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23 ottobre

San Severino Manlio Boezio

Filosofo e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e giovinezza

Il nome completo del filosofo e poeta è Anicio Manlio Torquato Severino Boezio. Severino Boezio è nato a Roma nel 480, sebbene alcune fonti indichino la nascita intorno al 475. Boezio nacque nella nobile stirpe degli Anicii e in una famiglia aristocratica. Il padre di Boezio apparteneva alla gens Anicia e fu console sotto Odoacre. A trent'anni Boezio era già un uomo famoso. Entrato ancor giovane nella vita pubblica, Boezio si impegnò in politica fedele alla tradizione della sua famiglia. Boezio raggiunse la carica di senatore a venticinque anni. Boezio divenne senatore all'età di venticinque anni. Boezio divenne console unico nel 510. Boezio sposò Rusticiana. Boezio divenne genero dell'imperatore Simmaco. Boezio divenne cognato delle sante Proba e Galla. Boezio ebbe due figli di nome Simmaco e Boezio. Nel 522 due figli di Boezio furono nominati consoli. A quel tempo Boezio era già una figura di altissimo rilievo nella vita civile della penisola.

L'impegno politico e culturale

Nel 497 l'Italia fu invasa dagli Ostrogoti di Teodorico. Teodorico riuscì inizialmente a creare un equilibrio tra il suo popolo e i Romani. Boezio fu attivo in politica sotto Teodorico. Nei primi tempi Teodorico stimava molto Boezio. Boezio fu cancelliere del re ostrogoto Teodorico. Boezio sperava in una progressiva romanizzazione dei barbari Goti. Boezio era convinto di poter temperare insieme le linee della società romana e i valori dei popoli nuovi. Boezio considerò sua missione riconciliare la cultura classica romana con la nascente cultura del popolo ostrogoto. Boezio collaborò con Teodorico per diffondere l'humanitas romana e cristiana tra i Goti. Boezio si dedicò all'approfondimento di temi filosofico-religiosi. Boezio iniziò a tradurre i classici come Aristotele, Platone e Porfirio per motivazioni culturali e civili. Boezio aveva cominciato a tradurre in latino le opere dei filosofi greci. Le traduzioni dei classici diedero a Boezio una grande notorietà nel Medioevo. Boezio scrisse trattati di logica, matematica, musica e teologia. Boezio scrisse manuali di aritmetica, geometria, musica e astronomia. Lo scopo di Boezio nello scrivere manuali era trasmettere la grande cultura greco-romana alle nuove generazioni. Boezio utilizzò le categorie della filosofia greca per proporre la fede cristiana. Boezio cercò una sintesi fra il patrimonio ellenistico-romano e il messaggio evangelico. Boezio unì l'eredità del classicismo pagano con gli ideali e il pensiero cristiani nella sua opera. Boezio diede un profondo contributo alla formazione della filosofia medioevale. Tutti gli uomini desiderano sapere secondo Aristotele. L'oggetto della ricerca umana è la verità sul mondo, su Dio e su se stessi. Alcuni personaggi della storia sono martiri per la verità.

La condanna e la prigionia

L'integrità della coscienza di Boezio lo portò ad opporsi alle ingiustizie alla corte di Teodorico. Boezio si scontrò con alcuni funzionari corrotti. I funzionari corrotti accusarono ingiustamente Boezio di tradimento per vendetta. Boezio difese il senatore Albino, accusato ingiustamente di tramare con l'imperatore d'Oriente Giustino contro il re. Il pretesto dell'accusa fu l'aver assunto la difesa in giudizio dell'amico senatore Albino. La difesa di Albino a Verona rese Boezio inviso a Teodorico. L'imperatore Teodorico era ariano e anticattolico. Teodorico era disposto a vendette sanguinose. Teodorico, ariano e barbaro, sospettava segretamente che Boezio avesse simpatie per l'imperatore bizantino Giustiniano. Boezio fu accusato sulla base di calunnie prezzolate. Teodorico condannò Boezio senza neppure ascoltarlo. Boezio fu processato, condannato a morte e giustiziato il 23 ottobre del 524. Teodorico chiese la ratifica della pena a un senato pauroso e servile. La condizione di detenzione di Boezio fu aggravata dall'essere stata abbrutita dal ricorso alla tortura. Boezio fu torturato a morte esclusivamente per le sue convinzioni ideali, politiche e religiose. Boezio fu esiliato a Pavia. Boezio fu rinchiuso dal prefetto Eusebio nel battistero della vecchia cattedrale in Agro Calventiano a Pavia. Boezio morì in esilio a Pavia nel 526, sebbene la morte effettiva sia storicamente collocata nel 524. Al momento della morte Boezio aveva soli quarantaquattro anni. Teodorico morì il 30 agosto 526. Il corpo di Boezio fu sepolto a Pavia nella chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro.

Il De Consolatione Philosophiae

L'opera più nota di Boezio è il De consolatione philosophiae. Lo scritto più rilevante di Boezio che lo rese famoso è il De consolatione philosophiae. Il De consolatione philosophiae fu composto per dare un senso alla ingiusta detenzione dell'autore. Il De consolatione philosophiae fu scritto mentre Boezio era condannato a morte. Il De consolatione philosophiae fu scritto in carcere tra il 523 e il 524 in cinque libri. Il De consolatione philosophiae raccoglie la Summa delle esperienze culturali e umane di Boezio. Nel carcere Boezio cercò la consolazione, la luce e la saggezza. Nel carcere Boezio imparò a distinguere tra beni apparenti e beni veri. I beni apparenti scompaiono in carcere. I beni veri come l'autentica amicizia non scompaiono nemmeno in carcere. Per Boezio il bene più alto è Dio. Nel carcere Boezio conservò il senso della bellezza della cultura richiamando l'insegnamento di filosofi antichi come Platone e Aristotele. Boezio richiamò i filosofi Cicerone e Seneca e i poeti Tibullo e Virgilio. L'occasione per scrivere la Consolazione della Filosofia fu la condanna a morte di Boezio. Nel testo di Boezio compaiono due Signore a consolarlo: Filosofia e Fortuna. Filosofia appare nelle sembianze di una maestosa dama che interroga, fa ragionare e consola il prigioniero. Nelle miniature dei codici, Boezio è raffigurato seduto o sdraiato mentre scrive, assistito e consolato dalla Filosofia. La Filosofia è rappresentata come una donna bella con le lettere greche simbolo della filosofia pratica e teoretica unite da una scala ricamate sulle vesti.

Gli insegnamenti della Filosofia

Nel libro primo del De consolatione la filosofia è definita come la ricerca della vera saggezza ed è considerata la vera medicina dell'anima. Signora Filosofia risponde a Boezio che nessuno può dirsi in esilio quando è con se stesso. Signora Filosofia giudica lo stato dello spirito più importante del luogo dell'esilio. Signora Filosofia rimprovera Boezio di non considerare ciò che gli è rimasto e di non confrontare la sua vita con quella degli altri. Nel libro secondo si afferma che l'uomo può sperimentare l'autentica felicità unicamente nella propria interiorità. Filosofia interroga Boezio su cosa sia la felicità. Boezio definisce inizialmente la felicità come un bene posseduto il quale non se ne desiderano altri. Filosofia contesta la definizione di Boezio perché mancano certezza e durata. Filosofia definisce la felicità come l'avere tutte le cose insieme senza poterle perdere e con la certezza di poterle aumentare. Filosofia afferma che la felicità si trova solo nell'Infinito, nel Bene sommo e in Dio. Nel libro terzo Boezio cita il testo di Sapienza 7,30-8,1. Boezio trovò senso nella sua tragedia personale alla luce di un testo sapienziale dell'Antico Testamento. Nel libro quarto si dimostra che la prosperità dei malvagi è menzognera e si evidenzia la natura provvidenziale dell'adversa fortuna. Le difficoltà della vita rivelano quanto l'esistenza sia effimera. Le difficoltà della vita sono utili per individuare e mantenere gli autentici rapporti tra gli uomini. L'adversa fortuna permette di discernere i falsi amici dai veri. L'adversa fortuna fa capire che nulla è più prezioso dell'amicizia vera. Filosofia sostiene che i cattivi dovrebbero essere portati in tribunale da amici carissimi come il malato con il medico. Nel libro quinto Boezio discute il rapporto tra l'uomo e Dio. La perorazione finale del De consolatione philosophiae costituisce una sintesi dell'insegnamento di Boezio. Boezio esorta a combattere i vizi e a dedicarsi a una vita virtuosa orientata dalla speranza. Boezio invita a raggiungere il cielo con preghiere nutrite di umiltà. L'imposizione subita può tramutarsi nel vantaggio di avere sempre davanti agli occhi il giudice supremo.

Provvidenza e libertà

Boezio imparò a non cadere nel fatalismo che spegne la speranza. Boezio insegna che non governa il fato ma la Provvidenza. La Provvidenza ha un volto e con essa si può parlare. La Provvidenza è Dio. Il credente Boezio afferma che accettare fatalisticamente la sofferenza elimina la possibilità della preghiera e della speranza teologale. Anche in carcere a Boezio rimase la possibilità della preghiera e del dialogo con Dio. Filosofia e Boezio definiscono la vita dell'uomo come un combattimento e non un godimento tra le delizie. Ogni uomo deve costruire se stesso nell'impegno quotidiano e farsi la propria fortuna. L'uomo è tanto più libero quanto più si mantiene legato al piano provvidenziale di Dio. L'uomo è tanto meno libero quanto più si lega al corpo e alle sue passioni. Il testo sull'autore è attribuito a Mario Scudu salesiano di Don Bosco. La famosa definizione di persona data da Boezio è una sostanza individuale di natura razionale. La definizione di persona mette in rilievo la sostanzialità, l'individualità, l'essere in sé, l'autonomia e la razionalità. La persona appare come l'essere di frontiera che tiene insieme i due mondi. La categoria di persona può essere applicata agli uomini, agli angeli e a Dio. La persona mantiene una solidarietà con gli altri esseri pur conservando la sua irriducibile singolarità secondo Bruno Forte.

Il culto e la memoria

Boezio non è riportato nel Martirologio Romano, ma ha ricevuto culto a Pavia almeno dal secolo tredicesimo. La festa di Boezio fu celebrata il ventitré ottobre, data supposta della sua morte. Il Martirologio ricorda a Pavia san Severino Boezio come martire, illustre per cultura e scritti, autore di un trattato sulla consolazione della filosofia in carcere e fedele a Dio fino alla morte inflitta da Teodorico. Boezio è riconosciuto e celebrato nella liturgia di Pavia come martire della fede. Boezio è simbolo dei detenuti ingiustamente di tutti i tempi e di tutte le latitudini. Boezio è porta di ingresso alla contemplazione del Crocifisso del Golgota secondo Papa Benedetto XVI nell'Udienza Generale del dodici marzo 2008. Dante Alighieri celebrò la dignità di martire e la santità di Boezio nella Divina Commedia, Paradiso, canto X. Giosué Carducci scrisse sulla fine di Teodorico nel Vulcano di Lipari citando il santo viso di Boezio. La tradizione riferisce che il suo sacrificio e la sua testimonianza siano rimasti vivi nella memoria della Chiesa e della cultura cristiana per i secoli a venire.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Severino Manlio Boezio?

San Severino Manlio Boezio si festeggia il 23 ottobre, data supposta della sua morte.

Di cosa è patrono San Severino Manlio Boezio?

Severino Boezio è riconosciuto e celebrato nella liturgia di Pavia come martire della fede ed è simbolo dei detenuti ingiustamente di tutti i tempi e di tutte le latitudini.

A Pavia, commemorazione di san Severino Boezio, martire, che, illustre per la sua cultura e i suoi scritti, mentre era rinchiuso in carcere scrisse un trattato sulla consolazione della filosofia e servì con integrità Dio fino alla morte inflittagli dal re Teodorico. — Martirologio Romano