5 maggio
Santa Prisca
Vergine e martire, venerata a San Sperate
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il tempo della testimonianza e la riscoperta
La giovane Prisca è vissuta nel secondo secolo dopo Cristo, durante l'epoca delle persecuzioni romane contro i cristiani, offrendo la sua esistenza come martire per amore del Signore. Il tre maggio 1616 l'allora arcivescovo di Cagliari, don Francisco Desquivel, promosse degli scavi per individuare la sepoltura di San Sperate. Durante questi scavi venne scoperta anche la tomba di Santa Prisca vergine e martire. La sepoltura presentava iscrizioni riservate a chi aveva testimoniato la propria fede con il martirio. Il sarcofago in pietra era chiuso da una lastra recante la scritta latina + D(E)D(ICAVIMUS) F(IDE)L(I) MART(YRI) PRISCE NIMIS N(OBIS) D(ILECTAE). La traduzione dell'epigrafe recita: Dedichiamo questo sepolcro alla fedele martire Prisca da noi ardentissimamente amata. Gli autori del ritrovare ritennero che la scritta fosse stata fatta incidere dal vescovo cagliaritano Brumasio all'inizio del sesto secolo. Studi archeologici recenti condotti da Mauro Dadea hanno confermato che il vescovo Brumasio collocò di persona le reliquie di San Sperate e di altri martiri nella chiesa dell'abitato di Valeria, località successivamente denominata San Sperate.
Le tradizioni e la custodia delle reliquie
Gli atti del ritrovamento, conservati nel Santuario de Caller di padre Serafino Esquirro, attestano che al momento dell'apertura del sarcofago la salma di Prisca apparve sommersa da una grande quantità di rose. Nel tempo si è diffusa l'idea che la santa coincidesse con l'omonima martire di Roma. Questa identificazione contrasta con l'ipotesi dei ritrovatori del Seicento, i quali ritenevano la martire originaria della Sardegna e nello specifico di San Sperate. Documenti storici del XVII secolo testimoniano che i resti mortali della santa vennero lasciati in custodia a San Sperate. La posizione esatta in cui furono risposte le reliquie è andata perduta con il passare dei secoli. L'arcivescovo Desquivel donò alcune piccole porzioni delle reliquie a nobili locali, che le custodirono nelle cappelle dei propri palazzi. Nel corso dell'anno giubilare duemila, un frammento appartenuto al ramo ormai estinto di una casata aristocratica cagliaritana è stato restituito a San Sperate tramite donazione a dei consanguinei.
La festività e il culto attuale
Si festeggia il cinque maggio, giorno dell'adventus della reliquia. Il cinque maggio di ogni anno si celebra la festività di Santa Prisca vergine e martire, ricorrenza del giorno dell'adventus, ossia del ritorno delle sue spoglie in paese. Durante la solennità del cinque maggio la reliquia viene offerta alla venerazione dei fedeli nella chiesa parrocchiale. In occasione della festa, la reliquia e la statua della santa vengono portate in processione lungo le strade cittadine, che per l'evento vengono ricoperte da un manto di petali di rose profumate.
Il cammino terreno
Santa Prisca appartiene a quel tempo antico del secondo secolo in cui la fedeltà al Vangelo richiedeva una scelta radicale e coraggiosa di fronte alle persecuzioni romane. Nata in Sardegna, la sua figura si staglia contro il fondo di una storia complessa, in cui la testimonianza dei martiri costituiva il cardine della vita ecclesiale. Il suo martirio, consumato nel luogo noto come Valeria, non ha lasciato cronache dettagliate degli anni della sua nascita o della sua morte, ma ha impresso un segno indelebile nella coscienza dei cristiani sardi. Il passare dei secoli non ha cancellato la memoria di questo sacrificio, che ha trovato una solenne attestazione già nel sesto secolo, quando il vescovo Brumasio curò la deposizione delle sue reliquie, garantendo che la memoria di Santa Prisca venisse tramandata alle generazioni successive come un tesoro prezioso di fedeltà incondizionata.
La riscoperta della sua eredità ha conosciuto un momento di grande significato storico nel milleseicentosedici, quando il ritrovamento del sarcofago a San Sperate ha riportato alla luce il legame fisico con la martire. Questo evento ha permesso di rinsaldare il vincolo tra la comunità di San Sperate e la sua protettrice, un legame che ha trovato un compimento simbolico e spirituale nell'anno duemila, con il rientro di una reliquia nel centro abitato. Questi eventi non sono soltanto cenni storici, ma tappe di un percorso di fede che attraversa il tempo, unendo la Chiesa delle origini alla realtà contemporanea in un abbraccio che supera le barriere dei secoli, rendendo Santa Prisca una presenza costante nel cammino di quanti oggi ne invocano l'intercessione con animo grato e devoto.
La celebrazione
Ogni anno, il giorno cinque di maggio, la comunità si raccoglie in solennità per onorare Santa Prisca. Questa ricorrenza non è soltanto un atto formale, ma un momento di profonda comunione che si manifesta attraverso il linguaggio della preghiera e della bellezza. La processione che accompagna la memoria della martire è arricchita da decorazioni floreali di rose, che richiamano la purezza e il profumo del sacrificio vissuto per amore di Dio. Il fiore, nella sua fragilità e nel suo splendore, diviene il simbolo del dono totale di Santa Prisca, capace di fiorire anche nel terreno difficile della persecuzione. Attraverso questi gesti semplici e sobri, i fedeli rinnovano la loro appartenenza a una storia comune, testimoniando che la luce della fede, accesa nel secondo secolo, continua a risplendere e a riscaldare il cuore della Sardegna.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Prisca?
La festa di Santa Prisca si celebra il cinque maggio di ogni anno, giorno che ricorda il ritorno delle sue spoglie nel paese di San Sperate.