15 agosto
San Stanislao Kostka
Novizio gesuita
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la giovinezza in Polonia
San Stanislao Kostka nacque nell'ottobre del 1550 a Rostkow, a pochi chilometri da Varsavia, nel sedicesimo secolo. Il padre di Stanislao era il principe Jan Kostka, che operava come capo militare e Senatore del Regno durante il regno di Sigismondo Augusto tra il millenovecentoquarantotto e il millenovecentosettantadue. Cracovia era la capitale del regno all'epoca e la famiglia dei Kostka comprendeva numerosi governatori, senatori e vescovi. Nei primi anni la formazione di Stanislao fu curata da professori privati, come d'uso tra le famiglie nobili. Nel mese di luglio del millenovecentosessantaquattro, all'età di quattordici anni, Stanislao fu mandato a Vienna nel collegio dei gesuiti insieme al fratello Paolo e al precettore Giovanni Bilinski per proseguire gli studi. Durante il viaggio verso Vienna passarono per il santuario della Madonna di Czestochowa. Attraverso la Slesia giunsero a Vienna il venticinque luglio e abitarono nel Convitto Imperiale Santa Barbara, uno dei tre tenuti dai gesuiti.
Il contesto storico e gli anni di Vienna
La Compagnia di Gesù era allora agli inizi e il fondatore San Ignazio di Loyola era morto da poco nel millenovecentocinquantasei. I gesuiti erano conosciuti come profondi teologi intervenuti al Concilio di Trento e avevano dato inizio a un'opera di rinnovamento culturale con i loro Collegi, istituti scolastici frequentati dai figli delle migliori famiglie. L'apostolato culturale dei gesuiti comprendeva una riforma degli studi mirata all'elevazione spirituale e umana della società. Stanislao espresse il suo ideale di vita con la frase Ad maiora natus sum, cioè Sono nato per le cose più grandi. Stanislao aveva da tempo una vita spirituale molto intensa e confidò a Stefano Augusti, suo compagno a Roma, che il primo fatto ricordato della sua infanzia era un giorno di intenso amore in cui si era donato completamente a Dio. Un'analisi grafologica sugli autografi giovanili descrive Stanislao come sensibile, affettuoso, intelligente sopra la media, tendenzialmente ambizioso, dotato di forte senso critico, fortemente attirato dall'all'altro sesso, deciso, incline all'indipendenza, espansivo ma incline a dominare sugli altri.
Nei primi mesi del soggiorno viennese Stanislao chiese di essere ammesso alla Congregazione Mariana intitolata a Santa Barbara. Si impegnò a vivere lo spirito del Vangelo, essere testimone nel proprio ambiente e coltivare la devozione alla Vergine Maria. L'appartenenza alla Congregazione Mariana fu di grande aiuto per Stanislao, il quale dedicava molto spazio alla preghiera e partecipava intensamente alla Messa e ai Vespri celebrati nel Collegio. I compagni testimoniarono di averlo sorpreso più volte in estasi, rapito dai sensi e trasfigurato, sebbene cercasse di evitarlo in pubblico. Giovanni Bilinski testimoniò che Stanislao veniva a volte trovato nella chiesa di Am Hof quasi esanime e sollevato da terra. A Vienna Stanislao fece l'esperienza degli Esercizi Spirituali seguendo il libretto di San Ignazio. Gli Esercizi Spirituali consolidarono la sua scelta per la vita religiosa e Stanislao li raccomandò a un altro giovane polacco di nome Adriano. Gli studi a Vienna comprendevano Grammatica, Umanità e Retorica secondo l'uso della Compagnia di Gesù.
Le prove e la convivenza difficile
La convivenza con il fratello Paolo a Vienna si rivelò problematica a causa della diversità di carattere e tenore di vita. Laurenz Pacifici, compagno di studi a Vienna e poi sacerdote a Venezia, testimoniò che Paolo era di carattere indipendente, orgoglioso e amante dell'eleganza, del lusso e della mondanità. La situazione peggiorò quando, alla morte dell'imperatore Ferdinando I, il successore Massimiliano II pretese dai gesuiti la restituzione dell'immobile del Convitto Santa Barbara. I fratelli Kostka dovettero cercarsi un appartamento in affitto e l'affitto mise Stanislao ancor più in balia del temperamento instabile e prepotente del fratello Paolo. Paolo fu contento del cambiamento perché poté condurre una vita mondana fatta di balli, teatri, corteggiamento di dame e caccia. Paolo iniziò a vessare Stanislao perché quest'ultimo continuava a mantenere il tenore di vita spirituale del Collegio e Paolo subiva i rimproveri quotidiani derivanti dall'atteggiamento di Stanislao.
Stanislao restava in silenzio e senza alcuna partecipazione attiva durante cene o balli immorali a cui era costretto a partecipare da Paolo. Paolo, talvolta spalleggiato da amici, passava dalle parole alle percosse nei confronti di Stanislao. Niente riusciva a smuovere Stanislao dai suoi propositi nonostante le percosse e le derisioni. Paolo ha testimoniato questi fatti durante una deposizione al processo canonico dopo esser pentito. Nel dicembre del millenovecentosessantasei Stanislao si ammalò ed fu costretto a letto per vari giorni. La malattia di Stanislao preoccupò il fratello Paolo e il precettore in quanto responsabili di lui verso il padre. La malattia è associata a due celebri episodi e all'apparizione della Vergine in punto di morte, spesso raffigurati in dipinti su San Stanislao Kostka.
I prodigi della malattia e la guarigione
Il primo episodio riguarda la Comunione ricevuta prodigiosamente da Stanislao per mano di Santa Barbara. Stanislao aveva implorato la chiamata di un sacerdote per la Comunione, ma gli fu negato anche per l'opposizione drastica del padrone dell'appartamento che era luterano. Una notte il precettore Bilinski vegliava Stanislao e fu afferrato per un braccio. Stanislao esortò Giovanni Bilinski a inginocchiarsi e il malato si alzò dal letto mettendosi in ginocchio sul tappeto. Stanislao affermò che era venuta Santa Barbara con due Angeli a portargli la Comunione. Bilinski vide Stanislao pronunciare per tre volte Signore, non sono degno e aprire le labbra come per ricevere la Comunione. Dopo la Comunione prodigiosa, Stanislao tornò sotto le coperte. Giovanni Bilinski testimoniò che Stanislao non appariva in preda a un delirio ma si comportava con rispetto e padronanza di sé.
Il secondo episodio avvenne qualche giorno dopo con il peggioramento della malattia e scarse speranze di guarigione. Giovanni Bilinski, stanco per le notti passate al capezzale, incaricò il domestico Lorenzo di vegliare Stanislao. All'alba Bilinski entrò nella camera e trovò Lorenzo addormentato e Stanislao seduto sul letto, allegro e convinto di essere perfettamente guarito. Bilinski constatò l'assenza di febbre, proibì a Stanislao di alzarsi e chiamò il medico. Dopo due visite, la sera stessa il medico ammise che il ragazzo dato per spacciato era improvvisamente e completamente guarito senza spiegazione plausibile. Stanislao spiegò l'accaduto al suo Padre Spirituale Padre Giovanni Donius parlandogli di un'apparizione di Maria con Gesù Bambino nell'ultima notte di malattia. Stanislao aveva espresso in passato alla Vergine il desiderio di vederla e con la malattia fatale era contento di contemplarla in Cielo. La Vergine Maria fece comprendere a Stanislao che non era ancora giunta la sua ora e gli apparve raggiante con il Bambino Gesù tra le braccia. Maria porse a Stanislao il suo Bambino, che fu accolto stringendolo a sé, e Maria disse a Stanislao che desiderava il suo ingresso nella Compagnia di Gesù.
La fuga da Vienna e il viaggio verso Roma
Terminati gli studi nel millenovecentosessantasette, Stanislao volle concretizzare il suo proposito chiedendo di essere ammesso nella Compagnia di Gesù. Il Padre Provinciale informò Stanislao che occorreva il permesso del padre a causa della giovane età di diciassette anni. Stanislao prevedeva un netto rifiuto e l'ostrazione della sua famiglia riguardo alla sua decisione. Stanislao decise di fuggire da Vienna a causa dell'opposizione insuperabile della famiglia. Stanislao si recò a piedi in Germania, prima ad Augusta e poi a Dillingen. Il gesuita portoghese Padre Francesco Antoni suggerì a Stanislao di rivolgersi al tedesco Padre Pietro Canisio, Provinciale della Germania settentrionale. Il viaggio ammontava a circa seicento chilometri. Stanislao si fece dare una lettera per il Generale dei gesuiti Padre Francesco Borgia nel caso di un rifiuto da parte di Padre Canisio. Il dieci agosto all'alba, Stanislao disse al domestico Laurenz di non aspettarlo a pranzo per un presunto invito ricevuto. Stanislao si recò alla chiesa dei gesuiti per partecipare alla Messa prima di iniziare la fuga da Vienna. Appena fuori città, Stanislao scambiò i suoi abiti ricchi con quelli di un mendicante per passare inosservato.
Il fratello Paolo, non vedendolo rientrare la sera, cominciò a preoccuparsi. Paolo si ricordò di alcune frasi dette recentemente da Stanislao in cui lo avvertiva che, se le vessazioni fossero continuate, se ne sarebbe andato. Stanislao aveva detto a Paolo che quest'ultimo sarebbe stato responsabile della sua partenza nei confronti del padre. Venne trovata una lettera di Stanislao nascosta in un vocabolario di latino. Nella lettera Stanislao svelava i suoi progetti di fuga. Alla scoperta della lettera, Paolo e il precettore furono presi dal panico. Alle prime luci dell'alba Paolo e il precettore si lanciarono all'inseguimento del fuggitivo. Stanislao era già lontano al momento dell'inseguimento e disse di aver visto la carrozza di suo fratello che lo cercava. A causa del suo travestimento non era facile individuare Stanislao. Stanislao corse a nascondersi finché non vide tornare verso Vienna la carrozza del fratello. Il tentativo del fratello di riprendere Stanislao risultò vano. Il padre, appena informato della fuga di Stanislao, fu preso da ira. Il padre scrisse lettere minacciose ai gesuiti, a vescovi e cardinali. Nelle lettere il padre minacciava di fare di tutto per far bandire i gesuiti dalla Polonia. Il padre dichiarò che avrebbe fatto ricondurre in patria suo figlio ad ogni costo, anche legato mani e piedi.
L'arrivo a Dillingen e l'incontro con i superiori
Stanislao proseguì la sua fuga e dopo venti giorni giunse a destinazione. Stanislao giunse a Dillingen dove poté incontrare il Padre Canisio. Padre Canisio conobbe Stanislao e lo trattenne con sé per un periodo di tempo. Padre Canisio rimase profondamente colpito da Stanislao e convinto della sua vocazione. I gesuiti di Vienna mandarono una lettera a Roma spiegando quanto era avvenuto. Il Padre Wolfgang Perringer concluse nella lettera che tutto era accaduto per consiglio di Dio per liberare il giovane. Padre Perringer scrisse che Stanislao aveva mostrato una costanza mossa da ispirazione celeste e non da ardore infantile. Stanislao venne inviato a Roma insieme a due compagni anche per allontanarlo dalle ire del padre. Stanislao attraversò a piedi le Alpi e gli Appennini. Il viaggio fu di circa millecinquecento chilometri. Stanislao giunse infine al noviziato romano portando con sé una lettera del Padre Canisio. Padre Canisio descrisse Stanislao nella lettera come nobile polacco, giovane retto e pieno di zelo. Padre Canisio scrisse che Stanislao era venuto desideroso di sciogliere un antico voto. Padre Canisio attestò che Stanislao fu provato nel collegio dei convittori di Dillingen, mostrando esattezza nel dovere e saldo nella vocazione. Padre Canisio espresse la speranza di grandi cose da parte di Stanislao. I tre pellegrini giunsero a Roma il venticinque ottobre. Le fatiche del lungo viaggio erano evidenti all'arrivo dei pellegrini. I tre pellegrini furono fatti riposare per tre giorni e affidati alle cure del novizio Stefano Augusti. Stefano Augusti testimoniò di aver trovato Stanislao vestito assai poveramente. A causa del lungo viaggio e della giovane età, Stanislao arrivò tanto stanco da necessitare particolari cure per rimettersi in forze prima dell'ingresso in Noviziato. A Roma Stanislao poté incontrare il superiore generale Padre Francesco Borgia. Padre Francesco Borgia aveva a suo tempo rinunciato a un'alta posizione sociale per seguire Ignazio di Loyola nella Compagnia di Gesù. Padre Francesco Borgia era stato duca di Gandia, governatore della Catalogna e ministro dell'imperatore Carlo V.
Il noviziato a Roma e la morte
Stanislao iniziò il noviziato il ventotto ottobre millenovecentosessantasette insieme a settanta altri novizi. Il noviziato si tenne dapprima nella casa attigua alla chiesa del Gesù. Dopo tre mesi il noviziato fu trasferito presso la chiesa di Santa Andrea al Quirinale. Il primo Maestro dei novizi di Stanislao fu il Padre Alfonso Ruiz e il secondo Maestro dei novizi fu il Padre Giulio Fazio. Stanislao manifestò in noviziato un'intelligenza perspicace e una decisa volontà, come già nello studio. Stanislao si distingueva per la sua fede eucaristica e mostrava una venerazione particolare per la Vergine Maria, chiamandola sempre La mia Madre. Durante il noviziato Stanislao fece i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza. Stanislao fece gli Esercizi Spirituali della durata di un mese come tutti i novizi. Stanislao ebbe come compagno per gli Esercizi Spirituali Claudio Acquaviva, futuro Generale dei gesuiti, che assistette Stanislao per incarico del maestro dei novizi. Acquaviva espose a Stanislao i punti di meditazione tratti dal metodo di Ignazio di Loyola. I punti di meditazione comprendevano l'appello del Re eterno e la vita di Gesù nei Vangeli con i misteri di nascita, morte e risurrezione. Il percorso di meditazione si concludeva con la contemplazione per raggiungere l'Amore. Claudio Acquaviva fu compagno di Stanislao anche negli umili lavori in cucina, compreso il trasporto della legna. Acquaviva testimoniò che Stanislao svolgeva i compiti con esattezza senza mettersi in mostra o strafare. Ai novizi veniva chiesto periodicamente di illustrare ai compagni argomenti di carattere ascetico. Stanislao parlò un giorno della figura del missionario. La Compagnia di Gesù aveva già inviato molti membri per il mondo, tra cui Francesco Saverio, proclamato poi Patrono delle Missioni. Stanislao descrisse il bagaglio spirituale del missionario citando ottime scarpe di mortificazione, un ampio mantello di amor di Dio e del prossimo, e un cappello di pazienza a difesa delle avversità. Tra gli ascoltatori di Stanislao c'era il futuro martire Rodolfo Acquaviva. Stanislao ricevette una lettera minacciosa del padre che lo definiva la vergogna della famiglia Kostka. Stanislao rimase fermo nel suo proposito nonostante la lettera del padre e rispose scrivendo che se avesse compreso ciò che Dio gli aveva fatto, non avrebbe mai pensato a riportarlo in Polonia.
Nei primi giorni di agosto del millenovecentosessantotto Pietro Canisio venne in noviziato per tenere una conferenza spirituale. In occasione della visita di Pietro Canisio, Stanislao confidò di essere convinto che quello fosse il suo ultimo mese di vita. Il dieci agosto, giorno della festa di san Lorenzo martire, si manifestarono a Stanislao i primi sintomi della malattia mortale. Stanislao fu colto da una febbre molto alta con fasi alterne, probabilmente malaria. Stanislao fu trasferito nell'infermeria del noviziato e accettò ogni sofferenza con serenità e fermezza dicendo di affidarsi alla volontà di Dio se non si fosse più alzato dal letto. Stanislao fu curato secondo la medicina dell'epoca. Padre Agostino Marzino, laureatosi a Padova prima di diventare gesuita, fu uno dei medici di Stanislao. Si verificò un insperato miglioramento delle condizioni di Stanislao e l'infermiere affermò che ci sarebbe voluto un miracolo per morire piuttosto che per guarire completamente. Stanislao ripeté che quello era il suo ultimo giorno sulla terra. Le condizioni di salute di Stanislao peggiorarono rapidamente. Stanislao supplicò i compagni di stenderlo per terra. I compagni accontentarono Stanislao deponendolo con il suo pagliericcio sul pavimento. Gli occhi di Stanislao si illuminarono a un certo punto e Stanislao disse al maestro dei novizi chinato su di lui di aver visto la Vergine Maria che veniva ad accoglierlo in cielo. Stanislao spirò nelle prime ore del quindici agosto millenovecentosessantotto, giorno della festa dell'Assunzione di Maria.
Il culto e la memoria
La fama di santità di Stanislao si diffuse molto presto. Numerosi romani si recavano alla tomba del giovane novizio polacco per chiedere la sua intercessione. Il compagno di noviziato Stanislao Warszewicki espresse dolore dicendo che la Compagnia di Gesù aveva perso una colonna nei paesi del nord Europa e scrisse una breve biografia molto apprezzata di Stanislao. Molti miracoli furono attribuiti all'intercessione di Stanislao. Il culto di Stanislao crebbe e si moltiplicarono le biografie in molte lingue, tra cui tamil e cinese. Fiorirono quadri, immagini e statue in onore di Stanislao. Molte chiese furono innalzate nel nome di Stanislao. Un gran numero di bambini fu battezzato con il nome di Stanislao. Il culto popolare per Stanislao si estese oltre ogni aspettativa. Papa Clemente VIII decretò la beatificazione di Stanislao nel millenovecentoquattro e Papa Benedetto XIII proclamò santo Stanislao nel millesettecentoventisei. Il corpo di san Stanislao fu inizialmente sepolto nella chiesa vicina al noviziato, sant'Andrea al Quirinale. La chiesa di sant'Andrea al Quirinale fu riedificata su disegno di Giovanni Lorenzo Bernini. Nel millesettecentottantotto il corpo di san Stanislao fu portato prima a Graz in Austria, poi a Vienna e per un periodo ad Agram in Ungheria. Nel milleottocentoquattro il corpo fu riportato definitivamente a Roma nella chiesa di sant'Andrea al Quirinale. L'altare di san Stanislao si trova in una cappella a sinistra dell'altare maggiore di sant'Andrea al Quirinale. Sull'altare di san Stanislao è posto un grande quadro di Carlo Maratta raffigurante la Madonna con Gesù Bambino come apparve al santo durante il soggiorno viennese.
Il cammino verso la consacrazione
La vicenda umana di San Stanislao Kostka ebbe inizio nel 1550 a Rostkow, in Polonia, in un contesto familiare che presto lasciò il posto a un ardente desiderio di perfezione spirituale. Il suo percorso formativo ebbe una svolta decisiva nel 1564, quando iniziò gli studi presso il collegio dei gesuiti a Vienna. Fu in quel periodo di intensa riflessione e studio che il giovane Stanislao maturò la ferma intenzione di dedicare la propria vita al servizio di Dio all'interno della Compagnia di Gesù.
La determinazione del giovane fu messa a dura prova, ma la sua fede non vacillò. Guidato da un'ispirazione profonda, intraprese un difficile viaggio a piedi da Vienna verso Dillingen, affrontando fatiche e incertezze pur di raggiungere il suo scopo. La provvidenza guidò i suoi passi fino a Roma, dove, nel 1567, fu finalmente accolto nel noviziato della Compagnia di Gesù. In quella città eterna, il giovane novizio visse gli ultimi mesi della sua breve vita con uno spirito di profonda umiltà e obbedienza, consumandosi nell'amore per il Signore. Il suo pellegrinaggio terreno si concluse il 15 agosto 1568, proprio nel cuore del noviziato romano. La Chiesa, riconoscendo la santità della sua vita, lo ha elevato agli onori degli altari per mano di Papa Benedetto XIII nell'anno 1726, consegnando la sua testimonianza alla venerazione di tutti i fedeli.
Il culto e la testimonianza
Il culto di San Stanislao Kostka si è diffuso rapidamente in tutta la Chiesa, trovando terreno fertile nel cuore dei fedeli che vedono in lui un intercessore potente per le necessità spirituali della gioventù. La sua festa, celebrata il 15 agosto, coincide con il giorno del suo transito verso la gloria eterna, trasformando il ricordo della sua morte in una celebrazione di speranza e di gioia pasquale.
Egli è invocato con particolare devozione come patrono dei giovani e degli studenti, che si affidano alla sua protezione per affrontare le sfide del discernimento e la ricerca della verità. La sua vita, seppur breve, resta una testimonianza eloquente di come la grazia di Dio possa operare prodigi in un cuore giovane e disponibile. Attraverso la sua intercessione, molti continuano a chiedere il dono della perseveranza e la forza di compiere scelte coraggiose, ispirate dal desiderio di compiere la volontà di Dio sopra ogni cosa. La memoria di San Stanislao Kostka invita ciascuno a guardare al proprio futuro con lo sguardo fisso sull'Eterno, vivendo il tempo presente come un dono prezioso da offrire generosamente al Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Stanislao Kostka?
Si festeggia il quindici agosto, giorno della sua nascita al cielo.
A Roma, san Stanislao Kostka, che, di origine polacca, spinto dal desiderio di entrare nella Compagnia di Gesù fuggì dalla casa paterna e si recò a piedi a Roma, dove, ammesso nel noviziato da san Francesco Borgia, morì in fama di santità, stremato in breve tempo nel prestare i più umili servizi. — Martirologio Romano