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5 dicembre

Santa Crispina

Martire a Tebessa

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e il processo

Santa Crispina nacque a Tagora, in Numidia, all'interno di una famiglia nobile e ricchissima, inserita in un contesto di benessere materiale che non intaccò mai la profondità della sua vita spirituale. Ella era una donna cristiana, legata ai doveri della propria casa in qualità di sposa e madre di famiglia. Nel corso dell'anno 304, in piena tempesta della persecuzione scatenata da Diocleziano e Massimiano, la sua esistenza fu interrotta dall'arresto che la condusse a subire il processo a Tebessa, nell'Africa Proconsolare. Le fattezze fisiche di Crispina non sono state tramandate con precisione, ma è verosimile pensare che i suoi capelli si venassero d'argento, poiché ella non era più in giovane età. Prima della sua comparizione, altri cristiani erano stati giudicati e condannati nello stesso contesto, come attestano i calendari che ricordano i nomi di Giulio, Potamia, Felice, Grato e di altri sette fedeli condannati prima di lei.

Il processo si svolse davanti al giudice e proconsole Anulino, il quale pretese che la donna si sottomettesse ai decreti imperiali. La Passione, incentrata sul drammatico dialogo intercorso tra la imputata e il magistrato, restituisce la tensione di quei momenti decisivi. Per umiliarla e piegare la sua volontà, nel corso del dibattimento i capelli di Crispina le vennero rasati per oltraggio e dileggio, un gesto volto a colpirne la dignità terrena. Il giudice le pose davanti un'alternativa radicale, chiedendole se desiderasse vivere a lungo oppure morire tra i supplizi come i suoi complici. Con ferma consapevolezza, Crispina ribatté che per morire le sarebbe bastato dare il consenso ai demoni, perdendo così la propria anima nel fuoco eterno. Ella resistette ad ogni minaccia, rifiutando con tenacia di sporcare la propria anima con gli idoli di pietra fabbricati dall'uomo e di compiere il sacrificio richiesto.

Il martirio e la memoria

Al termine del confronto, visto il rifiuto irremovibile di Crispina di sacrificare agli idoli, venne emessa la sentenza di condanna conforme alle prescrizioni della legge di Augusto. All'ascolto del verdetto di morte, la coraggiosa donna non mostrò timore, ma accolse la decisione benedicendo il Signore per il dono della perseveranza. Subito dopo, Crispina fu condotta poco fuori dalle mura di Tebessa, dove tese il collo fragile al taglio della spada, affrontando la decapitazione al tempo degli imperatori Diocleziano e Massimiano. Il martirio avvenne proprio nel luogo in cui, successivamente, è stata ritrovata l'antichissima memoria sepolcrale dedicata alla Martire, a imperitura testimonianza della venerazione tributata fin dalle origini dalla comunità cristiana locale.

La memoria di questo sacrificio fu tramandata e meditata profondamente da Sant'Agostino nel corso del suo episcopato. Il santo vescovo, che condivideva con la Martire le origini africane, commentò il suo sacrificio descrivendola come una donna ricca e delicata nella condizione sociale, ma resa salda e forte grazie alla protezione del Signore. Sant'Agostino osservò con acume teologico che nel martirio di Crispina la sua anima non cedette minimamente, mentre fu soltanto il corpo ad essere colpito dalla violenza della spada. Nei suoi discorsi, il santo conterraneo accostò la figura matura della madre di famiglia a quella di Sant'Agnese, paragonando la fanciulla candida e intatta a Crispina, descritta come donna anziana e consapevole, sposa e madre. Attraverso queste riflessioni, Sant'Agostino accennava anche alla sublime e misteriosa comunione che unisce i morti ai viventi e i santi ai sofferenti, affermando con certezza di fede che i santi non soffrono più e sono realmente in mezzo a noi.

Domande frequenti

Quando si festeggia Santa Crispina?

La memoria liturgica di Santa Crispina si celebra il 5 dicembre.

A Tebessa in Numidia, nell’odierna Algeria, passione di santa Crispina di Tagora, madre di famiglia, che, al tempo di Diocleziano e Massimiano, fu decapitata per ordine del proconsole Anulino per essersi rifiutata di sacrificare agli idoli. — Martirologio Romano