3 settembre
Beata Bibiane (Denise) Leclercq
Vergine e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la giovinezza in famiglia
Denise Leclercq nacque a Gazeran, un piccolo comune vicino a Parigi, l'8 gennaio 1930. Era la primogenita di otto figli di una famiglia di contadini. A causa della sua posizione di figlia maggiore, dovette fin da subito aiutare la madre nelle faccende domestiche. A causa di problemi economici, la famiglia si trasferì nei pressi di Roye, nel dipartimento della Somme. In questo contesto, Denise sviluppò un carattere tenace. Studiò presso la scuola di economia domestica Jeanne d'Arc di Roye, dimostrando grande determinazione. Mentre studiava, lavorava anche nella fattoria di famiglia, alternando la fatica dei campi agli impegni scolastici. Durante questo periodo maturò una fede profonda e discreta. Nutriva da tempo il desiderio di farsi suora, ma decise di posticipare la sua entrata in convento per attendere che tutti i suoi fratelli e sorelle completassero gli studi, compresi quelli più avanzati dei suoi. Protrasse l'attesa poiché la sua ultima sorella, Odile, fu bocciata per due anni. Denise non fece pesare alla sorella Odile il ritardo causato dalle sue bocciature, confermando una grande pazienza e un affetto sincero.
La chiamata religiosa e l'arrivo in Algeria
Superata l'attesa familiare, scelse di entrare nell'istituto delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, fondato nel 1876 da padre Augustin Planque. Entrò come postulante il 3 marzo 1959 nella casa madre di Vénissieux, vicina a Lione. Sei mesi dopo l'ingresso vestì l'abito religioso e le fu dato il nome di suor Bibiane. Il nome di religione le fu imposto in onore di santa Bibiana, vergine e martire del quarto secolo. Rispetto alla media dell'epoca, iniziò il noviziato in età avanzata. Soffriva molto per il distacco dalla famiglia, ma trovava conforto nel sentirsi sostenuta dalla preghiera di molte persone. Il suo desiderio originale era di essere inviata in missione nell'Africa subsahariana. Al termine del noviziato fu invece destinata a Costantina, in Algeria. Il suo primo incarico fu presso la maternità Sidi Mabrouk. Svolgendo questo servizio fece parte di una comunità composta da sedici suore. Riuscì a superare la sensazione di disorientamento dovuta alla barriera linguistica mostrandosi completamente disponibile, e mostrò la medesima disponibilità totale anche nelle comunità successive.
Il servizio educativo e la maturità spirituale
Nel 1964 ricevette l'incarico di fondare una scuola di taglio, cucito e ricamo e un centro di economia domestica per giovani donne povere a Belcourt, un quartiere di Algeri. L'8 marzo 1967 emise i voti perpetui. Nel 1970 completò la sua formazione giovanile conseguendo un diploma professionale in cucito. Successivamente ottenne anche il diploma professionale in ricamo, rilasciato dall'ispettorato accademico di Algeri. Affiancò alle competenze tecniche la capacità d'instaurare un dialogo educativo e d'incoraggiamento con le allieve durante le lezioni. Più tardi fu nominata direttrice della Scuola di arti industriali e decorative di Algeri. Nel 1980 fu messa a capo di una piccola comunità formata da lei e da altre due consorelle. Mantenne la sua consueta discrezione nella pratica della fede. Nello stesso periodo approfondì la propria spiritualità partecipando agli Esercizi Spirituali presso le Clarisse di Algeri o nel monastero trappista di Tibhirine. Grazie alla sua salda fede affrontò con fermezza un islamista che aveva interrotto una sua lezione per prenderne il controllo e imporre l'insegnamento del Corano.
La scelta di rimanere e il contesto della persecuzione
In quel periodo le intimidazioni contro i residenti stranieri diventarono sempre più frequenti in Algeria. La superiora generale delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli chiese alle consorelle residenti nel Paese di decidere se rimanere o lasciare il territorio. Nell'ottobre 1994 suor Bibiane comunicò la sua decisione di rimanere per corrispondere alla fiducia ricevuta dalla popolazione locale e per rappresentare un segno di speranza. Gli abitanti del quartiere manifestavano grande affetto verso le suore. Incontrandole per strada verso il mercato, la gente le salutava chiamandole mamme, e le religiose ricambiavano i saluti degli abitanti sorridendo e chiamandoli figlioli. La mattina del 27 dicembre 1994 quattro uomini travestiti da agenti di polizia irruppero nella residenza dei Padri Bianchi a Tizi Ouzou. Nell'aggressione vennero uccisi i padri Christian Chessel, Alain Dieulangard, Jean Chevillard e Charles Deckers. I funerali dei quattro padri si tennero nella basilica di Nostra Signora d'Africa ad Algeri, con la partecipazione di un gran numero di cittadini algerini di fede musulmana.
La testimonianza di pace e la prova suprema
Il giorno successivo alle esequie, suor Bibiane scrisse a una sorella raccontando la celebrazione e sottolineando il profondo clima di unione nella preghiera e di pace provato nonostante il dolore. Nella medesima lettera affermò di non avere paura, di confidare in Dio e in Nostra Signora d'Africa e di sentirsi sostenuta dalle preghiere ricevute. Rispose con serenità anche al parroco padre Henri Bonnamour, che le esprimeva timore per la sua incolumità, dichiarando di essere pronta a qualsiasi evenienza. Conservò la fiducia in Dio pur vivendo in un contesto segnato da forti disordini. In una lettera alla cugina spiegò la sua visione spirituale, affermando che non serve cercare cose straordinarie, ma occorre offrire interamente la vita al Signore e cercare solo di piacergli. Il 3 settembre 1995 suor Bibiane si recò a Messa presso le suore salesiane insieme a suor Angèle-Marie Littlejohn, una delle due consorelle con cui conviveva. Alle 19 e 15 le due suore lasciarono la cappella delle salesiane per incamminarsi verso la propria abitazione. Mentre camminavano all'altezza del civico 92 di via Benlouzaïd, vicine al civico 105 dove risiedevano, furono colpite da spari di pistola. Nonostante le precauzioni adottate dalle suore, l'attacco dimostrò che le due religiose erano state seguite.
Il riconoscimento del martirio e la beatificazione
Le due Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli sono state inserite in una causa di beatificazione comprensiva di diciannove candidati. Tra i candidati della stessa causa figuravano anche quattro Padri Bianchi. Tutti i diciannove candidati alla beatificazione erano religiosi e furono uccisi tra il 1994 e il 1996 durante il periodo storico denominato anni neri dell'Algeria. L'inchiesta diocesana per la loro causa si è tenuta ad Algeri, iniziando il 5 ottobre 2007 e concludendosi nel luglio 2012. Il 26 gennaio 2018 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sul martirio dei diciannove religiosi. La cerimonia di beatificazione si è svolta l'8 dicembre 2018 presso il santuario di Nostra Signora di Santa Cruz ad Orano. Il cardinale Angelo Becciu ha presieduto la celebrazione della beatificazione in qualità di inviato speciale del Papa, ricoprendo la carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. La memoria liturgica dell'intero gruppo di martiri è stata stabilita per il giorno 8 maggio, che corrisponde alla data di morte dei primi due religiosi assassinati, ovvero fratel Henri Vergès e suor Paul-Hélène Saint-Raymond.
Il cammino della testimonianza
Il percorso di vita della Beata Bibiane Leclercq ha avuto inizio in Francia, a Gazeran, per poi snodarsi attraverso un itinerario di consacrazione che l'ha condotta a servire Dio in diverse comunità. Dopo il suo ingresso nell'ordine delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, avvenuto nel 1959, la sua missione si è radicata in Francia, tra Roye e Vénissieux, per poi approdare in Algeria. È proprio in questa terra che il suo zelo apostolico ha trovato una forma tangibile e preziosa: nel 1964, ad Algeri, ha fondato un centro di economia domestica destinato alle ragazze povere. Attraverso questa opera, la Beata Bibiane non ha offerto soltanto competenze pratiche, ma ha donato dignità e futuro a giovani donne in difficoltà, incarnando la sollecitudine di Cristo verso i bisognosi.
Gli anni novanta hanno segnato per lei una prova decisiva. Dinanzi all'escalation di violenza che ha colpito l'Algeria, la scelta di restare non è stata dettata da leggerezza, ma da una profonda consapevolezza spirituale. Nel 1994, nonostante le esplicite minacce terroristiche, ha deciso di non abbandonare coloro che le erano stati affidati. Questo atto di fedeltà estrema è giunto a compimento il 3 settembre 1995, quando è stata vittima di un agguato a colpi di pistola. La sua morte, avvenuta ad Algeri, ha sigillato una vita spesa interamente per gli altri, trasformando il suo impegno quotidiano in una testimonianza di martirio che ancora oggi interpella la coscienza di ogni credente.
Il culto e la memoria
La Chiesa ha riconosciuto ufficialmente il valore della testimonianza di suor Bibiane Leclercq elevandola agli onori degli altari. La beatificazione, celebrata da Papa Francesco l'8 dicembre 2018, ha confermato la santità di una donna che ha saputo coniugare la mitezza della vita religiosa con la fermezza del martirio. La sua memoria liturgica, fissata per il 3 settembre, giorno della sua nascita al cielo, rappresenta un momento di preghiera e di riflessione per tutta la comunità cristiana.
Oltre alla data del 3 settembre, la Beata Bibiane è ricordata insieme agli altri martiri d'Algeria in una memoria liturgica fissata per l'8 maggio. Questo legame con i confratelli e le consorelle che hanno condiviso con lei il medesimo destino di sangue sottolinea la natura comunitaria della sua testimonianza. Vivere nel ricordo di questa martire significa oggi rinnovare l'impegno a essere presenze di pace in contesti di conflitto, accogliendo il dono della sua vita come un seme che continua a portare frutto nella storia della Chiesa universale.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Bibiane Leclercq?
La Beata Bibiane Leclercq si festeggia il 3 settembre, mentre la memoria liturgica dell'intero gruppo di martiri algerini è stabilita per l'8 maggio.