5 aprile
Santa Ferbuta
Vedova, martire in Persia
Aggiornato il 15 settembre 2026
La vita e le fonti
La ricostruzione della vicenda terrena di santa Ferbuta si affida a documenti antichi e differenti tradizioni liturgiche. La santa è menzionata molte volte nei martirologi orientali e occidentali sotto date e nomi differenti. I nomi attribuiti alla santa includono Pherbutha, Thermutha, Thermo, Derphuta, Tartufa e Tbarbo. La variante Tbarbo è la più vicina all'originale persiano. La fonte principale della sua vita è la Historia Ecclesiastica di Sozomeno, ritenuta una fonte assai inquinata. Ulteriori imprecisioni sulla vita della santa sono state aggiunte da commentatori posteriori. Ferbuta era sorella di san Simeone Bar-Sabbàeé. Simeone Bar-Sabbàeé era vescovo di Seleucia-Ctesifonte. Simeone fu uno dei più illustri martiri della persecuzione di Sapore ed è stato ucciso probabilmente il diciassette aprile del trecentoquarantuno. Secondo Sozomeno e gli scrittori dipendenti da lui, Ferbuta era una vergine consacrata a Dio. Secondo le fonti siriache, Ferbuta era vedova ma decisa a osservare una perfetta castità. Il Martirologio attesta santa Ferbuta a Seleucia in Persia come vedova, sorella del vescovo san Simeone, martirizzata insieme alla sua serva sotto il regno di Sabor II.
Il martirio e il culto
Le circostanze della morte di santa Ferbuta riflettono il clima di tensione e le accuse ingiuste vissute dai cristiani in Persia. Ferbuta aveva due compagne di martirio: una sorella, talvolta chiamata Mekadosta, e un'ancella. Le tre donne furono arrestate con l'accusa di aver provocato una grave malattia nella regina tramite veleni somministrati per vendicare la morte del vescovo Simeone. L'accusa apparve attendibile in quanto proveniva dall'ambiente giudaico della capitale vicino alla regina. Il processo non si distinse da altri simili contro i cristiani se non per le proposte di matrimonio fatte dai giudici alle tre accusate. Le tre accusate respinsero le proposte di matrimonio dei giudici. Le imputate furono condannate a morte e segate in due parti. La regina ammalata fu fatta passare tra le membra dilaniate delle martiri nella speranza che potesse superare i malefici influssi dei veleni. Sozomeno colloca il martirio il nove aprile del trecentoquarantadue, esattamente un anno dopo quello di san Simeone. Il luogo del martirio è indicato da Sozomeno e altre fonti in una delle città della Persia sedi periodiche dell'aula regia, forse Seleucia. I martirologi ricordano il martirio di Ferbuta, con o senza le compagne, in giorni differenti. I Greci pongono la memoria al diciannove marzo e al quattro, cinque e sei aprile. I Siri pongono la memoria al cinque maggio e al diciannove aprile. Il Martirologio Romano inserisce l'elogio di Tarbula con la sua ancella il ventidue aprile. Il Martirologio Romano ricorda forse anche Derphuta e sua sorella il venti marzo.
La vita e il martirio
La vicenda di Santa Ferbuta si inserisce nel contesto della Chiesa persiana del quarto secolo, un periodo caratterizzato da una difficile convivenza tra la comunità dei credenti e le autorità imperiali. Sorella del vescovo Simeone Bar-Sabbàeé, ella fu educata alla fede e alla purezza, scegliendo la via della verginità come segno di totale appartenenza a Cristo. La sua esistenza fu stravolta da un'accusa infamante e del tutto priva di fondamento: le fu infatti attribuita la responsabilità di aver avvelenato la regina di Persia. Tale pretesto divenne lo strumento attraverso il quale i persecutori intendevano colpire la famiglia del presule e, con essa, l'intera comunità cristiana di Seleucia-Ctesifonte.
Sottoposta a un processo iniquo, Ferbuta dimostrò una dignità che disarmò i suoi accusatori. Quando i giudici, tentando di piegare la sua volontà, le avanzarono proposte di matrimonio, ella rispose con un fermo e coraggioso rifiuto, ribadendo la sua consacrazione e la sua fedeltà al Vangelo. Questa resistenza spirituale, che non ammetteva cedimenti, irritò profondamente i suoi carnefici. La sentenza di morte fu eseguita con una crudeltà estrema: Santa Ferbuta fu condannata al supplizio del taglio in due parti. In quel tragico evento del trecentoquarantadue, la santa offrì la propria vita con la stessa determinazione che aveva guidato ogni suo gesto terreno, sigillando nel sangue la propria appartenenza a Dio e divenendo un fulgido modello di martirio per la Chiesa universale.
Il culto
Il ricordo di Santa Ferbuta è custodito con devozione dalla tradizione cristiana, che ne celebra il sacrificio come una pagina alta della storia dei martiri orientali. La sua memoria, che la Chiesa colloca nel giorno cinque di aprile, riflette la complessità della trasmissione dei martirologi antichi, venendo talvolta commemorata in date variabili tra i mesi di marzo, aprile e maggio. Questa pluralità di date non oscura, ma anzi sottolinea la vivacità con cui le diverse comunità hanno tramandato il nome e l'esempio della santa nel corso dei secoli.
La figura di Ferbuta, venerata insieme al fratello Simeone, continua a essere un punto di riferimento per chiunque cerchi nella storia dei primi secoli cristiani un esempio di purezza e di resistenza alle ingiustizie. Sebbene i secoli abbiano allontanato nel tempo gli eventi di Seleucia, la testimonianza di questa vergine persiana rimane intatta, invitando i fedeli alla riflessione sulla propria coerenza di vita e sulla grazia di perseverare nella fede anche nelle circostanze più avverse e dolorose.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Ferbuta?
La santa è celebrata in date diverse nei martirologi orientali e occidentali, tra cui il ventidue aprile e il venti marzo nel Martirologio Romano.
A Seleucia in Persia, santa Ferbuta, vedova, che fu sorella del vescovo san Simeone e sotto il regno di Sabor II subì insieme alla sua serva il martirio. — Martirologio Romano