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6 maggio

San Pietro Nolasco

Fondatore dei Mercedari

San Pietro Nolasco

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la giovinezza

Il fondatore dei Mercedari nacque all'incirca tra il 1182 e il 1189 a Mas-Saintes-Puelles, nella regione della Linguadoca, all'interno di una famiglia di estrazione nobile. La tradizione riportata dal Martirologio indica anche Carcassona, sempre in Francia, come luogo di origine del santo. In quel periodo storico, la Francia meridionale era afflitta dalla diffusione dell'eresia albigese. Raggiunta l'età di circa vent'anni e a seguito della scomparsa dei genitori, Pietro vendette le sue proprietà e si trasferì a Barcellona, verosimilmente per allontanarsi dall'influenza della setta albigese.

La chiamata al riscatto degli schiavi

A quel tempo, circa la metà della penisola iberica si trovava sotto il dominio degli arabi musulmani. Durante i conflitti armati, gli arabi musulmani catturavano i cristiani con lo scopo di ridurli in schiavitù. Pietro decise di consacrarsi all'opera di riscatto dei prigionieri cristiani, fingendosi un mercante per potersi infiltrare più agevolmente tra i musulmani. Prima di avviare la sua missione di riscatto, il santo compì un pellegrinaggio presso il santuario mariano di Montserrat, situato in Catalogna. Successivamente, si recò a Valencia, città che all'epoca era sotto il controllo arabo. A Valencia, Pietro impiegò le proprie sostanze finanziarie per liberare oltre trecento schiavi. Dopo aver esaurito i propri fondi, coinvolse e sensibilizzò altri giovani esponenti della nobiltà, aggregandoli a sé per raccogliere offerte ed estendere l'opera di riscatto.

La fondazione dell'Ordine Mercedario

La decisione del santo venne confermata da un'apparizione della Vergine Maria. Durante l'apparizione, la Madonna gli rivelò che Gesù Cristo desiderava l'istituzione di un ordine religioso consacrato alla redenzione degli schiavi. Con l'approvazione del vescovo di Barcellona, Pietro costituì una confraternita con il suo gruppo di amici e discepoli. La confraternita si avvalse della guida del domenicano san Raimondo di Peñafort e del sostegno economico di Giacomo primo, re d'Aragona. Nel 1228, la comunità ottenne l'approvazione verbale da parte di papa Onorio terzo. Presso la cattedrale di Barcellona, il vescovo consegnò a Pietro e ai suoi dodici compagni un abito di lana bianca, scelto come omaggio alla purezza della Vergine Maria. Il re Giacomo primo concesse all'Ordine l'utilizzo dello scudo del proprio regno come distintivo, attribuendo così un'impronta militare all'istituzione. Giacomo primo donò inoltre all'Ordine l'ospedale di Santa Eulalia, adiacente al palazzo reale. L'ospedale di Santa Eulalia fu impiegato come primo convento dell'Ordine, centro di accoglienza per gli schiavi affrancati e luogo di assistenza per poveri e malati. Si costituì in questo modo l'Ordine di Santa Maria della Mercede, i cui membri presero il nome di Mercedari. I Mercedari parteciparono solo raramente ad azioni belliche contro i Mori, e unicamente con il coinvolgimento di alcuni cavalieri, poiché il fondatore privilegiava la salvezza spirituale rispetto ai fini politici. I membri dell'Ordine ricevettero il compito di guarnire diversi castelli di frontiera al fine di proteggere la popolazione dalle scorrerie arabe. I Mercedari adottarono la regola di sant'Agostino, integrata da alcune semplici costituzioni. San Raimondo di Peñafort, trasferitosi presso la Curia romana, ottenne la conferma solenne dell'Ordine da parte di papa Gregorio nono tramite la bolla Devotionis Vestrae, emanata il 17 gennaio 1235. I laici, sempre più numerosi nell'aiutare Pietro Nolasco nella raccolta delle elemosine, vennero in seguito strutturati nella Confraternita e Terz'Ordine della Mercede.

Regole, carisma e la testimonianza dei confratelli

Il fondatore stabilì che l'interezza dei beni e delle attività dei religiosi venisse destinata alla liberazione e al reinserimento morale degli schiavi. Pietro prescrisse che tutti i membri dell'Ordine fossero sempre pronti a offrire la propria vita, se necessario, analogamente al sacrificio di Cristo. Egli impose inoltre il voto di redenzione, con cui ciascun membro si obbligava a farsi schiavo pur di liberare coloro che rischiavano di perdere la propria fede. Inizialmente la comunità era composta esclusivamente da laici, condizione che Pietro stesso mantenne per tutta la vita. In seguito, papa Clemente quinto stabilì per decreto che la carica di Maestro Generale dovesse essere riservata unicamente a un sacerdote. Nel 1244, durante il Capitolo generale celebrato annualmente per la festa della Croce di maggio, Pietro chiese a papa Innocenzo quarto di porre l'Ordine e le Confraternite sotto la protezione personale sua e di san Pietro. Papa Innocenzo quarto accolse la richiesta emanando la bolla Religiosam vitam, detta aurea per via del sigillo d'oro, promulgata durante il concilio di Lione e sottoscritta dal pontefice e da dodici cardinali. Il merito del santo risiede nell'aver fondato l'Ordine e nell'avergli fornito una struttura stabile e un'adeguata organizzazione. Pietro stabilì che i cristiani liberati dovessero accompagnare i religiosi durante la ricerca delle elemosine per testimoniare le sofferenze provate durante la prigionia, prima di fare ritorno alle proprie famiglie. Egli dispose che ogni convento dell'Ordine disponesse di un ospedale o un'infermeria per curare i malati, ospitare i pellegrini e offrire istruzione e sostegno nella fede agli ex schiavi. Tra le figure di spicco emerse in quel periodo, san Raimondo Nonnato era entrato nell'Ordine dei Mercedari nel 1224. San Raimondo Nonnato subì una sorte dolorosa in Algeria, dove venne catturato e tenuto come ostaggio per diversi mesi. I suoi carcerieri lo sottoposero a crudeli sevizie. Per impedirgli di predicare, gli aguzzini trapassarono le labbra di san Raimondo Nonnato con un ferro rovente e gli chiusero la bocca con un lucchetto. Nonostante le torture, san Raimondo Nonnato continuò a confortare gli schiavi e a esortarli a rimanere saldi nella fede.

Gli ultimi viaggi e il ritorno al Padre

Nel 1245, nel corso di un viaggio ad Algeri finalizzato al riscatto di prigionieri, Pietro si offrì come ostaggio dopo aver esaurito il denaro a disposizione. A causa del ritardo nell'arrivo della somma pattuita per il suo riscatto, fu flagellato dai musulmani e successivamente abbandonato in mare a bordo di un'imbarcazione precedentemente danneggiata. Grazie a un intervento prodigioso, il santo riuscì a far ritorno incolume in Spagna. Nel 1238 Pietro Nolasco assistette alla liberazione della città di Valencia. Sempre nel 1238 il re Giacomo primo donò a Pietro Nolasco la collina del Puig. Sulla collina del Puig, Pietro Nolasco costruì una chiesa e un convento. Dieci anni dopo la liberazione di Valencia, i Mori furono espulsi dalla città di Siviglia. In occasione della cacciata dei Mori da Siviglia, il re Ferdinando terzo, in seguito canonizzato, donò a Pietro Nolasco un convento e una moschea da convertire in chiesa. Pietro Nolasco intraprese numerosi viaggi attraverso l'intera Spagna e la Francia meridionale. A causa dei molti viaggi effettuati, la salute di Pietro Nolasco si debilitò. A causa delle sue precarie condizioni fisiche, Pietro Nolasco lasciò la carica di Maestro generale. Pietro Nolasco designò Guglielmo de Bas come suo successore alla guida dell'Ordine. Pietro Nolasco si recò a Portel per pregare sulla tomba di san Raimondo Nonnato. Presso la tomba di san Raimondo Nonnato a Portel, Pietro Nolasco ricevette in modo prodigioso il preavviso della propria morte imminente. Nel 1249 Pietro Nolasco venne colpito dalla malaria a Barcellona. Pietro Nolasco ricevette gli ultimi sacramenti circondato dai confratelli del suo ordine. Pietro Nolasco morì a Barcellona, in Spagna, il 13 maggio 1249. Il corpo del santo fu inumato nella chiesa del convento. Tra il 1400 e il 1800 vennero condotte ripetute ricerche dei suoi resti sia nella chiesa del convento sia nella cattedrale della città. Le spoglie di Pietro Nolasco non furono mai più ritrovate.

La diffusione del culto e il patronato

Al momento della scomparsa del fondatore, l'Ordine Mercedario era già presente in tutta la Spagna, in Francia, in America Latina e in Italia. La venerazione verso Pietro Nolasco si diffuse rapidamente insieme all'espansione dell'Ordine Mercedario. Nel 1628 la Congregazione dei Riti confermò ufficialmente il culto di Pietro Nolasco tramite regolare processo. Nel 1664 il culto del santo venne esteso a tutta la Chiesa cattolica. Le città di Messina e Palermo venerano san Pietro Nolasco come loro patrono. Secondo la tradizione riportata dal Martirologio, san Pietro Nolasco era un sacerdote deceduto a Barcellona in Spagna. Si ritiene che Pietro Nolasco abbia fondato l'Ordine della Beata Maria della Mercede per la liberazione degli schiavi insieme a san Raimondo di Peñafort e a Giacomo primo re di Aragona. Durante il periodo della dominazione musulmana, Pietro Nolasco si impegnò con dedizione e sforzi incessanti per ristabilire la pace e riscattare i cristiani dalla schiavitù.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Pietro Nolasco?

La festa di san Pietro Nolasco si celebra il 6 maggio.

Di cosa è patrono San Pietro Nolasco?

San Pietro Nolasco è venerato come patrono dalle città di Messina e Palermo.

A Barcellona in Spagna, san Pietro Nolasco, sacerdote, che, insieme a san Raimondo di Penyafort e a Giacomo I re di Aragona, si ritiene abbia fondato l’Ordine della Beata Maria della Mercede per il riscatto degli schiavi; durante la dominazione degli infedeli si adoperò alacremente con fatica e dedizione per ristabilire la pace e liberare i cristiani dal giogo della schiavitù. — Martirologio Romano