21 agosto
Santi Lussurio (Lussorio o Rossore), Cisello e Camerino
Martiri in Sardegna
Aggiornato il 15 settembre 2026
La conversione e il testo della Passio
Il testo più attendibile della Passio sancti Luxorii martyris è conservato nel Codex Sancrucensis tredici, nelle carte da duecentotrentotto a duecentotrentanove. Tale manoscritto della Passio è conservato nell'abbazia cistercense di Heiligenkreuz in Austria e risale agli anni immediatamente successivi al millecentottantuno. La Passio narra gli eventi avvenuti al tempo degli imperatori romani Diocleziano e Massimiano. Lussorio era definito paganissimus ed era un apparitor del praeses della Sardegna Delphius. Lussorio entrò in possesso delle Sacre Scritture mentre svolgeva la sua attività. Lussorio si convertì al cristianesimo dopo aver iniziato a sfogliare e leggere i salmi. Dopo la conversione, Lussorio cominciò a pregare, a rinnegare gli idoli e a studiare il Testo Sacro.
Nella Passio l'azione giudiziaria è presentata come una controversia religiosa in cui l'accusato tenta di persuadere il giudice. Il testo della Passio risponde in parte ai canoni dei racconti martiriali tardoantichi ed è privo di elementi fantastici. L'autore della Passio fece ricorso a fatti storicamente accertati pur usando il repertorio agiografico tradizionale. L'esistenza storica del martire Lussorio è documentata da un'iscrizione latina del sesto secolo. L'iscrizione del sesto secolo è incisa su una lastra di marmo bianco murata nella parete meridionale della chiesa di san Lussorio. La chiesa di san Lussorio si trova a circa milleninquecento metri fuori dall'abitato di Fordongianus, in provincia di Oristano. L'iscrizione è sormontata da una grossa croce greca, con le prime quattro righe precedute e chiuse da croci greche minori e la quinta rigatura del settimo o nono secolo da croci latine. Il testo integrato dell'iscrizione attesta il versamento del sangue del martire Lussorio, la celebrazione del suo natale il ventuno agosto e il restauro al tempo del vescovo Elia. Gli elementi fondamentali del martirio di Lussorio sono contenuti nel Martyrologium Hieronimianum risalente alla prima metà del quinto secolo. Il martirologio colloca san Lussorio, martire, a Forolongianus in Sardegna.
Il processo e il martirio
Lussorio fu denunciato, arrestato e condotto in catene davanti al praeses Delphius. Il magistrato romano accusò Lussorio di aver tradito la sua fiducia, di disprezzare gli ordini imperiali e di considerare blasfemi i sacrifici agli dei. Il magistrato cercò di evitare l'applicazione estrema del decreto imperiale anche a causa della precedente stretta collaborazione con Lussorio. Delphius si rivolse a Lussorio in tono amichevole ricordando la grande predilezione e la promessa di un alto onore nella sua carica. Tra Lussorio e il magistrato vi fu un acceso confronto anti-idolatria in cui Lussorio replicò con fermezza. Delphius prospettò a Lussorio la scelta irrevocabile tra il sacrificio agli dei e la morte. Al rifiuto di Lussorio di sacrificare, Delphius ordinò di incatenarlo con pesantissimi ferri e di trasferirlo in carcere.
Alcuni giorni dopo Delphius dispose che Lussorio fosse ricondotto davanti al suo tribunale. Al termine di una nuova disputa, il magistrato ordinò la condanna a morte di Lussorio. Le guardie del corpo di Delphius trasferirono Lussorio nel territorium fani traianensis, vicino a un tempio pagano nei pressi di Forum Traiani. Lussorio affrontò la morte mediante decapitazione dodici giorni prima delle calende di settembre, ovvero il ventuno agosto. La data di morte di san Lussorio è il ventuno agosto del trecentoquattro a Forolongianus, in Sardegna. Lussorio fu sepolto all'interno di una cripta nel luogo dell'esecuzione. È certo che la supposta sepoltura di Lussorio, identificata dagli archeologi nella cripta della chiesa a lui intitolata a Fordongianus, sia vuota.
Il culto antico e le testimonianze storiche
Il culto di san Lussorio in Sardegna in epoca altomedievale è attestato da una lettera del luglio del cinquecentonovantanove di papa Gregorio Magno al vescovo di Cagliari Gianuario. La lettera di papa Gregorio Magno menziona un monasterii sanctorum Gavini atque Luxurii a Cagliari. Il nome Luxurius o Luxorius trova ampia attestazione nelle varianti maschile e femminile in età romana in Sardegna, nella Mauretania Caesariensis, nella Provincia Proconsularis, in Gallia e a Roma nei cimiteri delle vie Ardeatina, Appia, Labicana, Nomentana e Salaria. Un Luxorius fu attestato in Africa durante il periodo degli ultimi re vandali e scrisse diversi poemi conservati nel Codex Salmasianus, Parisinus latinus dieciemilatrecentodiciotto. Il nome Ruxurius o Ruxorius non ha alcuna attestazione nel mondo romano. Il magistrato Dalasius o Delasius indicato nel gruppo di manoscritti non è altrimenti attestato nel mondo romano.
Il nome Rossore deriva dalla corruzione del nome Luxurius o Luxorius in Ruxurius o Ruxorius. La corruzione del nome fu operata su alcuni manoscritti che raccontano il martirio del santo. Il primo manoscritto è il Passio: Codex Vaticanus Latinus sessantaquattromilacinquantatré, carte ottantuno e ottantadue, risalente all'inizio del secolo dodicesimo e di origine pisana. Il secondo manoscritto è il Codex Vaticanus Latinus sessantaquattromilacinquantotto, carte ottantotto e novantuno, risalente alla fine del secolo sedicesimo ed è una copia tardiva e interpolata del primo. Il terzo manoscritto è il Liber I Diversorum A dell'Archivio Storico Diocesano di Cagliari, carte duecentoventinove e duecentotrentuno, risalente ai primi decenni del secolo diciassettesimo ed è copia tardiva e interpolata.
La traslazione delle reliquie e il busto di Donatello
Il Catalogo rodobaldino del milleduecentotrentasei attesta la presenza del corpo di san Lussorio nella Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia. Lo storico Giacomo Gualla riferisce che le reliquie di Lussorio furono trasferite dalla Sardegna a Pavia nel settecentoventidue dal re longobardo Liutprando insieme a quelle di sant'Agostino. Un'altra tradizione vuole che le reliquie siano state trasportate nel milleottantotto dalla Sardegna alla cattedrale di Pisa, dove il santo è chiamato san Rossore per corruzione del nome Luxorius. Le reliquie furono inizialmente deposte in una chiesetta di fronte al mare nella selva del Tombolo, non lontano da Pisa. Il vescovo Gerardo donò la chiesetta, il monastero annesso e la vicina chiesa di San Torpete ai monaci benedettini nel milleottantacinque. La donazione fu confermata nel milleduecentonovantatré dal vescovo Daimberto, o meglio nel millenovantatré secondo la cronologia documentata. Giuseppe Sainati racconta che durante il restauro dell'arcivescovado di Pisa del mille settecentonovantasei fu ritrovata un'arca di marmo. L'arca di marmo conteneva delle ossa e tre lamine di piombo con delle iscrizioni. È possibile che una parte delle reliquie del Martire siano conservate a Pisa e a Firenze.
Il culto di San Lussorio si diffuse anche nel resto della Toscana. Nel quattordiciventidue i frati Umiliati di Firenze ottennero di trasferire le reliquie da Pisa a Firenze. Le reliquie furono conservate a Firenze nella chiesa di Ognissanti. Nel quattordiciventisette i frati Umiliati si rivolsero a Donatello per plasmare un busto in bronzo del Santo. Il busto doveva essere utilizzato come reliquiario per la testa di san Lussorio. Lo scultore modellò un busto di bronzo dorato alto circa mezzo metro. Il busto di Donatello è oggi conservato a Pisa nel Museo Nazionale di San Matteo. Il busto fu conservato dai frati fiorentini fino alla soppressione dell'Ordine avvenuta nel millecinquecentosettantuno.
Il cammino del martirio
Il percorso spirituale di Lussurio, Cisello e Camerino trova il suo compimento nel contesto del quarto secolo, un'epoca segnata da aspri contrasti tra la fede emergente e le consuetudini pagane. Lussurio, in particolare, giunse alla conversione al cristianesimo attraverso la lettura meditata delle Sacre Scritture, un incontro con la Parola che trasformò radicalmente il suo sguardo sul mondo e su Dio. Questa nuova consapevolezza lo portò a scontrarsi con le autorità del tempo, culminando nell'arresto e nel processo presieduto dal magistrato Delphius. In quel momento decisivo, dinanzi alla richiesta di abiurare la propria fede per sacrificare agli idoli pagani, i tre testimoni scelsero con fermezza la via della fedeltà al Vangelo, rifiutando ogni compromesso che potesse offuscare la loro testimonianza cristiana.
La condanna fu eseguita presso il territorio di un tempio pagano, luogo scelto emblematicamente per sottolineare il contrasto tra il culto delle divinità antiche e la dedizione al Dio vivente. Lì, attraverso la decapitazione, Lussurio, Cisello e Camerino ricevettero la palma del martirio, sigillando con il sangue la loro appartenenza a Cristo. Il loro corpo fu successivamente composto e deposto in una cripta presso Forum Traiani, luogo che divenne memoria viva del loro sacrificio. Questo atto di suprema obbedienza a Dio non rimase confinato entro i confini isolani, ma la notizia del loro martirio si diffuse rapidamente, alimentando una devozione che, nel corso dei secoli, ha trovato espressione in città come Cagliari, Pavia, Pisa e Firenze, testimoniando come il seme del martirio sia capace di portare frutto in ogni terra in cui viene accolto.
Il culto dei martiri
La venerazione riservata ai Santi Lussurio, Cisello e Camerino rappresenta un filo d'oro che attraversa la storia della fede in Sardegna e in Italia. Il culto, nato spontaneamente attorno al luogo della loro sepoltura a Forum Traiani, è cresciuto nel tempo, trasformando il sito del loro sacrificio in una meta di pellegrinaggio e di preghiera. La memoria di questi martiri non è mai stata un semplice ricordo del passato, ma una presenza viva che ha saputo ispirare generazioni di credenti.
Nel corso della storia, il nome di questi santi è giunto in diverse città italiane, dove la loro memoria è stata custodita con cura e devozione. Da Cagliari, cuore pulsante della fede sarda, fino alle comunità di Pavia, Pisa e Firenze, il culto si è radicato profondamente, manifestandosi nella celebrazione liturgica che ogni anno, il ventuno agosto, riunisce la comunità cristiana per fare memoria dell'esempio offerto dai martiri. Tale continuità di venerazione conferma come la testimonianza di Lussurio, Cisello e Camerino sia un patrimonio condiviso, capace di parlare al cuore dell'uomo di ogni tempo, richiamando alla coerenza, alla preghiera e alla dedizione totale verso Dio, che è l'unico vero bene della nostra vita.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Lussorio?
San Lussorio si festeggia il ventuno agosto, giorno del suo martirio e del suo natale nel cielo.
A Forolongianus in Sardegna, san Lussorio, martire. — Martirologio Romano