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3 novembre

Sant' Amico di Avellana

Monaco

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e la conversione della famiglia

Sant'Amico nacque nel territorio di Camerino in un periodo compreso tra il 920 e il 930, provenendo da una famiglia di estrazione nobile. Quando era ancora molto giovane, i genitori lo affidarono a un monastero affinché venisse istruito e instradato verso la vita monastica. Intorno ai vent'anni, a causa di vicende legate alla sua famiglia, abbandonò il monastero per entrare nel clero secolare. Dopo aver ricevuto l'ordinazione sacerdotale, con la sua testimonianza convinse l'intero nucleo familiare ad abbracciare la vita monastica. Il padre, i fratelli e successivamente i nipoti di Amico entrarono infatti in monastero. Nel contempo, sua madre donò gran parte dei propri beni ai poveri e si consacrò al compimento di opere pie. Svincolato finalmente da tutte le incombenze familiari, Amico poté fare ritorno all'interno di un monastero.

La vita eremitica e l'approdo ad Avellana

In breve tempo, Amico si distinse come un esempio virtuoso all'interno della comunità monastica. Giudicando tuttavia la disciplina del monastero poco rigorosa, scelse di ritirarsi a vita eremitica. Visse per un triennio in totale solitudine all'interno di una grotta sul monte Torano dell'Aquila, situato nella diocesi di Ascoli Piceno. In seguito accolse nella sua dimora solitaria alcuni discepoli, insieme ai quali proseguì lo stile di vita eremitico per ulteriori vent'anni. Durante questo lungo cammino, si dedicò con grande impegno alle opere di carità in un difficile periodo di carestia che colpì la regione. Superati i novanta anni di età, fece infine ingresso nel monastero di San Pietro di Avellana. Tale monastero era stato fondato nel 1025 da san Domenico di Sora nella zona del Sangro. Amico vi trascorse i suoi ultimi anni di vita segregato in una cella, secondo la consuetudine dei reclusi. È deceduto all'età di centoventi anni, in un intervallo di tempo compreso tra il 1040 e il 1050, e la data precisa della sua morte potrebbe essere il 3 novembre.

Il culto e il patronato

Le spoglie mortali di sant'Amico vennero inumate all'interno del monastero di San Pietro di Avellana. Presso la sua tomba si verificarono numerosi eventi miracolosi, e la sua intercessione si dimostrò particolarmente efficace per la guarigione dalle ernie. Per questo motivo, i malati colpiti da ernia lo elessero come proprio santo patrono. Nel 1069 il monastero di San Pietro di Avellana fu incorporato nell'abbazia di Montecassino. A seguito di questa unione, i monaci Cassinesi integrarono Amico tra i propri santi e fissarono la sua memoria liturgica al 3 novembre. Il nome di sant'Amico non figura tuttavia all'interno del Martirologio Romano.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant'Amico di Avellana?

La festa viene celebrata il 3 novembre dai Cassinesi, sebbene il santo sia assente nel Martirologio Romano.

Di cosa è patrono Sant'Amico di Avellana?

È il santo patrono dei sofferenti di ernia, invocato per la guarigione di questa infermità.