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7 marzo

Sante Perpetua e Felicita

Martiri

Sante Perpetua e Felicita

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il contesto storico e l'arresto

Nel terzo secolo, la regione dell'Africa proconsolare ospitava numerose e fiorenti comunità cristiane, come attestato dalle antiche mappe storiche e dalla vivacità spirituale del territorio. Da quella stessa terra d'Africa provenivano anche figure di altissimo rilievo per la Chiesa universale, tra cui tre papi: Vittore primo, che guidò la Chiesa dal 189 al 199, Milziade, pontefice dal 311 al 314, e Gelasio primo, sul soglio pontificio dal 492 al 496. Gli eventi che segnarono la vita e la morte delle sante si verificarono sotto il regno dell'imperatore Settimio Severo, originario proprio dell'Africa e vissuto tra il 193 e il 211. L'imperatore Settimio Severo, fortemente impegnato in continue campagne militari, pretendeva un'assoluta obbedienza e un inquadramento rigido all'interno dei confini dell'Impero romano. Inizialmente tollerante verso i cristiani, il sovrano avviò in seguito una dura e spietata repressione contro il proselitismo cristiano ed ebraico, emanando leggi severissime che punivano con la morte chiunque abbandonasse i culti tradizionali dello Stato. In questo clima di crescente ostilità si inserisce la figura di Vibia Perpetua, giovane matrona aristocratica e colta di ventidue anni, originaria dell'antica città di Thuburbo Minus. Thuburbo Minus era un centro dell'Africa proconsolare corrispondente all'attuale Tebourba, in Tunisia. Perpetua era sposa e madre di un bambino in tenera età che ella stava ancora allattando al momento della cattura. Insieme a Perpetua e ai suoi servi, anch'essi provenienti da Thuburbo Minus, furono tratti in arresto altri catecumeni che stavano completando la loro formazione per ricevere il battesimo. Tra di loro vi era Felicita, una ragazza di umili origini, serva di Perpetua e forse sposa di Revocato. Al momento della cattura, Felicita si trovava in stato di avanzata gravidanza, precisamente all'ottavo mese di gestazione. L'arresto delle due sante e dei loro compagni avvenne nella città di Cartagine, dove tutti i componenti del gruppo furono condotti in catene. Con le sante Perpetua e Felicita furono incarcerati e poi martirizzati anche Saturo, Revocato, Saturnino e Secondulo, uniti nella medesima fede e nella preparazione ai sacramenti.

La prigionia e le sofferenze

Dopo il loro arresto avvenuto a Cartagine, i catecumeni ricevettero il santo battesimo e furono immediatamente rinchiusero in una buia e soffocante segreta. La prigionia si rivelò fin da subito durissima a causa dell'affollamento della prigione e del calore opprimente che rendeva l'aria irrespirabile. In questo tempo di grande tribolazione, i diaconi Terzio e Pomponio si prodigarono con generosità per alleviare le sofferenze corporali e spirituali dei carcerati. Perpetua pativa indicibili sofferenze nella prigionia, provando un'angoscia profonda soprattutto per la sorte del suo figlio neonato, rimasto privo delle cure materne. Grazie alla generosità dei diaconi Terzio e Pomponio, che pagarono una cospicua mancia alle guardie carcerarie, i prigionieri furono trasferiti per qualche ora in un settore migliore della struttura. In quel settore più arioso, Perpetua poté finalmente allattare il suo piccolo, che era ormai sfinito dalla fame e dal pianto. Durante quella sosta provvidenziale, la santa conversò amorevolmente con la madre, incoraggiò il fratello nella fede e raccomandò con fiducia il suo bambino alle cure della famiglia. Perpetua soffriva nel profondo del cuore nell'osservare il dolore e la pena che i suoi parenti provavano a causa della sua condanna. I parenti di Perpetua e Felicita, che erano ancora legati al paganesimo, esercitarono ripetute pressioni sulle due donne affinché abiurassero la fede cristiana e ritrattassero le loro convinzioni. Agli imputati sarebbe bastato compiere un gesto di ossequio verso gli dei e astenersi dalla fede cristiana per aver salva la vita, ma essi rifiutarono con ferma determinazione. Perpetua oppose un netto rifiuto alle suppliche e alle pressioni del padre pagano, il quale la supplicava in ginocchio di avere pietà della sua età e della famiglia. Dopo vari giorni di angoscia e grazie alle insistenze della madre e del diacono Terzio, Perpetua ottenne il permesso di tenere il bambino con sé stabilmente all'interno del carcere. La presenza costante del figlioletto restituì serenità e pace al cuore di Perpetua, al punto da far sembrare quella buia cella un luogo piacevole e luminoso. Nel frattempo, anche la condizione di Felicita destava grande preoccupazione e tensione tra i compagni di fede e le autorità carcerarie. Felicita temeva infatti intensamente che il suo martirio potesse venire posticipato, poiché la severa legge romana vietava tassativamente l'esecuzione capitale delle donne incinte. Due giorni prima dei giochi nei quali i cristiani dovevano essere dati in pasto alle fiere, il gruppo dei prigionieri si unì fervorosamente in preghiera per invocare la grazia del Signore. Miracolosamente, Felicita fu colta dalle doglie e partorì una bambina sana proprio due giorni prima dell'inizio dei giochi nell'anfiteatro. Mentre era in pieno travaglio, Felicita fu derisa da un inserviente del carcere che le chiese come avrebbe potuto affrontare le belve feroci se non riusciva a sopportare i dolori del parto. Con straordinaria fermezza spirituale, Felicita rispose all'inserviente che in quel momento in carcere stava soffrendo da sola, ma che nell'arena sarebbe stato Cristo a soffrire in lei e per lei. La neonata figlia di Felicita fu immediatamente affidata a una donna definita nella comunità cristiana come sorella nella fede, la quale provvide ad adottarla e ad allevarla con amore. La Passio descrive Felicita come una giovane donna colma di gioia per il parto avvenuto felicemente, pronta a passare dal sangue del parto a quello del martirio per ricevere un secondo battesimo di sangue.

Le visioni e la Passio

La prigionia e i drammatici preparativi che condussero all'esecuzione capitale sono narrati con straordinaria intensità nella Passio, un testo composito redatto subito dopo il martirio. La critica e gli studi storici indicano che la Passio fu scritta in origine in lingua latina, mentre la versione in lingua greca fu ritrovata soltanto alla fine del diciannovesimo secolo. Questo prezioso documento agiografico è considerato un'opera di eccezionale freschezza letteraria e offre una descrizione dettagliata e nitida della vita dei martiri in carcere. Il testo della Passio si suddivide tradizionalmente in quattro parti principali che uniscono la coralità del racconto alla voce diretta dei protagonisti. La prima parte dell'opera consiste in una prefazione oratoria che introduce il lettore al dramma della fede cristiana nell'Impero. Seguono poi brevi capitoli in cui un autore anonimo introduce la figura dei catecumeni prima di cedere la parola direttamente a Perpetua. La santa redasse infatti personalmente un diario di prigionia nel quale descrisse minuziosamente la vita dopo l'arresto, l'affollamento della cella, il calore soffocante, i nomi dei visitatori e i tentativi del padre di farla apostatare. All'interno del suo diario, Perpetua annotò con precisione quattro visioni mistiche avute durante i mesi trascorsi in carcere. La prima visione di Perpetua è particolarmente ricca di simboli profondi che hanno alimentato l'iconografia e l'arte cristiana più antica. La santa vide una stretta scala di bronzo che saliva vertiginosamente fino a toccare i cieli, protetta ai lati da innumerevoli strumenti di ferro e d'acciaio come spade, lance, arpioni, coltelli e spiedi. Tutti quegli strumenti aguzzi erano pronti a dilaniare chiunque avesse osato salire senza la dovuta attenzione o senza la grazia divina. Ai piedi della scala si trovava immobile un serpente gigantesco e spaventoso che tentava con ogni mezzo di incutere terrore e di impedire la salita ai viandanti. Con un atto di coraggio spirituale, Perpetua calpestò la testa del serpente come se fosse il primo gradino della scala e iniziò la sua ascesa verso l'alto. Giunta felicemente in cima alla scala, Perpetua si ritrovò in un immenso e meraviglioso giardino popolato da migliaia di persone vestite di candide vesti bianche. Al centro di quel giardino incantato vi era un pastore buono che, mentre era intento a mungere le pecore, le rivolse un caloroso benvenuto, la chiamò amorevolmente per nome e le offrì un dolce boccone di formaggio. Perpetua accolse quel dono celeste e lo mangiò a mani giunte, mentre tutti gli astanti presenti rispondevano con un coro unanime di lode pronunciando la parola Amen. La santa si svegliò da quella visione estatica al suono di quella voce misteriosa, avvertendo ancora a lungo un sapore dolcissimo nella propria bocca. Perpetua riferì immediatamente la visione al fratello, deducendo insieme a lui che quel sogno preannunciava la loro imminente passione e decidendo di abbandonare definitivamente ogni speranza terrena. Il diario di Perpetua si interrompe bruscamente alla vigilia dei giochi nell'anfiteatro di Cartagine, chiuso da un ultimo invito affinché qualcun altro continuasse a descrivere gli eventi futuri. La terza parte della Passio contiene un breve racconto del catechista Saturo, nel quale egli descrive una sua intensa visione del Paradiso promesso ai giusti. La quarta e ultima parte della Passio narra lo svolgimento dei giochi pubblici e la condanna a morte inflitta senza pietà ai cristiani. Secondo una nota teoria critica elaborata da studiosi autorevoli, l'autore della Passio sarebbe Tertulliano, il quale avrebbe integrato i diari personali di Perpetua e Saturo con un suo racconto narrativo inserito tra un prologo e un epilogo. Lo studioso René Braun sostiene invece che il narratore dell'opera possa essere il diacono Pomponio, il quale fu il maestro di fede e la guida spirituale di Perpetua durante il cateumenato.

Il martirio e la memoria

La mattina del sette marzo dell'anno 203, i prigionieri lasciarono definitivamente la buia cella del carcere per fare il loro ingresso trionfale nell'arena dell'anfiteatro di Cartagine. Nella Passio l'autore anonimo attribuisce a Perpetua i titoli altisonanti e luminosi di matrona di Cristo e delizia di Dio. Entrambe le donne affrontarono il lungo trasferimento dalla prigione all'anfiteatro mostrando un'espressione serena e gioiosa, simile a quella di chi si avvia con certezza verso il paradiso. A Cartagine, come in molte altre province dell'Impero, le esecuzioni capitali dei cristiani venivano trasformate dalle autorità in spettacoli pubblici destinati al divertimento della cittadinanza. Il martirio dei condannati ebbe inizio nell'arena con l'attacco feroce e il violento ferimento da parte di diverse specie di belve scatenate contro di loro. Durante l'assalto delle fiere, Perpetua mantenne un atteggiamento di straordinaria dignità interiore e di profonda compassione verso i suoi compagni di sventura. Visto il crollo fisico di Felicita sotto i colpi inferti dalle bestie feroci, Perpetua non esitò un istante ad accorrere in suo aiuto, sollevandola e sostenendola con forza. Quando le corna di una vacca selvatica lacerarono la sua veste durante la lotta, Perpetua dimostrैसpiritodi pudore ricoprendosi prontamente con tranquillità per salvaguardare la propria modestia. Quei gesti spontanei di nobiltà e di dignità compiuti da Perpetua suscitarono persino momenti di viva commozione e di rispetto tra la folla ostile sugli spalti. Nonostante la temporanea commozione del pubblico presente nell'anfiteatro, la folla inferocita reclamò infine a gran voce il colpo di grazia per tutti i martiri. La condanna a morte del gruppo si concluse definitivamente nell'arena per mezzo della decapitazione eseguita dai soldati romani. Con l'invasione araba avvenuta nel settimo secolo, in Africa proconsolare venne imposta con la forza l'islamizzazione e oggi la Tunisia registra una percentuale del novantotto virgola sei percento di popolazione musulmana. A causa di quella profonda trasformazione religiosa e politica, la memoria del culto di Perpetua e Felicita in terra d'Africa è quasi del tutto scomparsa, ad eccezione della città di Cartagine. Tuttavia, tra il terzo e il quarto secolo, la devozione per le sante si era già ampiamente diffusa in Italia e in Spagna, radicandosi nei cuori dei fedeli. L'anniversario del loro glorioso martirio fu prontamente annotato nella Depositio martyrum, un antico calendario romano risalente al quarto secolo. Testimonianze inequivocabili della devozione per Perpetua e Felicita si trovano scolpite su un antico sarcofago rinvenuto a Bureba, in Spagna, e risalente alla metà del quarto secolo. Altre tracce luminose della loro devozione figurano nel celebre corteo trionfale dei martiri all'interno della basilica di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna. La memoria delle sante è conservata anche nei mosaici e nelle strutture della basilica di Parenzo, città situata sulla costa occidentale dell'Istria e risalente al quarto secolo. Infine, i nomi di tutti i martiri appartenenti a questo illustri gruppo compaiono con onore nel venerabile Martirologio geronimiano.

L'eredità culturale e letteraria

La figura di santa Perpetua ha varcato nei secoli i confini della pura agiografia cristiana per entrare persino nella grande letteratura universale e nel lessico comune. Il celebre scrittore Alessandro Manzoni ha infatti attribuito il nome Perpetua alla fedele domestica del curato don Abbondio nel suo capolavoro letterario intitolato I Promessi Sposi. A partire da quell'intuizione d'autore, il nome del personaggio letterario di Perpetua è diventato una voce stabile del lessico comune italiano per designare le collaboratrici domestiche dei sacerdoti cattolici. Secondo quanto rilevato dal critico letterario Cesare Angelini, lo scrittore Manzoni riprese il nome Perpetua direttamente dalla lettura assidua del Canone della Messa in lingua latina. Nel Canone latino della Messa cattolica compaiono infatti i nomi venerati di diverse figure femminili presenti anche nel celebre romanzo manzoniano, quali Perpetua, Agnese, Lucia e Cecilia. Questo legame inatteso tra la giovane martire cartaginese e la tradizione letteraria italiana testimonia come la santità cristiana abbia fecondato nei secoli la cultura, l'arte e la lingua di un intero popolo. La testimonianza di santa Perpetua e di santa Felicita continua a risplendere nella Chiesa come faro luminoso di fede incrollabile, di amore sponsale e materno trasfigurato dalla grazia, e di totale dedizione a Cristo Salvatore fino al dono della vita terrena.

Domande frequenti

Quando si festeggiano le sante Perpetua e Felicita?

La memoria liturgica delle sante Perpetua e Felicita si celebra il 7 marzo, giorno anniversario del loro glorioso martirio avvenuto a Cartagine nell'anno 203.

Memoria delle sante martiri Perpetua e Felicita, arrestate a Cartagine sotto l’imperatore Settimio Severo insieme ad altre giovani catecumene. Perpetua, matrona di circa ventidue anni, era madre di un bambino ancora lattante, mentre Felicita, sua schiava, risparmiata dalle leggi in quanto incinta affinché potesse partorire, si mostrava serena davanti alle fiere, nonostante i travagli dell’imminente parto. Entrambe avanzarono dal carcere nell’anfiteatro liete in volto, come se andassero in cielo. — Martirologio Romano