3 settembre
Sant' Ausano di Milano
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'episcopato e le vicende storiche
Il periodo in cui Sant'Ausano resse la diocesi milanese fu particolarmente travagliato. Tra il settembre del cinquecentocinquantotto e il marzo del cinquecentosessanta, papa Pelagio I inviò una lettera al patrizio Giovanni lamentandosi di Paolino di Aquileia. Paolino si era fatto ordinare vescovo a Milano anziché ad Aquileia, ricevendo la consacrazione da un presunto presul scismatico. Papa Pelagio I affermò con fermezza che Paolino non doveva essere ritenuto consacrato ma esecrato.
In un'ulteriore epistola indirizzata al patrizio Valeriano, papa Pelagio I chiese esplicitamente di catturare sia Ausano sia Paolino per consegnarli all'autorità imperiale. Tuttavia, non vi è certezza storica che il vescovo milanese che consacrò Paolino fosse effettivamente Ausano. Anche nell'ipotesi che fosse stato Ausano a compiere il rito, non vi sono evidenze di una sua adesione allo scisma dei Tre Capitoli. L'appellativo di scismatico usato dal pontefice verso il vescovo milanese fu probabilmente un rimprovero per l'irregolarità dell'ordinazione di Paolino e non una condanna formale.
L'eventuale opposizione di Ausano alla condanna dei Tre Capitoli, decisa dal quinto concilio ecumenico, era del resto condivisa da molti presuli occidentali. Tale resistenza dei vescovi occidentali non nasceva da intenzioni eretiche, ma dal desiderio sincero di difendere il concilio di Calcedonia e dalla difficoltà oggettiva di interpretare il complesso linguaggio teologico greco. I pontefici mostrarono una certa tolleranza verso i vescovi dell'Occidente in quel contesto storico così complesso. È significativo notare che papa Pelagio I definì scismatico il vescovo consacratore nella lettera a Giovanni, mentre nella missiva a Valeriano lo qualificò semplicemente come vescovo, riservando a Paolino il termine di pseudo-vescovo.
Il culto e le reliquie
La venerazione per sant'Ausano è attestata in modo eminente nella Cronaca di Goffredo di Bussero, risalente al tredicesimo secolo e pubblicata da padre Grazioli nell'Archivio storico lombardo del millenovecentosei. Nel suo scritto, Goffredo di Bussero definisce Ausano come un predicatore instancabile e un operatore di miracoli, testimoniando la fama di santità che circondava la sua memoria tra i fedeli.
Il decesso di Ausano avvenne con molta probabilità nel corso dell'anno cinquecentocinquantanove. Il tredici settembre Ausano fu sepolto nella basilica milanese di Santo Stefano Maggiore, conosciuta anche come ad Rotam oppure in Brolo. Successivamente, le sue spoglie mortali furono traslate con cura nella basilica di Sant'Ambrogio. Nel millenovecentonove il cardinale Federico Borromeo effettuò una ricognizione canonica delle reliquie di Ausano proprio nella basilica di Sant'Ambrogio, confermando la continuità di una devozione radicata nei secoli.
Il ministero episcopale
La figura di Sant'Ausano si staglia nel panorama della Milano del sesto secolo, epoca in cui il vescovo era punto di riferimento imprescindibile per la vita civile e spirituale della popolazione. Assumendo la guida della diocesi in un biennio critico, tra il cinquecentocinquantotto e il cinquecentosessanta, egli esercitò il proprio ruolo con dedizione, affrontando le sfide dottrinali e disciplinari che il contesto ecclesiastico del tempo imponeva. Tra gli episodi più significativi del suo governo pastorale si annovera il coinvolgimento diretto nelle controversie legate alla consacrazione di Paolino di Aquileia, vicende che misero alla prova la prudenza e la fermezza del vescovo milanese.
Il suo servizio si concluse nell'anno cinquecentocinquantanove, lasciando alla Chiesa ambrosiana un'eredità di dedizione al magistero e cura per l'unità della fede. La morte, avvenuta nel cuore di Milano, segnò l'inizio di una venerazione che ha attraversato i secoli, trasformando il vescovo in un intercessore silenzioso ma costante per il popolo che aveva guidato. La sua vita, seppur breve nel suo esercizio episcopale, rimane incastonata nella storia della Chiesa come testimonianza di un impegno vissuto nel cuore delle vicende umane e divine del suo tempo, mantenendo intatta la dignità del ruolo di successore degli apostoli.
La memoria delle reliquie
Il culto tributato a Sant'Ausano è strettamente legato ai luoghi che ne hanno custodito le spoglie nel corso dei secoli. Inizialmente sepolto presso la basilica di Santo Stefano Maggiore a Milano, il corpo del santo vescovo fu successivamente oggetto di una traslazione solenne nella basilica di Sant'Ambrogio, segno tangibile della stima e della devozione che la Chiesa milanese nutriva per il suo pastore. Questo spostamento non fu soltanto un gesto di pietà, ma un atto che ha contribuito a mantenere vivo il legame tra la comunità dei fedeli e la memoria del proprio vescovo.
Un momento di particolare rilevanza storica per la venerazione del santo avvenne nell'anno milleseicentonove, quando il cardinale Federico Borromeo dispose la ricognizione delle reliquie. Tale atto, condotto con rigore e spirito di devozione, permise di confermare la presenza fisica del vescovo e di rinvigorire la memoria del suo operato. Oggi, la Chiesa cattolica ne celebra la memoria il giorno tre settembre, come indicato nel Martirologio Romano, invitando i fedeli a fare tesoro dell'esempio di chi ha saputo guidare con sapienza la porzione di popolo di Dio a lui affidata in tempi antichi.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Ausano di Milano?
La memoria liturgica di sant'Ausano vescovo viene celebrata il giorno 3 settembre, come fissato dal Martirologio Romano.
A Milano, sant’Ausano, vescovo. — Martirologio Romano