4 maggio
Santi Agapio e Secondino
Martiri di Lambesa
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto delle persecuzioni e l'incontro nella villa
I fatti narrati si svolgono nel corso del terzo secolo, e precisamente nell'anno 259, nella provincia romana di Numidia. Tre cristiani originari dell'Africa proconsolare stavano attraversando la Numidia, divenuta provincia romana nel primo secolo, quando si fermarono a Mugnae, un sobborgo della città di Cirta, l'odierna Costantina in Algeria. I viaggiatori presero alloggio in una villa, dove poco dopo arrivarono anche i vescovi Agapio e Secondino, richiamati dall'esilio per ordine del preside della provincia. I due vescovi erano stati precedentemente esiliati a causa del primo editto emanato contro i cristiani nel 257 dall'imperatore Publio Licinio Valeriano, che regnò dal 253 al 260 dopo essere successo ad Emilio. Successivamente, un secondo editto di Valeriano, risalente al 258, stabiliva la condanna a morte immediata e senza processo per le gerarchie ecclesiastiche quali vescovi, sacerdoti e diaconi. La commemorazione dei santi martiri e vescovi Agapio e Secondino avviene a Costantina, in Numidia, nell'attuale Algeria, e il loro martirio avvenne nel contesto della persecuzione promossa dall'imperatore Valeriano, caratterizzata da una violenta ostilità dei pagani contro i fedeli. Agapio e Secondino divennero gloriosi martiri dopo aver trascorso un lungo periodo di esilio a Costantina come stimati sacerdoti.
L'arresto dei chierici e la testimonianza della Passio
All'interno del testo della Passio, che è stata redatta in quindici capitoli da un cristiano arrestato insieme ai protagonisti la cui identità rimane sconosciuta, il diacono Giacomo e il lettore Mariano, compagni dell'autore del testo, ricoprono il ruolo principale. Il testo della Passio offre un'elevata attendibilità e dettagli storici precisi sulla situazione precedente al martirio, a differenza di altre antiche Passio redatte a posteriori e ricche di elementi leggendari. Prima di essere condotti a Cirta per essere processati dai magistrati civili, i vescovi Agapio e Secondino incoraggiarono al martirio i due giovani chierici e gli altri cristiani radunati per l'interrogatorio. Alcuni giorni dopo la partenza dei vescovi, la villa fu circondata e le autorità arrestarono Mariano, Giacomo, lo scrittore anonimo e altri compagni. I chierici Giacomo e Mariano vennero individuati poiché si erano traditi incoraggiando gli altri prigionieri a rimanere saldi nella fede. I prigionieri vennero condotti a Cirta di fronte ai magistrati e sottoposti a interrogatorio. Durante l'interrogatorio a Cirta, Giacomo ammise apertamente la sua carica di diacono, mentre Mariano dichiarò di essere un semplice lettore, ma non fu creduto e venne sottoposto a tortura perché si ipotizzava che avesse mentito sul proprio ruolo per evitare la pena capitale. Sia Giacomo che Mariano avevano già vissuto le persecuzioni contro i cristiani ordinate nel 249 dall'imperatore Decio, che visse dal 200 al 251. I due chierici affrontarono l'arresto e i supplizi con serenità e nobiltà d'animo, manifestando il proprio desiderio di martirio. Nel capitolo quinto della Passio si narra che i condannati vennero sospesi per le dita delle mani e che furono applicati due pesi ai loro piedi. Nel capitolo tredicesimo della Passio si evidenzia l'atteggiamento della madre di Mariano, la quale, pur soffrendo, manifestò gioia nel vedere il figlio incamminarsi verso il martirio.
Le visioni in carcere e la fine terrena dei martiri
Durante la prigionia, il diacono Giacomo sognò il vescovo Agapio, che era già stato giustiziato. Nel sogno di Giacomo, Agapio compariva felice durante un banchetto fraterno insieme ad altri ex compagni di prigionia già martirizzati, e un bambino si staccava dal gruppo per preannunciare a Giacomo e Mariano che il loro martirio sarebbe avvenuto il giorno seguente. Nel periodo di permanenza in prigione, molti altri cristiani appartenenti al popolo vennero giustiziati pur non ricoprendo cariche ecclesiastiche. Il capitolo decimo della Passio cita un gran numero di martiri appartenenti al laicato, uccisi sia prima sia dopo i quattro ecclesiastici menzionati. Tra i martiri laici citati figurano anche dei bambini, e i nomi riportati sono Floriano, Secondino, Gabro, Postumo, Gaiano, Mommino, Quintiano, Cassio, Fasilo, Fiorenzo, Demetrio, Gududo, due persone di nome Crispino, Donato e Zeone. Il sei maggio 259 i chierici Giacomo e Mariano vennero decapitati in cima a una rupe situata sopra un torrente a Lambesa, città residente del legato imperiale e capitale della Numidia. Dopo la decapitazione di Giacomo e Mariano, i loro corpi vennero fatti precipitare nel fiume sottostante. Nonostante siano stati uccisi in momenti e località differenti, questi martiri sono stati accomunati nel racconto di un'unica antica Passio e mantenuti uniti nelle successive opere storiche come gli Atti dei Martiri e la Bibliotheca Sanctorum.
Le compagne di fede, il soldato Emiliano e i compagni
Stando a quanto riferito nella Passio dall'autore scampato all'esecuzione, al gruppo dei vescovi Agapio e Secondino si unirono anche le giovani Tertulla e Antonia, che erano sotto la custodia di Agapio. Sentendo vicina la propria fine, il vescovo Agapio pregò intensamente Dio affinché concedesse il martirio anche alle due ragazze affidate alle sue cure. Nel capitolo undicesimo della Passio si racconta che Agapio ricevette una rivelazione divina in cui una voce gli chiedeva perché continuasse a pregare con insistenza per una grazia che gli era già stata accordata con la sua prima preghiera. La Passio cita anche la figura di Emiliano, un cavaliere e soldato cinquantenne che aveva mantenuto la castità per tutta la sua vita. Il soldato Emiliano aveva un fratello pagano che lo derideva frequentemente per la sua adesione alla fede cristiana. Durante la prigionia, Emiliano sognò il fratello pagano che gli chiedeva con ironia come si trovassero lui e i suoi compagni nel buio del carcere. Nel sogno, Emiliano rispose al fratello che per i cristiani la luce risplende anche nell'oscurità della prigione. Il fratello pagano continuò l'interrogativo chiedendo se in cielo tutti i martiri avrebbero ricevuto la medesima corona o se ad alcuni sarebbe spettato un premio più grande. Fu affermato che tutte le stelle brillano pur differendo tra loro, e che tra i martiri risplenderà maggiormente chi avrà subito le sofferenze più intense e prolungate. Insieme ad Agapio e Secondino morirono martiri anche il soldato Emiliano, le vergini consacrate Tertulla e Antonia, e una donna accompagnata dai suoi due figli gemelli, subendo il supplizio nelle località di Cirta e Lambesa, in Numidia, nell'anno 259.
Il culto, le reliquie e la tradizione liturgica
Il Martirologio Romano colloca al quattro maggio la memoria dei santi martiri Agapio e Secondino vescovi, Emiliano soldato, e Tertulla e Antonia vergini. I suddetti santi furono martirizzati a Cirta, situata in Numidia, e la data dell'esecuzione del loro martirio è collocata tra gli anni 258 e 259. L'inserimento della memoria al quattro maggio fu probabilmente pensato per anticipare la data certa del sei maggio 259, giorno del martirio di Giacomo e Mariano, sebbene tra le due distinte esecuzioni trascorsero in realtà diversi mesi. L'insieme dei martiri africani di Lambesa è stato costantemente inserito nei vari Martirologi e negli Acta Sanctorum pubblicati nei secoli, e le date dedicate alla loro memoria sono variate a seconda dei testi presi in esame. Nel Martirologio Geronimiano la commemorazione dei martiri è divisa tra il trenta aprile e il sei maggio, mentre le edizioni più antiche del Martirologio Romano celebravano questi martiri nei giorni ventinove e trenta aprile. Il Calendario Cartaginese attesta con certezza la data del sei maggio esclusivamente per il martirio di Giacomo e Mariano. La venerazione verso i martiri di Lambesa dovette conoscere una vasta popolarità, spingendo sant'Agostino a pronunciare un celebre sermone in loro memoria, noto come Sermo 380. A causa degli sconvolgimenti politici che colpirono il Nord Africa nel corso del tempo, i profughi portarono le reliquie di alcuni martiri dalla Numidia verso l'Italia, favorendo l'espansione del loro culto. I resti mortali dei santi Giacomo e Mariano giunsero inizialmente ad Amelia, in provincia di Terni, e successivamente, in un periodo stimato tra il quinto e il sesto secolo, furono trasferiti a Gubbio e collocati nella cattedrale a loro dedicata. La devozione per i due santi crebbe di pari passo con la rilevanza della città di Gubbio, mantenendosi forte e diffusa per tutto il Medioevo. In occasione della festività annuale dei due martiri, san Pier Damiani, vescovo e cardinale vissuto tra il 1007 e il 1072, redasse tra le sue numerose opere una descrizione dettagliata di due visioni tratte dalla loro Passio. L'ultima edizione del Martirologio Romano suddivide la memoria di questo gruppo di martiri africani in due date distinte, fissando il quattro maggio per Agapio, Secondino, Tertulla, Antonia ed Emiliano, e il sei maggio per Giacomo e Mariano, mentre la commemorazione liturgica generale e storica resta associata ai diversi martirologi storici che li ricordano tra il trenta aprile e il sei maggio.
La testimonianza in Numidia
Il terzo secolo fu per la Chiesa in Numidia un tempo di grande prova, in cui la fedeltà al nome di Cristo veniva messa a dura prova dall'autorità imperiale. In questo contesto, i Santi Agapio e Secondino si distinsero per la loro dedizione al ministero episcopale, guidando le comunità di Cirta e Lambesa con spirito di umiltà e fermezza. La loro vicenda si inserisce in una più ampia trama di martirio che vide coinvolti anche il diacono Giacomo, il lettore Mariano e altri fedeli, tra cui Tertulla, Antonia ed Emiliano. Tutto ebbe inizio con l'arresto di un gruppo di cristiani presso una villa nei pressi di Cirta. L'interrogatorio e la tortura, cui furono sottoposti i chierici Giacomo e Mariano, segnarono l'inizio di una passione che avrebbe coinvolto l'intera comunità.
Le cronache tramandano come il diacono Giacomo avesse ricevuto in carcere una visione premonitrice del proprio destino, preparandosi con preghiera e spirito di abbandono al momento supremo. La testimonianza di fede non si limitò alle carceri, ma si concluse tragicamente con la decapitazione avvenuta su una rupe a Lambesa, luogo che divenne testimone silenzioso della loro fedeltà incrollabile. In questo medesimo orizzonte di sofferenza e gloria, i vescovi Agapio e Secondino, insieme ai loro compagni di fede, completarono il loro cammino terreno, offrendo la loro testimonianza definitiva. La loro morte non fu una sconfitta, ma il compimento di una vocazione che li portò a condividere il destino dei profeti e degli apostoli. La memoria di questi martiri, che hanno affrontato la morte con dignità e speranza, resta un punto di riferimento luminoso per la Chiesa, ricordandoci che la forza dello Spirito Santo è capace di sostenere i credenti anche nei momenti di maggiore oscurità e persecuzione.
La memoria liturgica
La Chiesa celebra la memoria dei Santi Agapio e Secondino il giorno quattro maggio, unendo il loro ricordo a quello di Tertulla, Antonia ed Emiliano. Questa data liturgica funge da richiamo per i fedeli, affinché possano volgere lo sguardo verso coloro che, in terra numidica, hanno sigillato con il sangue la verità del Vangelo. La liturgia del giorno quattro maggio non è soltanto un atto di commemorazione storica, ma un momento di comunione profonda con i santi che ci hanno preceduto nel cammino verso la patria celeste.
È significativo notare come la memoria di questi martiri sia strettamente intrecciata a quella di Giacomo e Mariano, commemorati il sei maggio. Tale distinzione nelle date di celebrazione non frammenta il ricordo di un unico grande evento di fede, ma permette di soffermarsi con maggiore attenzione sulle singole figure che hanno reso grande la Chiesa di Numidia. La devozione verso Agapio e Secondino invita ogni generazione a riflettere sul valore della testimonianza pubblica della fede, incoraggiando i fedeli a vivere con coerenza il proprio battesimo, sostenuti dall'esempio di chi ha saputo donare tutto per amore di Dio.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i Santi Agapio e Secondino?
Il Martirologio Romano fissa la loro memoria liturgica al quattro maggio, insieme a Tertulla, Antonia ed Emiliano, mentre la tradizione ricorda Giacomo e Mariano il sei maggio.
Dove subirono il martirio i santi?
I santi subirono il martirio nell'anno 259 nelle località di Cirta e Lambesa, situate nella provincia romana di Numidia, nell'odierno Nord Africa.
A Costantine in Numidia, nell’odierna Algeria, commemorazione dei santi martiri Agapio e Secondino, vescovi, che, durante la persecuzione dell’imperatore Valeriano, nella quale la ferocia dei pagani si era quanto mai scatenata mettendo alla prova la fede dei giusti, dopo un lungo esilio in questa città da esimi sacerdoti divennero gloriosi martiri. Insieme a loro subirono il martirio anche i santi Emiliano, soldato, Tertulla e Antonia, sacre vergini, e una donna con i suoi gemelli. — Martirologio Romano