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2 ottobre

Santi Angeli Custodi

Santi Angeli Custodi

Aggiornato il 15 settembre 2026

L'origine e la creazione delle schiere celesti

L'esistenza degli angeli costituisce un dogma di fede che è stato definito e ribadito più volte dalla Chiesa nel corso dei secoli. Tale verità fondamentale è stata solennemente definita nel Simbolo Niceno, nel Simbolo Costantinopolitano, nel IV Concilio Lateranense del 1215 e nel Concilio Vaticano I del 1869-70. La creazione degli angeli è affermata implicitamente nel Vecchio Testamento, in particolare nel Salmo 148, dove gli angeli sono invitati a benedire il Signore insieme alle altre creature del cielo e della terra. Questa medesima visione cosmica trova conferma nel Nuovo Testamento, dove nella lettera ai Colossesi capitolo primo, versetto sedici, si afferma chiaramente che per mezzo di Cristo sono state create tutte le cose nei cieli e sulla terra.

Gli angeli sono stati dunque creati da Dio, sebbene la tradizione rimanga incerta riguardo al tempo preciso e all'ordine esatto della loro creazione. I Padri della Chiesa ritengono tuttavia questo mistero indubitabile, concordando sul fatto che gli angeli furono creati certamente prima dell'uomo. A conferma di questa priorità temporale, la Sacra Scrittura attesta che alla cacciata dal paradiso terrestre di Adamo ed Eva era presente un angelo posto a guardia dell'Eden per impedire il ritorno dei progenitori. Questa presenza primordiale testimonia il ruolo attivo dei messaggeri celesti fin dagli albori della storia umana e della relazione tra il Creatore e le sue creature.

Natura spirituale e attributi degli spiriti celesti

La spiritualità degli angeli è stata oggetto di profonde considerazioni teologiche elaborate dai più grandi Padri della Chiesa. Nei primi secoli, pensatori come San Giustino e Sant'Ambrogio attribuivano agli angeli un corpo luminoso, imponderabile e sottile, mentre San Basilio e Sant'Agostino mantennero un atteggiamento esitante, senza esprimersi chiaramente sulla corporeità di questi esseri. Successivamente, voci autorevoli come San Giovanni Crisostomo, San Gerolamo e San Gregorio Magno asserirono l'assoluta spiritualità degli angeli. Questa linea di pensiero trovò definitiva sanzione nel Concilio Lateranense IV e nel Magistero della Chiesa, i quali hanno affermato ufficialmente che gli angeli sono spiriti senza corpo.

Per la sua stessa semplicità e spiritualità, l'angelo risulta immortale e immutabile. Privo di quantità, l'angelo non può essere localmente presente nello spazio in modo materiale, ma si rende visibile in un luogo specifico unicamente per esplicare il suo operato. La teologia scolastica ha approfondito ulteriormente questi aspetti attraverso il pensiero di San Tommaso d'Aquino, il quale afferma che l'angelo non può moltiplicarsi entro la stessa specie. Secondo il Dottore Angelico, tante sono le specie angeliche quanti sono gli stessi angeli, ciascuno dei quali risulta profondamente diverso dall'altro. In quanto essere puramente spirituale, l'angelo possiede facoltà di intelligenza e volontà straordinariamente potenti. Nella sua Summa Theologica, San Tommaso ha scritto ampiamente sulla prontezza, sull'infallibilità, sull'energia, sulla tenace volontà e sulla libertà superiore dell'intelligenza angelica.

La prova, la caduta e le gerarchie celesti

La Sacra Scrittura e la Tradizione attestano che gli angeli furono santificati nell'istante stesso della loro creazione e destinati a una felicità soprannaturale che sorpassa le esigenze della loro stessa natura, godendo della visione del volto di Dio. Tuttavia, il Concilio Lateranense IV definì come verità di fede che molti angeli, abusando della propria libertà, caddero in peccato e diventarono cattivi. San Tommaso d'Aquino affermò che l'angelo poté commettere un unico peccato, consistente nell'orgoglio. Lo spirito celeste deviò dall'ordine stabilito da Dio, rifiutandosi di accettarlo e non riconoscendo al di sopra della propria perfezione la supremazia divina. A questo peccato d'orgoglio conseguirono immediatamente un peccato di disobbedienza e d'invidia per l'eccellenza altrui. Gli angeli non poterono commettere altri peccati poiché questi suppongono le passioni della carne, come l'odio e la disperazione, estranee alla natura pura dello spirito. La colpa dell'angelo consistette precisamente nel volersi rendere simile a Dio.

La tradizione cristiana chiama Lucifero il più bello e splendente degli angeli nonche il loro capo. Accecato dall'orgoglio per la propria bellezza e potenza, Lucifero si ribellò al Creatore e fu precipitato dal cielo nell'inferno. Egli trasse dalla sua parte un certo numero di angeli, mentre contro di lui si schierarono le schiere fedeli dell'esercito celeste capeggiate dall'arcangelo Michele. Lucifero e i suoi angeli ribelli soccombettero nella grande e primordiale lotta, ed egli divenne il capo dei demoni, oltre che il simbolo universale della più sfrenata superbia. Il nome Lucifero e la sua identificazione con il capo ribelle derivano da un testo del profeta Isaia, precisamente nei capitoli quattordicesimo, versetti dal dodici al quindici. Sebbene quel testo fosse originariamente una satira sulla caduta di un tiranno babilonese, scrittori ecclesiastici e lo stesso Dante Alighieri nell'Inferno interpretarono la profezia come la descrizione della ribellione celeste.

La figura dell'angelo come simbolo delle gerarchie celesti appare fin dai primi tempi del cristianesimo, ponendosi in prosecuzione della tradizione ebraica e come trasformazione delle Vittorie e dei Geni alati precristiani, che avevano la funzione mediatrice tra le supreme divinità e il mondo terrestre. Attraverso l'insegnamento del trattato De celesti hierarchia dello pseudo Dionigi l'Areopagita, gli angeli sono distribuiti in tre gerarchie, ognuna delle quali si divide ulteriormente in tre cori. La prima gerarchia comprende i serafini, i cherubini e i troni. La seconda gerarchia comprende le dominazioni, le virtù e le potestà. La terza gerarchia comprende i principati, gli arcangeli e gli angeli. I cori celesti si distinguono tra loro per compiti, colori, ali e segni identificativi. I serafini sono i più vicini a Dio, sono di colore rosso come segno di amore ardente e possiedono tre paia di ali. I cherubini hanno sei ali cosparse di occhi simili a quelle del pavone. Le potestà mostrano due ali dai colori dell'arcobaleno, mentre i principati sono descritti come angeli armati rivolti incessantemente verso Dio.

Gli arcangeli nella storia della salvezza

Gli arcangeli sono i celesti messaggeri che si distinguono per la loro specifica e ripetuta citazione nella Bibbia, risultando presenti nei momenti più importanti della Storia della Salvezza. L'arcangelo Michele fu presente sin dai primordi a capo dell'esercito del cielo contro gli angeli ribelli. La tradizione ricorda inoltre che l'arcangelo Michele apparve a papa san Gregorio Magno sul Castel Sant'Angelo a Roma e lasciò un segno indelebile della sua presenza nel Santuario di Monte Sant'Angelo nel Gargano. Tre giorni prima del 2 ottobre la Chiesa ricorda proprio i tre arcangeli principali, ossia Michele, Gabriele e Raffaele, considerando San Michele come custode e protettore per eccellenza.

L'arcangelo Gabriele è riconosciuto per antonomasia come il messaggero di Dio. Egli apparve al profeta Daniele e successivamente a Zaccaria, annunciando la nascita miracolosa di san Giovanni Battista. Il suo compito più sublime rimase tuttavia quello di portare l'annuncio della nascita di Cristo alla Vergine Maria. L'arcangelo Raffaele viene citato nel Libro di Tobia come guida provvidenziale e salvatore dai pericoli del giovane Tobia. Un quarto arcangelo, Uriele, pur non essendo citato nella Bibbia, è nominato due volte nel quarto libro apocrifo di Ezra. Il suo nome ricorre con frequenza nelle liturgie orientali, e Sant'Ambrogio lo poneva autorevolmente fra gli arcangeli. La tradizione popolare vuole che Uriele abbia accompagnato il piccolo san Giovanni Battista nel deserto e abbia portato l'alchimia sulla terra.

Gli angeli nella Sacra Scrittura e nell'arte

La presenza degli angeli attraversa l'intera Sacra Scrittura attraverso specifici episodi sia del Vecchio che del Nuovo Testamento. Nella Genesi si narra che Giacobbe lottò con l'angelo e sognò la celebre scala percorsa dagli spiriti celesti, mentre tre angeli furono ospiti di Abramo, e un angelo intervenne fermando la mano patriarcale che stava per sacrificare Isacco. Nel deserto, un angelo portò il cibo al profeta Elia. Nel Nuovo Testamento, un angelo annunciò ai pastori la nascita di Cristo, apparve in sogno a Giuseppe suggerendogli di fuggire in Egitto con Maria e il Bambino, e gli angeli adorarono e servirono Gesù dopo le tentazioni nel deserto. Successivamente, un angelo annunciò alla Maddalena e alle altre donne la risurrezione di Cristo, e san Pietro fu liberato prodigiosamente dal carcere e dalle catene a Roma per opera di un angelo. Infine, l'Apocalisse di san Giovanni Evangelista contiene una cosmica e celeste simbologia angelica.

L'iconografia sugli angeli è ricchissima, favorita proprio dalla loro condizione di esseri spirituali, senza età e senza sesso. Gli artisti di ogni epoca hanno raffigurato gli angeli secondo la dottrina e con il proprio estro, cercando di esprimere un sovrumano stato di bellezza. Nelle rappresentazioni essi appaiono talvolta in vesti sacerdotali o in classiche tuniche, quasi sempre dotati di ali e del nimbo, la caratteristica nuvoletta, richiamando talvolta i genietti dell'arte romana. Tra il quarto e il quinto secolo vennero ritratti in aspetto giovanile ed efebico, mentre solo nell'epoca barocca apparirà il tipo femminile di angelo. Nelle maestà medioevali e nelle magnifiche Natività compaiono in atteggiamento adorante, mentre nelle Deposizioni assumono toni dolorosamente umani. Emblematica è la rappresentazione degli angeli in gesti di disperazione per la morte di Gesù nel dipinto del Compianto di Cristo morto realizzato da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Non mancano raffigurazioni di angeli musicanti, cantanti in coro, suonatori di trombe, guerrieri armati in lotta con il demonio e custodi che accompagnano lo svolgersi delle opere di misericordia.

Devozione, diffusione e il ministero dell'Angelo Custode

La devozione per gli angeli è più antica di quella per i santi e trovò particolare vigore nel Medioevo grazie ai monaci solitari, i quali ricercavano la compagnia degli angeli sentendoli realmente presenti nella loro vita di silenzioso raccoglimento. Dopo il Concilio di Trento la devozione fu ulteriormente definita e conobbe una nuova e vigorosa diffusione. L'uso di una festa particolare dedicata agli Angioli Custodi si diffuse dapprima in Spagna nel Quattrocento, per poi estendersi nel secolo successivo in Portogallo e successivamente in Austria. L'esistenza di un Angelo Custode per ogni uomo, incaricato di guidarlo e proteggerlo dalla nascita alla morte, trova riscontro fin dal Libro di Giobbe. Nel Vangelo di Matteo, lo stesso Gesù parla dei fanciulli e dei loro angeli nel cielo che vedono sempre la faccia del Padre. La Sacra Scrittura attribuisce agli angeli il compito di offrire a Dio le preghiere e i sacrifici degli uomini, oltre che di accompagnare ciascuno sulla via del bene.

Nella vita attuale gli uomini tendono tuttavia a trascurare l'angelica compagnia, smarrendo la percezione della presenza di un puro spirito. Spesso si parla dell'Angelo Custode soltanto ai bambini, mentre l'iconografia stessa si è fissata sulla figura dell'Arcangelo Raffaele che guida il giovane Tobiolo a causa della scarsa attenzione riservata agli adulti. Gli adulti dimenticano facilmente il loro invisibile compagno di viaggio, consigliere e testimone silenzioso, e tale dimenticanza finisce per accentuare il senso di desolazione e di angoscia tipico del tempo moderno. La Chiesa Cattolica ricorda con certezza di fede che ogni cristiano riceve il proprio Angiolo Custode a partire dal Battesimo. Questo spirito celeste accompagna, ispira e guida l'uomo per tutta la vita fino alla soglia della morte, ponendosi come l'esemplare perfetto della condotta da tenere verso Dio e verso i fratelli, nonché come luminoso specchio per la condotta giornaliera. Per coltivare questa vicinanza spirituale, la Chiesa ha consegnato ai fedeli la celebre e semplice preghiera dell'Angiolo di Dio.

Domande frequenti

Quando si festeggia la memoria dei Santi Angeli Custodi?

La memoria dei Santi Angeli Custodi si celebra il 2 ottobre per la Chiesa Cattolica, una data fissata nel 1670 da papa Clemente X. La Chiesa Ortodossa celebra invece gli angeli l'11 gennaio.

Di cosa sono patroni i Santi Angeli Custodi?

I Santi Angeli Custodi sono patroni di tutti i fedeli cristiani, ciascuno dei quali riceve un angelo protettore fin dal momento del Battesimo.

Memoria dei santi Angeli Custodi, che, chiamati in primo luogo a contemplare il volto di Dio nel suo splendore, furono anche inviati agli uomini dal Signore, per accompagnarli e assisterli con la loro invisibile ma premurosa presenza. — Martirologio Romano