San Gregorio I, universalmente noto come Gregorio Magno, ha guidato la Chiesa Cattolica come Vescovo di Roma tra gli anni 590 e 604, lasciando un segno indelebile nella storia cristiana d'Occidente e guadagnandosi l'autorevole titolo di uno dei massimi Padri e Dottori della Chiesa. Nato a Roma attorno all'anno 540 in seno a una nobile e influente famiglia patrizia, la gens Anicia, ha saputo coniugare una straordinaria competenza amministrativa e civile, culminata nell'incarico di prefetto della città nel 572, con una profonda e irrinunciabile vocazione monastica, vissuta originariamente tra le mura della propria casa paterna trasformata nel monastero di Sant'Andrea al Celio.
La sua memoria liturgica si celebra il terzo giorno di settembre, data che ricorda la sua solenne ordinazione episcopale, mentre la sua pia deposizione è fissata al dodicesimo giorno di marzo dell'anno 604 presso la basilica di San Pietro in Vaticano. Attraverso una monumentale produzione letteraria, un'intensa attività pastorale e diplomatica e un'infaticabile opera di carità materiale e spirituale, San Gregorio ha guidato il popolo di Dio in un'epoca di gravissime difficoltà storiche, meritando per sempre l'appellativo di servo dei servi di Dio.
Santa Febe è una figura luminosa della Chiesa delle origini, vissuta nel primo secolo e legata indissolubilmente alla missione apostolica di San Paolo. Membro attivo della comunità cristiana di Cencre, nei pressi di Corinto, ella si distinse per una dedizione operosa e silenziosa, che le valse il riconoscimento di diacono e di preziosa collaboratrice dell'Apostolo delle genti. La sua figura rimane impressa nella memoria della Chiesa per il servizio instancabile rivolto ai fratelli, incarnando con umiltà e fermezza la carità che edifica la comunità cristiana nascente.
La memoria di Santa Febe è legata in modo speciale alla Lettera ai Romani, di cui ella fu la tradizionale latrice, facendosi messaggera della Parola lungo le vie dell'Impero. Il suo impegno nell'assistenza e nell'ospitalità verso i viaggiatori cristiani ne fa un esempio di accoglienza evangelica, capace di offrire riparo e conforto a quanti, nel nome di Cristo, affrontavano le fatiche del cammino. Oggi la Chiesa la ricorda come un modello di servizio generoso e di sollecitudine verso il prossimo, celebrandone la testimonianza nel solco della tradizione apostolica.
Sant'Ausano visse nel sesto secolo e guidò la Chiesa di Milano come vescovo, occupando la ventottesima posizione nella venerabile cronotassi ambrosiana. Il suo episcopato si svolse tra il cinquecentocinquantotto e il cinquecentosessanta, collocandosi cronologicamente tra il ministero di Vitale e quello di Onorato. La tradizione e le fonti storiche ci restituiscono la figura di un pastore profondamente inserito nelle delicate vicende del suo tempo, segnato da tensioni teologiche e politiche che attraversavano l'Occidente cristiano.
Nel corso del suo mandato, il vescovo milanese fu coinvolto in complesse questioni disciplinari legate alla consacrazione di Paolino di Aquileia, un evento che attirò l'attenzione di papa Pelagio I. Nonostante le asprezze epistolari del pontefice, la figura di Sant'Ausano è rimasta viva nella memoria della Chiesa milanese, che lo ha venerato come santo per la sua dedizione. La sua testimonianza terrena si concluse con la probabile morte nel cinquecentocinquantanove, e da allora il suo ricordo continua a illuminare il cammino della comunità cristiana.
San Remaclo, conosciuto anche come Rimagilus, visse a cavallo tra il sesto e il settimo secolo, operando come vescovo e abate nel cuore dell'Europa medievale. Nato in Aquitania, benché non si conoscano con precisione i suoi genitori né la genealogia, entrò in giovane età nell'abbazia di Luxeuil seguendo la regola di san Colombano. La sua esistenza fu segnata da una profonda dedizione alla vita monastica, che lo portò a fondare importanti centri di spiritualità e a guidare comunità cristiane in regioni impervie come la foresta delle Ardenne. La sua opera pastorale e amministrativa lasciò un segno indelebile, garantendo alle fondazioni monastiche da lui create una solida autonomia e una prosperità materiale fondata sul lavoro dei monaci.
Il culto della memoria di San Remaclo si sviluppò rapidamente dopo la sua morte, avvenuta nel monastero di Stavelot tra il 671 e il 676, con ricorrenze liturgiche celebrate tradizionalmente il tre settembre. La sua figura è giunta sino a noi attraverso numerose fonti agiografiche e storiche, tra cui la Vita prima e la Vita secunda, che ne tramandarono la memoria e la leggenda nel corso del Medioevo. San Remaclo è spesso raffigurato nelle opere d'arte insieme a un lupo, a ricordo del celebre episodio in cui l'animale, dopo aver divorato l'asino del santo, ne divenne il mansueto e fedele animale da soma. La sua eredità spirituale e artistica sopravvive nei preziosi reliquiari conservati in Belgio e nelle testimonianze storiche che ne attestano la venerazione ben oltre i confini locali.
San Mansueto è venerato come primo vescovo della città di Toul, nella Gallia belgica, attuale Francia. La sua figura si colloca nel quarto secolo, un'epoca complessa in cui la diocesi di Toul fu probabilmente l'ultima della provincia di Treviri a ricevere la consacrazione episcopale. Intorno alla sua vita si intrecciano dati storici essenziali e racconti tradizionali che delineano la memoria di un pastore profondamente legato al suo territorio. La sua figura è rimasta a lungo circoscritta all'ambito diocesano, custodita con cura dai monaci e dai vescovi locali che ne hanno alimentato il ricordo attraverso i secoli.
Il culto di san Mansueto, pur essendo antico, si è diffuso in modo graduale grazie al restauro del suo santuario originario e alle successive traslazioni delle reliquie. La devozione dei fedeli si è espressa nella costruzione di luoghi di culto dedicati e nella celebrazione liturgica della sua festa, fissata al tre settembre, affiancata dalla ricorrenza quindici giugno che ricorda il solenne trasferimento delle spoglie. L'iconografia e la tradizione continuano a tramandare i segni del suo ministero, ricordando il suo ruolo fondamentale nella prima evangelizzazione della comunità cristiana di Toul.
San Marino visse nel corso del quarto secolo e viene ricordato come diacono e anacoreta sul Monte Titano. Originario dell'isola dalmata di Arbe, giunse a Rimini nel duecentocinquantasette insieme al compagno Leone, mosso dal desiderio di lavorare come scalpellino. Accanto alla sua professione materiale, egli si dedicò con grande dedizione all'evangelizzazione e alla conversione dei cittadini pagani di Rimini alla fede cristiana, guidando la popolazione locale verso la libertà evangelica, come ricorda la tradizione martirologica. San Gaudenzio, vescovo di Rimini, lo volle ordinare diacono proprio come segno di riconoscimento per la sua intensa attività di predicazione e per i frutti spirituali generati tra la gente.
La sua esistenza fu segnata da prove profonde, tra cui le persecuzioni dell'imperatore Diocleziano e le false accuse di una donna malvagia e indemoniata, affrontate sempre con la forza del digiuno e della preghiera. San Marino è celebre nella storia e nella fede perché rappresenta l'unico santo ad aver fondato uno Stato, la Repubblica di San Marino, di cui è il patrono principale. La sua morte avvenne nell'anno trecentouno sul territorio del Monte Titano, terreno che gli era stato donato da donna Felicissima dopo un prodigioso evento legato alla guarigione del figlio Verissimo, e le sue spoglie riposano nel luogo di culto che egli stesso aveva edificato.
Il Beato Bartolomeo Gutierrez visse nel diciassettesimo secolo, incarnando la dedizione totale al Vangelo fino al dono supremo della vita. Nato a Città del Messico nel 1580 da genitori che gli impartirono una educazione devota, scelse in giovinezza di seguire la via della consacrazione religiosa. All'età di sedici anni, nel 1596, indossò l'abito dell'Ordine agostiniano nella sua terra natale e, concluso il percorso di studi, ricevette l'ordinazione sacerdotale. Destinato inizialmente al convento agostiniano di Puebla de los Angeles, rispose prontamente alla chiamata della missione e partì per mare dal Messico nel 1606 con destinazione il Giappone. A causa delle circostanze del viaggio, fu trattenuto per sei anni a Manila, nelle Filippine, dove esercitò il prezioso incarico di maestro dei novizi. Riuscito finalmente a sbarcare in Giappone nel 1612, lavorò intensamente per tre anni nell'attività apostolica, prima di subire l'espulsione da parte delle autorità locali e il conseguente ritorno a Manila, dove gli fu riaffidato l'incarico di maestro dei novizi. Spinto dallo zelo pastorale e dalle insistenze dei cristiani convertiti, rientrò clandestinamente a Nagasaki il dodici agosto 1618, affiancato nel viaggio dal confratello e futuro martire Beato Pietro de Zúniga. Fino al novembre del 1629 svolse il suo ministero tra i fedeli tra gravi pericoli e sofferenze, dando testimonianza di grande fervore religioso e spirito di penitenza, fondando il Terz'ordine agostiniano sul territorio giapponese e istituendo la Confraternita dei Cinturati e delle Cinturate, i cui membri avrebbero poi subito il martirio.
Arrestato nel novembre del 1629 e rinchiuso nella prigione di Nagasaki, fu raggiunto dai confratelli Francesco di Gesù e Vincenzo di Sant'Antonio, che condivisero la sua stessa sorte. Nel dicembre dello stesso anno fu trasferito nel carcere di Omura, caratterizzato da condizioni durissime, dove rimase prigioniero per due anni, dedicandosi all'evangelizzazione dei carcerieri e mantenendo un contatto epistolare con i superiori e le comunità cristiane. Condotto nuovamente a Nagasaki il venticinque novembre 1631 insieme ai confratelli, affrontò con i compagni circa un mese di torture mediante l'immersione nelle sorgenti di acqua solforosa bollente sul monte Unzen, seguite da un ulteriore anno di carcere. Il tre novembre 1632 ricevette la condanna a morte e morì bruciato vivo in Giappone. Il Martirologio attesta che il Beato Bartolomeo Gutierrez, sacerdote agostiniano, e cinque suoi compagni furono uccisi a Nagasaki in odio alla fede cristiana, dopo essere stati immersi in acque sulfuree bollenti e poi bruciati sul rogo. Papa Pio IX lo ha proclamato beato nel 1867, includendo nel riconoscimento un folto gruppo di martiri giapponesi, tra i quali quattro confratelli agostiniani e sei terziari.
La Beata Brigida di Gesù Morello visse nel diciassettesimo secolo, distinguendosi per una profonda fede e per la straordinaria capacità di scorgere la volontà divina negli eventi storici e personali. La sua esistenza fu costantemente guidata dalla certezza dell'amore paterno, gratuito e incondizionato di Dio, che la spinse ad amare il prossimo con dedizione operosa. Nacque il diciassette giugno 1610 a San Michele di Pagana, in provincia di Genova, sulla splendida Riviera di Levante. Sesta di undici figli, crebbe in un contesto fortemente cristiano che segnò i suoi primi passi nella via della virtù. All'età di ventitré anni, il quattordici ottobre 1633, si unì in matrimonio con Matteo Zancano, originario di Cremona, e insieme al coniuge si stabilì a Salsomaggiore, in provincia di Parma, dove diede mirabile prova delle sue doti umane e cristiane. Rimasta vedova all'età di ventisette anni, l'undici novembre 1637, scelse di emettere il voto di castità con il vivo desiderio di abbracciare la vita consacrata. Dopo il tentativo non accolto tra le clarisse cappuccine a causa del suo stato di vedovanza, nel 1640 si trasferì a Piacenza, affidandosi alla saggia guida spirituale dei padri Gesuiti, in particolare di padre Antonio Morando. Tale cammino la condusse a fondare la Congregazione delle Orsoline di Maria Immacolata, spendendo la propria esistenza nella penitenza, nella carità e nella formazione della gioventù femminile.
La sua memoria liturgica si celebra il tre settembre, giorno della sua nascita al cielo avvenuta a Piacenza nel 1679. La sua opera educativa e spirituale ha lasciato un segno profondo nella Chiesa e nella società del suo tempo. Nonostante una salute fragile che spesso la costringeva a lunghi periodi di degenza a letto, guidò con sapienza la sua comunità, lasciando un prezioso corpus di epistole, testi autobiografici e scritti edificanti. Il cammino ecclesiale verso gli altari ha visto l'apertura del processo ordinario di beatificazione tra il 1927 e il 1928, seguito dal decreto sull'eroicità delle virtù il ventinove aprile 1980 e dalla solenne proclamazione a beata da parte di Papa Giovanni Paolo II il quindici marzo 1998.
Il Beato Luigi Giuseppe Francois, nato a Busigny nel 1751, fu un sacerdote della Congregazione della Missione che offrì la propria esistenza come testimonianza suprema della fede. La sua vita si intrecciò profondamente con le vicende della Francia del diciottesimo secolo, portandolo a un ministero vissuto con rigore evangelico e dedizione pastorale. Entrato nell'ordine vincenziano a Parigi, egli seppe coniugare lo studio e la formazione dei futuri ministri di Dio con una coraggiosa difesa della libertà della Chiesa in tempi di profonda turbolenza spirituale e civile.
Il Beato Luigi Giuseppe viene oggi ricordato per la sua fedeltà incrollabile di fronte alla persecuzione. Nominato superiore del seminario di San Firmino nel 1788, egli scelse di non piegarsi alle imposizioni che minavano l'unità della fede, manifestando con i suoi scritti un chiaro dissenso verso la Costituzione Civile del Clero. La sua morte, avvenuta tragicamente durante le stragi di settembre del 1792 a Parigi, lo consacrò nel novero dei martiri. Beatificato da Papa Pio XI nel 1926 insieme ai compagni caduti in quei giorni drammatici, la sua figura rimane un faro di coerenza per chiunque sia chiamato a testimoniare il Vangelo con fermezza e umiltà.
Il Beato Jean-Henri Gruyer nacque a Dole, in Francia, il 13 giugno 1734, all'interno di una famiglia cristiana che gli impartì un'educazione improntata all'amore e al timore di Dio. Dopo aver risposto alla chiamata divina ricevendo l'ordinazione presbiterale presso Saint Cloud, fece ritorno nella sua città d'origine, dove visse insieme ai familiari offrendo il proprio supporto al clero della parrocchia locale. All'età di trentasette anni maturò il profondo desiderio di raggiungere la perfezione spirituale, scegliendo di abbandonare sia la propria famiglia sia la diocesi di appartenenza per entrare a far parte dei vincenziani, noti come Congregazione della Missione. Dopo aver frequentato un anno di seminario interno e noviziato, fu inviato ad Argens, luogo in cui la sua congregazione gestiva una comunità incentrata sulle missioni popolari. Il 24 gennaio 1773 pronunciò i voti religiosi, legandosi stabilmente alla sua famiglia spirituale.
In seguito fu nominato vicario presso la chiesa di Notre Dame de Versailles, e nel 1794 passò a prestare servizio nella parrocchia di Saint-Louis. Mentre si trovava in questa parrocchia scoppiò la Rivoluzione Francese, e fu imposto un nuovo parroco che aveva prestato giuramento sulla nuova costituzione anticlericale. Poiché il parroco giurato non riuscì a persuadere nessuno dei missionari a prestare il giuramento civile, essi furono scacciati, offrendo una limpida testimonianza di fedeltà alla Chiesa di Roma. Jean-Henri fece ritorno al suo paese d'origine per trovarvi riparo, rimanendovi per la durata di un anno. Spinto dall'affetto per la congregazione e dal desiderio di vita comunitaria, decise di rientrare a Parigi, ottenendo l'autorizzazione formale il 18 giugno 1792. Fu accolto fraternamente nel seminario di San Firmino, ma il 3 settembre 1792 la struttura fu presa d'assalto e settantadue rifugiati furono massacrati. Padre Gruyer rimase ucciso insieme ad altre vittime nelle stragi di settembre. L'intero gruppo di centonovantuno martiri, di cui egli fa parte, è stato beatificato da Papa Pio XI il 17 ottobre 1926.
I beati Andrea Abel Alricy e i suoi settantadue compagni rappresentano una luminosa testimonianza di fedeltà evangelica nel contesto drammatico del diciottesimo secolo. In un'epoca segnata da aspri conflitti e dal tentativo di sovvertire l'ordine spirituale, questi uomini scelsero di restare saldi nel proprio ministero e nella propria coscienza, opponendosi con umiltà alle imposizioni che miravano a scindere il legame tra la Chiesa e la sua missione universale. Il loro sacrificio, consumato nel cuore di Parigi durante la Rivoluzione Francese, rimane un monito costante sulla dignità della libertà di fede.
La memoria di questi martiri è oggi custodita dalla Chiesa universale, che ne celebra il coraggio e la coerenza. Il loro rifiuto di prestare il giuramento richiesto agli ecclesiastici non fu un atto di ribellione politica, ma una difesa estrema della propria integrità cristiana. La loro testimonianza, culminata nel massacro subito in odio alla fede, è stata solennemente riconosciuta dal Papa Pio undicesimo il diciassette ottobre millenovecentoventisei, elevandoli agli onori degli altari affinché il loro esempio di dedizione totale possa ancora oggi orientare il cammino dei credenti verso la ricerca della verità e della pace.
Il Beato Pietro Saint-James, nato a Caen nel 1742, rappresenta una luminosa testimonianza di fedeltà sacerdotale nel cuore del diciottesimo secolo. Uomo dedito al servizio dei sofferenti, egli spese i suoi anni nel ministero pastorale tra le diocesi di Lisieux e Bayeux, prima di giungere nella capitale francese. La sua vita fu segnata da una dedizione costante verso il prossimo, culminata nell'incarico di rettore presso l'Ospedale Generale di Parigi, dove il suo impegno si fece luce di speranza per molti indigenti.
La memoria del Beato Pietro Saint-James è indissolubilmente legata al suo sacrificio estremo, avvenuto durante le drammatiche ore della Rivoluzione francese. Arrestato nell'agosto del 1792 a causa della sua fedeltà al ministero, egli affrontò il martirio con coraggio sereno all'interno del seminario di San Firmino. Beatificato il diciassette ottobre 1926, la sua figura rimane oggi un richiamo per ogni credente alla perseveranza nella fede, anche nei momenti di prova più oscuri, testimoniando la vittoria dello spirito sul tumulto del mondo.
La Beata Bibiane Leclercq, al secolo Denise, nacque a Gazeran l'8 gennaio 1930 e visse la sua esistenza religiosa come dono totale al Signore, culminato nel martirio ad Algeri il 3 settembre 1995. Primogenita di una famiglia numerosa e contadina, crebbe nella laboriosità e nella tenacia, affrontando i trasferimenti e i sacrifici economici con una fede profonda e discreta. Dopo aver atteso che tutti i fratelli completassero gli studi, entrò nell'istituto delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, votando la propria vita all'apostolato e alla promozione umana in terra d'Africa. Guidata da una limpida dedizione agli ultimi e da una salda fiducia nella Provvidenza, operò a lungo in Algeria come sarta, educatrice e direttrice scolastica, condividendo la vita quotidiana e l'affetto della popolazione locale.
Vissuta nel tragico contesto degli anni neri dell'Algeria e segnata dall'uccisione di altri religiosi, suor Bibiane scelse consapevolmente di rimanere accanto ai più deboli, rifiutando la paura e offrendo interamente la sua vita per amore di Cristo e della Chiesa. La sua testimonianza di pace, la serenità con cui affrontò le crescenti minacce e la fedeltà al proprio mandato missionario l'hanno resa un luminoso punto di riferimento spirituale. Inserita nella causa di beatificazione dei diciannove religiosi martiri in Algeria, fu dichiarata beata il giorno 8 dicembre 2018 per volontà di papa Francesco, lasciando un'impronta indelebile di carità evangelica e di coraggio cristiano.
La Beata Angèle-Marie, al secolo Jeanne Littlejohn, fu una religiosa e martire vissuta nel ventesimo secolo. Nata a Tunisi nel 1933, visse una giovinezza segnata precocemente dalla perdita del padre e dall'accoglienza in collegio. Entrata nella congregazione delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, dedicò la sua esistenza all'educazione e all'insegnamento, operando con dedizione in Algeria. Il suo cammino spirituale e apostolico si compì nel dono totale di sé, suggellato dal martirio avvenuto ad Algeri nel 1995 durante i difficili anni di tensione nel Paese nordafricano.
Ella è ricordata per la sua generosa testimonianza evangelica, vissuta nella vicinanza quotidiana alle famiglie, alle allieve e alla popolazione locale. La sua memoria è indissolubilmente legata a quella del gruppo dei diciannove religiosi uccisi in Algeria, riconosciuti martiri dalla Chiesa cattolica. Papa Francesco ne ha proclamato la beatificazione nel 2018, elevandola a modello di fede intrepida e di fraterna condivisione in terra straniera.
Nell’isola di Lérins nella Provenza in Francia, sant’Aigolfo, abate, e compagni monaci, che si ritiene abbiano subito il martirio durante un’incursione dei Saraceni.
San Crodegango di Seez
Vescovo
A Sées in Neustria, sempre in Francia, san Crodogango, vescovo e martire.
Santi Giovanni Pak Hu-jae e compagni
Martiri
A Seul in Corea, passione dei santi Giovanni Pak Hu-jae e cinque compagne, martiri, che, durante la persecuzione, condotti davanti al tribunale criminale in quanto cristiani, dopo aver subito crudeli supplizi per la fede, morirono decapitati.
Beato Guala di Brescia
Vescovo
Nel territorio di Astino nella Val Camonica in Lombardia, beato Guala, vescovo di Brescia, dell’Ordine dei Predicatori, che, al tempo dell’imperatore Federico II, si adoperò con saggezza per la pace della Chiesa e della società civile e fu condannato all’esilio.
Beato Andrea Dotti
Santa Basilissa di Nicomedia
Vergine e martire
A Nicomedia in Bitinia nell’odierna Turchia, santa Basilissa, vergine e martire.
Beati Giovanni Battista Bottex, Michele Francesco de la Gardette e Francesco Giacinto le Livec de Tresurin
Martiri della Rivoluzione francese
Sempre a Parigi, nello stesso giorno e anno, beati martiri Giovanni Battista Bottex, Michele Maria Francesco de la Gardette, Francesco Giacinto le Livec de Trésurin, che nella stessa circostanza morirono per Cristo nel carcere di “La Force”.
Beato Nicola (Nicolas) Colin
Sacerdote vincenziano, martire
Beato Giovanni Carlo (Jean-Charles) Caron
Sacerdote vincenziano, martire
Beato Claudio Bochot
Sacerdote e martire
Beato Eustachio Felix
Sacerdote e martire
Beato Giovanni Carlo Maria Bernarde du Cornillet
Canonico Regolare, martire
Beato Claudio Ponse
Canonico Regolare, martire
Beato Giovanni Francesco Bonnel de Pradal
Canonico Regolare, martire
Beato Commendatore di Cordova
Mercedario, martire
Beato Giovanni Luigi Schmid
Sacerdote e martire
Beato Renato Maria Andrieux
Sacerdote gesuita, martire
Beato Giuliano Francesco Hedouin
Sacerdote e martire
San Martiniano di Como
Vescovo
Beata Teresa di Ourem
Vergine
Beato Pietro Giovanni Garrigues
Martire
Beato Stefano Michele Gillet
Martire
Beato Nicola Maria Verron
Sacerdote e martire
Beato Carlo Vittore Véret
Sacerdote e martire
Beato Renato Giuseppe Urvoy
Sacerdote e martire
Beato Luigi Giacomo Schmid
Sacerdote e martire
Beato Giovanni Antonio Seconds
Sacerdote e martire
Beato Nicola Claudio Roussel
Sacerdote e martire
Beato Nicola Gaudreau
Sacerdote e martire
Beato Giorgio Girolamo Giroust
Sacerdote e martire
Beato Gian Michele Philippot o Phelippot
Sacerdote e martire
Beata Battista di Piacenza
Terziaria francescana
Santa Quenburga di Wimborne
Beato Giovanni Pietro (Jean-Pierre) Duval
Sacerdote e martire
Beato Dionigi Claudio (Denis-Claude) Duval
Sacerdote e martire
Beato Giacomo (Jacques) Dufour
Sacerdote e martire
Beato Sebastiano (Sébastien) Desbrielles
Sacerdote e martire
Beato Giuseppe (Joseph) Falcoz
Sacerdote e martire
Beato Gilberto Giovanni (Gilbert-Jean) Fautrel
Sacerdote e martire
Beato Pietro Filiberto (Pierre Philibert) Fougère
Sacerdote e martire
Beato Giuseppe Maria (Joseph-Marie) Gros
Sacerdote e martire
Beato Ivo Andrea (Yves-André) Guillon de Kerenrun
Sacerdote e martire
Beato Manuel Galcerá Videllet
Sacerdote e martire
Dal Martirologio Romano
Memoria di san Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa: dopo avere intrapreso la vita monastica, svolse l’incarico di legato apostolico a Costantinopoli; eletto poi in questo giorno alla Sede Romana, sistemò le questioni terrene e come servo dei servi si prese cura di quelle sacre. Si mostrò vero pastore nel governare la Chiesa, nel soccorrere in ogni modo i bisognosi, nel favorire la vita monastica e nel consolidare e propagare ovunque la fede, scrivendo a tal fine celebri libri di morale e di pastorale. Morì il 12 marzo.<BR>(12 marzo: A Roma presso san Pietro, deposizione di san Gregorio I, papa, detto Magno, la cui memoria si celebra il 3 settembre, giorno della sua ordinazione). — Martirologio Romano