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4 luglio

Sant' Elisabetta di Portogallo

Regina

Sant' Elisabetta di Portogallo

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e prima giovinezza

Elisabetta nacque nella città spagnola di Saragozza nell'anno 1271, all'interno di una delle casate regnanti più importanti del tredicesimo secolo. Suo padre era il re Pietro terzo d'Aragona, mentre sua madre era Costanza, figlia di Manfredi di Sicilia. A sua volta, Manfredi era succeduto al proprio padre, l'imperatore Federico secondo, nel governo del Regno di Sicilia. Al momento del battesimo, alla bambina fu imposto il nome della santa prozia, che era stata regina d'Ungheria. La nascita di Elisabetta favorì la provvidenziale riconciliazione tra suo padre e suo nonno, il re Giacomo primo il Conquistatore. Proprio Giacomo primo il Conquistatore volle occuparsi personalmente dell'educazione della nipote fino all'anno della propria morte, avvenuta nel 1276. Fin dai suoi primi anni di vita, la fanciulla mostrò inclinazioni spirituali non comuni. Già all'età di otto anni, Elisabetta recitava ogni giorno l'ufficio divino, offriva aiuto ai bisognosi e osservava rigidi digiuni, mostrando una maturità di fede che superava di gran lunga la sua tenera età.

La vita alla corte del Portogallo

All'età di dodici anni, la sua infanzia si concluse con il matrimonio con Dionisio il Liberale, sovrano del Portogallo, il quale fu anche il fondatore dell'Università di Coimbra e dell'Ordine del Cristo. Inserita nella corte reale portoghese, la sovrana mantenne le proprie pratiche spirituali pur adempiendo con esattezza e dedizione ai compiti di sposa e regina. Elisabetta mantenne l'abitudine costante di alzarsi di buon mattino per recarsi in cappella ad ascoltare la Messa in ginocchio, comunicarsi frequentemente e recitare gli uffici della Vergine e dei defunti. Dopo il pranzo si recava nuovamente in cappella per completare l'ufficio divino, dedicarsi a letture spirituali e pregare intensamente versando molte lacrime. Nel 1290 Elisabetta diede alla luce la prima figlia, Costanza, che in seguito avrebbe sposato il re Ferdinando quarto di Castiglia. L'anno successivo, nel 1291, nacque l'erede al trono, Alfonso quarto detto il Valoroso. Elisabetta rappresentò un costante punto di riferimento e protezione per la propria famiglia, impartendo insegnamenti morali ai figli e incitando il marito a governare il regno con equità e clemenza, ignorando le adulazioni e le calunnie. Oltre a ciò, durante il tempo libero, con il supporto delle dame della sua corte, confezionava arredi e paramenti sacri destinati alle chiese indigenti.

Opere di carità e penitenze

Con l'aumentare delle necessità pubbliche di cui veniva a conoscenza, la regina ampliò le sue opere di carità. Contribuì con grande generosità finanziaria alla costruzione di numerose chiese, ospedali e monasteri, ed edificando direttamente alcune strutture nelle città di Santarém e Coimbra. La sua ultima fondazione fu una cappella intitolata alla Santissima Vergine, situata nel convento della Trinità a Lisbona, la quale rappresentò il primo santuario consacrato al culto dell'Immacolata Concezione. Prima della sua scomparsa, volle inoltre fondare una confraternita dedicata alla Santissima Trinità. Per mantenere lo spirito costantemente incline alla contemplazione, osservava il digiuno tre volte alla settimana, per l'intera Quaresima, durante l'Avvento e nel periodo tra la festa di San Giovanni Battista e l'Assunta. Nei venerdì e nei sabati che precedevano le festività mariane, la regina si nutriva esclusivamente di pane e acqua. Elisabetta desiderava sottoporsi a penitenze e austerità ancora maggiori, ma ne fu impedita dal consorte. Per un periodo, i medici di corte le prescrissero di sospendere i digiuni e le privazioni alimentari, ma ella continuò comunque a bere soltanto acqua. La tradizione riferisce che un intervento divino confermò le prescrizioni mediche trasformando in vino un vaso d'acqua destinato alla sovrana. Tra le sue fondazioni si annovera anche un ospedale intitolato a Santa Elisabetta d'Ungheria, dove la regina si recava personalmente per prestare cure ai ricoverati.

Carità verso i poveri e prodigi

Elisabetta dimostrò un'eccezionale carità verso i poveri e verso i nobili caduti in miseria, dando istruzioni tassative al proprio elemosiniere di non congedare mai alcun bisognoso senza un aiuto. Inviava regolarmente scorte di viveri a monasteri privi di risorse e a popolazioni colpite da calamità, offrendo protezione e sostegno agli orfani e alle giovani donne in situazioni di rischio. Ogni venerdì di Quaresima lavava e baciava i piedi a tredici indigenti, fornendo loro abiti nuovi, e ripeteva il medesimo rituale di lavanda dei piedi e vestizione nei confronti di tredici donne il giorno del Giovedì Santo. La tradizione narra che, grazie al contatto con le sue mani e le sue labbra, una donna malata fu guarita da una piaga al piede, e un uomo affetto sia da paralisi che da lebbra fu completamente guarito da entrambe le malattie toccandola. Quando nel 1333 la popolazione di Coimbra fu ridotta dalla carestia a doversi cibare di topi, senza ascoltare gli amministratori dei suoi beni che le raccomandavano di economizzare, Elisabetta acquistò grandi quantità di cibo per la popolazione e fece seppellire i defunti lasciati abbandonati nelle case a causa della desolazione. Quando non era occupata nelle opere di carità e durante le ore notturne, Elisabetta si ritirava a pregare in una stanzetta segreta, contemplando Dio lontano da sguardi altrui.

Prove familiari e opera di pace

Dopo alcuni anni di armonia e intesa coniugale, il sovrano cominciò a intrattenere relazioni extraconiugali. La regina soffrì per questi tradimenti prevalentemente a causa del peccato commesso contro Dio, più che per l'offesa personale, e cercò di riavvicinare il marito con bontà, arrivando a occuparsi personalmente dell'educazione dei figli illegittimi del re. Temendo un eccessivo potere dei figli naturali del sovrano nel regno, la nobiltà incitò l'erede legittimo alla ribellione, e Alfonso impugnò le armi contro il padre. La regina rimase fedele al sovrano pur adoperandosi ripetutamente per riconciliare il marito e il figlio. Alcuni cortigiani insinuarono presso il re che la regina stesse sostenendo in gran segreto la rivolta dell'erede, e il re credette a queste falsità, privando Elisabetta della signoria di Leiria e disponendola in confino all'interno della fortezza di Alemquer. Molti nobili del regno si offrirono di aiutare la Santa, ma ella preferì affidarsi alla Provvidenza divina anziché ricorrere alle armi. Successivamente il sovrano ammise il proprio errore, la richiamò e le assegnò in appannaggio la città di Torres-Vedras. La regina proseguì i suoi sforzi per riportare la concordia, e nel 1319, durante l'assedio di Coimbra promosso da suo figlio, la regina giunse a cavallo tra le truppe contrapposte impugnando un crocifisso e riappacificò il padre con il figlio. Poco tempo dopo il conflitto riprese con maggiore violenza nella città di Lisbona, ed Elisabetta, desiderosa sopra ogni cosa della pace, si pose a cavallo di una mula e si lanciò tra i due schieramenti, supplicandoli tra le lacrime e con le parole di giungere a un accordo definitivo. Elisabetta aveva inoltre iniziato la sua opera di pacificatrice intervenendo nelle dispute territoriali tra suo marito e suo cognato Alfonso di Portalegre, impedendo il conflitto armato e cedendo a Dionisio una parte delle proprie rendite. Esercitò la sua opera di paciera anche presso il re di Spagna affinché i sovrani unissero le forze nella guerra contro i Mori, ed evitò uno scontro bellico tra suo marito e suo genero Ferdinando quarto di Castiglia. Per effetto delle preghiere e della pazienza della moglie, Dionisio si convertì e trascorse insieme a lei gli ultimi anni della sua vita, dopo che un episodio in cui un paggio calunniatore fu scambiato per il destinatario di un ordine di esecuzione regale aveva mostrato l'evidente intervento della Provvidenza.

La vedovanza e gli ultimi anni

Nel 1325, dopo la morte del marito, Elisabetta rinunciò alla vita mondana, si tagliò i capelli, indossò l'abito del Terz'ordine francescano e si recò in pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Come suffragio per il re defunto, la regina offrì al santuario compostelano la corona d'oro usata il giorno delle sue nozze e altri doni di grande valore. Il vescovo della città donò a Elisabetta un bastone da pellegrino e una borsa, oggetti che la Santa volle portare con sé nella tomba. Tornata a corte, la Santa fece fondere le sue argenterie per farne dono alle chiese, distribuì i diademi e le altre insegne reali alla sovrana Beatrice e alle nipoti, e fece completare a Coimbra la costruzione del monastero di Santa Chiara. Elisabetta desiderava ritirarsi a vita privata in quel monastero, ma ne fu dissuasa da saggi sacerdoti per motivi di stato e per non privare i poveri del suo sostegno. La Santa si accontentò di indossare sempre l'abito penitenziale e di far edificare vicino al monastero un appartamento che le permettesse, previa autorizzazione della Santa Sede, di ritirarsi spesso a pregare, conversare e pranzare con le monache. Abitualmente teneva con sé cinque religiose per la recita corale dell'ufficio e per la vita comune, mentre nel pomeriggio riceveva con grande pazienza e bontà i poveri, i malati e i peccatori che si rivolgevano a lei.

Il transito e la glorificazione

Durante il suo ultimo anno di vita, Elisabetta compì il suo secondo pellegrinaggio a Santiago de Compostela assieme a due donne. Affrontò l'intero tragitto a piedi, pur avendo un'età di sessantaquattro anni, e si sostentò accattonando il cibo di casa in casa. Sulla strada di ritorno, informata dell'imminente conflitto bellico tra il figlio Alfonso, re del Portogallo, e il nipote Alfonso, re di Castiglia, Elisabetta si trasferì a Estremoz con l'intenzione di negoziare la pace. Proprio a Estremoz Elisabetta venne colpita da un'infezione febbrile di grave entità e letale. Si mise a letto e redasse le sue ultime volontà alla presenza del figlio e della nuora. Vestita dell'abito penitenziale, ricevette il Viatico piangendo e sospirando. Sebbene fosse fortemente debilitata dalla malattia, volle inginocchiarsi dinanzi all'altare allestito nella sua stanza, e domandò alla regina Bianca di posizionare una sedia accanto al proprio letto per far sedere la Vergine Maria. La regina Bianca, che assisteva Elisabetta sul letto di morte, era stata sua compagna nelle opere di carità verso indigenti e infermi. La tradizione riferisce che la Vergine Maria apparve a Elisabetta in forma luminosa, abbigliata di bianco e affiancata da Santa Chiara e da altre figure femminili sante. Elisabetta spirò il 4 luglio 1336 nel monastero di Estremoz, in Portogallo, dopo aver recitato negli ultimi istanti la professione di fede del Credo e pronunciato a bassa voce l'invocazione 'Maria, mater gratiae'. La salma fu successivamente trasferita a Coimbra e inumata nella chiesa delle monache Clarisse, dove le sue spoglie si sono mantenute prive di decomposizione nel tempo. Papa Urbano VIII ha proclamato santa Elisabetta il 24 giugno 1626.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant' Elisabetta di Portogallo?

La memoria liturgica di Sant' Elisabetta di Portogallo si celebra il 4 luglio.

Di cosa è patrona Sant' Elisabetta di Portogallo?

Il testo non menziona i patronati specifici della santa.

Santa Elisabetta, che, regina del Portogallo, fu esemplare nell’opera di pacificazione tra i re e nella carità verso i poveri; rimasta vedova del re Dionigi, abbracciò la regola tra le monache del Terz’Ordine di Santa Chiara nel cenobio di Estremoz in Portogallo da lei stessa fondato, nel quale, mentre era intenta a far riconciliare suo figlio con il genero, fece poi ritorno al Signore. — Martirologio Romano