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19 maggio

Sant' Yves (Ivo) Hélory de Kermartin

Sacerdote in Bretagna

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la formazione

Sant'Yves Hélory de Kermartin nacque nel castello di Le Minihy, nei pressi di Tréguier, il diciassettesimo giorno di ottobre del 1235. Il suo nome, di antica origine celtica, significa legno di tasso, albero che i celti consideravano sacro, e conobbe in seguito una notevole diffusione in Francia e in Italia nelle varianti Ivo, Ivone e Ivonne. Venne al mondo in una famiglia di modesti gentiluomini e fu allevato con grande cura e dedizione religiosa da sua madre fino all'età di quattordici anni. A quella data partì per Parigi insieme al suo precettore Giovanni di Kerhoz, il quale in seguito sarebbe diventato suo discepolo. Nella capitale francese frequentò la scuola di san Bonaventura, dove si dedicò allo studio della teologia e di altre discipline per ben dieci anni, rivelandosi uno studente serio, dolce, caritatevole e profondamente incline alla pietà e alla purezza. In un secondo momento si spostò a Orleans per approfondire lo studio del diritto, confermando le doti umane e intellettuali già mostrate negli anni precedenti.

Il ministero sacerdotale e la giustizia per i poveri

All'età di ventisette anni, Yves entrò al servizio dell'arcidiacono di Rennes ricoprendo l'incarico di ufficiale di giustizia ecclesiastica, un ruolo che svolse successivamente anche su chiamata diretta del proprio vescovo. Fu lo stesso vescovo a volerlo consacrare sacerdote, nonostante Yves si sentisse profondamente indegno di un così alto ministero. All'interno del tribunale divenne rapidamente il rifugio e l'avvocato di tutte le cause dei poveri e degli infelici, operando con giustizia senza alcuna distinzione di persone, favorendo la concordia e difendendo con coraggio le cause degli orfani, delle vedove e dei bisognosi per amore di Cristo. A lui si deve l'istituzione del patrocinio gratuito, un'opera rivoluzionaria che garantiva l'accesso alla giustizia anche a chi non possedeva alcuna risorsa economica. Accolse costantemente i bisognosi nella propria casa, trasformando il castello di Kermartin in un vero e proprio ospizio per i mendicanti e i poveri della regione.

Il fervore ascetico e la cura delle anime

Il grande fervore di santità che animava la sua esistenza lo spinse a intensificare la predicazione della parola di Dio, svolgendola con frequenza sempre maggiore. La tradizione riferisce che in un venerdì santo arrivò a predicare fino a sette volte nello stesso giorno. La sua coerenza di vita si manifestò anche nel distacco radicale dai beni materiali: abbandonò la bella veste di ufficiale giudiziario per indossare il camice di stoppa e la tunica dei contadini, non esitò a donare ai poveri la sua unica sottana e scelse di dormire sulla paglia e sulla nuda terra. Oltre al servizio giudiziario, ricevette dal vescovo l'incarico di curare la parrocchia di Tredez e, nel 1292, assunse la guida della parrocchia di Louannec, riuscendo a sollevarla dalle sue misere condizioni spirituali. Nonostante gli impegni parrocchiali, non tralasciò mai la predicazione nelle altre comunità, che raggiungeva regolarmente a piedi portando con sé soltanto la Bibbia e il Breviario. Nel 1298 decise di ritirarsi definitivamente nel suo castello di Kermartin.

Il transito e il riconoscimento della santità

Sant'Yves morì nel più grande squallore il diciannove maggio 1303 nel castello di Kermartin. Subito dopo la sua scomparsa, a causa della straordinaria fama di santità di cui godeva, la folla accorsa si spartì i pezzi delle sue misere vesti per farne delle preziose reliquie. Il popolo, il clero, le autorità locali, i duchi Giovanni III e Carlo di Montfort e persino il re di Francia Filippo di Valois reclamarono immediatamente la sua canonizzazione. La procedura avviata dalla Chiesa fu insolitamente rapida e si concluse con la dichiarazione di santità avvenuta il diciannove maggio 1347 per mano di papa Clemente VI. Il martirologio ricorda sant’Ivo come sacerdote in un castello vicino a Tréguier nella Bretagna, in Francia, sottolineandone la dedizione totale al Vangelo e ai fratelli più deboli.

Il culto e la tradizione popolare

Non vi fu in Bretagna un santo più popolare di sant'Yves dopo la sua morte, e il suo culto conobbe fin da subito una straordinaria diffusione grazie soprattutto ai marinai brettoni, che lo portarono nei luoghi di sbarco spingendosi fino in Canada e facendolo considerare il santo nazionale dei naviganti. Nell'arte figurativa il santo è raffigurato molto frequentemente con la toga di avvocato, mentre difende poveri e vedove imploranti contro ricchi padroni, piuttosto che con gli abiti sacerdotali. Ogni anno, il diciannove maggio, si svolge la suggestiva e lunga processione del grande perdono di san Yves, un rito che accompagna la reliquia del capo del santo dalla cattedrale di Tréguier fino a Le Minihy. A questa solenne celebrazione partecipano cardinali, vescovi, magistrati, avvocati e una grandissima folla di fedeli che intonano inni in lingua bretone in onore del loro amato patrono.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant'Yves?

Sant'Yves si festeggia il diciannove maggio di ogni anno, giorno in cui si ricorda la sua nascita al cielo e si svolge la tradizionale processione del grande perdono.

Di cosa è patrono Sant'Yves?

Sant'Yves è patrono degli avvocati, dei notai, dei giudici, della città e dell'antica diocesi di Tréguier, di Saint-Brieuc e di tutta la Bretagna, oltre ad essere considerato il santo nazionale dei marinai.

In un castello vicino a Tréguier nella Bretagna in Francia, sant’Ivo, sacerdote, che osservò la giustizia senza distinzione di persone, favorì la concordia, difese le cause degli orfani, delle vedove e dei poveri per amore di Cristo e accolse in casa sua i bisognosi. — Martirologio Romano