24 maggio
San Zoello
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e fonti storiche
Zoello, insieme a Servolo, Felice, Silvano e Diocle, è un santo e martire la cui memoria viene collocata dal Martirologio Romano il ventiquattro maggio in Istria. L'elenco di questi martiri deriva direttamente dai martirologi storici di Floro e di Usuardo, i quali accettarono la lezione in Histria presente nel codice Epternacensis del Geronimiano. Tale dicitura è tuttavia considerata dagli studiosi una cattiva lettura dell'originale in Syria. Di conseguenza, i martiri vanno originariamente ascritti alla Siria, e tale appartenenza risulta del tutto evidente dal Martirologio Siriaco per lo stesso giorno del ventiquattro maggio. Il Martirologio commemora inoltre a Listra in Licaonia, nell'odierna Turchia, san Zoello martire, proponendo per gli eventi una datazione che abbraccia il secondo o il terzo secolo.
Nel corso del seicento, precisamente nel milleseicentonovantotto, lo storico triestino Della Croce identificò Zoello con l'omonimo sacerdote aquileiese menzionato nella passio di san Crisogono. Tale sacerdote aquileiese avrebbe profetizzato il martirio alle sante Agape, Chionia e Irene prima di passare in Istria, dove avrebbe trovato la morte nel milletrecentottantatré. Già nel milleseicentotredici il Ferrari aveva distinto Zoello come confessore venerato ad Aquileia il ventisette dicembre. Per quanto riguarda la figura di Servolo, il Kalendarium venetum della fine dell'undicesimo secolo riporta la sua memoria il ventiquattro maggio senza alcuna indicazione topografica, mentre il Galesini fu il primo a collocare Servolo a Trieste nello stesso giorno. Prima del millecentocinquanta a Trieste si venerava al massimo un Servulus, che potrebbe costituire una variante del Servilius menzionato nel Geronimiano.
Le tradizioni agiografiche
Le passiones latina e volgare, redatte dopo il milletrecento trenta, costruiscono la vita del santo a partire dall'inno liturgico del Breviario aquileiese composto tra il milletrecentodiciotto e il milletrecentotrenta. Secondo questi testi, il santo uscì dodicenne dall'eremo di Dorligo della Valle, situato presso Trieste, suo luogo di nascita. Dopo aver compiuto alcuni prodigi, Servolo si presentò coraggiosamente davanti al preside romano nel milletrecentottantatré e subì la decapitazione il ventiquattro maggio. In seguito, il De Natalibus introdusse la variante della caldaia di olio bollente in cui il santo sarebbe stato immerso, mentre il Galesini accolse questa variante e fece morire il santo per strangolamento. Un agiotoponimo di un'isola veneziana ricordato nell'ottocentodiciannove allude forse proprio al Servolo romano.
Il culto e le rappresentazioni artistiche
La più antica prova del culto di Servolo si trova nel mosaico absidale della cattedrale di San Giusto a Trieste, opera di maestranze lagunari degli ultimi decenni del tredicesimo secolo. In questo mosaico il santo è raffigurato con una scritta denominativa, vestito di una talare azzurra, con la mano destra benedicente al petto e la crocetta bizantina di martire nella sinistra. Di poco posteriore al mosaico è il rilievo inserito entro un'arcatella cieca dell'abside. Paolo Veneziano raffigurò Servolo tra il milletrecentoventotto e il milletrecentotrenta nel polittico di San Cipriano, ora conservato al museo civico di Trieste, dove il santo appare per la prima volta con il drago ai piedi, elemento derivato dall'inno liturgico. Il modulo del mosaico riappare nei capilettere miniati della passio Scaramangà del millequattrocentocinquanta circa, e il santo fu poi raffigurato ad acquarello nella passio manoscritta del milleseicentotredici.
Nella chiesa di Sant'Apollinare in Trieste, Servolo è presente in un medaglione della navata centrale realizzato da Randi intorno al milleottocentosettanta insieme all'episodio del drago, che compare anche in un'incisione dell'edizione veneziana della Vita pubblicata nel milleottot undici. Una statua di Servolo, opera dello scultore neoclassico Bosa, si trova sulla facciata della chiesa di Sant'Antonio Nuovo a Trieste. Il pittore Vostri dipinse le storie della vita del santo sull'altare a lui dedicato in San Giusto nel millenovecentotrentacinque. A Venezia, l'immagine del santo si trova inoltre sulla facciata di un palazzo nei mercati di Rialto.
Le reliquie e le chiese dedicate
Nel milleottotventisei, durante l'apertura dell'arca dell'altare dedicato a Servolo in San Giusto, fu rinvenuto uno scheletro privo del braccio destro. I resti furono considerati appartenere al santo, poiché erano avvolti in un lenzuolo di seta e accompagnati da monete devozionali datate tra il milletrecentosessantotto e il milletrecentottantotto. Successive ricognizioni dei resti si ebbero nel millenovecentoventinove e nel millenovecentotrentaquattro, anno in cui i resti furono collocati in un'urna di cristallo nella cappella dedicata a Servolo in San Giusto. Una reliquia del santo è conservata in un reliquiario d'argento del Cinquecento nel tesoro della cattedrale di Trieste, mentre un'altra reliquia si trovava a Venezia nel millesettecentoquarantanove.
A Trieste una chiesa era dedicata al santo fin dal quattordicesimo secolo; questa chiesa trecentesca fu soppressa nel millesettecentottantasei, in seguito riaperta e infine demolita nel millesettecentoquarantadue, lasciando traccia soltanto in un toponimo viario. Nel milleseicentonovantotto lo storico Della Croce attesta l'esistenza di una chiesa ipogea a tre navate presso Trieste, dotata di un altare del santo e di acque salutari che la tradizione diceva si disseccassero qualora venissero profanate. Di questa chiesa ipogea oggi resta unicamente l'altare.
Le tradizioni civili e la festa
Attualmente Servolo è patrono della parrocchia di Buie, situata in un territorio precedentemente jugoslavo, dove la sua festa si celebra il sedici maggio. A Trieste la festa del santo si celebra solennemente il ventiquattro maggio. Intorno al millecinquecento cinquanta, il Podestà di Trieste insieme al Consiglio locale si recava in processione proprio il ventiquattro maggio all'altare del santo per offrire un omaggio devozionale di ceri. In occasione della medesima festa si teneva una partecipata gara popolare di tiro con la balestra in Piazza Maggiore, al cui vincitore venivano donate tradizionalmente due balestre nuove.
La vita e il martirio
Le notizie riguardanti l'esistenza di San Zoello ci riportano alla semplicità di una vita eremitica, condotta con umiltà nelle terre vicine a Trieste, specificamente a Dorligo della Valle. In quel tempo, segnato dalle persecuzioni contro i cristiani, il santo viveva in una dimensione di raccoglimento che ne formava lo spirito per la prova definitiva. La sua testimonianza divenne pubblica nel corso dell'anno duecentottantatré, quando fu tratto in arresto e condotto al cospetto del preside romano. Senza recedere dalla propria professione di fede, egli affrontò l'interrogatorio e la successiva condanna con la fermezza propria di chi ha posto ogni speranza nel regno di Dio.
Il ventiquattro maggio del duecentottantatré, la sua esistenza terrena si concluse attraverso la decapitazione. Questo atto di violenza, lungi dal cancellarne il nome, lo ha consacrato alla memoria perenne della Chiesa. Secoli dopo, la provvidenza ha permesso che le sue spoglie mortali venissero rinvenute all'interno della cattedrale di San Giusto nell'anno milleottocentoventisei. Tale ritrovamento non ha soltanto confermato la realtà storica del suo martirio, ma ha anche permesso alla comunità triestina di ritrovare un legame tangibile con il proprio passato cristiano, trasformando il ricordo di un uomo solitario in un pilastro della devozione cittadina. La sua vita, sebbene segnata dal silenzio dell'eremo, continua a parlare attraverso la storia di una fedeltà che ha saputo resistere alle lusinghe e alle minacce di un potere terreno ormai lontano nel tempo.
Il culto e la memoria
Il culto di San Zoello è profondamente radicato nel tessuto spirituale e culturale della città di Trieste. La ricorrenza del ventiquattro maggio rappresenta un momento di particolare intensità liturgica, durante il quale i fedeli si raccolgono per onorare il martire che, con il suo sacrificio, ha benedetto questa terra. Le celebrazioni non si limitano alla dimensione strettamente spirituale, ma si intrecciano con la memoria storica del territorio attraverso processioni solenni che richiamano le antiche tradizioni locali.
Tra gli elementi che caratterizzano la festa, spiccano le gare di balestra, che uniscono la rievocazione storica alla devozione popolare in un connubio unico. Oltre ai confini cittadini, il patronato di San Zoello si estende alla comunità di Buie, segno di un legame che supera le distanze geografiche. La venerazione di questo santo non è dunque un semplice ricordo del passato, ma un atto vivo di riconoscenza che si rinnova di anno in anno, confermando come la testimonianza di San Zoello resti un esempio di dedizione che continua a interrogare e ispirare i cuori dei fedeli contemporanei.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Zoello?
La festa di San Zoello si celebra il ventiquattro maggio a Trieste, mentre nella parrocchia di Buie la ricorrenza si tiene il sedici maggio.
Di cosa è patrono San Zoello?
San Zoello è patrono della parrocchia di Buie.
A Listra in Licaonia, nell’odierna Turchia, san Zoello, martire. — Martirologio Romano