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21 maggio

San Pietro Parenzo

Podestà e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il contesto storico e le origini

La storia millenaria della Chiesa è segnata da divergenze d'interpretazione dottrinale sulla natura umana e divina di Gesù. Vi furono divergenze sulla figura e l'importanza di Maria nel disegno della Redenzione. Si registrarono controversie sul culto dei santi, delle reliquie, delle immagini e sul mistero Trinitario. Le divergenze dottrinali portarono a Concili chiarificatori e di condanna delle eresie ideologiche sorte soprattutto in Oriente. Le dispute dottrinali provocarono scontri e persecuzioni tra le parti, capeggiate da vescovi e patriarchi locali con il coinvolgimento del potere imperiale. Gli scontri produssero martiri, persecuzioni e scismi rientrati o perduranti. In Occidente vi furono eresie o movimenti di lotta incentrati sull'interpretazione del vivere cristiano e sul comportamento del clero e della gerarchia. Le eresie, gli scismi e i movimenti di lotta causarono gravi danni alla Chiesa e molte vittime da ambo le parti. Il concetto errato di imporre con la forza la propria ideologia o appartenenza ha alimentato gli scontri verbali, politici e religiosi. La biografia del podestà e martire Pietro Parenzo si inserisce nelle lotte contro gli eretici catari o patarini operanti a Orvieto alla fine del dodicesimo secolo. Il catarismo fu una dottrina ereticale diffusa in Europa dall'undicesimo secolo, proveniente dall'Oriente e derivante dal greco col significato di puro. Il catarismo predicava la contrapposizione assoluta tra bene e male come principi regolatori del mondo e della vita morale, unita a un rigoroso ascetismo. I patarini appartenevano alla pataria, un movimento religioso e politico sorto a Milano nell'undicesimo secolo per purificare i costumi del clero ed eliminare la simonia. La pataria fu considerata un movimento di emancipazione delle classi popolari dai vincoli feudali grazie alle sue caratteristiche democratiche che generarono contrasti tra fazioni cittadine. Nel tredicesimo secolo il termine patarino fu confuso con cataro per indicare l'eretico cataro, mentre dal quattordicesimo secolo divenne sinonimo generico di eretico. I metodi degli eretici per imporre le loro idee furono violenti e suscitarono reazioni nei cattolici. L'opera riformatrice di San Francesco d'Assisi utilizzò successivamente metodi pacifici basati sull'esempio di povertà evangelica, dando origine al francescanesimo. Pietro Parenzo nacque a Roma nella nobile famiglia dei Parenzo. Il padre di Pietro si chiamava Giovanni e fu senatore nel 1157 e giudice nel 1162. La madre di Pietro si chiamava Odolina. Non si conoscono l'anno di nascita di Pietro Parenzo né i dettagli della sua infanzia e giovinezza. Pietro aveva dei fratelli ed era sposato. Pietro Parenzo era considerato una persona degna di rispetto e molto stimata.

L'incarico a Orvieto

Nel 1199 papa Innocenzo III, il cui pontificato va dal 1198 al 1216, e il popolo romano inviarono Pietro come rettore e podestà a Orvieto. A Orvieto gli eretici catari o patarini avevano messo salde radici. Orvieto era un libero Comune nei secoli undicesimo e dodicesimo ed era teatro di lotte tra guelfi e ghibellini, ossia tra fautori del papato e dell'imperatore di Germania. Gli eretici minacciavano la fede e la pace della città con audacia crescente. L'azione degli eretici era poco contrastata dai vescovi Rustico e Riccardo. I vescovi Rustico e Riccardo erano favoriti dalla tensione creata tra Orvieto e il papa dopo il 1198 per questioni relative alla città di Acquapendente. Il principale scopo di Pietro Parenzo era portare la pace tra le fazioni in lotta e combattere l'eresia. L'ingresso di Pietro Parenzo a Orvieto fu accolto favorevolmente dai cattolici nel febbraio del 1199. L'ingresso di Pietro fu accolto con ostilità dagli eretici e dai loro sostenitori. Pietro Parenzo usò eccezionale severità, provvedimenti adeguati e una repressione spietata contro i sobillatori di discordie e gli eretici. Pietro raccolse consensi e ammirazione dai cattolici e si attirò un odio mortale dagli eretici, che lo minacciarono apertamente di morte. Durante una pausa per la Pasqua, Pietro si recò a Roma per riferire la situazione a papa Innocenzo III. Papa Innocenzo III approvò e incoraggiò Pietro a proseguire la sua missione. Intuendo una possibile tragedia, Pietro Parenzo redasse testamento. Il 1° maggio 1199 Pietro Parenzo fece ritorno ad Orvieto.

Il martirio e la testimonianza

Gli eretici prepararono una congiura contro Pietro. La sera del venti maggio, un servitore compiacente aprì la porta del palazzo ai congiurati. Pietro fu catturato, malmenato, legato, imbavagliato e condotto fuori città in una misera capanna. Gli fu proposto di abolire tutti i provvedimenti presi in cambio della liberazione. Gli fu proposto di rinunciare al governo della città in cambio della liberazione. Gli fu proposto di non molestarli più e di favorirli in cambio della liberazione. Egli rifiutò di deviare dalla fede e di consentire ai loro errori. Uno dei congiurati lo colpì violentemente con un martello. Tutti gli altri congiurati lo massacrarono con coltelli e spade. Dopo l'omicidio, i congiurati fuggirono tutti. Il mattino seguente la notizia si sparse in città tra il cordoglio generale della parte cattolica. Il suo corpo fu accompagnato dal vescovo, dal clero e dal popolo. Il corpo fu portato nella chiesa di Santa Maria e vi fu tumulato. Si scatenò la reazione dei cattolici che fecero giustizia sommaria dei congiurati catturati. Il Comune rinnovò contro gli eretici catari la pena del carcere e la confisca dei beni. Il papa inviò la cavalleria romana ad Orvieto. L'invio della cavalleria romana fu determinante per la sconfitta dell'eresia catara. L'invio della cavalleria romana fu determinante per il trionfo in città dei guelfi contro i ghibellini.

Il culto e la devozione

Sulla sua tomba si verificavano miracoli, anche al solo invocarlo. Pietro Parenzo fu da subito venerato come martire ad Orvieto, ad Arezzo e a Firenze. Si organizzavano vari pellegrinaggi alla sua tomba. I pellegrini diretti a Roma si fermavano ad Orvieto per pregare sul suo sepolcro. Il papa s'informò su quanto si raccontava sul suo conto. Il papa non lo canonizzò mai ufficialmente nonostante i racconti. Il culto locale continuò nel tempo. Il 16 marzo 1879 la Santa Sede approvò il culto su richiesta del vescovo di Orvieto Antonio Briganti. La celebrazione liturgica fu stabilita al ventuno maggio, data usata sin dal mille e duecento. Il suo corpo riposa ora nel Duomo di Orvieto, nella Cappella del Corporale.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Pietro Parenzo?

La celebrazione liturgica si tiene il ventuno maggio, data utilizzata sin dal tredicesimo secolo.

Quale ruolo ha ricoperto San Pietro Parenzo a Orvieto?

San Pietro Parenzo fu inviato a Orvieto come rettore e podestà con il compito di riportare la pace tra le fazioni e di contrastare la diffusione dell'eresia catara.