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23 ottobre

Sant' Ignazio

Patriarca di Costantinopoli

Aggiornato il 15 settembre 2026

Dalle origini imperiali al patriarcato

Le vicende terrene di Sant'Ignazio affondano le radici nel cuore dell'impero d'Oriente durante il nono secolo a Costantinopoli. Il santo aveva come nome di battesimo Niceta e discendeva da una famiglia nobile, essendo il figlio minore dell'imperatore d'Oriente Michele I, mentre da parte di madre era nipote di un altro imperatore, Niceforo I. La svolta drammatica avvenne nel 813, quando il padre Michele I fu deposto. A seguito della deposizione paterna, Niceta e suo fratello vennero mutilati e furono rinchiusi in un convento. Tra le mura di quel luogo di preghiera, Niceta si fece monaco assumendo il nome di Ignazio. Grazie al suo cammino spirituale, fu eletto abate del suo monastero e, successivamente, nel 846 divenne patriarca di Costantinopoli. Nonostante fosse un uomo pio, il suo temperamento piuttosto tirannico lo portò a porre grande zelo nella riforma della Chiesa e nella disputa sul culto delle immagini. Questo comportamento intransigente gli creò molti nemici e una vita piena di conflitti. Nel martirologio, a Costantinopoli, sant’Ignazio vescovo fu oggetto di molti oltraggi da parte dell’imperatore Barda per avergli rimproverato di aver ripudiato la moglie. Già nel 848 depose un arcivescovo sgradito di nome Gregorio Asbestas di Siracusa, senza però riuscire a ottenere il necessario appoggio di Roma per questa deposizione. Nel frattempo scoprì che si stava formando a corte un partito anti-ignaziano, e i rapporti con i vertici dello stato si rovinarono progressivamente.

Il conflitto con la corte e la deposizione

La tensione tra la Chiesa e il potere politico raggiunse il culmine nell'857, quando Ignazio rifiutò pubblicamente la comunione al reggente Bardas. Quest'ultimo era zio del sedicenne imperatore Michele III ed era colpevole di incesto. Ferito nel proprio orgoglio e nella propria autorità, Bardas persuase l'imperatore a far allontanare Ignazio. Furono così inventate accuse contro il patriarca, il quale fu deposto ed esiliato, sebbene i dettagli non siano del tutto chiari e forse fu il vescovo stesso a dimettersi. La misura avrebbe anche potuto essere intesa come temporanea. Bardas sostituì Ignazio con il suo segretario Fozio, il quale si fece consacrare da Gregorio di Siracusa. Fozio era un candidato ideale per molti versi, assai istruito, religioso e capace come amministratore, ma ebbe la colpa di lasciarsi manovrare dalla fazione di corte. Tale fazione voleva vendicarsi di Ignazio, confermare la propria autorità sulla Chiesa e indebolire la posizione dei rigoristi che auspicavano una comunità ecclesiale totalmente indipendente dallo Stato. Fozio si mise subito in aperto contrasto con Ignazio, aprendo un'epoca di dure lotte e dando origine al cosiddetto scisma foziano tra Costantinopoli e Roma. Storicamente questo scisma è spiegabile come una lotta di potere all'interno della Chiesa stessa d'Oriente, pur essendo tradizionalmente visto in Occidente come un tentativo di indipendenza dal papa.

L'intervento di Roma e i concili

Di fronte alla gravità della frattura, entrambe le parti si appellarono a papa Niccolò I. Il pontefice incaricò alcuni suoi inviati di investigare sull'intera faccenda, ma gli inviati papali oltrepassarono i limiti del mandato prendendo parte a un sinodo a Costantinopoli che condannò e depose Ignazio. Una volta giunta la notizia a Roma, il papa dichiarò nulla la sentenza e convocò un concilio romano nell'863. Nel concilio romano il papa reintegrò Ignazio nel patriarcato e depose Fozio e tutti i suoi nominati, sebbene non vi fu un esito effettivo immediato di tale decreto. Sorse un ulteriore motivo di contesa con l'invio di predicatori latini in Bulgaria, poiché ci si contendeva se i nuovi battezzati dovessero essere sotto l'obbedienza del papa o del patriarca. La situazione precipitò ulteriormente nell'867, quando un concilio a Costantinopoli depose e scomunicò il papa. Nel frattempo, Basilio il Macedone salì al trono dopo aver assassinato Michele III e decise di reintegrare Ignazio al posto di Fozio. Il IV concilio di Costantinopoli, tenutosi tra l'ottocento sessantanove e l'ottocento settanta e riconosciuto come l'ottavo concilio ecumenico della Chiesa, scomunicò Fozio e ripristinò ufficialmente Ignazio come patriarca. Fu mandato in esilio, ma fu richiamato dal papa san Nicola I e riposò infine in pace dopo alterne vicende.

Gli ultimi anni e la memoria

Rientrato nelle sue funzioni, Ignazio riprese i propri compiti con zelo ed energia, sebbene non sempre con prudenza. Incoraggiò il principe Boris di Bulgaria a espellere sacerdoti e vescovi latini per sostituirli con greci inviati da lui stesso, e nell'870 Ignazio consacrò un arcivescovo e dei vescovi per le sedi bulgare. Questa mossa provocò la reazione di Roma, e papa Giovanni VIII minacciò Ignazio di scomunica. Per risolvere la questione, nell'877 giunsero a Costantinopoli i delegati papali con un ultimatum, ma i delegati scoprirono che Ignazio era già morto. Ignazio morì infatti il ventitré ottobre nel monastero dei Santi Arcangeli, edificio che era stato costruito dallo stesso patriarca. Alla sua scomparsa, Fozio succedette a Ignazio e, paradossalmente, il suo antico nemico canonizzò Ignazio. Un successivo concilio di Costantinopoli nel periodo tra l'ottocento settantanove e l'ottocento ottanta, alla presenza di delegati papali, revocò la sentenza del precedente concilio. I resoconti precedenti che consideravano l'opposizione come risonanza di controversie tra Oriente e Occidente non sono più ritenuti validi dagli storici. Oggi, nella Chiesa d'Oriente, Ignazio è venerato insieme a Fozio, uniti nella memoria liturgica e nella complessa eredità di quel periodo.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant'Ignazio Patriarca di Costantinopoli?

La ricorrenza liturgica e i festeggiamenti in memoria di Sant'Ignazio si celebrano il ventitré ottobre.

A Costantinopoli, sant’Ignazio, vescovo, che, reso oggetto di molti oltraggi da parte dell’imperatore Barda, al quale aveva rimproverato di aver ripudiato la moglie, fu mandato in esilio, ma, richiamato dal papa san Nicola I, riposò infine in pace. — Martirologio Romano