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5 novembre

Santa Trofimena

Vergine e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

La fonte agiografica

La fonte principale sulla leggenda agiografica di Santa Trofimena è il testo intitolato Historia Inventionis ac Traslazioni et Miracula Sanctae Trofimenis. L'Historia è redatta in scrittura beneventana ed è conservata in un codice risalente ai primi decenni del decimo secolo. L'autore del testo è anonimo, ma gli studi di Massimo Oldoni ipotizzano che fosse un presbitero di origine minorese o longobarda. Il codice fu custodito nell'Archivio Vescovile di Minori fino al sedicesimo secolo, precisamente fino all'anno millenovecentocinquantotto, ma il testo fu inviato dall'erudito Giovanni Battista d'Afflitto a Ferdinando Ughelli, che ne trascrisse e pubblicò il testo nella sua opera Italia Sacra. La pubblicazione dell'opera da parte di Ughelli contribuì alla perdita definitiva del codice originale. L'Historia ha la forma di un sermone indirizzato ai fedeli ed è suddivisa in tre capitoli.

Il ritrovamento e l'iscrizione

Il primo capitolo narra il ritrovamento del corpo di Santa Trofimena sulla spiaggia di Minori. La tradizione popolare colloca il ritrovamento del corpo alla data del cinque novembre seicentoquaranta. L'agiografo anonimo attribuisce l'arrivo dell'urna a Minori alla guida di un angelo, che la condusse dalle coste della Sicilia. L'urna con le spoglie rimase incustodita sulla spiaggia di Minori per un periodo indeterminato. Una lavandaia locale si recò presso la foce del fiume Reginna per lavare i panni e notò l'urna. Nel battere i panni su una lastra di marmo dell'urna, la lavandaia restò con le braccia paralizzate. La paralisi fu considerata una punizione per aver disturbato il riposo terreno della martire. I sacerdoti della città accorsero sul luogo e identificarono l'urna marmorea come il sarcofago di una martire cristiana. I sacerdoti decisero di spostare l'urna in un luogo più sicuro. I sacerdoti individuarono sul marmo un'iscrizione in versi per scoprire l'identità della santa. L'iscrizione recitava che nell'urna riposavano le membra pie e intatte di Trofimena, Martire e Vergine. L'iscrizione affermava che la fanciulla devota evitò i falsi idoli e fuggì dai genitori siciliani durante un'epoca di costumi scellerati. I versi riportavano che la santa riposò in mare, offrì le membra ai Minoresi e l'anima a Dio, per poi godere tra i profumati spazi di Cristo. L'iscrizione sui versi del marmo costituisce l'unica notizia storica diretta sull'origine di Santa Trofimena. L'Historia omette dettagli come l'anno di nascita, la data del dies natalis e la città d'origine precisa della santa. In età moderna, l'umanista Quinto Mario Corrado tentò di colmare le lacune storiche basandosi su dati di una ricerca demoscopica.

La prima traslazione e il vescovo Pietro

Il racconto prosegue con l'intervento del vescovo amalfitano Pietro per la prima traslazione delle reliquie. Poiché la piccola urna marmorea risultava inamovibile, il vescovo Pietro decise di farla trainare da due giovenche bianche mai sottomesse al giogo. Le spoglie furono trasportate in solenne processione dalla spiaggia al sito dove oggi sorge la Basilica di Santa Trofimena. La salma fu tumulata sotto una struttura ad incasso disposta su tre livelli. Sopra la struttura di sepoltura vennero edificati il primo altare e la prima chiesa dedicata alla santa. Il corpo di Santa Trofimena rimase in questa sede fino all'anno ottocentotrentotto.

Il trafugamento e la profezia

Nell'ottocentotrentotto l'esercito longobardo minacciò la sicurezza delle città del Ducato Amalfitano. Il secondo capitolo dell'Historia narra gli eventi che coinvolgono il principe beneventano Sicardo e il vescovo amalfitano Pietro secondo. Nell'autunno dell'ottocentotrentotto le truppe longobarde guidate da Sicardo, figlio di Sicone, saccheggiarono i territori del Ducato di Amalfi. La politica religiosa di Sicardo mirava all'acquisizione di un gran numero di reliquie di martiri cristiani. Per proteggere le reliquie di Santa Trofimena, il vescovo Pietro secondo le fece trasferire da Minori ad Amalfi, ritenuta più sicura. Il corpo della santa fu portato via mare ad Amalfi e collocato nella chiesa dedicata alla Vergine, oggi nota come chiesa del Crocefisso. Otto giorni dopo il trasferimento, Santa Trofimena apparve in sogno al vescovo Pietro secondo avvolta in un mantello rosso e seguita da altre vergini. La santa minacciò il vescovo e gli predisse la morte imminente, accusandolo di aver profanato e allontanato il suo corpo da Minori. La martire predisse che il cadavere del vescovo sarebbe stato strappato dal sepolcro e divorato dai cani. La profezia si avverò poco tempo dopo, durante il saccheggio di Amalfi ad opera dei longobardi di Sicardo. Le reliquie di Santa Trofimena furono trafugate dai Longobardi e portate a Benevento. Il culto della santa si diffuse rapidamente nelle province longobarde.

Il ritorno delle reliquie

Nel giugno dell'ottocentotrentanove, a seguito della morte del principe Sicardo, i Minoresi chiesero la restituzione delle reliquie. Il vescovo di Benevento, Orso, decise di restituire ai Minoresi solo la metà del corpo della santa, conservando l'altra metà a Benevento. La decisione fu probabilmente presa per non privare la chiesa locale di un tesoro diventato molto prezioso. Il corpo di Santa Trofimena ritornò a Minori il tredici luglio dell'anno ottocentotrentanove. La notte prima del rientro a Minori, la salma sostò a Salerno, dove risiedeva una grande e rilevante comunità di mercanti provenienti da Amalfi. L'intera popolazione del luogo attese il corpo in una giornata caratterizzata da un sole splendente. La popolazione accompagnò le sacre spoglie in processione e le ripose nel luogo scelto dalla Santa per la sua sepoltura.

I miracoli e la Scuola Medica Salernitana

La terza e ultima sezione del testo narra i miracoli compiuti tramite l'intercessione della martire. Un sacerdote napoletano di nome Mauro fu colpito da apoplessia. Il sacerdote Mauro fu guarito dopo aver toccato il corpo della martire durante il suo viaggio di ritorno da Benevento. Dopo il trafugamento delle reliquie, la città di Minori si trovava in uno stato di profonda desolazione e totale abbandono. Il sacerdote Costantino era il custode e il guardiano della chiesa di Santa Trofimena. Disperato e addolorato per la perdita delle reliquie, il sacerdote Costantino non celebrava più la messa, lasciando la chiesa in un grave stato di abbandono. Un giorno, alle prime ore del mattino, la Beata Vergine Trofimena apparve al sacerdote Costantino. Santa Trofimena rimproverò il sacerdote Costantino per la sua negligenza. Santa Trofimena invitò il sacerdote a riprendere la celebrazione della messa. Santa Trofimena spiegò che, nonostante il trafugamento del suo corpo, il suo spirito continuava ad abitare in quel luogo. Il terzo capitolo dell'Historia contiene una delle prime testimonianze storiche dell'esistenza della Scuola Medica Salernitana. Il prefetto Pulcari governò la città di Amalfi tra l'anno ottocentosettantaquattro e l'anno ottocentoottantatré. Al tempo del prefetto Pulcari, una giovane fanciulla di nome Teodonanda fu data in sposa a un uomo chiamato Mauro. La fanciulla Teodonanda si trovava in gravissime condizioni di salute. Teodonanda fu condotta a Salerno, città dove esercitava la professione medica il famoso archiatro Gerolamo. L'archiatro Gerolamo disponeva di ampi volumi consultabili, fatto che attesta la presenza di un'ampia biblioteca medica a Salerno. Nonostante i suoi strumenti e competenze, l'archiatro Gerolamo non riuscì a guarire la giovane Teodonanda. Durante il viaggio di ritorno a Minori, il marito Mauro decise di portare Teodonanda nella basilica di Santa Trofimena. Mauro adagiò la moglie nei pressi dell'altare consacrato alla Vergine Trofimena. Mauro affidò Teodonanda alle cure di una monaca di nome Agata. Mentre la monaca Agata pregava intensamente davanti all'altare della Santa, fu colta da un sonno profondo. Mentre la monaca dormiva, Teodonanda si alzò autonomamente e si incamminò verso il fiume Reginna. Presso il fiume Reginna a Teodonanda apparve una fanciulla. La fanciulla apparsa al fiume invitò Teodonanda a ritornare nella chiesa e a proseguire le sue preghiere. Una volta rientrata in chiesa, Teodonanda confidò alla monaca Agata di aver avuto una visione di Santa Trofimena. La monaca notò che il pavimento adiacente all'altare aveva iniziato a secernere un olio molto profumato. La monaca ordinò a Teodonanda di spogliarsi dei propri abiti e di cospargersi il corpo con quell'olio profumato. Teodonanda eseguì l'ordine della monaca e fu completamente guarita da ogni suo male.

Il secondo ritrovamento

A partire dal tredici luglio ottocentotrentanove, le spoglie della martire furono custodite nello spazio situato sotto l'altare della sua cappella. Con il passare dei secoli si perse la memoria del punto esatto in cui era stato sepolto il corpo. Verso la metà del diciottesimo secolo si avviarono i lavori per la costruzione della nuova cattedrale. Con la ricostruzione della cattedrale emerse l'esigenza di ritrovare e riportare alla luce le reliquie di Santa Trofimena. Nella notte tra il ventisei e il ventisette novembre millesettecentosettantatré, alcuni fedeli di Minori entrarono di nascosto nella chiesa. I fedeli scavarono nel punto indicato dalla tradizione e ritrovarono le sacre reliquie. Il ventisette novembre la popolazione di Minori celebra l'anniversario del secondo ritrovamento delle reliquie.

Domande frequenti

Quando si festeggia Santa Trofimena?

La tradizione popolare riconduce l'invenzione del corpo al 5 novembre 640. Si ricordano inoltre il 13 luglio il ritorno delle reliquie a Minori nell'839 e il 27 novembre il secondo ritrovamento delle reliquie avvenuto nel 1793.