28 ottobre
San Simone
Apostolo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la chiamata nel collegio apostolico
Le notizie sulle origini, sulla presenza nel collegio apostolico, sull'attività evangelizzatrice e sulla morte di San Simone sono incerte e controverse, tanto che gli studiosi hanno formulato varie ipotesi mancando la certezza per una sola. Il nome di Simone appare in tutte le fonti che parlano degli Apostoli di Gesù, nonostante le scarse informazioni sulla sua vita personale. La lista ufficiale degli Apostoli colloca Simone all'undicesimo posto. I tre Vangeli sinottici e gli Atti degli Apostoli parlano di Simone come fonte primaria. Gesù scelse i suoi apostoli guardando al cuore degli uomini e volle che appartenessero a varie correnti del giudaismo dell'epoca, dai farisei ai discepoli di San Giovanni Battista, dagli zeloti alla gente comune fino a un pubblicano. Gli evangelisti Matteo e Marco attribuiscono a Simone il soprannome di Zelota o Cananeo per distinguerlo da Simon Pietro. Marco e Matteo attribuiscono a Simone l'appellativo di Cananeo, mentre Luca e gli Atti degli Apostoli parlano di Simone lo Zelota. Questa doppia denominazione di Simone è all'origine di una delle più dibattute controversie sulla sua vita. Per molti secoli il soprannome Cananeo ha fatto pensare a una nascita nella città di Cana, luogo del miracolo delle nozze di Cana. Molti identificano Simone con l'omonimo cugino di Gesù, noto come Simone fratello dell'apostolo Giacomo il Minore. Un'interpretazione antica, presente nella Chiesa abissina, identifica la figura con Simeone figlio di Cleofa, descritto come cugino di Gesù e fratello dell'apostolo Giacomo il Minore. I Bizantini identificano Simone con Natanaele di Cana e con il direttore di mensa alle nozze di Cana. Oggi si tende a spiegare l'origine di Cananeo con la parola ebraica qana, che indicava il movimento ribellista degli Zeloti. Gli Zeloti costituirono un grave problema politico e militare per i romani del tempo. JB Phillips nella sua traduzione del Nuovo Testamento chiama Simone con l'espressione Simone il Patriot. Il termine zelota designa un membro di un partito politico ed ebreo patriottico disposto a ribellarsi contro il governo romano. L'obiettivo degli Zeloti era liberare la Giudea dalla schiavitù romana e cacciare le legioni romane dal paese. Il movimento degli Zeloti fu organizzato da Giuda di Galilea circa venti anni prima dell'inizio del ministero pubblico di Gesù. Il movimento sotterraneo degli Zeloti divenne spietato, violento e basato su un programma terrorista di omicidio e sabotaggio. Il programma degli Zeloti provocò atti di vendetta da parte dei funzionari romani. Simone inizialmente si avvicinò a Gesù vedendo in Cristo la forza necessaria per cacciare con successo i romani. Molti ebrei vedevano il Messia non come un Salvatore spirituale ma come un Conquistatore terreno. Simone abbandonò i motivi legati alla violenza quando si arrese per seguire Gesù. Gesù predicava un messaggio di non violenza come attestato nei passi evangelici di Matteo e nel testo che ricorda come chi di spada ferisce di spada perisce. Simone fu profondamente trasformato da Gesù e dal suo messaggio. Simone rimase un patriota disposto a lottare, ma la lotta divenne contro le forze di Satana e per il regno di Dio.
L'attività evangelizzatrice e i viaggi apostolici
Le tracce dell'attività evangelizzatrice di Simone sono scarse e avvolte dalla leggenda, ma le tradizioni concordano sul suo impegno nel percorrere a piedi regioni vicine e lontane per portare la luce della Verità e propagare la nuova religione fra i pagani. La fonte più consistente sull'attività di Simone è la Legenda Aurea, scritta nel tredicesimo secolo dal frate domenicano Jacopo da Varagine. La predicazione di Simone sarebbe iniziata in Egitto, probabilmente in compagnia di Bartolomeo, il quale era originario della città di Cana. Alcuni affermano che Simone visitò l'Egitto e che lo stesso apostolo, insieme a San Giuda Taddeo, visitò la Mesopotamia. I Latini e gli Armeni collocano l'attività e la morte di Simone in Armenia. Verso il sessanta dopo Cristo Simone fece ritorno in Galilea, dove fu forse coinvolto nella repressione seguita alla seconda guerra giudaica a causa dei suoi trascorsi tra gli Zeloti. Secondo alcune fonti Simone fuggì dai Romani spostandosi con i seguaci in Persia. In Persia Simone si riunì all'apostolo Giuda Taddeo. Insieme a Giuda Taddeo continuò l'evangelizzazione nelle regioni della Mesopotamia, in Persia e in Armenia. San Fortunato, vescovo di Poitiers alla fine del sesto secolo, riprende l'apocrifa Passio Simonis et Iudae menzionando i due apostoli e indicando per entrambi il martirio comune verso l'anno settanta a opera di pagani in Persia, nella città di Suanir. Secondo le storie apocrife degli Apostoli, Simone e San Giuda Taddeo furono martirizzati a Suanir. Il Martirologio Romano menziona per il ventotto ottobre il martirio dei beati Apostoli Simone Cananeo e Taddeo in Persia, attestando che Simone predicò il Vangelo in Egitto e Taddeo in Mesopotamia, per poi convertirvi una moltitudine in Persia e subire il martirio. La città di Suanir è probabilmente situata nella Colchide. Un monaco del nono secolo affermava che una tomba di San Simone esisteva a Nicopsis nel Caucaso, e a Nicopsis esisteva anche una chiesa dedicata a San Simone fondata dai Greci nel settimo secolo. Una tarda tradizione orientale affermata dal monaco Epifane nel nono secolo colloca una tomba di Simone a Nicopsis, nel Caucaso occidentale. L'area geografica indicata dalle diverse tradizioni appare comunque abbastanza circoscritta.
Il martirio e le differenti tradizioni sulla morte
Il martirio di San Simone è avvolto da diverse tradizioni che ne attestano la straordinaria testimonianza di fede. Simone subì il martirio nel milleseentosette sotto l'imperatore Traiano, regnante tra il cinquantatré e il centodiciassette. Il martirio di Simone avvenne a Pella, dove si era rifugiato con la sua comunità per sfuggire alla seconda guerra giudaica. Secondo la tradizione riportata da Egesippo del secondo secolo, Simone sarebbe succeduto come vescovo di Gerusalemme dal sessantadue al centosette. Questa morte viene descritta da Egesippo, vissuto nel secondo secolo e citato da Eusebio di Cesarea nella Storia ecclesiastica. Alcuni eretici accusarono Simeone di essere discendente di Davide e cristiano, venendo così denunciato dagli eretici e giudicato sotto il consolare Attico. Simone subì il martirio all'età di centoventi anni sotto Traiano Cesare e il consolare Attico, venendo torturato per molti giorni. Simone testimoniò la sua fede destando lo stupore di tutti e del consolare per la resistenza a centoventi anni di età, prima di essere condannato alla crocifissione. La menzione di Attico, identificato come Tiberio Claudio Attico Erode e legato di Giudea dal cento al centotre, colloca il martirio ai primi anni del regno di Traiano, con il luogo indicato a Pella in Palestina secondo Eusebio di Cesarea. Altre tradizioni concordano sulla crudeltà del martirio di Simone, che fu fatto a pezzi con una sega dopo aver subito la crocifissione. In Mesopotamia Simone e San Giuda Taddeo subirono il martirio venendo segati in due parti. Altri affermano che Simone sopravvisse di molti anni e subì il martirio a oltre cento anni in Abcazia, sulle sponde nord-orientali del mar Nero. Secondo fonti ortodosse, Simone sarebbe sepolto in Abcazia. La tradizione cattolica vuole Simone martirizzato insieme a Giuda Taddeo nella città persiana di Suanir. Le sepolture dei due apostoli avrebbero avuto luogo in Babilonia secondo alcune fonti, mentre la tradizione cattolica unisce Simone e Giuda Taddeo per la sepoltura comune in San Pietro a Roma.
Il culto, le reliquie e la devozione
Il culto di San Simone è molto diffuso nella cristianità e la sua festa ricorre il ventotto ottobre, giorno in cui si festeggia insieme a San Giuda Taddeo con la denominazione di Festa dei santi Simone e Giuda, Apostoli. Numerose opere d'arte in Italia e in Europa raffigurano Simone, il quale è sempre rappresentato nell'iconografia insieme agli altri Apostoli in scene come il Cenacolo, la Pentecoste e la Dormitio Virginis. A Venezia è dedicata ai santi Simone e Giuda la chiesa di San Simone Piccolo. Simone viene spesso raffigurato con una sega in mano, attributo legato al suo martirio in cui fu fatto a pezzi con una sega. Il patrocinio di San Simone sui lavoratori del taglio della legna, del marmo e della pietra deriva proprio dal suo martirio in cui fu segato in due parti. Le spoglie mortali di San Simone riposano a Roma nella basilica di San Pietro in Vaticano. Le spoglie di Simone furono deposte insieme a quelle dell'apostolo San Giuda Taddeo. Le reliquie di Simone e Giuda Taddeo sono venerate a San Pietro in Vaticano dal ventisette ottobre milleseicentocinque. Le reliquie furono poste all'altare centrale del transetto sinistro o tribuna dei Santi Apostoli Simone e Giuda. L'altare dal millenovecentosessantatré è stato dedicato a San Giuseppe. I resti di Simone erano precedentemente posti a un altare dedicato nell'antica basilica, trasformato in cappella da Paolo Terzo. Il capo di San Simone si trova nel Museo del Duomo di Pienza. La festa dei santi Simone e Giuda li definisce apostoli e richiama la comunione di intenti e di testimonianza che legò questi due discepoli nella diffusione del Vangelo.
Il cammino apostolico
La vicenda terrena di San Simone si inscrive nel tempo sorgivo della Chiesa, quando il Signore Gesù scelse i suoi dodici apostoli per affidare loro il mandato di annunciare il Regno di Dio. Originario di Cana di Galilea, Simone rispose con prontezza alla chiamata, lasciando ogni cosa per seguire il Salvatore. La sua identità di Zelota o Cananeo suggerisce un uomo di grande vigore spirituale, pronto a difendere con dedizione la legge e la promessa di salvezza. Dopo la Pentecoste, il suo zelo lo spinse a varcare i confini della Giudea per farsi missionario instancabile del messaggio evangelico.
Il suo percorso apostolico fu un lungo pellegrinaggio che toccò l'Egitto, la Mesopotamia, la Persia, l'Armenia e le terre del Caucaso. In ogni luogo egli portò la luce del Vangelo, confermando le comunità nascenti nella fede e testimoniando la risurrezione di Cristo con la sua stessa vita. Nonostante le difficoltà e le asprezze dei viaggi in terre lontane, egli non venne meno al mandato ricevuto, mantenendo intatta la fedeltà al suo Maestro. La sua missione terminò nel corso del primo secolo, intorno all'anno centosette, quando concluse il suo itinerario terreno nella città di Pella o, secondo altre tradizioni, a Suanir. Il suo martirio, avvenuto mediante la crocifissione o il taglio con la sega, rappresenta l'atto finale di un'esistenza interamente consacrata alla testimonianza della Verità. La Chiesa, attraverso un culto immemorabile, onora in lui il coraggio del discepolo che ha saputo trasformare il proprio operato in un inno di lode a Dio.
Il culto e la memoria
La figura di San Simone è circondata da una profonda venerazione che travalica i secoli. La Chiesa lo ricorda nel giorno ventotto di ottobre, unendo liturgicamente la sua memoria a quella di San Giuda Taddeo. Questa celebrazione congiunta sottolinea la fraternità che univa gli apostoli nella missione comune di edificare la Chiesa. Il culto verso San Simone è radicato nella tradizione immemorabile, segno di una devozione che si è tramandata di generazione in generazione senza interruzione.
La memoria di questo apostolo è particolarmente viva tra coloro che prestano il proprio lavoro nelle arti del legno e della pietra. San Simone è infatti riconosciuto come patrono dei boscaioli, dei taglialegna, dei lavoratori del marmo e dei lavoratori della pietra. Queste professioni, che richiedono forza, precisione e dedizione, trovano nel santo un protettore che ha conosciuto la durezza della fatica e il sacrificio del martirio. Attraverso la sua intercessione, i fedeli chiedono la grazia di compiere il proprio lavoro quotidiano con lo stesso spirito di servizio che animò l'apostolo nelle sue missioni in Oriente. La sua vita rimane un faro per la comunità cristiana, un esempio di come la fedeltà al Vangelo possa santificare il lavoro umano e renderlo un'offerta gradita al Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Simone?
San Simone si festeggia il ventotto ottobre insieme a San Giuda Taddeo.
Di cosa è patrono San Simone?
San Simone è il patrono dei tagliatori di legna, dei tagliatori di marmo, dei tagliatori di pietra, dei boscaioli e dei taglialegna.
Festa dei santi Simone e Giuda, Apostoli: il primo era soprannominato Cananeo o “Zelota”, e l’altro, chiamato anche Taddeo, figlio di Giacomo, nell’ultima Cena interrogò il Signore sulla sua manifestazione ed egli gli rispose: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». — Martirologio Romano