San Ventura di Città di Castello
Martire
Aggiornato il 21 luglio 2026
La vita e il martirio
San Ventura visse nel tredicesimo secolo, esercitando il suo ministero sacerdotale tra Città di Castello, Valdipetrina e Centoia. La sua esistenza, spesa nel quotidiano servizio alle anime, trovò il suo compimento in un tragico evento che ne rivelò la statura spirituale. Mentre si trovava nei pressi di un bosco, il sacerdote udì un mulattiere che proferiva bestemmie e, mosso da zelo pastorale e amore per la verità, scelse di intervenire per correggere quell'uomo, invitandolo al rispetto verso il Creatore. La reazione del mulattiere fu di una violenza cieca e spietata: egli infatti colpì il sacerdote con un fendente d'ascia, causandone la morte immediata nel milleduecentocinquanta.
Dopo l'uccisione, il corpo di San Ventura rimase celato tra le fronde e la vegetazione del bosco di Valdipetrina. La tradizione tramanda che il ritrovamento avvenne in modo prodigioso, guidato dalla presenza di una colomba che indicò ai fedeli il luogo dove giacevano le spoglie del martire. Questo segno fu interpretato come una conferma celeste della santità di Ventura e della preziosità della sua offerta. Molti secoli più tardi, nel millecinquecentoottantaquattro, si procedette alla solenne traslazione del suo corpo presso il seminario di Città di Castello, dove tuttora riposa. Questo atto di devozione ha consolidato la memoria di un uomo che ha saputo testimoniare, attraverso la parola e infine con il sangue, la dignità del sacro nel cuore della vita quotidiana.
Il culto e la devozione
La devozione verso San Ventura di Città di Castello ha attraversato i secoli, radicandosi profondamente nella fede popolare. Il martire è invocato con particolare fiducia dai fedeli che chiedono la sua intercessione per la guarigione dalle ernie e per ottenere la forza necessaria a vivere una vita libera dalla bestemmia. Egli è dunque riconosciuto come un potente protettore contro l'uso improprio della parola, ricordando a ogni credente il valore del rispetto verso Dio.
La memoria liturgica diocesana è fissata al cinque settembre, sebbene storicamente il ricordo del santo sia celebrato il sette settembre. Questi momenti di preghiera comunitaria permettono ai fedeli di rinnovare il proprio impegno di testimonianza, guardando all'esempio di un sacerdote che non ha temuto di esporsi per difendere il decoro del nome divino, insegnando che ogni parola umana può diventare un atto di lode o, purtroppo, una ferita inflitta al cielo. La presenza delle sue reliquie in seminario continua a essere un punto di riferimento per la comunità, che affida al martire il cammino di conversione e di salute del corpo e dello spirito.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Ventura di Città di Castello?
La memoria liturgica diocesana cade il cinque settembre, mentre la ricorrenza storica è fissata al sette settembre.
Di cosa è patrono San Ventura di Città di Castello?
San Ventura è patrono contro la bestemmia ed è invocato per la guarigione dalle ernie.