2 novembre
Santi Acindino (Acendino), Pegasio, Aftonio, Elpidiforo, Anempodisto e compagni
Martiri in Persia
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e le prime persecuzioni in Persia
Gli eventi narrati nella passio si svolsero durante il regno del re di Persia Sapore II, vissuto tra il 310 e il 379, in un'epoca in cui le persecuzioni contro i cristiani in Persia erano molto intense. I persiani consideravano i cristiani una quinta colonna dell'Impero romano a causa della libertà di culto concessa da Costantino il Grande nel 313, e Sapore II si trovava in aperto conflitto con l'Impero romano. Il re persiano ordinò la cattura di Acindino, Pegasio e Anempodisto, tre uomini noti per la loro fervente fede cristiana. I tre prigionieri furono interrogati e sottoposti a torture secondo le consuetudini dell'epoca.
I prodigi e la conversione di Aftonio
Durante i tormenti, Acindino, Pegasio e Anempodisto guarirono miracolosamente dalle ferite delle torture, mentre le catene che li legavano si spezzarono e si fusero. Una violenta bufera colpì la città reale di Isfahan durante questi avvenimenti, e il re Sapore II perse la voce. Il sovrano riacquistò tuttavia l'uso della parola grazie all'intercessione dei tre martiri. In seguito, i tre cristiani furono immersi nel piombo fuso ma ne uscirono totalmente illesi. Il prodigio del piombo fuso suscitò grande stupore tra i carnefici, e uno di essi, di nome Aftonio, si convertì al cristianesimo dopo aver visto il miracolo. Aftonio fu immediatamente decapitato a causa della sua conversione.
Il martirio e la testimonianza dei senatori
Successivamente si cercò di uccidere Acindino, Pegasio e Anempodisto gettandoli in mare chiusi dentro un sacco, ma i tre martiri riemersero incolumi dalle onde del mare. Di fronte a questi fatti, i senatori persiani Elpidoforo e altri colleghi presero le difese dei cristiani davanti al Senato persiano, ma Elpidoforo e gli altri senatori difensori furono giustiziati per il loro coraggio. Acindino, Pegasio e Anempodisto furono infine condannati a essere bruciati vivi a Isfahan. L'esecuzione sul rogo avvenne all'incirca nel 350 d.C., oppure tra il 341 e il 345 secondo altre fonti riportate.
La tradizione dei testi e la diaspora delle reliquie
La storia dei martiri è giunta attraverso una complessa tradizione testuale. I resti dei martiri furono successivamente trasferiti a Costantinopoli e collocati in una chiesa loro intitolata. Nel 1204, durante la quarta crociata, una reliquia di sant'Acindino fu portata in Francia a Vedans, e da lì fu poi trasferita nell'abbazia di Rosières. La reliquia fu smarrito negli anni della Rivoluzione Francese, ma venne ritrovata un secolo più tardi, nel 1892, a Grozon.
La testimonianza del martirio
Il cammino di questi santi si inserisce nel contesto della persecuzione scatenata dal re Sapore Secondo in Persia, durante il quarto secolo. Acindino, Pegasio, Anempodisto e i loro compagni furono sottoposti a dure prove, arresti e torture, volti a piegare la loro volontà e a indurli all'abiura. Nonostante le sofferenze inflitte, essi mantennero intatta la propria fede, trasformando il luogo del supplizio in un altare di testimonianza. Un momento di profonda conversione avvenne quando Aftonio, incaricato di eseguire le condanne, fu talmente scosso dal comportamento dei martiri da convertirsi al cristianesimo, accettando egli stesso di subire la decapitazione per amore del Signore.
Il coraggio si manifestò anche attraverso le parole e le azioni del senatore Elpidiforo, il quale scelse coraggiosamente di difendere i cristiani di fronte all'autorità reale, esponendosi consapevolmente al medesimo destino. La loro vita terrena si concluse tragicamente ma gloriosamente a Isfahan, dove furono condannati al rogo. Le fiamme, lungi dal distruggere la loro memoria, divennero il mezzo attraverso il quale il loro sacrificio fu consacrato per sempre. La loro storia, che ha raggiunto anche Costantinopoli, rimane un punto di riferimento per la cristianità, ricordandoci che la luce del Vangelo non può essere spenta dalle tenebre della violenza. Essi restano per noi esempi di una fedeltà che non teme il dolore, poiché fondata sulla certezza della vita eterna in Dio.
Il culto e la memoria
La memoria dei santi martiri persiani è custodita dalla Chiesa universale nel giorno due novembre. La devozione verso queste figure si è radicata nel tempo, giungendo a trovare una particolare espressione di fede in alcune comunità locali. È il caso di Gasponi, frazione di Drapia, dove il culto verso questi martiri è vivo e sentito. In tale località, la festa liturgica viene celebrata il giorno tre novembre, slittando di una giornata rispetto alla data canonica per evitare la concomitanza con la solenne Commemorazione dei fedeli defunti.
Questo legame tra la liturgia universale e le tradizioni locali testimonia come il sacrificio di Acindino, Pegasio, Aftonio, Elpidiforo, Anempodisto e dei loro compagni sia un patrimonio comune. La loro intercessione è invocata con fiducia, poiché il loro martirio rappresenta una vittoria della fede sulla morte. Celebrare il loro ricordo significa rinnovare il proprio impegno di vita cristiana, attingendo forza dal loro esempio di coerenza e di amore per la verità. Anche a distanza di secoli, la loro testimonianza continua a nutrire la preghiera e la speranza dei fedeli che, in ogni tempo, cercano in Dio il senso ultimo del proprio cammino.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i santi Acindino e compagni?
Si festeggiano il 2 novembre in Oriente e in Occidente, mentre a Gasponi la festa si celebra il 3 novembre per non coincidere con la Commemorazione dei Defunti.
Di cosa è patrono sant'Acindino?
Sant'Acindino è il patrono titolare della Parrocchia di Gasponi, frazione di Drapia in provincia di Vibo Valentia.
In Persia, santi Acíndino, Pegasio, Aftonio, Elpidíforo, Anempodisto e molti compagni, martiri, che si tramanda abbiano subito la passione sotto il re Sabor II. — Martirologio Romano