17 giugno
San Nicandro
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto storico e il martirio
La persecuzione ordinata dall'imperatore Diocleziano arrivò nel 304 a Venafro, una cittadina del Molise che anticamente fu un insediamento preistorico, Prefettura e Colonia romana. In questo territorio ricco di storia, dove si trovano un anfiteatro romano conservato e il tempio pagano della dea Bona — sulle cui fondamenta sorge la Cattedrale di Santa Maria Assunta in cielo —, vivevano due ufficiali dell'esercito romano di nome Nicandro e Marciano. Le fonti storiche non specificano con certezza la provenienza né l'eventuale parentela come fratelli di Nicandro e Marciano. Entrambi aderirono alla fede cristiana e rifiutarono fermamente di compiere atti di culto alle divinità pagane. Accanto a loro visse Daria, la moglie di Nicandro, la quale si convertì anch'essa al cristianesimo e spronò il marito a non abiurare la fede. Anche Daria subì il martirio in un momento successivo rispetto a Nicandro e Marciano. Il Martirologio romano ricorda al diciassette giugno la decapitazione dei Santi Nicandro e Marciano a Venafro in Campania durante la persecuzione di Massimiano. Lo stesso Martirologio indica anche Silistra in Mesia, nell'odierna Bulgaria, come luogo del martirio dei santi Nicandro e Marciano. In quella località di Silistra i santi soldati respinsero l'elargizione imperiale, rifiutarono di sacrificare agli dèi e furono condannati a morte dal governatore Massimo durante la persecuzione di Diocleziano.
Le sepolture, i ritrovamenti e il culto
I corpi dei martiri furono seppelliti nei pressi di Venafro. Nel 313 sorgerà una basilica cimiteriale dedicata a Nicandro e Marciano nei pressi di Venafro. Nel 1930 furono rinvenuti i sepolcri dei santi. Dai sepolcri rinvenuti scaturisce miracolosamente la santa manna, un liquido misterioso in circostanze liturgiche particolari. La tradizione plurisecolare acclama i santi come patroni immemorabili delle città e delle diocesi di Isernia-Venafro. Il culto dei santi è attestato da tradizioni manifestate durante i festeggiamenti, oltre ad essere ratificato da documenti come il Museo Italico di Mabillon, il Breviarium Syriacum e gli studi dei Padri bollandisti. Il culto dei santi è affermato anche a Sannicandro Garganico, Tremensuoli, Ravenna e L'Aquila, dove sorgono chiese dedicate. Periodicamente si svolge l'Opera di San Nicandro, una rappresentazione teatrale sul martirio dei santi. Nel 2003 la Diocesi di Isernia-Venafro ha celebrato i 1700 anni dal martirio dei patroni. Sempre nel 2003 è stato pubblicato il volume volto a trattare scientificamente la storiografia dei santi martiri venafrani.
I festeggiamenti e le tradizioni
I festeggiamenti si svolgono dal sedici al diciotto giugno. Il sedici giugno a mezzanotte la popolazione bussa alla porta della basilica affidata ai padri Cappuccini dal 1573. All'apertura della porta del convento si suona una banda musicale con strumenti semplici detta bandarella per tutta la notte. La sera del sedici giugno il busto argenteo di San Nicandro e le reliquie dei santi martiri vengono portati in processione dalla chiesa della Santissima Annunziata alla Basilica. È doveroso ricordare che il busto argenteo originale di San Nicandro fu rubato nel 1986. Il diciassette giugno, giorno della festa liturgica, fedeli e intere parrocchie accorrono in pellegrinaggio. Durante questa giornata solenne, il sindaco rinnova il dono dei ceri votivi e consegna al Vescovo le chiavi della città come simbolo del patrocinio di San Nicandro su Venafro. La sera del diciotto giugno la popolazione riaccompagna i santi alla Chiesa dell'Annunziata con una processione della durata di circa cinque ore. Durante la processione del diciotto giugno si canta ripetutamente l'antico Inno Popolare.
La testimonianza del martirio
La vicenda di San Nicandro si colloca in un contesto storico particolarmente drammatico per le comunità cristiane primitive, segnato dall'aspro decreto imperiale di Diocleziano. In quel tempo di prova, Nicandro fu chiamato a una scelta decisiva tra la fedeltà al Vangelo e l'obbedienza alle leggi civili che imponevano il culto delle divinità pagane. Il suo rifiuto di piegarsi a tale imposizione non fu un gesto impulsivo, ma l'esito di una profonda convinzione interiore che poneva Dio al di sopra di ogni potere terreno. Questa determinazione lo condusse inesorabilmente alla condanna a morte per decapitazione, avvenuta nell'anno trecentoquattro nel territorio di Venafro.
Accanto a lui, in questo cammino di sofferenza e di gloria, si distinse la figura di Daria, sua sposa. Ella non fu spettatrice passiva del destino del marito, ma scelse con consapevolezza di sostenere la fede cristiana, affrontando con uguale fermezza la prova suprema. Il loro martirio, vissuto in comunione di intenti e di amore, costituisce un tassello prezioso della storia cristiana, capace di parlare ancora oggi alla coscienza degli uomini. La memoria di questi testimoni ci invita a riflettere sulla solidità delle nostre scelte e sulla capacità di rimanere saldi nei valori in cui crediamo, anche quando le circostanze esterne sembrano imporre altre direzioni. Il loro sacrificio, consumato tra Venafro e le memorie legate alla tradizione di Silistra, rimane un punto di riferimento spirituale che invita a guardare oltre la finitudine della vita terrena, cercando costantemente la luce della verità.
Il culto e la memoria
Il culto di San Nicandro è radicato profondamente nella devozione popolare, specialmente nelle terre che custodiscono la memoria del suo sacrificio. Il momento di svolta per la riscoperta della sua eredità avvenne nell'anno millenovecentotrenta, quando il ritrovamento dei sepolcri presso Venafro permise di dare un volto e un luogo fisico alla venerazione che, per secoli, era stata tramandata oralmente. Tale scoperta non fu soltanto un fatto archeologico, ma un evento spirituale che riaccese l'attaccamento dei fedeli al loro martire.
Oggi, la festa liturgica del diciassette giugno rappresenta il culmine di un percorso di fede che unisce le comunità di Isernia-Venafro, Sannicandro Garganico e Tremensuoli. Queste celebrazioni, precedute da solenni processioni e momenti di preghiera comunitaria, non sono semplici tradizioni folcloristiche, ma espressioni vive di una gratitudine che si rinnova di anno in anno. I fedeli si raccolgono attorno alla memoria di San Nicandro per invocare la sua protezione e per trarre conforto dal suo esempio di fedeltà. La persistenza di questo culto, a distanza di tanti secoli, testimonia come la vita dei martiri non sia un reperto del passato, ma una sorgente viva di grazia che continua a irrigare il cammino della Chiesa.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Nicandro?
La festa liturgica si celebra il 17 giugno, mentre i festeggiamenti ufficiali si svolgono dal 16 al 18 giugno.
Di cosa è patrono San Nicandro?
San Nicandro è patrono di Isernia-Venafro, Sannicandro Garganico e Tremensuoli.
A Silistra in Mesia, nell’odierna Bulgaria, santi martiri Nicandro e Marciano, che, soldati, durante la persecuzione di Diocleziano, respinsero l’elargizione fatta dall’imperatore all’esercito e, rifiutatisi fermamente di sacrificare agli dèi, furono condannati a morte dal governatore Massimo. — Martirologio Romano