3 settembre
Beato Bartolomeo Gutierrez e compagni
Martiri
Aggiornato il 15 settembre 2026
La vocazione e la missione
La vita del Beato Bartolomeo Gutierrez si sviluppa nel contesto delle grandi missioni del diciassettesimo secolo. Nato a Città del Messico nel 1580, ricevette dai genitori una solida educazione devota che preparò il suo cuore alla vita consacrata. Nel 1596, a soli sedici anni, vestì l'abito dell'Ordine agostiniano e, ultimati gli studi ecclesiastici, fu ordinato sacerdote. La sua prima destinazione fu il convento agostiniano di Puebla de los Angeles. Nel 1606 si mise in viaggio per mare verso il Giappone, ma la provvidenza lo fermò per sei anni a Manila, nelle Filippine, dove mise a frutto i suoi talenti come maestro dei novizi. Sbarcato in terra giapponese nel 1612, si dedicò per tre anni all'annuncio del Vangelo. Di fronte alla crescente persecuzione e all'espulsione ordinata dalle autorità, fece ritorno a Manila, riprendendo l'insegnamento dei novizi. Tuttavia, l'affetto dei giapponesi convertiti, unito al suo ardore missionario, lo spinsero a tornare. Il dodici agosto 1618 sbarcò clandestinamente a Nagasaki, accompagnato nel viaggio dal confratello e futuro martire Beato Pietro de Zúniga. In anni segnati dall'intensificarsi della persecuzione e dal martirio del confratello Beato Ferdinando Ayala di San Giuseppe, il sacerdote agostiniano continuò instancabilmente il suo ministero. Tra il 1618 e il 1629 operò tra i fedeli affrontando gravi pericoli, fondò il Terz'ordine agostiniano e istituì la Confraternita dei Cinturati e delle Cinturate, i cui membri diedero in seguito la vita per Cristo.
La prigionia e il martirio
Nel novembre del 1629 la persecuzione raggiunse direttamente il Beato Bartolomeo Gutierrez con l'arresto e la reclusione nella prigione di Nagasaki. Tra le mura del carcere fu raggiunto dai confratelli Francesco di Gesù e Vincenzo di Sant'Antonio, che vollero condividere la sua stessa sorte. Nel dicembre del 1629 i prigionieri furono trasferiti nel carcere di Omura, un luogo di detenzione dalle condizioni durissime dove rimasero per due anni interi. Nonostante la durezza della reclusione, il sacerdote non interruppe la sua missione: svolse una intensa opera evangelizzatrice nei confronti dei carcerieri e mantenne un costante contatto epistolare con i superiori religiosi e le comunità cristiane. Il venticinque novembre 1631 il gruppo fu ricondotto a Nagasaki. Qui ebbe inizio la prova estrema, protratta per circa un mese con la tortura dell'immersione nelle sorgenti di acqua solforosa bollente sul monte Unzen. Sopravvissuto a queste sevizie, trascorse ancora un anno in carcere prima della sentenza definitiva. Il tre novembre 1632 fu pronunciata la condanna a morte per rogo e nello stesso giorno il Beato Bartolomeo Gutierrez morì bruciato vivo in Giappone. La Chiesa ha riconosciuto la luminosità di questa testimonianza quando Papa Pio IX lo ha proclamato beato nel 1867, associandolo a un folto gruppo di martiri giapponesi tra cui quattro confratelli agostiniani e sei terziari.
Il cammino terreno
Il percorso di Bartolomeo Gutierrez ebbe inizio a Città del Messico, luogo dove nacque nel 1580 e dove, all'età di sedici anni, scelse di abbracciare il carisma di Sant'Agostino, entrando nell'ordine. La sua formazione sacerdotale e la sua vocazione missionaria lo condussero ben presto lontano dalla patria, portandolo a esercitare il ministero tra Puebla de los Angeles, Manila e il Giappone. In queste regioni, egli comprese profondamente la necessità di una presenza costante e vicina ai fedeli, operando per la crescita spirituale delle comunità.
Nel 1618, nonostante il clima di ostilità crescente verso la fede cristiana, Bartolomeo prese la decisione di rientrare clandestinamente in Giappone. La sua attività non si limitò alla predicazione, ma si estese alla cura pastorale attraverso l'istituzione del Terz'ordine Agostiniano e di diverse confraternite locali, strumenti preziosi per fortificare il laicato cattolico. La sua dedizione fu tuttavia interrotta dall'arresto. Condotto presso le sorgenti termali di Ungen, subì il tormento delle acque sulfuree, una prova durissima che egli affrontò senza rinnegare la propria fede. Successivamente, fu condotto a Nagasaki, dove subì la condanna al rogo nel 1632. Il suo sacrificio, unito a quello dei compagni agostiniani, rappresenta una pagina significativa della missione agostiniana nel diciassettesimo secolo, culminata nel riconoscimento ufficiale della Chiesa con la beatificazione proclamata da Pio IX nel 1867.
Il culto e la memoria
La memoria del Beato Bartolomeo Gutierrez e dei suoi compagni martiri è custodita con gratitudine dalla Chiesa, che ne celebra il ricordo il 3 settembre. La sua figura trascende il tempo, parlando ancora oggi a chi è chiamato a testimoniare il Vangelo in contesti di difficoltà o di isolamento. Il riconoscimento della sua santità, avvenuto durante il pontificato di Pio IX nel 1867, ha elevato il suo esempio agli altari, rendendolo un modello di perseveranza sacerdotale.
Il culto verso questo missionario agostiniano non è legato a particolari patronati, ma si concentra sulla sua instancabile opera di edificazione della comunità cristiana attraverso le confraternite e il Terz'ordine. La sua è una memoria liturgica che invita a riflettere sul valore della fedeltà alla propria vocazione, anche quando questa richiede il prezzo più alto. I fedeli guardano al Beato Bartolomeo come a un intercessore capace di infondere coraggio nelle prove, ricordando che ogni atto di carità e ogni impegno pastorale, se vissuti in comunione con Cristo, diventano semi fecondi di speranza per le generazioni future.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Bartolomeo Gutierrez?
La memoria liturgica si celebra il 3 settembre.
A Nagasaki in Giappone, beati Bartolomeo Gutiérrez, sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, e cinque compagni, martiri, che in odio alla fede cristiana furono dapprima immersi in acque sulfuree bollenti e poi dati al rogo. — Martirologio Romano