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4 agosto

San Rainerio (Raniero) di Cagli

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

La formazione monastica e l'episcopato a Cagli

La vicenda terrena di Rainerio ebbe inizio in Romagna, e precisamente a Bologna, dove nacque non prima del 1100 nel corso del dodicesimo secolo. Mosso dal desiderio di perfezione spirituale, entrò nel monastero di Fonte Avellana sul Catria, un cenobio appartenente alla Congregazione Avellanita e situato allora nella diocesi di Gubbio. È probabile che il suo ingresso nella vita monastica sia avvenuto sotto il priorato di Rainerio diacono, suo omonimo. Durante gli anni della formazione e della preghiera, strinse una profonda e duratura amicizia con il santo vescovo di Gubbio, Ubaldo, eletto a quella sede nel 1129. Nel 1156, o secondo altri storici nel 1154, fu eletto vescovo di Cagli, dove esercitò il ministero pastorale con straordinario zelo per quasi vent'anni. Durante il suo episcopato nella terra marchigiana, l'abbazia di san Geronzio vicino a Cagli visse il suo periodo di maggior splendore spirituale e materiale. A testimonianza di questa fioritura, la medesima abbazia ricevette un importante privilegio da papa Alessandro III il 2 aprile 1170. Negli ultimi anni trascorsi alla guida della Chiesa cagliese, il presule visse una complessa controversia con il Capitolo cattedrale, sorta forse riguardo al conferimento dei benefici ecclesiastici. La questione fu portata a Roma e rimase a lungo pendente presso il Consistorium papale, segnando una fase delicata del suo governo pastorale.

Nel 1160, sebbene fosse già divenuto anch'egli vescovo, Rainerio volle essere presente alla pia morte e ai solenni funerali del fraterno amico sant'Ubaldo, tributandogli l'estremo saluto con commossa devozione. Il legame con la comunità di Gubbio e l'impegno profuso a Cagli prepararono il terreno per le nuove e gravose responsabilità che la Chiesa universale gli avrebbe presto affidato. Il suo stile di governo univa il rigore dottrinale alla vicinanza ai fedeli, caratteristiche che attirarono su di lui la stima dei superiori e la benevolenza dei pontefici. La controversia con il Capitolo cagliese, pur generando sofferenza, offrì l'occasione per un discernimento più ampio sul bene della comunità cristiana. Proprio mentre la causa era ancora in discussione a Roma, giunse nell'Urbe una missione ufficiale inviata dall'archidiocesi di Spalato per chiedere un nuovo pastore. Tale circostanza mutò radicalmente l'orizzonte della sua missione, chiamandolo a lasciare l'Italia per traghettare la sua opera pastorale oltre il mare Adriatico.

Il ministero a Spalato e il cammino verso il martirio

Nel 1175 Rainerio fu ufficialmente trasferito da Cagli alla sede metropolitana di Spalato, assumendo la guida di quella complessa arcidiocesi dalmata. Partito da Ravenna via mare, raggiunse la sua nuova sede nel 1177, pronto a raccogliere le sfide di un territorio segnato da tensioni politiche e sociali. Nel corso dello stesso anno 1177, si recò personalmente incontro a papa Alessandro III, il quale era diretto a Venezia per incontrare l'imperatore Federico Barbarossa, e lo accompagnò fedelmente fino a Zara. Sotto la sua saggia guida si tenne a Spalato un concilio nazionale, presieduto dal cardinale legato Raimondo de Capella tra il 1177 e il 1178, volto a rinsaldare la disciplina ecclesiastica. Sempre attento alle relazioni diplomatiche e alla tutela della sua Chiesa, intraprese un viaggio a Costantinopoli nel 1178 circa, recandosi alla corte dell'imperatore Emanuele Comneno, da cui Spalato dipendeva politicamente. L'anno successivo, nel 1179, prese parte al Concilio Lateranense III insieme ai suoi suffragani, figurando autorevolmente tra i firmatari degli Atti conciliari. All'inizio del 1180 sorse tuttavia una grave questione riguardo al possesso di alcune terre appartenenti alla Chiesa di Spalato, che erano state ingiustamente usurpate dai membri di una tribù locale nota come i Gratti. Rainerio tentò inizialmente la via del dialogo e dei mezzi pacifici per ottenere la restituzione dei beni ecclesiastici sottratti. Purtroppo l'autorità imperiale si mostrò debole e del tutto incapace di farsi rispettare in quella regione periferica. Di fronte all'ostinazione degli usurpatori e alla latitanza della giustizia civile, il coraggioso arcivescovo decise di imporsi con la propria autorità morale, recandosi personalmente alle falde del Monte Grasso, un contrafforte del monte Misor, dove si trovavano i terreni contesi.

Giunto sul luogo, il pastore fu accolto prima dai lamenti e poi dalle aperte minacce dei membri della tribù. La narrazione dell'arcidiacono Tommaso testimonia che il santo ricevette chiare intimidazioni prima dell'uccisione, avendo egli stesso piena consapevolezza della sorte che lo attendeva. Gli usurpatori passarono ben presto dalle parole ai fatti e lo lapidarono barbaramente il 4 agosto 1180. Il santo è morto proprio in quella drammatica circostanza il 4 agosto 1180, suggellando con il sangue la fedeltà al suo mandato. Dal punto di vista teologico e canonico, la morte affrontata per la difesa dei beni materiali della Chiesa cattolica rientra pienamente nella tutela della dottrina della fede e delle immunità ecclesiastiche. Il primo biografo Tommaso da Spalato non menziona i dettagli prodigiosi dell'evento, ma le fonti successive concordano nell'affermare che il martirio sarebbe stato accompagnato da fatti portentosi. Le spoglie mortali del vescovo furono inizialmente sepolte nella chiesa di san Benedetto fuori le mura, in seguito ribattezzata col suo stesso nome. I resti rimasero a lungo in quella sede, dove i miracoli ne comprovavano inequivocabilmente lo status di martire, secondo la preziosa testimonianza dello scrittore Lucio. Una seconda chiesa in suo onore fu edificata nel villaggio di Dubrava, situato tra due colli del monte Misor, a quindici miglia da Spalato e proprio nel luogo esatto del martirio.

Il culto, le traslazioni e la memoria liturgica

La memoria di San Rainerio rimase viva nei secoli, custodita dalla devozione popolare nonostante il passare del tempo e le avversità storiche. Lo scrittore Farlati elencò con cura gli autori ecclesiastici che nel corso dei secoli attribuirono concordemente a Rainerio i titoli luminosi di santo e martire. Il decreto di papa Urbano VIII non compromise in alcun modo la venerazione tributata al presule, poiché il suo culto fu giustamente ritenuto troppo antico per essere messo in dubbio. A conferma di tale illustre riconoscimento, papa Sisto V fece dipingere l'immagine dell'arcivescovo con il titolo esplicito di santo all'interno del Collegio illirico di san Girolamo a Roma. Nel diciassettesimo secolo, a causa del grave pericolo derivante dalle incursioni turche che minacciavano la regione, il corpo del martire fu traslato dalla chiesa di san Benedetto a quella di santa Maria de Taurelis. Successivamente, nel 1676, le sacre spoglie furono riportate nella vecchia sede, che nel frattempo era stata felicemente inclusa all'interno delle nuove mura cittadine. Durante la solenne traslazione del 1676 si tramanda che una colomba sia volata ripetutamente sul feretro, sebbene lo studioso Farlati si sia mostrato giustamente prudente nel non sbilanciarsi a garantirne la totale veridicità. Il culto liturgico fu espressamente e solennemente riconosciuto da papa Alessandro VIII nel 1690, il quale approvò ufficialmente l'Ufficio con ottava per l'intera arcidiocesi di Spalato. Lo stesso pontefice Alessandro VIII dichiarò Rainerio illustre compatrono di Spalato, associandolo nella protezione della città al venerato san Domnione. Più tardi, il 9 febbraio 1819, la concessione pontificia del culto fu estesa ufficialmente anche alla diocesi di Cagli, ricucendo idealmente il legame spirituale tra le due terre del suo ministero. Nel martirologio cristiano egli è debitamente inserito come vescovo e martire a Spalato, universalmente noto per aver patito a Cagli e per essere stato lapidato a Spalato nella difesa dei diritti inalienabili della Chiesa.

Dal punto di vista della pietà popolare e del calendario liturgico, la sua festa viene celebrata il 2, il 4 o l'11 agosto, offrendo ai fedeli l'occasione di rinnovare la memoria del suo luminoso sacrificio. Il racconto degli eventi legati alla sua morte proviene da fonti di qualche secolo successive, ma la consistenza storica della sua testimonianza non è mai stata posta in discussione. La figura di San Rainerio continua a parlare agli uomini e alle donne del nostro tempo come esempio luminoso di coerenza evangelica e di amore sponsale per la Chiesa. La sua dedizione pastorale, spinta fino all'effusione del sangue, ricorda ad ogni adulto che la fede cristiana richiede autenticazione nella vita quotidiana e nella difesa della giustizia. Le comunità di Cagli e di Spalato, unite nel ricordo del loro insigne pastore, continuano a invocarne la protezione con filiale fiducia. Attraverso le vicende terrene, i viaggi apostolici, i concili e infine il martirio sul Monte Grasso, la vita di Rainerio si configura come un pellegrinaggio compiuto nella fedeltà a Cristo. La Chiesa, nel perpetuare la memoria liturgica del santo vescovo, invita i credenti a imitarne la fortezza morale e lo spirito di totale abnegazione per la diffusione del Vangelo.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Rainerio di Cagli?

La festa liturgica di San Rainerio si celebra il 2, il 4 o l'11 agosto di ogni anno.

Di cosa è patrono San Rainerio di Cagli?

San Rainerio è illustre patrono e compatrono delle città di Spalato e di Cagli.

A Spalato in Dalmazia, nell’odierna Croazia, san Raniero, vescovo e martire, che, già monaco, per difendere i diritti della Chiesa dapprima molto patì nella sede di Cagli e morì poi lapidato in quella di Spalato. — Martirologio Romano