24 aprile
Santi Maurizio, Giorgio e Tiberio
Martiri a Pinerolo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini leggendarie e storiche
Un'antica leggenda locale raccolta dagli scrittori subalpini tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo assegna al territorio di Pinerolo tre santi: Maurizio, Giorgio e Tiberio. Secondo questa narrazione, i tre santi scamparono miracolosamente all'eccidio dei commilitoni della legione tebea, giunsero nelle terre vicine a Pinerolo e vi trovarono la morte gloriosa dopo aver cristianizzato gli abitanti. La tradizione si collega ad altre leggende locali secondo cui i soldati tebei San Secondo e San Valeriano subirono il martirio rispettivamente a San Secondo e Cumiana. All'inizio del ventesimo secolo, F. Alessio ha messo in dubbio l'appartenenza dei tre santi alla legione tebea. F. Alessio ha invece ipotizzato un'origine locale dei santi e il loro martirio per mano di bande saracene durante le scorrerie in Piemonte nel decimo secolo. Il Baldesano aveva precedentemente considerato appartenente ai tebei il solo San Tiberio, ignorando Maurizio e Giorgio. Non si hanno tuttavia notizie certe sui tre santi e gli scrittori hanno sempre rilevato la mancanza di documenti storici diretti. La mancanza di documenti è stata storicamente giustificata con le devastazioni dell'Archivio e della Biblioteca dell'abbazia di Santa Maria di Pinerolo. L'abbazia di Santa Maria di Pinerolo subì infatti gravi devastazioni a causa delle lotte di religione e delle guerre in Piemonte tra il quindicesimo e il diciassettesimo secolo.
Luoghi del martirio e diffusione del culto
L'abbazia di Santa Maria di Pinerolo rappresentava il principale centro di culto dei tre santi. Una tradizione viva all'inizio del diciannovesimo secolo indicava le valli di Angrogna e di Luserna come i luoghi reali del martirio. La tradizione precisava in particolare che San Giorgio morì a Pralafera. La pietà dei fedeli innalzò una cappelletta in onore di San Giorgio proprio a Pralafera. La famiglia signorile dei Luserna-Bigliori godeva del patronato sulla cappella fin dal milleduecento. A seguito di questo legame, la famiglia Luserna-Bigliori aggiunse al proprio nome l'appellativo di San Giorgio. Antiche carte e pergamene, a partire dal novecentonovantanove e dal millesessantaquattro, attestano la presenza di chiese, cappelle e località pinerolesi intitolate a San Giorgio e San Maurizio. Il principale fondamento visibile del culto dei santi erano le reliquie custodite nella chiesa maggiore dell'abbazia di Santa Maria di Pinerolo.
Traslazioni delle reliquie e devozione
La prima solenne traslazione delle reliquie avvenne tra il millesinfuoricinquantacinque e il millesinfuoricinquantanove, precisamente tra il 1585 e il 1589, al tempo dell'abate commendatario cardinale V. Lauro. Il cardinale V. Lauro fece riporre le reliquie presso l'altare di San Biagio. Una seconda traslazione e ricognizione delle reliquie fu disposta dal cardinale Borghese il ventidue settembre millesecentoventisette. La seconda traslazione fu eseguita dal vescovo di Vercelli Giacomo Goria. Una terza traslazione delle reliquie fu eseguita il cinque aprile millesecentocinquantasette da monsignor Michelangelo Broglia. Tra il quindicesimo e il diciottesimo secolo documenti e scrittori attestano la grande devozione popolare verso queste reliquie. Un enorme concorso di fedeli provenienti da tutto il Pinerolese partecipava alla festa dei santi celebrata il ventiquattro aprile.
Declino del culto e dispersione
La devozione si attenuò progressivamente e scomparve del tutto dopo la soppressione del monastero avvenuta durante la dominazione napoleonica. All'attenuazione della devozione contribuì notevolmente anche l'incuria dei parroci del tempo. Nel milleottocentosettanta sette un parroco rimosse le reliquie dalla loro custodia e le lasciò in completo abbandono. Oggi le reliquie dei Santi Maurizio, Giorgio e Tiberio risultano purtroppo disperse.
La testimonianza
La vicenda dei Santi Maurizio, Giorgio e Tiberio si inserisce nel solco di una storia tormentata, segnata dal coraggio di chi ha saputo restare saldo nella fede durante le invasioni saracene del decimo secolo. La tradizione popolare ha spesso cercato di nobilitare il loro sacrificio collegandolo alla celebre Legione Tebea, ma è nel contesto delle incursioni che colpirono duramente la Valle di Angrogna, la Valle di Luserna e i territori di Pralafera che la loro figura di martiri acquista una concretezza storica drammatica. In quel tempo di tribolazione, essi divennero baluardi di una fede che non temeva la violenza, offrendo la propria vita come testimonianza suprema di amore per il Signore e per la propria terra.
Il culto dedicato a questi martiri ha trovato il suo fulcro vitale presso l'abbazia di Santa Maria di Pinerolo, luogo in cui la comunità ha custodito per secoli le loro reliquie. La storia di queste spoglie mortali è stata segnata da importanti traslazioni, avvenute negli anni millecinquecentottantacinque, milleseicentoventisette e milleseicentocinquantasette, momenti che hanno visto il rinnovarsi della devozione popolare e il consolidarsi della loro intercessione per la città. Nonostante la successiva dispersione delle reliquie avvenuta dopo l'anno milleottocentosettantasette, il ricordo della loro esistenza e del loro sacrificio rimane impresso nella memoria collettiva, testimoniando come il dono della vita sia un seme capace di germogliare ben oltre i confini del tempo storico. La loro figura rimane un richiamo costante alla fortezza dello spirito e alla dedizione verso la comunità, valori che trascendono le contingenze storiche per divenire patrimonio spirituale di ogni generazione che abita questi luoghi.
Il culto
Il legame tra i Santi Maurizio, Giorgio e Tiberio e la città di Pinerolo è un pilastro della devozione locale. Ogni ventiquattro aprile, la memoria liturgica dei martiri richiama un grande concorso di fedeli, uniti nel celebrare il ricordo di coloro che sono riconosciuti come protettori della città. Questa ricorrenza non è soltanto un atto di omaggio al passato, ma un momento in cui la comunità si ritrova per invocare la protezione celeste e rinnovare il proprio impegno di vita cristiana.
L'importanza storica di questo culto è confermata dalle solenni traslazioni delle reliquie che hanno punteggiato i secoli, evidenziando quanto la presenza fisica dei resti dei martiri fosse considerata un tesoro inestimabile per la protezione spirituale del territorio. Anche dopo la dispersione delle reliquie, avvenuta alla fine del diciannovesimo secolo, la devozione non è venuta meno, trasformandosi in una memoria viva e orante. I fedeli continuano a guardare a Maurizio, Giorgio e Tiberio come a compagni di viaggio che, avendo superato la prova suprema del martirio, sanno intercedere per le necessità e le speranze di chi abita oggi la terra di Pinerolo. La loro festa è, dunque, il segno di una continuità che sfida l'oblio e conferma la forza dei legami spirituali che uniscono i viventi ai testimoni della fede di ogni epoca.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i Santi Maurizio, Giorgio e Tiberio?
La ricorrenza liturgica e la festa dei santi si celebrano il ventiquattro aprile.