Sant' Agnese da Montepulciano
Vergine
Aggiornato il 22 luglio 2026
Le origini e la giovinezza
La vita della santa domenicana è nota grazie agli scritti del Beato Raimondo da Capua, che fu confessore nel 1365 nel monastero dove Agnese morì. Agnese nacque verso il 1268 a Gracciano Vecchio, nei pressi di Montepulciano, in provincia di Siena. I genitori di Agnese erano benestanti e la madre si chiamava Francesca Segni. Subito dopo la nascita di Agnese, nella camera apparvero misteriosamente moltissimi ceri ardenti per qualche ora. La bambina crebbe con una straordinaria inclinazione alla preghiera e il desiderio della vita claustrale. A nove anni Agnese entrò a Montepulciano in una comunità di vergini chiamate monache del Sacco. Le monache del Sacco indossavano uno scapolare di ruvido panno. A nove anni Agnese indossò l'abito delle sante vergini. Agnese si distinse subito tra le compagne per la pietà. La maestra delle novizie di Agnese fu Suor Margherita. Il Signore favorì Agnese di straordinari carismi a partire dal suo ingresso nel monastero. Agnese fu vista più volte sospesa per aria durante la sua ininterrotta unione con Dio. Un giorno, meditando la Passione di Gesù, Agnese fu sollevata da un ardente amore fino ad abbracciare il crocifisso sull'altare. Agnese crebbe assennata e ubbidiente perché ammaestrata dallo Spirito Santo. A quattordici anni la priora affidò ad Agnese l'ufficio di dispensiera. Il compito di dispensiera non distolse Agnese dall'orazione e dalla contemplazione. Maria Santissima apparve ad Agnese e le diede tre pietre. La Madonna disse ad Agnese che prima di morire avrebbe costruito un monastero in suo onore. La Madonna disse ad Agnese di fondare l'edificio sulla fede costante e sulla confessione dell'altissima e indivisibile Trinità.
Il periodo a Proceno e i prodigi
Gli abitanti di Proceno, in provincia di Viterbo, saputo dei prodigi, chiesero alle religiose di fondare un monastero anche tra loro. L'incarico di fondare il monastero a Proceno fu affidato a Suor Margherita. Suor Margherita accettò l'incarico a condizione di avere Agnese come compagna. I procenesi vollero eleggere Agnese superiora del monastero per le sue straordinarie virtù. A soli quindici anni Agnese fu eletta, contro il suo volere, alla guida delle monache di Proceno nella Tuscia. Papa Martino IV concesse una dispensa per eleggere Agnese superiora a soli quindici anni. Agnese diede alle religiose e alle giovinette l'esempio di una straordinaria mortificazione. Agnese viveva nutrendosi abitualmente di pane e acqua e dormendo per terra con una pietra sotto il capo. Agnese levava alte grida quando qualcuna le si avvicinava senza necessità durante l'orazione. Dio cosparse spesso di fiori il luogo in cui Agnese si soffermava a pregare in ginocchio. Dio coprì il mantello di Agnese di manna divisa in grani a forma di croce. Il giorno in cui il vescovo andò a benedirle il velo e a insediarla come badessa, la manna discese abbondante sul vescovo, sui sacerdoti e sulla mensa dell'altare. Tutti raccolsero la manna a piene mani e notarono che ogni grano aveva la forma di croce. Agnese andava da sola a pregare nell'orto accanto a un olivo. Un angelo comunicò Agnese per dieci domeniche consecutive nell'orto affinché non interrompesse il colloquio con Dio. In altre occasioni l'angelo portò ad Agnese un pugno di terra del luogo della passione di Cristo e un coccio del catino in cui la Madonna lavava il Bambino Gesù. Nella notte dell'Assunzione, Maria Santissima apparve ad Agnese con il Figlio divino e glielo diede da baciare. Agnese si rifiutò di riconsegnare il Bambino Gesù quando la Madonna glielo richiese per tornare in Paradiso. Agnese afferrò e strappò una crocettina che il Bambino Gesù portava al collo. Privata della visione, Agnese sentì una trafitta al cuore, levò alte grida e cadde in terra quasi priva di sensi. La crocettina strappata esiste ancora e viene mostrata al popolo con le reliquie nell'anniversario della morte.
La generosità e i segni celesti
Agnese ebbe da Dio il dono dei miracoli. Le cose toccate da Agnese per distribuite alle suore si trovavano aumentate o migliorate. Agnese moltiplicò più volte le cibarie e i denari per pagare i muratori. Un giorno venne a mancare il pane nel monastero. All'ora del pranzo Agnese si sedette a tavola con le religiose nonostante la mancanza di pane. Agnese fece l'elogio della pazienza, si raccolse in preghiera e sollevò mani e occhi al cielo. Agnese ritrasse le mani mostrando un pane freschissimo recante ancora sotto la cenere del forno. Due camaldolesi scesero d'inverno dai romitori per farle visita a causa della fama dei prodigi. Agnese parlò a lungo con i camaldolesi della vita spirituale. Agnese fece sedere i camaldolesi a tavola e li invitò a cibarsi delle elemosine dei pii benefattori. Mentre discutevano di Dio, apparve d'improvviso sopra un piatto una freschissima rosa. La santa esclamò che il Signore aveva voluto mandare quel fiore estivo per mostrare quanto le parole dei due eremiti avessero riscaldato il suo spirito illanguidito col fuoco della carità. Agnese rimase a Proceno per una ventina d'anni. A causa delle penitenze continuamente praticate a Proceno, Agnese contrasse una grave malattia da cui non guarì più. Per volere dei medici e dei superiori, Agnese dovette moderare le sue austerità. Le suddite ne approfittarono per prepararle uno squisito piatto di carne. Provando un'invicibile avversione per quel brusco cambiamento di cibo, Agnese supplicò il Signore di trasformarlo in pesce. Il Signore esaudì all'istante la preghiera di Agnese trasformando la carne in pesce.
Il ritorno a Montepulciano e la fondazione
Gli abitanti di Montepulciano, entusiasmati dalle meraviglie udite sulla concittadina, andarono a scongiurarla di tornare a fondare un monastero. Memore delle pietruzze ricevute in visione, Agnese accolse l'invito di tornare a Montepulciano. Ildebrandino, vescovo di Arezzo, rilasciò il permesso nel 1306 a Fra Bonaventura Buonaccorsi da Pistola, Priore dei Servi di Maria in Montepulciano. Agnese visse a Montepulciano in Toscana. Agnese eresse tra grandi privazioni il monastero di Santa Maria Novella. Il monastero fu dapprima sotto la regola di Sant'Agostino e poi di San Domenico. Agnese fondò successivamente un monastero sotto la disciplina di san Domenico. Nel monastero fondato, Agnese diede un mirabile esempio di vera umiltà. A Montepulciano la salute di Agnese peggiorò. Per nove domeniche consecutive un angelo condusse Agnese in visione sotto un olivo dell'orto. L'angelo le diede da bere l'amarissimo calice della Passione di Gesù per indicarle che sarebbe giunta alla beatitudine attraverso molte sofferenze. Per volere dei superiori, Agnese si recò alle acque di Chianciano. Iddio premiò con molti miracoli l'atto di ubbidienza di Agnese. Subito dopo l'arrivo della santa, iniziò a scendere dal cielo una fitta pioggia di manna che ricoprì lo stabilimento termale. Nel luogo in cui la santa s'immerse, sgorgò una nuova polla d'acqua calda che ridonò la salute ai malati. Durante il periodo di cura venne a mancare il vino. Agnese, piena di compassione per le commensali, tramutò l'acqua attinta dalla fontana in vino molto prelibato con un segno di croce. Una bambina si era ferita profondamente alle ginocchia affettando il pane con un coltello. Agnese immerse la bambina nella polla sgorgata prodigiosamente e la guarì. Un bambino incustodito era entrato nell'acqua ed era annegato. Agnese portò il bambino in disparte, si prostrò in preghiera, tracciò su di lui il segno di croce e lo restituì vispo alla madre. Un giorno, entrando nei locali delle terme, alcuni giovinastri diedero la baia ad Agnese nonostante la fama dei suoi prodigi. La santa frenò il sdegno dei suoi accompagnatori. Tornata alla casa ospitale, Agnese fece tirare il collo ad alcuni polli portati dal monastero per la sua salute e li mandò ai giovani insolenti. I giovani, vinti dall'amabile cortesia, andarono a chiederle scusa ginocchioni e con la cintola al collo. La santa li invitò ad alzarsi e protestò di sentirsi loro molto obbligata per averle dato modo di avvantaggiarsi spiritualmente mettendo alla prova la sua pazienza.
Gli ultimi giorni e il transito
Nonostante le cure, Agnese ritornò a Montepulciano ancora più malata. Agnese continuò a spingere le sue religiose alla perfezione con l'esempio e l'esortazione. Le figlie spirituali si guardavano bene dal commettere mancanze perché sapevano che la superiora aveva il dono della scrutazione dei cuori e della profezia. Un giorno Agnese pregava con le religiose davanti a un'immagine della Madonna per la pace di Montepulciano. D'un tratto Agnese vide il volto della Vergine contrarsi con spasimo, stillare gocce di sudore e trarre un respiro breve e affannoso. La santa comprese che la città sarebbe stata sconvolta dalla guerra a causa dei peccati di molti. Nella prima metà del secolo quattordicesimo, i fratelli Jacopo e Nicolò Della Pecora tentarono inutilmente di sottrarre Montepulciano al dominio dei senesi, nonostante l'aiuto ora di Perugia ora di Firenze. Consunta dalle fatiche, Agnese si mise a letto e si dispose alla morte. Agnese disse alle religiose piangenti di non piangere se l'amassero veramente, poiché il più grande bene per lei era di andarsene allo sposo. Agnese esortò le sorelle a essere fedeli a uno sposo così buono e a perseverare nell'ubbidienza, promettendo di essere più utile in cielo che sulla terra. Poco dopo, Agnese sollevò gli occhi e le mani al cielo e disse sorridendo che il suo amato le apparteneva e non lo avrebbe più abbandonato. Agnese morì il 20 aprile 1317 a mezzanotte. Agnese è morta a Montepulciano, a Siena, il 20 aprile 1317. Agnese è nata a Gracciano Vecchio, a Siena, intorno al 1268.
Il culto e le reliquie
Dopo la morte, Agnese apparve a molti in diverse località. Il corpo di Agnese fu deposto nella chiesa del monastero che prese il suo nome. Il corpo di Agnese emanò una deliziosa fragranza e sanò molti malati. I poliziani mandarono persone fidate a Genova per comprare unguenti a qualunque prezzo. Gli unguenti servivano per spalmare il corpo della vergine e conservarlo incorrotto il più a lungo possibile. Le punte delle dita di Agnese cominciarono a stillare fitte e abbondanti gocce di un prezioso liquore. Il contatto con il liquore guarì ciechi, zoppi e rattrappiti. Santa Agnese fu canonizzata il 10 dicembre 1726 da papa Benedetto XIII. Il corpo di Agnese si conservò incorrotto. Nel 1374 Dio rivelò a santa Caterina da Siena che in cielo avrebbe goduto una gloria uguale a quella di Agnese da Montepulciano. Santa Caterina da Siena desiderò andare a venerare le reliquie di Agnese. Mentre Caterina si chinava per baciare i piedi di Agnese, questa sollevò il piede destro fino al labbro di lei e rinnovò il prodigio della manna.
Il cammino della fede
La vocazione di Sant'Agnese si manifestò con straordinaria precocità, conducendola a varcare la soglia della comunità delle monache del Sacco a Montepulciano quando aveva appena nove anni. Questo primo passo segnò l'inizio di un percorso consacrato, vissuto con una dedizione che superava l'età anagrafica. La sua capacità di guidare gli altri emerse ben presto, tanto che, a soli quindici anni, ricevette l'incarico di superiora presso il monastero di Proceno. La sua presenza ha toccato diverse comunità, tra cui Chianciano, dove ha testimoniato la bellezza di una vita spesa nel silenzio e nell'obbedienza.
Il punto culminante della sua opera terrena si realizzò nel 1306 con la fondazione del monastero di Santa Maria Novella a Montepulciano. In questo luogo, Sant'Agnese ha saputo coniugare la cura per la regola monastica con un profondo amore per le sorelle. La sua esistenza si concluse il venti aprile 1317, dopo aver attraversato il sofferto mistero di una lunga malattia. Accettando il dolore con animo sereno, ha saputo trasfigurare la propria fragilità in un ultimo, silenzioso atto di offerta a Dio. La sua vita, sebbene segnata dalla prova, rimane una testimonianza di come la grazia possa operare in anime che si offrono totalmente al progetto divino, lasciando una traccia di luce che attraversa i secoli.
Il culto e la devozione
Il culto di Sant'Agnese da Montepulciano è radicato nel tempo e testimonia la venerazione che il popolo cristiano ha nutrito verso questa santa vergine. La sua canonizzazione, celebrata il dieci dicembre 1726 per mano di Papa Benedetto XIII, ha confermato ufficialmente il valore della sua testimonianza, elevandola a modello per tutta la Chiesa universale. Il legame tra la santa e la città di Montepulciano è rimasto indissolubile, identificandola come protettrice e custode spirituale di questo territorio.
La memoria liturgica, fissata al venti aprile, richiama ogni anno i fedeli a meditare sulla bellezza della sua dedizione. Nonostante il trascorrere dei secoli, il ricordo di Sant'Agnese continua a invitare alla preghiera e alla riflessione, ricordando a ogni cristiano che il valore di una vita non si misura nella durata, ma nell'intensità dell'amore donato a Dio. La sua intercessione è invocata con fiducia, portando conforto e speranza a quanti si rivolgono a lei con cuore sincero.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Agnese da Montepulciano?
La festa liturgica di Sant'Agnese da Montepulciano si celebra il 20 aprile, giorno della sua nascita al cielo.
Qual è il ruolo di Sant'Agnese nella Chiesa?
Sant'Agnese è ricordata come vergine, badessa e fondatrice di monasteri sotto la regola di San Domenico, celebre per la sua vita mistica.
A Montepulciano in Toscana, santa Agnese, vergine, che a nove anni indossò l’abito delle sante vergini e solo quindicenne fu eletta, contro il suo volere, alla guida delle monache di Proceno nella Tuscia, dando poi nel monastero in seguito da lei fondato sotto la disciplina di san Domenico mirabile esempio di vera umiltà. — Martirologio Romano