6 febbraio
San Paolo Miki e compagni
Martiri
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini della fede in Giappone e la giovinezza di Paolo Miki
Il cristianesimo penetra in Giappone nel 1549 grazie all'opera di Saint François Xavier. Saint François Xavier rimane in Giappone due anni e apre la via ad altri missionari che vengono ben accolti dalla gente, mentre lo Stato giapponese lascia in pace i missionari. Negli imperatori giapponesi sopravvivono come simboli, mentre chi comanda è lo Shogun, capo militare e politico. In questo contesto, nel sedicesimo secolo, precisamente nel 1556, nasce a Kyoto, in Giappone, Paolo Miki da una famiglia benestante. Viene battezzato all'età di cinque anni. Successivamente entra in un collegio della Compagnia di Gesù e diventa novizio all'età di ventidue anni. Riesce bene in tutto tranne che nello studio del latino, che trova troppo lontano dal suo modo nativo di parlare e di pensare. Diventa invece un esperto della religiosità orientale e viene destinato alla predicazione che comporta il dialogo con dotti buddhisti. Ottiene grande successo nella predicazione e converte delle persone. Un francescano spagnolo afferma che i sentimenti affettuosi di Paolo Miki sono più efficaci della parola.
Crescita della comunità cristiana e mutamento politico
Paolo Miki vive anni attivi e fecondi percorrendo continuamente il Paese. I cristiani in Giappone diventano decine di migliaia. Negli anni dal 1582 al 1584 avviene la prima visita a Roma di una delegazione giapponese. La delegazione giapponese è autorizzata dallo Shogun Hideyoshi e accolta da papa Gregorio XIII. Tuttavia, lo Shogun Hideyoshi capovolge la politica verso i cristiani facendosi persecutore. Hideyoshi teme che il cristianesimo minacci l'unità nazionale già indebolita dai feudatari. A peggiorare la situazione contribuiscono i marinai cristiani spagnoli arrivati in Giappone che assumono un comportamento offensivo e minaccioso. Inoltre, gravi dissidi tra i missionari dei vari Ordini in terra giapponese alimentano la diffidenza. L'insieme di fatti e sospetti porta a spietati eccidi di cristiani nel secolo successivo.
L'arresto, il martirio e la gloria degli altari
Paolo Miki viene coinvolto in una prima persecuzione locale al tempo di Hideyoshi. Viene arrestato nel dicembre 1596 a Osaka. In carcere trova tre gesuiti, sei francescani missionari e diciassette giapponesi terziari di San Francesco. Otto tra sacerdoti e religiosi della Compagnia di Gesù e dell'Ordine dei Frati Minori, missionari europei o nati in Giappone, e diciassette laici subiscono gravi ingiurie e condanna a morte. Mentre va al supplizio ripete le parole di Gesù in croce in latino. Viene crocifisso su un'altura presso Nagasaki insieme agli altri prigionieri. Prima di morire tiene l'ultima predica invitando tutti a seguire la fede in Cristo e dà il perdono ai carnefici. Tutti i condannati, compresi i ragazzi, vengono messi in croce in quanto cristiani e muoiono lieti di imitare Cristo. Muore il 5 febbraio 1597 a Nagasaki. Nel 1862 papa Pio IX proclama Paolo Miki santo. Il martirologio colloca la memoria dei santi Paolo Miki e compagni al 5 febbraio a Nagasaki. Nel 1846 a Verona un seminarista quindicenne di nome Daniele Comboni legge il racconto del supplizio e riceve la spinta alla vita missionaria.
La via della croce
La vocazione di Paolo Miki fiorisce in terra giapponese nel sedicesimo secolo, quando decide di entrare nella Compagnia di Gesù all'età di ventidue anni, divenendo così il primo gesuita autoctono del suo paese. Dotato di una profonda sensibilità spirituale, Paolo si dedica con passione alla predicazione, attraversando il Giappone e confrontandosi in un fecondo dialogo interreligioso con i dotti buddhisti. La sua parola, chiara e rispettosa, riesce a seminare il Vangelo in molti cuori, fino a quando la situazione politica non muta drammaticamente sotto lo Shogun Hideyoshi.
Nel dicembre del 1596, a Osaka, la tempesta della persecuzione si abbatte su di lui e sui suoi compagni. Arrestato a causa della sua fede, Paolo inizia un doloroso cammino verso il patibolo che lo condurrà fino a Nagasaki. Proprio su quella collina, elevato sul legno della croce a immagine del Maestro, egli offre l'estrema testimonianza: prima di morire, con parole di straordinaria nobiltà spirituale, dichiara il suo perdono verso i carnefici e i responsabili della sua condanna, trasformando un atto di violenza in un supremo gesto di riconciliazione e di amore.
La memoria e la gloria
Il sacrificio di Paolo Miki e dei suoi compagni ha fecondato la terra del Giappone, lasciando un'impronta indelebile nella storia della Chiesa universale. Nel 1862, papa Pio IX ne ha riconosciuto solennemente la santità, elevandoli agli onori degli altari. La loro testimonianza rimane un faro di speranza, ricordando che la fede cristiana non è un'imposizione esterna, ma un seme capace di radicarsi profondamente in ogni cultura, generando frutti di santità e di eroica carità.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Paolo Miki e compagni?
La memoria liturgica dei santi Paolo Miki e compagni si celebra il 5 febbraio a Nagasaki.
Memoria dei santi Paolo Miki e compagni, martiri, a Nagasaki in Giappone. Con l’aggravarsi della persecuzione contro i cristiani, otto tra sacerdoti e religiosi della Compagnia di Gesù e dell’Ordine dei Frati Minori, missionari europei o nati in Giappone, e diciassette laici, arrestati, subirono gravi ingiurie e furono condannati a morte. Tutti insieme, anche i ragazzi, furono messi in croce in quanto cristiani, lieti che fosse stato loro concesso di morire allo stesso modo di Cristo.<BR>(5 febbraio: A Nagasaki in Giappone, passione dei santi Paolo Miki e venticinque compagni, martiri, la cui memoria si celebra domani). — Martirologio Romano