San Pionio (o Pione) di Smirne

Martire

Aggiornato il 22 luglio 2026

La vita e il contesto a Smirne

San Pionio visse e operò a Smirne, nell'odierna Turchia, distinguendosi per la sua dedizione spirituale. Il suo nome completo era Geminius Pionius, ed egli svolgeva il ministero di sacerdote nella chiesa di Smirne. San Pionio godeva di un'alta reputazione persino tra i pagani grazie alla sua modestia e alla probità dei suoi costumi. Nel corso degli anni, San Pionio aveva compiuto viaggi, in particolare in Palestina. Tali viaggi avevano arricchito la sua vasta esperienza insieme alle sofferenze e alla fame patite durante le calamità a Smirne prima del martirio. La morte di san Pionio avvenne intorno al 250, collocandosi nel cuore del terzo secolo. Quando scoppiò la persecuzione, gli ebrei di Smirne furono particolarmente accaniti contro i cristiani. San Pionio fu arrestato forse proprio su istigazione degli ebrei. L'arresto avvenne il ventitré febbraio, giorno dell'anniversario del martirio di Policarpo. Questa coincidenza della data spinse in seguito lo storico Eusebio di Cesarea a considerare Pionio contemporaneo di Policarpo. Eusebio si ingannò infatti ponendo la data del martirio di Pionio all'epoca di quello di Policarpo. Il martirio di Policarpo avvenne durante la persecuzione di Decio tra il 249 e il 251. La cattura di San Pionio si consumò nella chiesa stessa insieme a Sabina e Asclepiade, proprio alla fine della liturgia eucaristica.

Il processo e la testimonianza

Il magistrato incaricato di ricercare i cristiani per farli sacrificare agli dèi si chiamava Polemone. Polemone fece tradurre Pionio, Sabina e Asclepiade al foro per l'interrogatorio. Dinanzi all'imposizione, i tre fedeli rifiutarono ostinatamente di sacrificare. San Pionio arringò la folla per spiegare le ragioni del suo comportamento, tenendo pubblicamente un'apologia in difesa della fede cristiana. Nel frattempo, Sabina manifestò il suo assenso ai discorsi con un atteggiamento giudicato troppo insolente, per cui fu minacciata di essere condotta in un luogo di perdizione. Dopo questo confronto, San Pionio e i suoi compagni furono imprigionati. Durante la prigionia, San Pionio subì l'amarezza del carcere. I cristiani della città andavano a far visita ai prigionieri per mostrare sostegno. San Pionio rifiutò tuttavia i viveri offerti, sia per non essere di peso agli altri, sia sapendo la morte ormai vicina. In seguito, Polemone tornò per spingere Pionio a imitare il vescovo Eudemone, il quale era caduto nella debolezza di sacrificare. Per piegare la sua resistenza, San Pionio fu trasportato di forza nel tempio, ma mantenne intatta la fedeltà alla fede. Successivamente giunse a Smirne il proconsole Giulio Proculo Quintiliano. San Pionio comparve dunque dinanzi al tribunale del proconsole. A causa della sua indefettibile ostinazione e della resistenza all'ordine di sacrificare, San Pionio fu condannato a morte.

Il martirio e le fonti storiche

La sentenza fu eseguita mediante il fuoco, e San Pionio fu bruciato vivo mostrando forza e speranza nella risurrezione fino alla fine. Durante la prigionia che precedette l'esecuzione, san Pionio aveva confortato con il suo incoraggiamento molti fratelli ad affrontare il martirio. Egli fu crudelmente torturato prima di ottenere la morte nel fuoco, concludendo una fine beata in Cristo. Gli Acta aggiungono che contemporaneamente fu arso un prete marcionita di nome Metrodoro, mentre gli Acta tacciono sulla sorte di Sabina e Asclepiade. Secondo gli stessi Acta, il martirio ebbe luogo il dodici marzo, ovvero il quarto giorno prima delle idi di marzo. Questa preziosa testimonianza ci è giunta grazie a Eusebio di Cesarea, il quale ha conservato nella sua Storia Ecclesiastica un resoconto descritto come celeberrimo. Eusebio aveva inserito originariamente questo resoconto nella sua Collezione degli Antichi Martiri, un'opera che oggi è purtroppo andata perduta. Eusebio rimandava allo scritto specifico per conoscere la confessione, la franchezza, l'apologia, i discorsi, gli incoraggiamenti ai lapsi, i tormenti, le trafitture di chiodi, il dominio di sé tra le fiamme e la morte di Pionio. Gli Atti di Pionio usati da Eusebio sono probabilmente quelli pubblicati da Otto von Gebhardt, Richard Knopf e Georg Krueger.

Il culto e le memorie liturgiche

La data del dodici marzo è conservata nel Martirologio Geronimiano, dove Pionio è associato a Metrodoro. Il Martirologio Geronimiano menziona Pionio anche il dieci marzo, mentre lo studioso Henri Delehaye rileva persino tracce di menzioni anteriori al ventisei febbraio. I sinassari bizantini commemorano Pionio l'undici marzo basandosi sulla passio greca, sebbene il nome di Pionio nei sinassari ritorni anche il tredici o il ventesimo giorno di marzo. I calendari georgiani annunciano la memoria di Pionio il sette, l'otto e l'undici marzo. In Occidente, Floro colloca Pionio all'uno di febbraio per un'errata interpretazione del termine Poenis nel Martirologio Geronimiano. Tale termine apparteneva in realtà alla lista dei pretesi compagni di Policarpo, i quali erano invece martiri egiziani. L'elogio di Pionio nel Martirologio di Floro deriva dalla traduzione latina di Rufino della Storia Ecclesiastica di Eusebio. Nello stesso contesto, Rufino menziona anonimamente dodici compagni di san Policarpo, mentre Floro attribuisce a Pionio quindici compagni, numero derivato da uno dei manoscritti. Il nome di san Pionio è menzionato nel Geronimiano. L'elogio di san Pionio fu ripreso in seguito da Adone, ripreso in forma un po' abbreviata da Usuardo, e infine si ritrova tale e quale nel Martirologio Romano al primo di febbraio.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Pionio?

San Pionio è celebrato in date diverse a seconda delle tradizioni liturgiche, tra cui l'undici marzo nei sinassari bizantini, il dodici marzo nel Martirologio Geronimiano e il primo febbraio in Occidente.

A Smirne, nell’odierna Turchia, san Pionio, sacerdote e martire, che, come si racconta, per aver tenuto pubblicamente un’apologia in difesa della fede cristiana, dopo aver subíto l’amarezza del carcere, durante il quale confortò con il suo incoraggiamento molti fratelli ad affrontare il martirio, crudelmente torturato ottenne in sorte nel fuoco una fine beata in Cristo. — Martirologio Romano