7 settembre
San Ventura di Città di Castello
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il ministero e il martirio
Nel tredicesimo secolo Ventura era il rettore della chiesa di San Bartolomeo, situata vicino alla villa di Centoia presso Valdipetrina, nel territorio di Città di Castello, in provincia di Perugia. Sacerdote caratterizzato da una sincera pietà e da un grande zelo pastorale, egli svolgeva la sua missione tra la gente umile delle campagne. Un giorno Ventura incontrò un mulattiere che imprecava fortemente mentre tagliava la legna nel bosco. Il sacerdote rimproverò l'uomo con mitezza, invitandolo a desistere dal peccato della bestemmia. L'assassino si adirò profondamente per il richiamo alla conversione e uccise il sacerdote colpendolo con un'ascia. Subito dopo il delitto, l'aggressore occultò il cadavere insanguinato sotto un mucchio di pietre nel tentativo di cancellare le tracce della colpa.
La tradizione agiografica narra che una colomba colpì con il becco la campana della chiesa del santo, facendola suonare a morto in modo inspiegabile. La stessa colomba volò poi sopra il mucchio di pietre sotto cui era nascosto il corpo, per fare infine ritorno alla chiesa. Gli abitanti della zona notarono questo segno straordinario e avviarono immediate ricerche del sacerdote scomparso. Il cadavere di Ventura fu rinvenuto dopo molti giorni di ricerche. I fedeli raccolsero il corpo con grande devozione e lo seppellirono all'interno di una tomba nella chiesa che aveva custodito il suo ministero. In seguito a questo evento prodigioso, la chiesa di San Bartolomeo cambiò nome, diventando la chiesa di San Ventura, e divenne ben presto un luogo di costante pellegrinaggio per i fedeli.
Durante il trasporto della salma del martire, un uomo guarì miracolosamente dal male di rottura. A seguito di tale guarigione prodigiosa, Ventura iniziò a essere invocato dal popolo come protettore dall'ernia. La totalità degli agiografi concorda nel collocare la data del martirio al sette settembre 1250.
La traslazione delle reliquie e la cura dei vescovi
In occasione della festa annuale di San Ventura si verificavano di frequente episodi spiacevoli e disordini tra i pellegrini convenuti. Il vescovo monsignor Giuseppe Sebastiani decise di intervenire con decisione per porre fine a tali abusi. Il vescovo Sebastiani ottenne tutte le autorizzazioni necessarie dalla Sacra Congregazione dei Riti per procedere secondo le norme canoniche. Il presule inviò in modo riservato due sacerdoti a svolgere la ricognizione delle spoglie del santo. Il diciassette luglio 1684 il vescovo Sebastiani, accompagnato da un cappellano, dal cancelliere e da un servitore, prelevò di notte il corpo di Ventura. La salma fu condotta con grande solennità a Città di Castello. Le spoglie furono collocate nella chiesa del seminario all'interno di un'urna in legno di noce scolpito e dorato. Questa preziosa urna dorata fu donata al seminario dal marchese Filippo Bufalini. L'intento principale del vescovo era proporre agli aspiranti sacerdoti un luminoso esempio di virtù e fervore pastorale nato in una semplice chiesa della diocesi.
Nel 1752 il vescovo Giovanni Battista Lattanzi ricostruì interamente il seminario dalle fondamenta per adeguarlo alle esigenze formative. Il vescovo Lattanzi intitolò la struttura ricostruita all'Immacolata Concezione, a san Florido vescovo e a san Ventura martire. Nel 1952 il vescovo Filippo Maria Cipriani sistemò il corpo del martire in una nuova urna. La nuova urna fu offerta generosamente dal clero della diocesi. Il vescovo Cipriani fece ricomporre lo scheletro di Ventura, rivestendolo accuratamente con paramenti sacerdotali. Sul teschio fu collocata una maschera di cera realizzata dallo scultore Romolo Bartolini. Tale maschera in cera lascia chiaramente visibile la ferita presente sul cranio, segno tangibile del martirio.
Il culto, le tradizioni e l'iconografia
In quegli stessi anni la devozione per San Ventura fu promossa anche al di fuori dei confini diocesani tramite diverse iniziative spirituali e culturali. Ventura venne proposto al pubblico dei fedeli con il titolo specifico di martire antiblasfemo. In passato la memoria del santo si celebrava la prima domenica di settembre sia in Valdipetrina sia nella chiesa del seminario dopo il trasferimento delle reliquie. In Valdipetrina vi era inoltre l'usanza antica di adagiare ogni anno i bambini sul sepolcro di Ventura per proteggerli dall'ernia. I calendari riportavano tradizionalmente la festività del santo alla data del sette settembre. Nel 1981 la memoria di Ventura è stata reinserita al cinque settembre nel calendario liturgico della diocesi di Città di Castello, dotata di messa e ufficio propri.
San Ventura viene iconograficamente raffigurato con un'ascia conficcata nella testa oppure nel momento esatto in cui subisce il martirio. Un quadro raffigurante il martirio, disegnato da Gian Ventura Borghesi e dipinto nel diciassettesimo secolo da Simone Nelli di Citerna, fu collocato sull'altare maggiore della chiesa del seminario. Nel Santuario di Belvedere si conserva una statua in stucco del diciassettesimo secolo raffigurante il santo insieme ad altre figure di santi della Chiesa Tifernate. Nella cattedrale si trovano tre diverse raffigurazioni di San Ventura. Bernardino Gagliardi ha realizzato un affresco raffigurante il santo nella cappella del Santissimo Soccorso. Marco Benefial ha dipinto Ventura in gloria insieme ad altri santi locali negli affreschi sulla volta del presbiterio della cattedrale. Infine, Tommaso Conca ha ritratto Ventura negli affreschi che decorano la cupola della medesima cattedrale.
La vita e il martirio
San Ventura visse nel tredicesimo secolo, esercitando il suo ministero sacerdotale tra Città di Castello, Valdipetrina e Centoia. La sua esistenza, spesa nel quotidiano servizio alle anime, trovò il suo compimento in un tragico evento che ne rivelò la statura spirituale. Mentre si trovava nei pressi di un bosco, il sacerdote udì un mulattiere che proferiva bestemmie e, mosso da zelo pastorale e amore per la verità, scelse di intervenire per correggere quell'uomo, invitandolo al rispetto verso il Creatore. La reazione del mulattiere fu di una violenza cieca e spietata: egli infatti colpì il sacerdote con un fendente d'ascia, causandone la morte immediata nel milleduecentocinquanta.
Dopo l'uccisione, il corpo di San Ventura rimase celato tra le fronde e la vegetazione del bosco di Valdipetrina. La tradizione tramanda che il ritrovamento avvenne in modo prodigioso, guidato dalla presenza di una colomba che indicò ai fedeli il luogo dove giacevano le spoglie del martire. Questo segno fu interpretato come una conferma celeste della santità di Ventura e della preziosità della sua offerta. Molti secoli più tardi, nel millecinquecentoottantaquattro, si procedette alla solenne traslazione del suo corpo presso il seminario di Città di Castello, dove tuttora riposa. Questo atto di devozione ha consolidato la memoria di un uomo che ha saputo testimoniare, attraverso la parola e infine con il sangue, la dignità del sacro nel cuore della vita quotidiana.
Il culto e la devozione
La devozione verso San Ventura di Città di Castello ha attraversato i secoli, radicandosi profondamente nella fede popolare. Il martire è invocato con particolare fiducia dai fedeli che chiedono la sua intercessione per la guarigione dalle ernie e per ottenere la forza necessaria a vivere una vita libera dalla bestemmia. Egli è dunque riconosciuto come un potente protettore contro l'uso improprio della parola, ricordando a ogni credente il valore del rispetto verso Dio.
La memoria liturgica diocesana è fissata al cinque settembre, sebbene storicamente il ricordo del santo sia celebrato il sette settembre. Questi momenti di preghiera comunitaria permettono ai fedeli di rinnovare il proprio impegno di testimonianza, guardando all'esempio di un sacerdote che non ha temuto di esporsi per difendere il decoro del nome divino, insegnando che ogni parola umana può diventare un atto di lode o, purtroppo, una ferita inflitta al cielo. La presenza delle sue reliquie in seminario continua a essere un punto di riferimento per la comunità, che affida al martire il cammino di conversione e di salute del corpo e dello spirito.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Ventura?
La festa si celebrava storicamente il sette settembre e figura tradizionalmente a questa data nei calendari. Dal 1981 la sua memoria liturgica diocesana è stata fissata al cinque settembre.
Di cosa è patrono San Ventura?
San Ventura è invocato come protettore dall'ernia ed è venerato come martire antiblasfemo.