2 settembre
San Nonnoso sul Monte Soratte
Priore
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto geografico e i primi anni sul Monte Soratte
Il Monte Soratte si trova nel Lazio, vicino a Civita Castellana, sulla sponda destra del Tevere, ed ha un'altezza di seicentonovantuno metri. A partire dal sesto secolo sono sorti tre monasteri sul Monte Soratte e alle sue pendici. Il primo monastero situato sul monte, intitolato a San Silvestro, viene menzionato per la prima volta in un documento di papa Gregorio II, il cui pontificato va dal 715 al 731. Nonnoso è vissuto nella prima metà del sesto secolo come monaco nel monastero di San Silvestro sul Monte Soratte. Nonnoso è stato un contemporaneo di san Benedetto. Sembra che Nonnoso sia divenuto in seguito abate del monastero di San Silvestro. Le uniche informazioni note su Nonnoso provengono da quanto scritto da san Gregorio Magno nel 593. San Gregorio Magno iniziò a redigere le storie miracolose dei santi italiani vissuti fino ad allora nel 593, accogliendo le richieste di numerosi amici. San Gregorio Magno narra soltanto tre miracoli compiuti da san Nonnoso. Il racconto di san Gregorio Magno non contiene elementi cronologici utili a stabilire le date di nascita e di morte di san Nonnoso.
I prodigi e la vita monastica
All'epoca del primo miracolo, Nonnoso ricopriva il ruolo di preposito del monastero sul Monte Soratte, guidato da un abate molto rigoroso. Il monastero era privo di un orto per la coltivazione a causa di una grande roccia che occupava l'unico terreno disponibile. Nonnoso ha pregato per un'intera notte e la mattina seguente la grande roccia si è spostata più in là, liberando il terreno. Nemmeno cinquanta paia di buoi avrebbero avuto la forza di spostare quella roccia. Nel secondo prodigio, a Nonnoso è caduta di mano una lampada di vetro che si è frantumata in centinaia di pezzi. Temendo la punizione del severissimo abate, Nonnoso ha pregato con fervore e la lampada si è ricomposta interamente. Il terzo miracolo è avvenuto a beneficio dell'intera comunità monastica. Gli ulivi del monastero erano pochi e non producevano abbastanza olio per il fabbisogno dei monaci. L'abate aveva ordinato ai monaci di uscire dal monastero per lavorare presso i contadini della zona ed essere pagati in olio. Nonnoso ha chiesto con umiltà all'abate di revocare l'ordine per evitare che i monaci venissero distolti dalla preghiera e dal raccoglimento. Nonnoso ha fatto raccogliere le poche olive presenti sugli alberi e ha distribuito il pochissimo olio ottenuto in piccole dosi all'interno di recipienti vuoti. Dopo che Nonnoso ha trascorso la notte in preghiera, al mattino tutti i recipienti sono risultati colmi d'olio. Oltre a raccontare i tre miracoli, san Gregorio Magno loda Nonnoso per la sua umiltà e per la capacità di placare l'indole irascibile dell'abate.
Le traslazioni delle reliquie e la diffusione del culto
Nonnoso è deceduto in un anno sconosciuto ed è stato sepolto sul Monte Soratte. Tra la fine del nono secolo e gli inizi del decimo secolo, le incursioni saracene hanno devastato il Soratte e gli altri due monasteri. A causa delle devastazioni saracene, la salma di san Nonnoso è stata traslata nel monastero di Suppentonia, situato a Castel Sant'Elia tra Nepi e Civita Castellana. Il vescovo Nitkero, in carica dal 1039 al 1052, ha trasferito il corpo di san Nonnoso da Suppentonia a Frisinga, in Baviera. Il corpo del santo è stato rinvenuto durante le opere di ricostruzione della cattedrale di Frisinga e nel 1161 è stato posto nella cripta. Nel 1708 le reliquie del santo, delle quali si era smarrita la collocazione, sono state riscoperte. In seguito a grandi festeggiamenti, le reliquie sono state sistemate in un sarcofago artistico all'interno della cripta della cattedrale di Frisinga. In un'epoca non precisata, la testa del santo è stata trasferita a Bamberga, dove gode di grande venerazione. Nel 1611 il vescovo di Frisinga ha concesso alcune reliquie ai monaci del Soratte. La vita monastica nei monasteri del Soratte era ripresa dopo la ricostruzione seguita alle distruzioni saracene. Il culto verso san Nonnoso si era interrotto a lungo a causa dell'abbandono e del degrado del monastero. Il culto è stato ripristinato tra il 1655 e il 1658 per iniziativa di un religioso cistercense, ordine a cui era stata assegnata l'abbazia. Il 2 settembre 1664 è stato riconsacrato il primo altare dedicato al santo priore sul Monte Soratte e si è tenuta la prima festa solenne. A partire dal 1664 la venerazione per il santo si è diffusa in tutta l'Italia centrale.
Il patrocinio e la memoria liturgica
San Nonnoso è invocato come protettore di chi soffre di patologie renali. I malati di reni avevano l'usanza di fare il giro del sarcofago del santo tre volte a gattoni invocando la sua intercessione. San Nonnoso è il patrono della diocesi di Nepi e Sutri. San Nonnoso è compatrono della città di Frisinga. La memoria liturgica del santo ricorre il 2 settembre.
La vita e i prodigi
La storia di San Nonnoso si colloca nel sesto secolo, un'epoca segnata da una profonda ricerca di ascesi e di vita comunitaria. Come abate sul Monte Soratte, egli guidò i monaci con saggezza, trasformando il lavoro quotidiano in un atto di offerta a Dio. La tradizione tramanda diversi episodi che rivelano la santità dell'abate attraverso segni prodigiosi avvenuti all'interno del monastero. Si narra, ad esempio, dello spostamento miracoloso di una grande roccia che ostruiva un orto monastico, un fatto che permise ai monaci di coltivare la terra necessaria al sostentamento della comunità. Ancora più significativo appare l'episodio della lampada di vetro, andata in frantumi e prodigiosamente ricomposta per intervento divino, simbolo di una cura che non si ferma davanti alla fragilità delle cose materiali.
La provvidenza divina si manifestò ulteriormente attraverso la moltiplicazione dell'olio, risorsa preziosa per la vita claustrale, che permise alla comunità di superare momenti di penuria. Questi eventi non furono solo atti di potenza, ma segni della vicinanza di Dio verso coloro che avevano consacrato il proprio tempo alla contemplazione. Dopo la sua morte sul Monte Soratte, le spoglie di San Nonnoso furono oggetto di una devozione che travalicò i confini locali. Inizialmente sepolte a Suppentonia, le sue reliquie furono successivamente traslate in Germania, trovando dimora a Frisinga e a Bamberga. Tale spostamento favorì la diffusione del suo culto in terre lontane, rendendo il santo un ponte spirituale tra la tradizione monastica italiana e le popolazioni del nord Europa, che accolsero con fede il ricordo del suo operato.
Il culto
Il culto di San Nonnoso si è consolidato nei secoli, mantenendo viva la memoria di un uomo che seppe coniugare la severità della regola monastica con la tenerezza di un padre premuroso. La sua intercessione è invocata con particolare fervore dagli ammalati di reni, che cercano nel santo conforto e sollievo nelle sofferenze fisiche. La sua protezione si estende inoltre in modo speciale alla diocesi di Nepi e Sutri, che lo venera come un insigne patrono, custode della fede e delle radici cristiane del territorio.
Anche la città di Frisinga conserva un legame storico e spirituale profondo con il santo, onorandolo come protettore e memoria vivente della propria eredità spirituale. La memoria liturgica di San Nonnoso, fissata al due settembre, rappresenta per i fedeli un momento di pausa e di riflessione, un invito a elevare lo sguardo verso Dio attraverso l'esempio di chi, nelle piccole incombenze di ogni giorno, ha saputo riconoscere la mano del Creatore. La sua figura continua a essere un esempio di dedizione, capace di unire le comunità sotto il segno della speranza e dell'affidamento al Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia san Nonnoso?
La memoria liturgica e la festa di san Nonnoso ricorrono il 2 settembre.
Di cosa è patrono san Nonnoso?
San Nonnoso è protettore degli ammalati di reni, patrono della diocesi di Nepi e Sutri e compatrono della città di Frisinga.
Sul monte Soratte sulla via Flaminia nel Lazio, san Nonnoso, abate. — Martirologio Romano