26 maggio
Sant' Andrea Kaggwa
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto della persecuzione in Uganda
La vicenda terrena dei martiri si svolge sotto il regno di Mwanga, un giovane sovrano che in gioventù aveva frequentato la scuola dei missionari Padre Bianchi del Cardinal Lavigerie. Il re Mwanga non era riuscito a imparare a leggere né a scrivere perché testardo, indocile e incapace di concentrazione, e certi suoi atteggiamenti facevano persino dubitare che fosse nel pieno possesso delle sue facoltà mentali. Istruito da mercanti bianchi venuti dal nord, il re aveva imparato a fumare hascisc, a bere alcolici in grande quantità e ad abbandonarsi a pratiche omosessuali, arrivando a costruirsi un fornitissimo harem di paggi, servi e figli dei nobili della sua corte. All'inizio del suo regno, Mwanga era stato sostenuto dai cristiani cattolici e anglicani contro la tirannia del re musulmano Kalema. Tuttavia, con il passare del tempo, il sovrano vide nel cristianesimo il maggior pericolo per le tradizioni tribali e il maggior ostacolo per le sue dissolutezze, mentre gli stregoni e i feticisti lo sobillarono contro i credenti perché vedevano compromesso il loro ruolo e il loro potere.
Nel 1885 ha avuto inizio un'accesa persecuzione contro i cristiani in Uganda. La prima illustre vittima di questa persecuzione del 1885 è stato il vescovo anglicano Hannington, ma la furia cieca del potere non si fermò affatto e la persecuzione ha annoverato almeno altri duecento giovani uccisi per la fede. Il quindici novembre del 1885 il re Mwanga ha fatto decapitare Giuseppe Mkasa Balikuddembè, maestro dei paggi e prefetto della sala reale, che era un fervente cattolico e catechista appartenente al clan Kayozi e di appena venticinque anni. Egli aveva avuto il coraggio di rimproverare al re l'uccisione del vescovo anglicano e aveva difeso i giovani paggi dalle avances sessuali del sovrano. Carlo Lwanga, del clan Ngabi, è stato scelto per sostituire Giuseppe Mkasa Balikuddembè nell'incarico, ma il re ha concentrato subito le attenzioni morbose su di lui. Carlo Lwanga era cattolico e, durante il periodo in cui i missionari sono stati messi al bando, ha assunto una funzione di leader e ha sostenuto la fede dei neoconvertiti.
La testimonianza e il martirio di Sant'Andrea Kaggwa
Il venticinque maggio del 1886 Carlo Lwanga è stato condannato a morte insieme a un gruppo di cristiani e quattro catecumeni. Nella notte prima della morte, Carlo Lwanga ha battezzato segretamente quattro catecumeni, tra cui il giovanissimo Kizito, del clan Mmamba, che aveva appena quattordici anni e a cui lo stesso Lwanga aveva promesso di morire insieme mano nella mano. Il ventisei maggio del 1886 sono stati uccisi Andrea Kaggwa, capo dei suonatori del re e suo familiare, e Dionigi Ssebuggwawo. Sant'Andrea Kaggwa, che era da poco iniziato a Cristo, si era dimostrato particolarmente generoso e coraggioso durante un'epidemia e fu crudelmente ucciso per la sua attività di insegnamento della dottrina del Vangelo ai pagani e ai catecumeni. La data della morte di sant'Andrea Kaggwa è il ventisei maggio 1886 ed egli è morto martire in località Munyonyo in Uganda.
Subito dopo la condanna, fu disposto il trasferimento dei condannati dal palazzo reale di Munyonyo a Namugongo, che era il luogo deputato alle esecuzioni capitali. Il trasferimento da Munyonyo a Namugongo è stato una vera e propria via crucis di ventisette miglia percorsa in otto giorni, durante la quale i parenti hanno spinto i condannati ad abiurare la fede e i soldati hanno usato indicibili violenze. Lungo la strada, il ventisei maggio, Ponziano Ngondwe, paggio reale del clan Nnyonyi Nnyange, è stato trafitto da un colpo di lancia dopo essere stato immediatamente arrestato per essere stato battezzato mentre infuriava la persecuzione. Il ventisette maggio è stato martirizzato Atanasio Bazzekuketta, paggio reale del clan Nkima, e poche ore dopo Gonzaga Gonga, servo del re del clan Mpologoma, è stato trafitto dalle lance dei soldati. Subito dopo Gonzaga Gonga è stato ucciso Mattia Mulumba, appartenente al clan Lugane, che aveva cinquant'anni, era stato elevato al rango di giudice e si era convertito al cattolicesimo da appena tre anni. Il trentuno maggio Noè Mawaggali, servo del re del clan Ngabi, è stato inchiodato a un albero con le lance dei soldati e poi impiccato.
Il compimento del sacrificio e la gloria degli altari
Il tre giugno, sulla collina di Namugongo, sono stati arsi vivi trentuno cristiani. Tra i trentuno cristiani arsi vivi quel giorno vi erano alcuni anglicani e un gruppo di tredici cattolici facenti capo a Carlo Lwanga, tra i quali figuravano Luca Baanabakintu, Gyaviira Musoke e Mbaga Tuzinde, tutti del clan Mmamba. Faceva parte del gruppo Giacomo Buuzabalyawo, figlio del tessitore reale e appartenente al clan Ngeye, insieme ad Ambrogio Kibuuka del clan Lugane e ad Anatolio Kiriggwajjo, guardiano delle mandrie del re. A essi si univano il cameriere del re Mukasa Kiriwawanvu, il guardiano delle mandrie Adolofo Mukasa Ludico del clan Ba'Toro, il sarto reale Mugagga Lubowa del clan Ngo, Achilleo Kiwanuka del clan Lugave e Bruno Sserunkuuma del clan Ndiga. Gli astanti all'esecuzione sono rimasti profondamente impressionati nel sentire i condannati pregare fino alla fine senza un gemito. Bruno Sserunkuuma aveva profeticamente intuito prima del martirio che una fonte con molte sorgenti non si inaridirà mai e che altri sarebbero venuti dopo di loro. Infatti, il martirio in Uganda non ha spento la fede ma ha generato moltissime conversioni.
La serie dei martiri cattolici elevati agli altari si conclude il ventisette gennaio 1887, comprendendo anche figure come Giovanni Maria Musei, un servitore del re che aveva confessato spontaneamente la sua fede davanti al primo ministro di re Mwanga e per questo fu immediatamente decapitato. Insieme ai cristiani furono martirizzati anche alcuni musulmani, poiché cristiani e musulmani avevano riconosciuto e testimoniato con il sangue che Katonda, il Dio supremo dei loro antenati, era lo stesso Dio della Bibbia e del Corano. Nel 1920 Papa Benedetto XV ha beatificato ventidue martiri di origine ugandese, un evento che all'epoca fece un certo scalpore in quanto i martiri ugandesi sono stati i primi sub-sahariani ad essere riconosciuti martiri e venerati dalla Chiesa cattolica. Successivamente, Carlo Lwanga e i suoi ventuno giovani compagni sono stati canonizzati da Paolo VI nel 1964. Sul luogo del martirio di Carlo Lwanga è stato edificato un magnifico santuario, mentre a poca distanza sorge un santuario protestante che ricorda i cristiani di confessione protestante martirizzati insieme a lui.
La vita e la testimonianza
La vicenda di Sant' Andrea Kaggwa si colloca nel diciannovesimo secolo in Uganda, terra segnata dal coraggio di quanti hanno saputo dare la vita per il Signore. Membro autorevole della corte di re Mwanga, dove ricopriva il delicato incarico di capo dei suonatori, Andrea seppe coniugare i doveri del suo ufficio con una vita spirituale intensa e feconda. Dopo aver accolto il dono della conversione al cattolicesimo, egli non tenne per sé la grazia ricevuta, ma si fece solerte maestro per coloro che desideravano accostarsi alla fede, dedicandosi con amore alla formazione dei catecumeni. Il suo impegno educativo fu un atto di autentica carità, volto a far crescere nel cuore dei giovani l'amore per Dio e la conoscenza delle Scritture.
Tuttavia, il fervore della sua fede e l'influenza che esercitava sui suoi discepoli non tardarono a suscitare l'ostilità del sovrano. In un clima di crescente tensione, Sant' Andrea Kaggwa fu tratto in arresto, subendo la prova suprema della fedeltà al Vangelo. Condannato a morte, egli affrontò il martirio con la fermezza di chi sa di riporre la propria speranza in un regno che non conosce fine. Il suo sacrificio si compì a Munyonyo il 26 maggio 1886, sigillando una vita spesa interamente per il servizio del Vangelo. La sua memoria è stata onorata solennemente nel 1964, quando il Papa Paolo sesto lo ha elevato agli onori degli altari, riconoscendo la santità di un uomo che ha saputo rendere testimonianza alla luce di Cristo in mezzo alle tenebre della persecuzione.
Il culto e la memoria
Il culto di Sant' Andrea Kaggwa è profondamente radicato nella memoria della Chiesa universale, che ne celebra il ricordo insieme agli altri martiri dell'Uganda. La sua testimonianza continua a interpellare le generazioni contemporanee, ricordando che la santità non è un traguardo riservato a pochi, ma una chiamata che attraversa ogni condizione umana, dal servizio quotidiano alla testimonianza eroica del sangue. Egli è venerato come patrono dell'Uganda, terra che ha visto germogliare la sua fede e che conserva con devozione il ricordo del suo sacrificio avvenuto presso Munyonyo.
La memoria liturgica, fissata per il giorno 3 giugno, unisce il nome di Sant' Andrea Kaggwa a quello dei suoi compagni martiri di Namugongo, formando un unico coro di lode che ascende al trono di Dio. I fedeli guardano a lui come a un intercessore potente, capace di donare coraggio e perseveranza a quanti si trovano a vivere la propria testimonianza cristiana in contesti difficili. Il suo esempio invita a custodire la fede con umiltà e a trasmetterla con dedizione, nella certezza che il dono di sé non è mai perduto, ma custodito per sempre nella pace del Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Andrea Kaggwa?
Sant'Andrea Kaggwa si festeggia il ventisei maggio, mentre la memoria solenne dei martiri ugandesi ricorre il tre giugno.
Di cosa è patrono Sant'Andrea Kaggwa?
Sant'Andrea Kaggwa è patrono dell'Uganda e della gioventù africana.
In località Munyonyo in Uganda, sant’Andrea Kaggwa, martire, che, capo dei suonatori di timpano del re Mwanga e suo familiare, da poco iniziato a Cristo, insegnò la dottrina del Vangelo ai pagani e ai catecumeni e fu per questo crudelmente ucciso. — Martirologio Romano