dell'Orologio accetta la sostanza del racconto ma considera alcune circostanze invenzioni letterarie dello scrittore. R. Zanocco espresse perplessità sull'autenticità dell'iscrizione, mentre A. Silvagni esclude in modo assoluto l'autenticità dell'iscrizione per ragioni di stile e verbosità, sostenendo che essa non possa risalire all'epoca in cui i santi furono nascosti ma al massimo al tempo dell'invenzione. A. Barzon ipotizzò invece che nome e qualifica fossero stati desunti da una tavoletta sepolcrale realmente inclusa o annessa all'arca, ammettendo comunque l'esistenza di un vescovo di nome Massimo pur ignorando l'epoca esatta in cui visse.

Il nome di Massimo compare come immediato successore di san Prosdocimo nella più antica lista di vescovi padovani conosciuta, una lista premessa da un copista anonimo alla Cronica in fatti et circa facta Macchie Trinatane di Rolandino da Padova che riporta unicamente il nome di Massimo. Il Liber Niger della Capitolare di Padova del 1487 presenta san Massimo come cittadino padovano succeduto a san Prosdocimo nel centoquarantuno o nel centoquarantatré. Questa datazione è tratta dalla Cronica veneziana di Andrea Dandolo, autore che conosceva la Vita Sancti Prosdocimi, opera esplicitamente attribuita a san Massimo. Storici padovani successivi come Scardeone, Portenari, Orsato, Monterosso e Giustiniani aggiunsero nuovi particolari derivati dalla fantasia. Le fonti tradizionali collocano comunque l'epoca di san Massimo tra il terzo e il quarto secolo, inserendo la sua figura nel solco dei primissimi evangelizzatori del territorio.

La chiesa dedicata e la custodia delle reliquie

Nella diocesi di Padova esiste una chiesetta dedicata a san Massimo situata in città. Dondi dell'Orologio sosteneva che la chiesa di san Massimo esistesse dal 1170, sebbene non vi siano prove anteriori al 1267. Nel riordinamento delle parrocchie cittadine operato dal vescovo Pagano nel 1308 la chiesa figura già come parrocchiale e mantenne tale titolo fino all'agosto del 1808. Il vescovo Dondi dell'Orologio incorporò il territorio della parrocchia di san Massimo a quella d'Ognissanti nell'agosto del 1808. A seguito di tale incorporazione, la chiesa di san Massimo divenne oratorio succursale della parrocchia d'Ognissanti. All'interno di questo edificio, sull'altare maggiore, si trova una pregevole tela di Giambattista Tiepolo che raffigura san Massimo insieme a sant'Osvaldo re.

Il corpo di san Massimo è sempre rimasto custodito nella basilica di santa Giustina a Padova. Dal 1565 il corpo del santo fu collocato nella nona cappella della basilica ricostruita, situata a destra subito dopo la cappella dell'apostolo san Mattia. Il Martirologio Romano commemora san Massimo il due agosto in coincidenza con la data dell'invenzione dei corpi. Nel Proprium Ecclesiae Patavinae del 1932 la festa di san Massimo fu anticipata al trenta luglio per la sovrapposizione con la festa di sant'Alfonso Maria de' Liguori. Il Martirologio conferma che a Padova san Massimo è venerato come vescovo e successore di san Prosdocimo, custodendo la memoria di un pastore che ha guidato i primi passi della comunità cristiana locale.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Massimo di Padova?

San Massimo viene commemorato nel Martirologio Romano il due agosto, data che coincide con il ritrovamento delle sue reliquie. Nel Proprium Ecclesiae Patavinae la festa è stata anticipata al trenta luglio.

Qual è il ruolo di San Massimo nella Chiesa padovana?

San Massimo è venerato come il secondo vescovo di Padova e immediato successore di san Prosdocimo, inserito alle origini della storia cristiana della diocesi.

A Padova, san Massimo, vescovo, che si ritiene sia succeduto a san Prosdócimo. — Martirologio Romano