Sant' Erlembaldo Cotta di Milano

Martire

Aggiornato il 22 luglio 2026

Le origini e l'investitura a capo della Pataria

Erlembaldo apparteneva alla famiglia Cotta, una casata di capitani e della più alta nobiltà milanese. Il cronista Landolfo Seniore, appartenente al partito avverso, lo descrisse come un membro di grande stirpe di capitani e un valoroso guerriero per natura. Egli aveva la barba di colore purpureo, lunga secondo le antiche usanze, il volto piccolo, gli occhi d'aquila e il petto di leone. Era fornito di meravigliose facoltà intellettuali, era cauto nell'arringare il popolo e forte come Cesare nelle battaglie. Erlembaldo era di bello aspetto, di cuore elevato, costante nelle avverse vicende, con un corpo gracile ma ben proporzionato in tutte le membra. Era provvido nei consigli, tollerante nelle fatiche, rotto alla vita delle armi e attento a non offendere i doveri della milizia più che quelli della natura. Nel mille sessantadue Erlembaldo successe al fratello Landolfo Cotta nella direzione della Pataria. Landolfo Cotta era stato uno dei fondatori del movimento insieme a sant'Arialdo, ma era stato costretto ad abbandonare la direzione a causa di una grave e mortale infermità. L'attività proposta da sant'Arialdo era conforme ai gusti personali di Erlembaldo. Prima di accettare l'incarico, tuttavia, Erlembaldo volle recarsi pellegrino a Roma per pregare sulla tomba di san Pietro. A Roma chiese consiglio a papa Alessandro Secondo, precedentemente noto come Anselmo da Baggio. Papa Alessandro Secondo era stato uno degli iniziatori del movimento patarino a Milano insieme ad Arialdo e Landolfo Cotta fino alla sua nomina a vescovo di Lucca nel mille cinquantasei. Papa Alessandro Secondo incoraggiò Erlembaldo ad accettare la guida della Pataria e lo nominò gonfaloniere di Santa Romana Chiesa. Sotto la guida di Erlembaldo, il movimento della Pataria assunse una fisionomia sempre più politica e popolare, caratterizzandosi per l'avversione alla politica accentratrice degli imperatori germanici e per la lotta alla feudalità locale.

Le lotte riformatrici e i conflitti a Milano

Nel mille sessantatre, di ritorno da Roma, Erlembaldo andò a stabilirsi nella casa di fronte alla chiesa di San Vittore. La casa si trovava nell'odierna via Paolo Verri e si diceva vi avesse abitato il nobile milanese Lanzone intorno al mille quaranta. Lanzone era stato iniziatore ed organizzatore di un movimento popolare che avrebbe portato al sorgere del Comune di Milano con il contributo della Pataria. Nel mille sessantacinque Erlembaldo si recò nuovamente a Roma per segnalare la gravità della situazione milanese, poiché la maggioranza del clero non osservava i decreti riformatori contro la simonia e la clerogamia, con l'evidente appoggio dell'arcivescovo Guido da Velate. Nel maggio mille sessantasei Erlembaldo ritornò a Milano portando con sé le Bolle di scomunica contro l'arcivescovo Guido. Il quattro giugno mille sessantasei, festa di Pentecoste, l'arcivescovo Guido sollevò il popolo contro la Pataria e in particolare contro Arialdo ed Erlembaldo, accusandoli di voler rendere Milano schiava di Roma. Sant'Arialdo, capo spirituale del movimento, morì il ventotto giugno mille sessantasei, pochi giorni dopo la rivolta. La morte di sant'Arialdo fu un forte colpo per i patarini, che riuscirono comunque a riprendersi sotto la guida di Erlembaldo. Il corpo straziato di sant'Arialdo fu trasportato a Milano il diciassette maggio mille sessantasette. In quella occasione l'arcivescovo Guido chiese ai legati pontifici la penitenza e l'assoluzione dalle scomuniche in cui era incorso, mentre i legati moderarono gli eccessi di zelo di Erlembaldo e dei suoi seguaci. Nel mille sessantotto l'arcivescovo Guido rinunciò all'episcopato milanese nelle mani di Enrico Quarto perché sentiva di non godere più di alcuna autorità sul popolo. Enrico Quarto nominò al suo posto il proprio cappellano Goffredo da Castiglione Olona. Il papa condannò Goffredo da Castiglione Olona come simoniaco. Erlembaldo e i suoi seguaci strinsero d'assedio l'arcivescovo Goffredo nel suo castello di Castiglione Olona per catturarlo e farlo dimettere, ma senza successo. Guido da Velate morì molto amareggiato il ventitré agosto mille settantuno. Il sei gennaio mille settantadue Erlembaldo, con il consenso del legato pontificio, fece proclamare arcivescovo Attone, membro del clero ordinario, di nobile famiglia e molto giovane. Attone fu costretto dalla parte avversa a rinunciare alla carica prima ancora di essere consacrato vescovo. Gregorio Settimo fu eletto papa nell'aprile mille settantatré e subito esortò Erlembaldo e i suoi a proseguire nell'opera di riforma, consigliando moderazione verso gli avversari che si pentivano.

Il martirio e la memoria dei posteri

La lotta tra papato ed impero per la questione delle investiture si riaccese in forma acuta. I contrasti a Milano si riacceserò tra i patarini e gli avversari della riforma, i quali godevano dell'appoggio di Enrico Quarto. Il ventotto giugno mille settant cinco gli avversari assalirono Erlembaldo sul sagrato del duomo e lo uccisero. L'attacco fu scatenato dal rifiuto di Erlembaldo di permettere l'utilizzo del Sacro Crisma consacrato da un vescovo scismatico. La morte di Erlembaldo avvenne esattamente nove anni dopo quella di sant'Arialdo. Il corpo di Erlembaldo rimase insepolto per più giorni. Alcuni fedeli seguaci inumarono il suo corpo, senza l'accompagnamento del clero, nella chiesa di San Dionigi a Porta Orientale. Nel maggio mille novantadue papa Urbano Secondo si recò a Milano insieme all'arcivescovo Arnolfo Terzo. In quell'occasione papa Urbano Secondo fece collocare solennemente i resti gloriosi di Erlembaldo in un sepolcro più onorifico, sul quale fu scolpita un'iscrizione. I testi epigrafici ricordavano come Erlembaldo fosse definito miles Christi reverendus occisus, coperto dalla tomba avendo ottenuto la sede celeste. L'iscrizione ricordava che egli rifiuta l'incesto e condanna la simonia, mentre i servi di Venere e i seguaci del maligno Simone lo uccidono. Il sommo pontefice Urbano, detto il secondo, e il pio e buono pastore Arnolfo tumulano le membra traslate del beato Erlembaldo. La solenne traslazione del corpo di Erlembaldo equivale a una canonizzazione. Il cinque febbraio mille cinquecentoventotto il corpo di Erlembaldo, insieme a quello di altri santi milanesi, sarebbe stato traslato in duomo. Nella primavera del millenovecentoquaranta il cardinale Schuster annunciava di aver ritrovato le reliquie di Erlembaldo in duomo insieme a quelle di sant'Arialdo. Erlembaldo non viene ufficialmente ricordato nella liturgia della Chiesa di Milano, a differenza di sant'Arialdo, ma la sua testimonianza di fede resta scolpita nella storia della Chiesa universale.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant'Erlembaldo Cotta?

La ricorrenza di Sant'Erlembaldo Cotta si celebra il ventotto giugno, giorno del suo martirio avvenuto nell'anno mille settantacinque.

Quale ruolo ricoprì Sant'Erlembaldo nella Chiesa?

Sant'Erlembaldo fu un laico di nobile famiglia milanese, capo del movimento della Pataria e gonfaloniere di Santa Romana Chiesa, impegnato nella lotta contro la simonia.