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15 agosto

Santa Gioconda di Roma

Vergine e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

La vita e le origini

Santa Gioconda visse a Roma nel quarto secolo, distinguendosi come giovane vergine e suggellando la propria esistenza con il martirio per la fede cristiana. Dopo la morte, il corpo della santa fu deposto originariamente nella catacomba di Ciriaca al Verano, luogo di venerazione per i primi cristiani della città eterna. Non è assolutamente accettabile l'identificazione di questa santa con l'omonima venerata a Reggio Emilia, che rappresenta l'unica altra figura con questo nome conosciuta dalle fonti agiografiche. Tale distinzione è confermata dal fatto che la santa di Reggio Emilia non ha alcun legame di sepoltura con la catacomba del Verano, salvaguardando così l'unicità e la specificità della tradizione legata alla martire romana.

Il viaggio delle reliquie verso Novara

Le reliquie della martire furono destinate alla località valsesiana di Rimella grazie all'interessamento di Giuseppe Antonio Molino, originario proprio di quella zona. Giuseppe Antonio Molino entrò in possesso delle reliquie tramite monsignor Giuseppe Maria Luini, vescovo di Pesaro e predicatore apostolico. Terminato il viaggio da Roma, le ossa giunsero dapprima a Novara, dove furono portate nella cappella dei Frati Cappuccini. Qui padre Illuminato da Novara curò con grande cura la pulizia delle ossa e la loro sistemazione all'interno di un'urna protettiva. L'urna scelta per custodire i resti di Gioconda aveva già contenuto in precedenza le spoglie di Agabio, secondo vescovo di Novara. Tale avvicendamento fu reso possibile dal fatto che il ventinove aprile del mille settecento ottantanove avvenne a Novara il solenne trasporto del corpo del vescovo Agabio per collocarlo nel nuovo altare della cattedrale, in occasione del matrimonio tra l'Arciduca d'Este e Maria Teresa d'Austria. L'urna usata anticamente per il vescovo fu acquistata da Michele Tesseri, originario di Rimella, il quale decise di destinarla a contenere i resti di Santa Gioconda.

L'arrivo a Rimella e i festeggiamenti

L'arrivo della santa nella comunità walser della Val Mastallone avvenne alla fine di giugno del mille settecento novanta. I festeggiamenti per l'arrivo durarono ben tre giorni, precisamente dal ventisette al ventinove giugno. Alla grande festa parteciparono tutti i sacerdoti della valle, una delegazione del capitolo della cattedrale, i musici della basilica di San Gaudenzio e predicatori famosi che magnificarono l'evento. A conclusione di questi solenni festeggiamenti, fra Filippo Reale, nativo del posto, tenne l'orazione ufficiale davanti alla comunità in festa.

La tradizione e il folclore della traslazione

La tradizione e il folclore popolare generarono nel tempo racconti leggendari sulla traslazione delle reliquie, modellati su topoi agiografici tramandati di generazione in generazione. Un racconto narra che il carro con il corpo, giunto al ponte delle 'Due Acque', prese per errore la strada di Fobello. Secondo questa leggenda del carro, i cavalli si fermarono dopo un breve tragitto e non si muovevano più in alcun modo. Gli accompagnatori presero allora l'urna sulle spalle, ma essa divenne improvvisamente troppo pesante per poter proseguire il cammino. Imboccata la strada per Rimella, i cavalli ripresero a camminare speditamente e il carico tornò miracolosamente al suo peso naturale. Una variante del medesimo racconto narra invece che una frana sulla strada per Fobello costrinse il corteo a deviare per Rimella. Arrivati alla chiesa di Rimella non fu tuttavia possibile proseguire perché nessuno riusciva in alcun modo a smuovere il carro. Questo blocco del carro fu interpretato dai rimellesi come il chiaro desiderio della santa di rimanere sul posto, provocando infine la pacifica rassegnazione dei fobellesi.

La custodia e le cure delle reliquie

Nel corso dei decenni successivi, le sacre spoglie ricevettero amorevoli attenzioni da parte dei fedeli e del clero locale. Il primo settembre del mille ottocento quarantadue l'urna fu aperta per pulire con cura i vestiti che ricoprivano le ossa della martire. Successivamente, nel mille novecentotre, il cranio fu portato a Milano per essere ricoperto di cera al fine di favorirne la conservazione nel tempo. L'ampolla contenente il presunto sangue della santa fu invece destinata all'oratorio della Visitazione, situato nella frazione Roncaccio Superiore. Questa scelta non fu casuale, poiché Roncaccio Superiore è la località d'origine del donatore delle reliquie, Giuseppe Antonio Molino.

La sistemazione nella chiesa e il Consorzio

L'altare di San Rocco nella chiesa di Rimella era stato originariamente decorato dal pittore Lorenzo Peracino di Cellio. L'urna con i resti di Gioconda fu collocata proprio sull'altare di San Rocco. Nel mille ottocento sessanta quell'altare fu interamente rinnovato grazie alle generose offerte del Consorzio e mutò la sua dedicazione assumendo direttamente il nome della martire. Nel frattempo, il culto di Gioconda era divenuto molto vivo tra i rimellesi emigrati per lavoro, specialmente nelle città di Novara e Vigevano. Per promuovere e sostenere stabilmente tale devozione, i rimellesi emigrati costituirono un'apposita associazione chiamata Consorzio di Santa Gioconda. Lo statuto di questo sodalizio ottenne infine l'approvazione diocesana il ventidue marzo del mille novecento due, con la firma del vicario generale Callerio.

Il culto giubilare e le solenni processioni

Una manifestazione di culto straordinaria ha luogo ogni venticinque anni in occasione di un anno giubilare dedicato alla santa. Durante l'anno giubilare l'urna viene estratta, esposta alla pubblica venerazione e portata in processione seguendo itinerari diversi tra le caratteristiche frazioni di Rimella. L'ultimo trasporto giubilare in ordine di tempo è avvenuto nell'agosto del duemilainun. Alla processione del duemilainun parteciparono circa ottocento persone, a fronte di un centinaio di residenti effettivi presenti stabilmente in paese. Durante quella stessa processione del duemilainun una quarantina di uomini si sono alternati nel trasporto devoto dell'urna fino alla chiesa di San Gottardo, situata nell'omonima frazione. Lungo tutto il percorso sono stati realizzati archi pazientemente decorati con luci e fiori freschi. Il cammino dei fedeli era interamente illuminato da centinaia di fiaccole accese. Inoltre, il percorso era rischiarato dai tradizionali falò accesi sui vicini alpeggi, i quali costituiscono un antico segno della partecipazione alla festa da parte di chi non si trovava in paese per via della transumanza. Le reliquie sono state vegliate con preghiere per tutta la notte dai fedeli, visitate devotamente il giorno successivo, riportate processionalmente nella chiesa parrocchiale e infine riposte con cura nella loro sede abituale dopo alcuni giorni.

Domande frequenti

Quando si festeggia Santa Gioconda?

La festa in onore di Santa Gioconda si celebra ogni anno la prima domenica di agosto, mentre la ricorrenza liturgica cade fissa il quindici agosto.

Di cosa è patrono Santa Gioconda?

Santa Gioconda è patrono della comunità di Rimella, in Val Mastallone.