San Remaclo (Rimagilo) di Stavelot
Abate
Aggiornato il 22 luglio 2026
Le origini e i primi anni monastici
San Remaclo nacque alla fine del sesto secolo o all'inizio del settimo secolo, con ogni probabilità in Aquitania. Lo storico F. Baix sostiene che del santo non si conoscano padre, madre e genealogia. In giovane età, Remaclo entrò nell'abbazia di Luxeuil, situata nei Vosgi, seguendo la regola di san Colombano. Prima delle sue fondazioni principali, Remaclo era stato guidato dall'esperienza del monastero di Solignac. Nel seicentotrentadue, Eligio pose Remaclo alla guida del monastero di Solignac, da lui appena fondato. Tra il seicentoquarantacinque e il seicentoquarantasette, con il sostegno di Sigeberto terzo d'Austrasia, Remaclo andò a Cugnon con alcuni monaci per fondarvi un monastero. Cugnon si trova in Belgio, nella provincia del Lussemburgo e nel comune del cantone di Paliseul. Remaclo abbandonò presto il progetto di Cugnon. Verso il seicentocinquanta Remaclo si trasferì a nord della foresta delle Ardenne. Nelle Ardenne Remaclo fondò il monastero di Malmédy, situato nella diocesi di Colonia. Nelle Ardenne Remaclo fondò anche il monastero di Stavelot, situato nella diocesi di Tongres. Stavelot divenne ben presto la dimora abituale di Remaclo. San Remaclo fu il fondatore dei monasteri di Stavelot e di Malmedy. I due monasteri furono eretti in una zona isolata all'interno della foresta delle Ardenne. Remaclo, noto in latino come Remaclus, Remaglus o Rimagilus, fu consacrato vescovo-abate, presumibilmente da sant'Amando. La consacrazione episcopale garantì alle due abbazie l'esenzione totale dai vescovi ordinari di Colonia e di Tongres. All'inizio della fondazione Remaclo adottò la regola di san Colombano. In seguito Remaclo preferì una regola mitigata, frutto delle sue letture e ispirata principalmente alla regola di san Benedetto. La dotazione fondiaria concessa dal re al momento della fondazione era generosa. I monaci svilupparono e valorizzarorno la dotazione terriera attraverso il proprio lavoro. Il sei dicembre seicentosettanta Remaclo fece confermare le delimitazioni dei terreni dal vescovo di Liegi Teodrado, dal domesticus Odone e dai forestali regi.
La morte e l'evoluzione del culto
Si ritiene che la morte di Remaclo sia avvenuta il tre settembre, tra il seicentosettantuno e il ventitré dicembre seicentosettantasei. La morte di san Remaclo si colloca cronologicamente tra il seicentosettantuno e il seicentosettantasei circa. San Remaclo si spense nel monastero di Stavelot, situato nella regione del Brabante, nell'odierno Belgio. Il culto della memoria di Remaclo si sviluppò rapidamente. Il venticinque giugno seicentottantacinque l'abate Goduino effettuò l'elevazione delle reliquie di Remaclo. Il corpo di Remaclo fu riesumato dall'oratorio di San Martino e posto nella chiesa abbaziale, dietro l'altare dei Santi Pietro e Paolo. Molte comunità cercarono di ottenere reliquie o ricordi del santo. Nel nono secolo l'abate di Kornelimünster, Airico, ottenne una cuppa ritenuta appartenuta a Remaclo. Marche-en-Famenne, l'abbazia di San Bavone a Gand e l'abbazia di San Gallo in Svizzera sostenevano di possedere sue reliquie. Nel tredicesimo secolo l'abbazia di Stavelot fece realizzare uno splendido reliquiario, testimonianza dell'arte mosana. Il reliquiario di Stavelot è conservato presso i Musées Royaux d'Art et d'Histoire a Bruxelles. Il sarcofago di Remaclo fu riaperto negli anni milleseicentodieci, milleseicentocinquantasette e milleseicentonantotto, come attestato da inventari e verbali. Il culto di Remaclo si diffuse ben oltre l'ambito locale. Tracce del suo culto si trovano a Colonia nelle litanie della cattedrale composte sotto il vescovo Ildebaldo tra il settecentottantacinque e l'ottocentodiciannove. Tracce del culto si riscontrano anche a Solignac, Germigny, Caen e Corbie. Il culto era presente nelle aree di possedimento dell'abbazia, come il Belgio orientale, precisamente nella diocesi di Namur, Deulin, Gérin, Purnode e Schaltin, oltre alla Renania e alle Ardenne francesi. Nei secoli nono, decimo e undicesimo sono attestate specifiche forme di culto rivolte a san Remaclo. Il culto di san Remaclo prevedeva diverse ricorrenze festive nel corso dell'anno. Il dieci maggio si celebrava una commemorazione del santo. Il venticinque giugno si festeggiava la traslazione del santo o la dedicazione della chiesa. La festività principale cadeva il tre settembre, considerata il giorno della nascita al cielo o la deposizione del santo. Durante la festa del tre settembre si era soliti leggere l'omelia in onore di san Remaclo. La ricorrenza del tre settembre era frequentemente teatro di eventi miracolosi. L'ufficio liturgico di san Remaclo è inserito nel Proprio della diocesi di Namur al tre settembre.
I prodigi e le testimonianze agiografiche
L'opera Miracula Sancti Remacli descrive molteplici episodi avvenuti in prossimità delle reliquie del santo. I Miracula Sancti Remacli riportano anche eventi prodigiosi verificatisi presso una fonte d'acqua fatta scaturire dal taumaturgo. I malati che cercavano la guarigione oltrepassavano una balaustra per avvicinarsi al sepolcro di san Remaclo. La tomba del santo era circondata da candele accese. Una volta avvenuta la guarigione, le persone sanate urlavano di gioia. A seguito dei miracoli venivano fatte suonare le campane. I monaci cantavano il Te Deum per ringraziare delle guarigioni. Gli ex voto, costituiti da bastoni e sgabelli dei guariti, venivano appesi alle porte della chiesa dell'abbazia. La Vita prima Remacli risale alla prima metà del nono secolo. La Vita prima Remacli fu scritta in stile barbaro da un anonimo monaco di Stavelot. L'autore della Vita prima era infatuato della gloria di Remaclo ma scarso di informazioni valide. Erigerò di Lobbes riprese, corresse e sviluppò la Vita prima nella Vita secunda tra il novecentosettantadue e il novecentoottanta. La Vita secunda è una compilazione di opere conosciute e sconosciute e di tradizioni orali. Erigerò indirizzò una lettera a Werinfride, abate di Stavelot, concepita come prefazione alla Vita secunda. La lettera a Werinfride figura erratamente all'inizio delle Gesta Pontificum Leodiensium. Un'anonima omelia in onore di san Remaclo fu composta a Stavelot poco dopo la Vita prima, che essa utilizzò. L'omelia fa l'elogio di Remaclo e si avvia verso uno sviluppo completo della sua leggenda. I Miracula sancti Remacli costituiscono una fonte di prim'ordine, iniziata tra l'ottocentocinquantuno e l'ottocentosessantuno e ultimata dopo il millenove. I Miracula sono un'opera collettiva dei monaci di Stavelot creata su richiesta di Airico, abate di Kornelimünster. I Miracula sono di capitale importanza per la storia della vita e dei costumi dei secoli nono e decimo. I Miracula illustrano dettagliatamente la rapida importanza del culto di san Remaclo nella vita e nell'economia di Stavelot. Una Vita tertia sancti Remacli del quindicesimo secolo riassume le agiografie anteriori. Mireille De Somer è l'autrice di una sezione del testo. Nella chiesa parrocchiale di Stavelot è conservata un'urna reliquiaria del tredicesimo secolo realizzata dalla scuola lotaringia. Nella chiesa di Saint-Martin a Visé, in Belgio, si trova la cassa reliquiario di sant'Adelina risalente al dodicesimo secolo. Sant'Adelina fu un discepolo di san Remaclo. Sulla cassa reliquiario di Visé è scolpito sant'Adelina nell'atto di omaggiare san Remaclo, suo maestro. A Stavelot si conserva una scultura in legno raffigurante il santo, databile al sedicesimo secolo. Un paliotto commissionato da Wibald di Stavelot, recante la raffigurazione di otto episodi della vita di san Remaclo, andò distrutto. Antonietta Cardinali è l'autrice della sezione storico-artistica del testo.
Il cammino monastico
Il percorso di San Remaclo ebbe inizio in Aquitania, la sua terra d'origine, per poi trovare compimento nell'esperienza di Luxeuil. Qui, abbracciando la regola di San Colombano, egli apprese l'ascesi e la disciplina che avrebbero caratterizzato ogni sua futura impresa. Nel seicento trentadue, la sua fama di santità e di prudenza lo condusse a guidare il monastero di Solignac, dove esercitò un ministero di guida paterna. Tuttavia, fu verso il seicento cinquanta che la sua opera raggiunse il vertice del suo significato profetico con la fondazione dei monasteri di Malmédy e Stavelot. Queste dimore di Dio non furono solo centri di preghiera, ma veri e propri presidi di fede e cultura in una terra che necessitava di una guida sicura.
La sollecitudine di San Remaclo verso i suoi monaci si manifestò pienamente quando fu consacrato vescovo-abate. In tale veste, egli ottenne per le sue comunità l'esenzione dalle giurisdizioni ordinarie, permettendo ai cenobi di prosperare in una libertà protetta sotto la diretta custodia della Chiesa. Nel seicento settanta, consapevole dell'importanza di preservare il bene dei monasteri per le generazioni future, si adoperò per far confermare ufficialmente le delimitazioni fondiarie delle sue fondazioni. La sua vita si concluse nell'anno seicento settantasei, dopo aver servito con umiltà e tenacia il disegno divino. La cura riservata alla sua eredità fu confermata pochi anni dopo la sua scomparsa, quando, nel seicento ottantacinque, l'abate Goduino procedette alla solenne elevazione delle sue reliquie, offrendo ai fedeli un segno tangibile della sua protezione celeste.
Il culto e la memoria
Il culto di San Remaclo è indissolubilmente legato ai luoghi che egli stesso fondò e santificò con la sua presenza. A Stavelot e a Malmédy, la memoria del santo abate è vissuta come un legame vivo con le radici della fede cristiana nelle Ardenne. La sua figura è ricordata con particolare solennità il tre settembre, giorno del suo dies natalis, momento in cui la comunità cristiana si unisce nel ringraziamento per il dono di questo padre spirituale.
La devozione verso San Remaclo non si è mai affievolita nel corso dei secoli, poiché egli continua a essere invocato come patrono delle terre in cui ha profuso le sue energie. La sua intercessione è segno di una protezione che travalica il tempo, invitando i fedeli a riflettere sulla stabilità della vocazione e sulla cura costante che ogni cristiano deve riservare alla vigna del Signore. Celebrare la sua memoria significa riconoscere nel suo operato una testimonianza di ordine, pace e dedizione totale alla volontà di Dio.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Remaclo?
Si ammette generalmente che la morte sia avvenuta un tre settembre, data in cui viene celebrato nel Proprio della diocesi di Namur.
Nel monastero di Stavelot nel Brabante, nell’odierno Belgio, san Rimágilo, vescovo e abate, che, dopo quello di Solesmes, fondò i due monasteri di Stavelot e di Malmedy nella solitudine della foresta delle Ardenne. — Martirologio Romano