26 giugno
Santi Giovanni e Paolo
Martiri di Roma
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e le differenti tradizioni
La passio antica giunta fino a noi viene seguita per ricostruire la vicenda dei due santi, sebbene alcuni studiosi abbiano riscontrato contraddizioni in questo testo. La passio in tre recensioni consecutive risale al quarto secolo e presenta notevoli variazioni riguardo alla condizione sociale dei due fratelli. In una recensione Giovanni e Paolo sono presentati come maggiordomo e primicerio di Costantina, figlia dell'imperatore Costantino. In un'altra recensione i due erano soldati del generale Gallicano, al quale suggerirono un voto che ottenne la vittoria dell'esercito sugli Sciti. Nell'ultima recensione i santi sono citati come privati cittadini nella loro casa al Celio. Giovanni e Paolo furono molto munifici di elemosine e aiuti con i beni ricevuti da Costantina, distinguendosi per la carità verso i bisognosi.
Il conflitto con Giuliano l'Apostata
Nel trecentosessantuno salì al trono imperiale Giuliano l'Apostata, vissuto tra il trecentotrentuno e il trecentosessantatré. Giuliano decise di ripristinare il culto pagano dopo aver rinnegato il cristianesimo. I cristiani avevano ottenuto la libertà di culto con Costantino e Giuliano aveva inizialmente emanato un editto di tolleranza, ma il popolo non era disposto a ritornare indietro sulla pace e sulla libertà raggiunta. L'imperatore cercò di convincere Giovanni e Paolo alle sue idee restauratrici invitandoli a tornare a corte per collaborare al progetto. I due fratelli godevano di molta considerazione a Roma e rifiutarono l'invito di Giuliano. Per questo motivo, Giuliano mandò il capo delle guardie Terenziano con l'intimazione di adorare l'idolo di Giove. A causa del loro persistente rifiuto, i due fratelli furono sequestrati in casa per una decina di giorni per riflettere sulle conseguenze.
La testimonianza e il martirio
Durante la reclusione domestica, il prete Crispo fu informato del fatto e si recò con due cristiani, Crispiniano e Benedetta, a visitarli. Il gruppo portò ai due fratelli la Santa Comunione e il loro conforto spirituale. Trascorsi i dieci giorni, il comandante Terenziano tornò nella loro casa. Dopo tre ore di inutili minacce e lusinghe, Terenziano li fece decapitare. Il martirio avvenne il ventisei giugno trecentosessantadue a Roma. I corpi furono seppelliti in una fossa scavata nella stessa casa e, per prudenza o per volere dei persecutori, fu sparsa la voce che i due fossero stati esiliati. La morte dei santi Giovanni e Paolo avvenne dunque a Roma in quella data, e il racconto della passio giustifica la presenza di un sepolcro in una casa al centro di Roma anziché alla periferia.
I prodigi e la conversione dei persecutori
Il prete Crispo e i suoi compagni Crispiniano e Benedetta furono avvertiti da una visione e si recarono sulla tomba a pregare. Sulla tomba furono sorpresi e uccisi anche loro per la loro fede. Dopo la loro morte, il figlio di Terenziano cadde in preda a un'ossessione urlando che Giovanni e Paolo lo tormentavano. Terenziano condusse con grande preoccupazione il figlio sulla tomba dei due martiri. Il ragazzo ottenne la guarigione presso la tomba. Il prodigio fece convertire sia Terenziano che il figlio, i quali furono in seguito anch'essi martirizzati per testimoniare Cristo.
Il ritrovamento e l'erezione della basilica
Il successore di Giuliano l'Apostata fu l'imperatore Gioviano, regnante tra il trecentosessantatré e il trecentosessantaquattro. Gioviano abrogò la persecuzione contro i cristiani e diede incarico al senatore Bizante di ricercare i corpi dei due fratelli. Una volta trovati i corpi, il senatore Bizante e suo figlio Pannachio fecero erigere una basilica sopra la loro casa. La basilica è posta nell'omonima piazza sul monte Celio lungo il clivo di Scauro e sorge nella proprietà del senatore Pammachio. Il sepolcro, costituito da una tomba a due piazze, conserva il piccolo vano della confessio, la quale conserva ancora antichi affreschi narranti il martirio. Il complesso è conglobato in una basilica detta Celimontana che si affaccia sul Clivio di Scauro tra archi medioevali e contrafforti. La chiesa fu più volte ristrutturata e modificata nel corso dei secoli.
Le reliquie e le indagini archeologiche
Nel quindici ottantotto le reliquie furono traslate dalla primitiva sepoltura. Nel sedici settantasette le reliquie furono collocate sotto l'altare maggiore. Nel diciassette venticinque il cardinale Paolucci fece racchiudere le reliquie in un'urna di porfido ricavata da un'antica vasca termale. L'urna di porfido forma ancora oggi la base dell'altare. Nel diciannove ottantasette fu scoperta sotto la chiesa una casa romana a due piani con affreschi e fregi. Sono stati effettuati lavori archeologici e pubblicati studi sugli scavi sotto la Basilica Celimontana dei santi Giovanni e Paolo. Gli scavi furono condotti dal passionista padre Germano di San Stanislao, al secolo Vincenzo Ruoppolo, il quale morì nel diciannove zero nove. I lavori archeologici furono completati da altri studiosi. Gli scavi confermano il racconto della passio e hanno portato alla scoperta della casa romana. I due fratelli martiri erano probabilmente i proprietari della casa romana scoperta sotto la basilica, la quale è stata eretta proprio su quell'edificio.
Il dibattito storico e la diffusione del culto
Gli studiosi hanno aperto una controversia sulla data del martirio dei due santi e la questione è rimasta irrisolta. Le opposizioni degli studiosi si basano sul fatto che la persecuzione di Giuliano l'Apostata non fece vittime a Roma ma solo in Oriente dove risiedeva. Per tale motivo alcuni studiosi sono propensi a spostare la vicenda sotto l'impero di Diocleziano, vissuto tra il duecentoquarantatré e il trecentotredici. A volte i due santi sono stati confusi con altri santi martiri come Gioventino e Massimino. Si può tuttavia ipotizzare che l'antica passio quasi contemporanea non narri il falso. Anche se non vi furono vittime ufficiali romane durante la persecuzione di Giuliano l'Apostata, poteva esserci qualche martire tenuto nascosto a Roma come Giovanni e Paolo. Il culto dei santi è antichissimo ed è testimoniato da innumerevoli citazioni in Canoni romani e ambrosiani. Il culto è attestato in vari Martirologi e Sacramentari. Esistono orazioni e prefazi dedicati ai due santi e il culto è testimoniato da epigrafi marmoree. San Gregorio Magno, vissuto tra il cinquecento trentacinque e il seicento quattro, fondò un monastero intitolato ai due martiri. Un'altra chiesa eretta sul Gianicolo era dedicata a Giovanni e Paolo. I santi sono raffigurati nel mosaico di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna ed è indubbio il culto ufficiale che i santi ricevettero nei secoli. Il Martirologio commemora a Roma i santi Giovanni e Paolo.
La testimonianza del sangue
La vicenda dei Santi Giovanni e Paolo si colloca nel quarto secolo, in un momento in cui l'Impero Romano era attraversato da spinte contrapposte tra la tradizione pagana e la nuova luce del Cristianesimo. Sotto il regno dell'imperatore Giuliano, passato alla storia con l'appellativo di Apostata per il suo tentativo di restaurare i culti antichi, la fedeltà al Dio unico divenne oggetto di una dura prova. Giovanni e Paolo, cittadini di Roma, si trovarono di fronte a una scelta definitiva: adorare l'idolo di Giove o mantenere intatta la propria professione di fede. Con la fermezza propria di chi ha posto il proprio fondamento in Cristo, essi opposero un rifiuto risoluto alle richieste imperiali.
La punizione non tardò ad arrivare. La sentenza fu eseguita direttamente nella loro abitazione situata sul Monte Celio, dove il martirio avvenne tramite decapitazione. La cura per la loro memoria fu immediata, sebbene avvolta dalla prudenza richiesta dalle circostanze: per ordine di Terenziano, i loro corpi furono sepolti segretamente all'interno della stessa casa che era stata teatro del loro sacrificio. Questo atto di pietà preservò le loro spoglie, permettendo che quel luogo divenisse, nel tempo, un punto di riferimento per la devozione dei primi cristiani. La casa, un tempo dimora terrena, si trasformò in un sacrario silenzioso, preparando il terreno per il riconoscimento pubblico della loro santità che sarebbe giunto poco dopo. La loro storia non è soltanto il racconto di una fine violenta, ma il resoconto di una dedizione assoluta che ha saputo rendere sacra la terra di Roma, trasformando un atto di violenza in un seme di speranza per la Chiesa nascente.
Il culto e la basilica
Il riconoscimento della santità di Giovanni e Paolo trovò una solenne espressione architettonica per volontà dell'imperatore Gioviano. Egli, comprendendo il valore spirituale del sacrificio avvenuto sul Monte Celio, dispose che sopra la loro casa venisse eretta una basilica. Questo edificio sacro, sorto proprio sul luogo del martirio e della sepoltura segreta, divenne il centro del loro culto, permettendo ai fedeli di venerare i martiri là dove avevano donato la vita. La basilica non fu solo un monumento celebrativo, ma la testimonianza tangibile di come la fede possa trasformare radicalmente il senso dei luoghi, rendendo un'abitazione privata un punto di incontro per la preghiera di tutta la cristianità romana.
La memoria liturgica, fissata al ventisei giugno, invita ogni anno i fedeli a sostare in preghiera davanti a questi testimoni della fede. Attraverso i secoli, la venerazione per Giovanni e Paolo ha mantenuto vivo il legame con le radici della Chiesa, ricordando che il martirio non è una sconfitta, ma il compimento di un cammino di fedeltà. La loro basilica sul Celio continua a essere, ancor oggi, una voce di pietra che narra la vittoria della coscienza sulla sopraffazione, invitando gli uomini e le donne di ogni tempo a custodire il dono della verità con la medesima determinazione dimostrata dai due martiri romani.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i Santi Giovanni e Paolo?
La loro memoria liturgica si celebra il ventisei giugno.
Dove avvenne il martirio dei Santi Giovanni e Paolo?
Il loro martirio avvenne a Roma nel trecentosessantadue.
A Roma commemorazione dei santi Giovanni e Paolo, al cui nome è dedicata la basilica sul monte Celio lungo il clivo di Scauro nella proprietà del senatore Pammachio. — Martirologio Romano