23 marzo
Santa Rebecca ar-Rayyas da Himláya (Rafqa Pietra Choboq)
Vergine
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'infanzia e la giovinezza in Libano
Rafqa nacque a Himlaya, un villaggio del Metn settentrionale, il ventinove giugno 1832. Era figlia unica di Mourad Saber al-Choboq al-Rayès e di Rafqa Gemayel. Fu battezzata il sette luglio 1832 e ricevette il nome di Boutroussyeh, che in italiano corrisponde a Pierina. I suoi genitori le insegnarono fin da piccola ad amare Dio e a pregare quotidianamente. Nel 1839, all'età di sette anni, perse sua madre, alla quale era molto attaccata. Suo padre cadde in povertà e nel 1843 la mandò a Damasco a servizio nella casa di Asaad al-Badawi, di origine libanese, dove restò quattro anni. Rafqa tornò alla casa paterna nel 1847 e scoprì che suo padre si era risposato in sua assenza con una donna di nome Kafa. All'età di quindici anni era bella, socievole, di buon carattere, dotata di una voce melodiosa e di una religiosità profonda e umile. Sorse un dissidio poiché la zia materna voleva farla sposare a suo figlio e la matrigna al proprio fratello. Rafqa fu addolorata da questa situazione e decise di farsi religiosa. Chiese a Dio di aiutarla a realizzare il suo desiderio di farsi religiosa. Le venne l'idea di recarsi al convento di Nostra Signora della Liberazione a Bikfaya insieme ad altre due ragazze incontrate lungo la strada. Al momento di entrare in chiesa sentì una gioia interiore indescrivibile. Uno sguardo all'immagine di Nostra Signora della Liberazione confermò la sua chiamata e una voce nel cuore le disse che sarebbe diventata religiosa. La Madre Superiora accettò solo lei, senza le due compagne e senza farle le domande d'uso. Rafqa non fece più ritorno a casa sua. Suo padre e la moglie si recarono al convento invano per cercare di distoglierla dalla decisione.
La formazione e i primi anni di vita religiosa
La giovane visse un anno di postulantato nel monastero. Il nove febbraio 1855, in occasione della festa di San Marone, prese l'abito di novizia. Il dieci febbraio 1856 emise i voti religiosi nel convento di Nostra Signora della Liberazione a Bikfaya. Il primo agosto 1858 fu inviata al Seminario di Ghazir insieme a suor Maria Gemayel. Il seminario era diretto all'epoca dai Padri Gesuiti. I superiori intendevano dare un'educazione adeguata alle ragazze che desideravano entrare tra le Mariamât. A Rafqa fu affidato il servizio della cucina del seminario. Tra i seminaristi dell'epoca vi erano il futuro Patriarca Elia Huwayek, l'Arcivescovo Boutros al-Zoghbi e altri. Nei momenti liberi a Ghazir approfondì la conoscenza della lingua araba, dell'ortografia e dell'aritmetica. I superiori la inviarono in numerose scuole della montagna libanese, tra cui Beit-Chabab, Choueir e Hammana. Nel 1860 fu trasferita a Deir al-Qamar per insegnare il catechismo ai giovani. In quel periodo ebbero luogo i drammatici avvenimenti che insanguinarono il Libano. Rafqa vide con i propri occhi il martirio di un gran numero di persone. Nascose un bambino sotto il proprio mantello salvandolo dalla morte. Trascorse a Deir al-Qamar circa un anno e poi tornò a Ghazir passando per Beirut. Nel 1862, per ordine dei superiori, fu trasferita alla scuola della sua Congregazione a Jbeil. A Jbeil trascorse un anno a istruire le ragazze e a formarle nei principi della fede cristiana. All'inizio del 1864 fu trasferita da Jbeil a Maad su richiesta del benefattore Antoun Issa. A Maad rimase sette anni e fondò una scuola per ragazze aiutata da un'altra religiosa.
Il passaggio alle Monache Libanesi Maronite e la sofferenza offerta
Durante una crisi che scosse la Congregazione delle Mariamât intorno al 1871 a Maad, domandò a Dio aiuto per una decisione. Sentì una voce che le diceva che sarebbe stata monaca. Dopo aver pregato, vide in sogno San Giorgio, San Simeone lo Stilita e Sant'Antonio il Grande. Sant'Antonio il Grande le disse di entrare nell'Ordine delle Monache Libanesi Maronite. Antoun Issa la aiutò a trasferirsi da Maad al monastero di San Simeone al-Qarn a Aïtou. Fu subito ricevuta e vestì l'abito di novizia il dodici luglio 1871. Il venticinque agosto 1872 fece la professione religiosa solenne e prese il nome di suor Rafqa in ricordo della madre. Trascorse ventisei anni nel monastero di Mar Semaan al-Qarn ad Aïtou dal 1871 al 1897. Fu un esempio vivente per le consorelle nell'obbedienza alle regole, nell'assiduità nella preghiera, nell'ascesi, nell'abnegazione e nel lavoro in silenzio. La prima domenica d'ottobre del 1885 Rafqa era in preghiera nella chiesa del monastero. Durante la preghiera domandò al Signore di farla partecipare alla sua Passione redentrice. La preghiera fu esaudita la sera stessa con l'insorgere di fortissimi dolori alla testa. Ben presto furono colpiti anche gli occhi. Tutte le cure mediche furono senza effetto. Fu deciso di mandarla a Beirut per tentare altre cure. Durante il viaggio si fermò a Jbeil. A Jbeil fu affidata a un medico americano che decise di operarla. Durante l'operazione il medico le estrasse per errore l'occhio destro. Il male colpì ben presto anche l'occhio sinistro. I medici giudicarono che qualunque cura sarebbe stata inutile. Rafqa tornò nel suo monastero. Il dolore agli occhi la accompagnò per dodici anni. Sopportò il dolore con pazienza, in silenzio, nella preghiera e nella gioia. Ripeteva continuamente la frase che invocava l'unione con la Passione di Cristo.
Gli ultimi anni a Jrabta e il ritorno alla casa del Padre
Le autorità religiose dell'Ordine Libanese Maronita decisero di fondare il monastero di San Giuseppe al-Daher a Jrabta, nella regione di Batroun. Nel 1897 furono distaccate sei religiose dal monastero di Mar Semaan a Aïtou per formare la prima comunità residente nel nuovo monastero. Il nuovo monastero era sotto l'autorità della Madre Ursula Doumith di Maad. Rafqa faceva parte del gruppo di religiose trasferite a Jrabta. Nel 1899 divenne completamente cieca, inaugurando una nuova tappa del suo calvario. Rafqa visse l'ultima tappa della sua vita cieca e paralitica. Aveva gli occhi completamente spenti, dolori acuti nei fianchi e debolezza generale nel corpo. Il suo volto restò luminoso e sereno fino all'ultimo respiro. Il femore destro si era dislocato e spostato. Lo stesso accadde al femore dell'altra gamba. La clavicola si era dislocata e conficcata nel collo. Le vertebre potevano essere contate ad una ad una. Non rimaneva nessuna parte del corpo sana, tranne le articolazioni delle mani. Si serviva delle mani per lavorare a maglia. Ringraziava il Signore per averle risparmiato la sofferenza di dover restare senza poter far nulla. Rafqa si addormentò nel Signore in odore di santità il ventitré marzo 1914. Visse una vita passata nella preghiera, nel servizio e nel portare la croce. Si affidava all'intercessione di Maria, Madre di Dio, e di San Giuseppe. Fu sepolta nel cimitero del monastero. Il dieci luglio 1927 la sua spoglia mortale fu trasferita in una tomba nuova in un angolo della chiesa del monastero. Il trasferimento avvenne in seguito all'introduzione della sua causa di beatificazione il ventitré dicembre 1925. L'inchiesta sulla fama di santità fu iniziata il sedici maggio 1926. Papa Giovanni Paolo II la dichiarò Venerabile l'undici febbraio 1982. Fu beatificata il diciassette novembre 1985. Fu canonizzata il dieci giugno 2001. Era originaria di Himlaya in Libano, nota come santa Rebecca ar-Rayyās da Himlaya, vergine della Congregazione delle Suore Libanesi Maronite, cieca per trent'anni e affetta da altre infermità in tutto il corpo, perseverante nell'orazione continua confidando solo in Dio.
Il cammino terreno
Il percorso di fede di Santa Rebecca ar-Rayyas ha inizio nella sua terra natale di Himlaya, per poi articolarsi attraverso le diverse regioni del Libano. La sua vocazione religiosa si manifestò pienamente nel milleottocentocinquantatré, quando fece il suo ingresso nella Congregazione delle Mariamât a Bikfaya. Per molti anni, la sua missione fu quella di servire il prossimo attraverso l'insegnamento del catechismo e l'istruzione delle giovani, svolgendo il suo compito in numerose località tra cui Damasco, Ghazir, Jbeil, Maad e Aïtou.
Nel milleottocentosettantuno, Santa Rebecca scelse di compiere un passo ulteriore nella sua consacrazione, entrando nell'Ordine delle Monache Libanesi Maronite. Fu in questo periodo che la sua vita assunse una dimensione profondamente mistica: mossa da un amore ardente per il Salvatore, chiese al Signore di poter partecipare attivamente alla Sua Passione. Questa supplica fu esaudita attraverso una prova fisica dolorosa e prolungata. Gli ultimi anni della sua vita, trascorsi nel monastero di Jrabta, furono segnati da una totale paralisi e dalla perdita della vista. Nonostante queste gravi infermità, la Santa seppe trasformare il suo isolamento in un'offerta continua, vivendo in una condizione di preghiera incessante che ha reso la sua esistenza un faro di speranza e di santità per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di avvicinarla.
La memoria liturgica
Il culto di Santa Rebecca ar-Rayyas è profondamente radicato nella tradizione libanese e si è esteso a tutta la Chiesa universale in seguito alla sua solenne canonizzazione, presieduta da San Giovanni Paolo II il dieci giugno del duemilauno. La sua figura viene oggi venerata come modello di perseveranza e di unione mistica con il sacrificio di Cristo sulla croce.
I fedeli si rivolgono a lei per trovare conforto nelle prove della vita e per imparare l'arte del silenzio contemplativo anche nel mezzo del dolore. La sua memoria liturgica, che ricorre il ventitré marzo, invita ogni cristiano a riflettere sul significato profondo della sofferenza vissuta con dignità e fede, ricordando che ogni croce, se unita a quella di Cristo, diventa via di salvezza. Il monastero di Jrabta rimane oggi un luogo di pellegrinaggio, dove la memoria della santa monaca continua a parlare al cuore dei fedeli, esortandoli alla fiducia incrollabile in Dio, specialmente nei momenti di maggiore fragilità fisica o spirituale.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Rebecca ar-Rayyas?
La festa liturgica di Santa Rebecca ar-Rayyas si celebra il ventitré marzo, giorno della sua nascita al cielo.
Quali furono i momenti principali della sua vita religiosa?
Entrò dapprima tra le suore Mariamât emettendo i voti nel milleottocentocinquantasei, per poi trasferirsi nel milleottocentoquarantuno tra le Monache Libanesi Maronite nel monastero di San Simeone al-Qarn e infine a Jrabta.
Presso ad-Dahr in Libano, santa Rebecca ar-Rayyās da Himláya, vergine della Congregazione delle Suore Libanesi Maronite, che, cieca per trent’anni e affetta da altre infermità in tutto il corpo, perseverò nell’orazione continua confidando solo in Dio. — Martirologio Romano