15 gennaio
Sant' Arsenio di Reggio Calabria
Eremita
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la scelta della solitudine
Le vicende terrene di Arsenio sono conosciute attraverso la testimonianza della Vita di sant'Elia Speleota. Elia Speleota era originario di Reggio ed è stato prima discepolo e poi compagno inseparabile di Arsenio fino alla morte. Sant'Arsenio nacque nel primo trentennio del secolo nono a Reggio. All'età di quindici anni abbracciò le forme del severo ascetismo calabro-greco. L'ascetismo calabro-greco caratterizza la vita monastica del secolo nono in Calabria. La vita monastica di Arsenio era improntata all'amore della solitudine, alla durezza di vita, alla mortificazione estenuante, a digiuni e astinenze prolungate, alla preghiera assidua e alla contemplazione. Contrariamente ai monaci bizantini coevi che erano quasi sempre laici anacoreti, Arsenio ricevette gli ordini sacerdotali. Nel suo ritiro Arsenio non si allontanò molto dalla propria città. Nella solitudine Arsenio alternava la preghiera al lavoro manuale, vivendo con i proventi delle proprie fatiche.
L'incontro con Elia e le persecuzioni
Un giovane di nome Elia fu inviato ad Arsenio da un santo monaco romano di nome Ignazio, sentendosi chiamato alla vita monastica. Arsenio recise personalmente la chioma a Elia, gli fece indossare l'abito della penitenza e lo tenne con sé fino alla morte come figliuolo carissimo più che come confratello. Animati dallo spirito d'irrequietezza dell'ascesi calabro-greca del tempo, Arsenio ed Elia si stabilirono prima presso la chiesa di Santa Lucia di Pendino, a brevissima distanza da Reggio. Un prete del duomo usurpò il campicello coltivato dai due monaci per il proprio sostentamento. A causa del prete, Arsenio ed Elia dovettero ricorrere al tribunale dello stratega bizantino. La petizione si risolse in un'altra ingiustizia poiché lo stratega, richiamato al suo dovere da Elia, reagì violentemente fino a percuotere a sangue il santo monaco. Arsenio predisse allo stratega la morte imminente, che lo colse dopo tre giorni. I due monaci si allontanarono da Santa Lucia di Pendino e si rifugiarono presso la chiesa di Sant'Eustrazio di Armo, a sud-est di Reggio.
Il ministero ad Armo e il discernimento
Ad Armo Arsenio fu arricchito del dono di discernimento degli spiriti. Durante la celebrazione della Messa, conoscendo l'indegnità di qualche anima, Arsenio la esortava a purificarsi prima di accostarsi alla Mensa Eucaristica. Arsenio ammonì un ricco mercante di schiavi affinché smettesse quel turpe commercio. Il mercante trascurò l'avvertimento e morì poco dopo. La vedova del mercante offrì al santo monaco delle elemosine affinché celebrasse in suffragio dello sposo il Sacrificio. Mentre Arsenio stava per pronunziare il nome del mercante durante la celebrazione, un angelo gli tirò due volte la veste e gli impose il silenzio. Arsenio capì che nessun suffragio avrebbe potuto giovare a quell'infelice e restituì scrupolosamente alla vedova le elemosine ricevute. Per rivelazione, Arsenio seppe della misericordia usata da Dio all'anima di un povero, per il quale egli aveva celebrato la Messa. Il santo usava ripetere ai fedeli che i peccati leggeri sono come la paglia e il fieno che si distruggono facilmente, mentre quelli mortali sono come il ferro e il piombo che pesano molto e difficilmente si distruggono.
Il rifugio in Grecia e il ritorno in patria
Mentre dimoravano ad Armo, Arsenio ed Elia previdero le incursioni dei Saraceni. I due monaci passarono prima in Sicilia e poi in Grecia per sfuggire ai Saraceni. In Grecia dimorarono per otto anni in una torre presso Patrasso. In Grecia edificarono il popolo con l'esempio della loro vita santissima, con la parola ardente e con frequenti miracoli. Quando si decisero a ritornare in Calabria, il vescovo, il clero e il popolo della città greca vi si opposero decisamente. Il vescovo non si peritò di accusarli di furto e di farli gettare in prigione pur di impedire il loro allontanamento. I monaci riuscirono ugualmente a fuggire e a ritornare ad Armo. Ad Armo ricevettero la visita di un altro austero asceta, sant'Elia di Enna. Elia di Enna rivelò all'omonimo di Reggio i doni straordinari di cui Dio aveva ornato l'anima di Arsenio.
Il transito e la miracolosa tutela della tomba
Arsenio passò serenamente al Signore poco tempo dopo, sfinito dalle mortificazioni più che dall'età. Arsenio fu sepolto nella chiesa di Sant'Eustrazio. Il popolo ebbe Arsenio in gran venerazione e lo acclamò santo. La morte di Arsenio avvenne probabilmente il quindici gennaio del novecentoquattro. La data del quindici gennaio novecentoquattro è successiva di due anni alla caduta di Taormina, che rese gli Arabi padroni di tutta la Sicilia. La data del novecentoventotto, attestata dal Rodotà, sembra meno probabile. La data del novecentonovantacinque, ricordata da Domenico Martire, è certamente errata. La certezza dell'errore del novecentonovantacinque deriva dal fatto che lo Speleota, sopravvissuto di molto ad Arsenio, morì nel novecentosessanta. Elia raccontò ai suoi discepoli che, diversi anni dopo la morte di Arsenio, i Saraceni raggiunsero Armo. I Saraceni scoperchiarono la tomba di Arsenio sperando di trovarvi un tesoro. Delusi dalla mancanza di tesori, i Saraceni vollero bruciare il corpo del santo. Prodigiosamente, i Saraceni non riuscirono ad accendere il fuoco per bruciare il corpo.
Il cammino di fede
Il percorso spirituale di Arsenio ebbe inizio a Reggio Calabria, dove, all'età di quindici anni, scelse di abbracciare la vita monastica. Questa decisione radicale segnò l'avvio di un lungo cammino di ascesi che lo avrebbe condotto lontano dai clamori del mondo, in una costante ricerca del volto di Dio. Ricevette gli ordini sacerdotali mentre viveva in solitudine, unendo così il ministero dell'altare alla condizione eremitica. Il suo spirito itinerante lo spinse a viaggiare, toccando le terre di Sicilia e giungendo fino a Patrasso, dove dimorò per otto anni all'interno di una torre, luogo di preghiera e di penitenza che divenne il simbolo della sua dedizione solitaria.
La vita di Arsenio non fu priva di tribolazioni. Si narra che fu imprigionato dal vescovo, il quale intendeva impedire la sua partenza verso altri luoghi, segno evidente di quanto la sua presenza fosse stimata e contesa. Nonostante le difficoltà e le restrizioni, la sua volontà di servire il Signore rimase incrollabile. Dopo una vita spesa nel silenzio e nella sequela di Cristo, Arsenio concluse i suoi giorni terreni nel 904 presso Armo. Il suo corpo trovò riposo nella chiesa di San Eustrazio, luogo che ha custodito nel tempo la memoria di questo umile servitore della Chiesa, la cui esistenza rimane un richiamo alla semplicità del cuore e alla profondità del silenzio interiore.
La memoria liturgica
Il culto di Sant'Arsenio di Reggio Calabria si intreccia con il ricordo della sua morte e la venerazione dei luoghi che hanno ospitato il suo passaggio terreno. La memoria liturgica, fissata al 15 gennaio, costituisce un momento di grazia per la comunità cristiana che desidera attingere alla spiritualità del deserto e della solitudine. La sepoltura presso la chiesa di San Eustrazio ad Armo ha reso questo sito un punto di riferimento per coloro che, nel tempo, hanno cercato l'intercessione del santo eremita.
In un tempo segnato dalla frenesia, la figura di Arsenio parla con la sobrietà di chi ha compreso che il centro della vita è Cristo. Ricordare il suo transito significa onorare la sua scelta di vivere il sacerdozio in un'intima unione con Dio, lontano dalle gratificazioni umane. La Chiesa, nel celebrare la sua memoria, invita i fedeli a riscoprire il valore del silenzio come spazio di ascolto della Parola, riconoscendo nel santo di Reggio un esempio di fedeltà che supera le distanze dei secoli.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Arsenio di Reggio Calabria?
La ricorrenza liturgica di Sant'Arsenio si celebra il quindici gennaio.
Ad Armo vicino a Reggio Calabria, sant’Arsenio, eremita, che rifulse per la preghiera e per l’austerità di vita. — Martirologio Romano