3 settembre
San Marino
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'arrivo a Rimini e l'opera di evangelizzazione
Nel duecentocinquantasette due cristiani chiamati Marino e Leone giunsero a Rimini provenendo dall'isola dalmata di Arbe. I due uomini arrivarono in terra romagnola attirati dalla possibilità di lavorare come scalpellini. Oltre a esercitare la loro professione, Marino si dedicava intensamente all'evangelizzazione e alla conversione dei cittadini di Rimini al cristianesimo. La tradizione martirologica attesta che il santo guidò la popolazione locale, che era ancora pagana, alla fede evangelica e alla libertà cristiana. Come riconoscimento per questa preziosa attività di predicazione e per le numerose conversioni operate, San Gaudenzio, vescovo di Rimini, ordinò Marino diacono.
Il rifugio sul Monte Titano e le prove della fede
Per scampare alle persecuzioni promosse dall'imperatore Diocleziano, il diacono Marino cercò rifugio nei boschi del Monte Titano, un territorio che conosceva approfonditamente. Il santo era rimasto affascinato da quei luoghi, dove si recava frequentemente cercando pietre da scolpire. Una donna malvagia e descritta come indemoniata rintracciò Marino nel suo rifugio, accusandolo di essere suo marito e di praticare la religione cristiana. Di fronte a questa calunnia, Marino reagì unicamente praticando il digiuno e la preghiera. A seguito delle sue preghiere si verificò un miracolo: la donna cambiò atteggiamento, fece ritorno a Rimini e iniziò a lodare il santo.
La comunità e il dono del monte
Secondo la tradizione, Marino e Leone si stabilirono insieme a una piccola comunità sulla cima del Monte Titano per evitare ulteriori traversie, delimitando accuratamente la loro area di rifugio. In un secondo momento Leone decise di lasciare la comunità per trasferirsi sul vicino Mons Feretrum, noto anche come Monte Feretrio e corrispondente all'attuale Montefeltro. Il terreno occupato da Marino era di proprietà di una donna chiamata Felicissima. Il figlio di quest'ultima, di nome Verissimo, si recò sul Monte Titano con la ferma intenzione di scacciare il santo. Marino affrontò tale ostilità unicamente mediante la preghiera rivolta a Dio. La preghiera fu immediatamente esaudita e Verissimo rimase improvvisamente paralizzato. A seguito di tale evento, donna Felicissima andò ad supplicare Marino, chiedendo perdono per l'aggressione commessa dal figlio. Grazie all'intercessione della madre e alle suppliche del diacono, Verissimo riacquistò la salute. In segno di profonda gratitudine per il miracolo ricevuto, donna Felicissima donò definitivamente il terreno del Monte Titano a Marino.
La morte e il culto
San Marino morì nell'anno trecentouno sul territorio che gli era stato generosamente donato. Il Martirologio lo ricorda come diacono e anacoreta sul monte Titano presso Rimini. Dopo il trapasso, egli venne sepolto all'interno dell'edificio di culto dedicato a San Pietro che egli stesso aveva edificato con le proprie mani. Successivamente alla sua morte terrena, Marino fu elevato agli onori degli altari dalla Chiesa. Egli detiene il primato unico di essere il santo fondatore di uno Stato. San Marino è venerato come patrono principale della Repubblica di San Marino, mentre San Leone e Sant'Agata ne sono i compatroni.
Il cammino di fede
La vicenda umana di San Marino inizia lontano dalle coste italiane, nell'isola di Arbe, da cui partì per giungere a Rimini nell'anno duecentocinquantasette. Inizialmente dedito al lavoro di scalpellino, il suo operato si trasformò presto in una missione di apostolato volta a convertire e istruire le genti del luogo. Il suo impegno costante trovò pieno compimento nella chiamata al diaconato, conferitagli dal vescovo Gaudenzio di Rimini, un ministero che egli onorò con spirito di sacrificio e fervore religioso. Tuttavia, il tempo delle persecuzioni contro i cristiani rese necessaria una scelta di distacco dal mondo, spingendolo a cercare un luogo dove poter vivere in preghiera e contemplazione.
Il Monte Titano divenne la meta del suo esilio volontario, una roccaforte naturale dove il diacono scelse di condurre una vita da anacoreta. In quel luogo impervio e solitario, la sua presenza non passò inosservata, attirando l'attenzione e la benevolenza di donna Felicissima. Ella, riconoscendo la santità dell'uomo, volle donargli il territorio del Monte Titano, permettendo così il consolidamento della sua opera. San Marino non si limitò alla preghiera solitaria, ma fondò una comunità religiosa che divenne un centro di aggregazione spirituale per molti, culminando con la costruzione di una chiesa dedicata a San Pietro. La sua vita terrena si concluse nell'anno trecentouno, lasciando un segno indelebile che avrebbe influenzato la storia civile e religiosa dell'intera regione del Montefeltro.
Il culto e la memoria
La venerazione verso San Marino è giunta sino a noi attraverso i secoli, sostenuta da una devozione popolare che non ha mai conosciuto interruzioni. Riconosciuto santo per culto immemorabile, la sua figura è il cuore pulsante dell'identità della Repubblica di San Marino, che lo onora come proprio fondatore e celeste protettore. Ogni anno, la memoria liturgica del tre settembre rinnova il legame profondo tra la comunità civile e il suo padre spirituale.
Il ricordo del Santo scalpellino, divenuto diacono e poi eremita, continua a essere un richiamo alla semplicità delle origini e alla forza della fede che sa trasformare le pietre in un altare e una solitudine in una comunità. La sua eredità non è soltanto storica, ma vive nella preghiera di chi, guardando al Monte Titano, riconosce in San Marino un modello di perseveranza e di amore incondizionato per la libertà dello spirito e per la dignità di ogni persona.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Marino?
San Marino si festeggia il 3 settembre.
Di cosa è patrono San Marino?
San Marino è il patrono principale della Repubblica di San Marino.
Sul monte Titano vicino a Rimini, san Marino, diacono e anacoreta, che si ritiene abbia condotto il popolo ancora pagano alla luce del Vangelo e alla libertà di Cristo. — Martirologio Romano