7 luglio
Sant' Antonino Fantosati
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e formazione francescana
Antonio Fantosati nacque il 16 ottobre 1842 nella frazione di Santa Maria in Valle, situata nel comune umbro di Trevi. Fin dalla nascita mostrava una salute fragile e un carattere schivo, aspetti che facevano presagire per lui un futuro da agricoltore. Durante l'infanzia frequentò la scuola gestita dai Francescani nel vicino convento di San Martino. La frequenza del convento e la costante partecipazione alle celebrazioni parrocchiali in qualità di chierichetto maturarono in lui la scelta di entrare nell'Ordine francescano. All'età di sedici anni, ottenuto l'assenso dei genitori, vestì l'abito religioso presso il convento della Spineta a Todi, assumendo il nome di fra Antonino. Terminato l'anno di noviziato, fu inviato a Spoleto per completare il percorso di studi. A Spoleto emise la professione solenne dei voti il 28 luglio 1862. Nel settembre del 1860 era riuscito a evitare la leva obbligatoria imposta dalle truppe piemontesi e garibaldine. Proseguì la formazione accademica a Roma, dove ricevette l'ordinazione sacerdotale il 13 giugno 1865, all'età di ventitré anni. Nel 1867, a seguito di un colloquio a Roma con il Ministro Generale dell'ordine, maturò il proposito di dedicarsi alle missioni in territorio cinese.
La partenza e l'inserimento in terra cinese
A Marsiglia si unì a un gruppo spedizionario composto da altri otto francescani, tra cui padre Elia Facchini, destinato a morire martire due giorni dopo di lui, e da numerose suore Canossiane. La spedizione era guidata da monsignor Zanoli, Vicario Apostolico dell'Hu-pè, giunto in Europa per reclutare nuovo personale missionario. Il viaggio ebbe inizio il 15 dicembre 1867 da Roma e proseguì via nave da Marsiglia, durando complessivamente sessantasei giorni fino all'arrivo ad Uccian, capitale dell'Hu-pè e sede principale della missione. Giunto a destinazione, padre Antonino dovette abbandonare il saio francescano per adottare l'abbigliamento tradizionale cinese e assumere il nome locale di Fan-hoae-te. Il 6 gennaio 1868, superato un primo periodo di ambientamento al clima, alla lingua e ai costumi locali, partì con un confratello verso l'Alto Hu-pè, zona di missione a lui assegnata. Il tragitto verso l'Alto Hu-pè durò oltre un mese e si svolse prevalentemente su imbarcazioni fluviali, affrontando diversi pericoli ed imprevisti. Svolse sette anni di intensa opera pastorale muovendosi tra le comunità cattoliche di Scian-kin e He-tan-kon, ottenendo numerose conversioni in un clima di relativa tranquillità. Apprese con tale rapidità la lingua locale da meritarsi il soprannome di maestro europeo. In seguito venne trasferito nella città di Lao-ho-kow, un importante snodo commerciale situato lungo il fiume Han.
La missione tra integrazione e opere di carità
Nelle regioni cinesi del 1900 la piaga dell'oppio e la sopraffazione dei ceti deboli erano dilaganti, rendendo l'azione sociale di un missionario europeo un compito da gestire con estremo tatto e diplomazia. Padre Antonino fu in grado di integrarsi nella società locale senza creare attriti, rendendo la sua missione un punto di riferimento e incontro per persone di ogni estrazione sociale. La missione era frequentata da mercanti, dotti, funzionari imperiali, studenti, nobili, gente comune, monaci decaduti e barcaioli, i quali rivolgevano domande condite da lunghi cerimoniali di cortesia. Si conformò interamente ai costumi locali, adoperando le bacchette per il cibo e mostrando apprezzamento per la cucina del posto. Al fine di evitare contrasti con i monaci confuciani, fece rimuovere dalla facciata dell'edificio l'insegna Chiesa Cattolica, sostituendola con la dicitura Ospizio di Francia. Tra il 1870 e il 1871 fu nominato Vicario Generale dal nuovo Vicario Apostolico dell'Alto Hu-pè. Nel 1878 la Cina in generale e la provincia dell'Alto Hu-pè in particolare furono colpite da una grave carestia e da una successiva epidemia di peste. L'epidemia e la carestia causarono il depopolamento di intere province e la morte di centinaia di migliaia di persone. Tra le vittime vi fu il Vicario monsignor Belli, il quale morì il 2 maggio 1878 dopo aver svolto ventiquattro anni di missione. Padre Antonino Fantosati subentrò immediatamente nella gestione delle responsabilità della regione dell'Alto Hu-pè. La Santa Sede nominò padre Antonino Fantosati Amministratore Apostolico in data 22 giugno 1878. Egli istituì sollecitamente un orfanotrofio destinato ad accogliere i bambini rimasti orfani. Promosse una raccolta di aiuti in Europa, occupandosi poi della distribuzione di generi alimentari, vestiario e medicinali. Mentre prestava soccorso ai malati contrasse egli stesso la peste, riuscendo tuttavia a guarire. L'operato di padre Fantosati fu ampiamente apprezzato, portando nell'arco di tre mesi alla conversione di novanta famiglie e alla collaborazione delle autorità civili e militari. Nel 1880 venne nominato Vicario Generale del nuovo Vicario Apostolico, monsignor Ezechia Banci, succeduto a monsignor Belli. Contribuì alla realizzazione di una grande chiesa a Hu-pè, della superficie di cento metri quadrati e alta trenta metri, destinata a rimpiazzare la cappella del Sacro Cuore ormai divenuta insufficiente per i riti cattolici.
Il ministero episcopale e l'ultimo viaggio nell'Hu-nan
Nel 1888, dopo vent'anni di attività missionaria e provato dalle fatiche, rientrò in Italia per un soggiorno di otto mesi. Durante il soggiorno europeo visitò i luoghi della tradizione francescana e la Terra Santa. Nel giugno del 1889 fece ritorno in Cina. Poco dopo il suo rientro, ricevette da Roma la nomina a Vicario Apostolico dell'Hu-nan Meridionale. Nel novembre del 1892 lasciò definitivamente a bordo di una barca l'Alto Hu-pè, territorio che considerava la sua seconda patria. I suoi ultimi undici anni di vita furono caratterizzati da grande impegno apostolico ed intense esperienze. Giunto nell'Hu-nan, una provincia estesa per 216.000 chilometri quadrati e popolata da ventuno milioni di abitanti, monsignor Fantosati avviò immediatamente una serie di visite pastorali nelle diverse zone della regione. Durante la sua prima visita pastorale venne messa sulla sua testa una taglia di cento once d'argento, che ne mise a rischio l'incolumità. Subì un agguato nel medesimo luogo in cui, ottant'anni prima, era stato ucciso il beato Giovanni da Triora. Fu sottoposto a vari procedimenti giudiziari a causa delle accuse mosse da pagani ostili al cristianesimo. Tali accuse gli procurarono l'inimicizia e il desiderio di vendetta di alcuni potenti mandarini. I suoi ultimi anni furono segnati da difficoltà e persecuzioni. Continuò costantemente a promuovere l'edificazione, il restauro e l'abbellimento di edifici di culto sia nell'Alto Hu-pè sia nell'Hu-nan.
La persecuzione dei Boxer e il martirio
Il 3 luglio 1900 i Boxer, sostenuti da disposizioni imperiali che incitavano la popolazione e i soldati a scacciare e uccidere i missionari e a distruggere le loro opere, rasero al suolo la chiesa protestante di Hoang-scia-wan, città in cui risiedeva il Vicariato Cattolico dell'Hu-nan. Il 4 luglio 1900 la sede episcopale di monsignor Fantosati, il quale era assente da due mesi, venne assalita e distrutta. Nella medesima occasione vennero incendiati l'orfanotrofio e diverse abitazioni di fedeli cristiani. Il sacerdote francescano Cesidio Giacomantonio fu la prima vittima degli attacchi, venendo bruciato vivo. Monsignor Fantosati si trovava impegnato nella ricostruzione della chiesa di San-mu-tciao, che era stata distrutta l'anno precedente dai pagani. Mentre era sul posto fu informato delle devastazioni in corso. Il 6 luglio 1900 si imbarcò insieme al francescano padre Giuseppe Maria Gambaro e a quattro fedeli cristiani per fare ritorno a Hoang-scia-wan, ignorando i tentativi dei cristiani locali di dissuaderlo. Intorno al mezzogiorno del 7 luglio 1900 la barca giunse sul fiume nei pressi della città. I missionari vennero riconosciuti da alcuni giovani che incitarono la folla al grido di morte agli Europei. La folla presente sulla riva si impadronì delle imbarcazioni dei pescatori e circondò quella dei missionari. I missionari riuscirono a stento a sbarcare, ma vennero immediatamente aggrediti e massacrati dalla folla con pietre e bastoni. Padre Gambaro morì dopo circa venti minuti di percosse. Monsignor Fantosati, ormai agonizzante ma ancora in vita, venne trafitto da un pagano con un palo di bambù munito di una punta di ferro, infilzato dal tergo. Nel corso degli spasmi il martire riuscì a estrarre il palo dal proprio corpo. Un altro aggressore pagano riprese il medesimo palo e lo conficcò nuovamente nel corpo del vescovo trapassandolo da parte a parte. Dopo due ore di agonia monsignor Fantosati morì all'età di cinquantotto anni, dopo averne trascorsi trentatré in missione. Il Martirologio attesta che sant'Antonino Fantosati, vescovo, e Giuseppe Maria Gambaro, sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori, morirono lapidati presso la città di Hengyang, nella provincia dello Hunan, mentre giungevano via fiume per recare soccorso ai fedeli durante la persecuzione dei Boxer. Antonio Fantosati nacque a Trevi il 16 ottobre 1842 e morì a Hoang-scia-wan il 7 luglio 1900. Un gruppo specifico di ventinove martiri, di cui faceva parte, venne ucciso nei primi giorni di luglio del 1900 per mano dei Boxer, dopo che la tradizione riferisce che i persecutori beneficiavano del sostegno del viceré Yü-sien e dell'atteggiamento tollerante dell'ottuagenaria imperatrice Tz-Hsi, essendo stati istigati dalle calunnie diffuse dai monaci confuciani. Questo gruppo di ventinove martiri era composto da tre vescovi, quattro presbiteri e un frate laico dei Minori Francescani, sette suore Francescane Missionarie di Maria, cinque seminaristi cinesi e nove collaboratori domestici cinesi di fede cristiana. Ventisei di questi ventinove martiri subirono la decapitazione a Tai-yuen-fu, sede del Vicariato dello Shan-si, mentre tre trovarono la morte nel Vicariato dello Hu-nan. Il 1° ottobre 2000 papa Giovanni Paolo II ha proclamato santi questi centoventi martiri caduti in Cina a causa delle persecuzioni anticristiane protrattessimo fino al Novecento, precedentemente beatificati da papa Pio XII nel 1946.
Il cammino verso la missione
Il percorso spirituale di Sant' Antonino Fantosati ha avuto inizio nel cuore dell'Umbria, la terra che ha dato i natali a questo generoso testimone della fede. Entrato nell'Ordine dei Frati Minori a Todi nel 1858, egli ha intrapreso un cammino di discernimento e formazione che lo ha portato, nel 1865, al sacramento dell'ordine sacerdotale. La sua vocazione non si è tuttavia fermata ai confini della sua terra, poiché il desiderio di portare la luce di Cristo in luoghi lontani lo ha spinto, solo due anni dopo, nel 1867, a partire come missionario verso la Cina.
In terra cinese, Sant' Antonino ha vissuto decenni di intenso apostolato, operando dapprima nelle regioni dell'Hubei e dell'Hunan. La sua dedizione e la profondità della sua vita spirituale lo hanno condotto, nel 1889, a ricevere la nomina a Vicario Apostolico dell'Hunan Meridionale. In questo ruolo di guida pastorale, egli ha saputo accompagnare la crescita delle comunità cristiane locali con spirito paterno e profonda umiltà. Il suo ministero episcopale si è svolto in un contesto complesso e spesso difficile, caratterizzato da grandi sfide sociali e religiose, ma egli ha mantenuto saldo il proposito di servire le genti che gli erano state affidate, vivendo in piena comunione con la Chiesa universale e con la missione che il Signore gli aveva riservato. Fino al compimento del suo cammino terreno, ha operato con la consapevolezza che il pastore deve essere il primo a sostenere la fede dei fedeli, specialmente quando le nubi della persecuzione iniziano a oscurare l'orizzonte della missione.
Il martirio e la memoria
L'anno 1900 ha segnato il momento decisivo della testimonianza di Sant' Antonino Fantosati. Durante la violenta persecuzione scatenata dai Boxer, egli è stato chiamato a rendere conto della propria fede attraverso il sacrificio della vita. A Hengyang, nella regione dell'Hunan, il vescovo ha coronato il suo lungo apostolato con il dono supremo del martirio, unendosi alla schiera di coloro che hanno testimoniato il Vangelo con il proprio sangue.
La Chiesa ha riconosciuto la grandezza di questo sacrificio glorificando il suo servo nel tempo. Nell'anno 2000, il pontefice Giovanni Paolo II ha elevato Sant' Antonino Fantosati agli onori degli altari, confermando la validità della sua testimonianza per la Chiesa contemporanea. Oggi egli viene venerato come uno dei Martiri cinesi, simbolo di un'appartenenza a Cristo che supera ogni confine geografico e culturale. La sua memoria, celebrata con devozione, continua a interpellare il cuore dei fedeli, invitando a riflettere sulla fedeltà perseverante e sul coraggio di annunciare la verità anche quando il mondo intorno sembra rifiutarla. Egli rimane un punto di riferimento luminoso per chi cerca di vivere la missione con spirito di sacrificio e umiltà, ricordandoci che il seme della fede, gettato nel terreno della storia, porta frutto per l'eternità.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Antonino Fantosati?
Sant'Antonino Fantosati si festeggia il 7 luglio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nell'anno 1900.
Vicino alla città di Hengyang nella provincia dello Hunan in Cina, sant’Antonino Fantosati, vescovo, e Giuseppe Maria Gambaro, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che, durante la persecuzione dei Boxer, approdati per portare aiuto ai fedeli, morirono lapidati. — Martirologio Romano