9 marzo
Santi Quaranta Martiri di Sebaste
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le fonti e il Testamento dal carcere
La vicenda dei Quaranta martiri di Sebaste in Armenia è giunta ai posteri attraverso fonti letterarie non contemporanee. Le fonti letterarie riferiscono sermoni e tradizioni orali e presentano incertezza e oscurità nonostante siano antiche e abbondanti. Gli autori dei discorsi sui quaranta martiri includono san Basilio Magno, san Gregorio di Nissa, san Gaudenzio di Brescia, sant'Efrem, san Gregorio di Tours e Sozomeno. I discorsi sui martiri furono pronunciati quasi tutti in occasione della loro festa fissata al nove marzo. L'unico documento contemporaneo pervenuto è il Testamento scritto dagli stessi martiri in carcere prima del supplizio. Il Testamento fu scritto dai martiri per mezzo di uno di loro ma non dà un grande contributo alla ricostruzione storica della vicenda. Durante l'attesa in carcere, i martiri scrissero il Testamento chiedendo di essere sepolti tutti insieme a Sareim. Sareim è un villaggio identificato con l'odierna Kyrklar in Asia Minore, il cui nome significa Quaranta. I martiri pregarono i cristiani di non disperdere i loro resti e stabilirono che il giovane servo Eunoico fosse liberato e adibito alla custodia del loro sepolcro se fosse stato risparmiato. Nel Testamento vi erano parole di esortazione ai fratelli cristiani, saluti a parenti ed amici e l'elenco dei nomi.
Il martirio nello stagno gelato
Il martirio avvenne nel 320 durante la persecuzione dell'imperatore romano Licinio Valerio. Quaranta soldati provenienti da diversi luoghi della Cappadocia e appartenenti alla dodicesima Legione fulminata di stanza a Melitene furono arrestati perché cristiani. Ai soldati fu posta l'alternativa di apostatare o subire la morte secondo i decreti imperiali. Tutti i soldati concordemente rimasero fermi nella fede cristiana e furono condannati ad essere esposti nudi al freddo invernale per morire di assideramento. Il martirio ebbe luogo il nove marzo nel cortile del ginnasio annesso alle Terme della città di Sebastia in Armenia sopra uno stagno gelato. Sul luogo del martirio era stato preparato un bagno caldo per coloro che avessero voluto abiurare. I martiri patirono il carcere e crudeli torture sotto l'imperatore Licinio durante il rigidissimo inverno. I soldati furono costretti a rimanere di notte nudi all'aperto su di uno stagno ghiacciato e portarono a termine il martirio con le gambe spezzate. Il condannato Melezio, che aveva scritto personalmente il Testamento, non resse al supplizio durante la lunga esecuzione e chiese di passare nel bagno caldo. Lo sbalzo di temperatura causò a Melezio una morte istantanea. Il posto di Melezio fu preso subito dal custode del ginnasio, colpito dalla fede dei martiri e da una visione. Il custode del ginnasio si spogliò e, gridando di essere cristiano, si unì agli altri riportando il numero dei martiri a quaranta. Il nome del custode del ginnasio è Eutico oppure Aglaio secondo le varie fonti. Quando tutti i martiri morirono, i loro corpi furono portati fuori città, bruciati e le ceneri disperse nel vicino fiume. Parti di reliquie furono recuperate e venerate in diverse chiese, giungendo nei secoli successivi a Brescia, in Palestina, Costantinopoli e Cappadocia. Il Martirologio ricorda la passione dei santi quaranta soldati di Cappadocia a Sivas nell'antica Armenia.
I nomi dei martiri
I nomi dei quaranta martiri sono: Aezio, Eutichio, Cirione, Teofilo, Sisinnio, Smaragdo, Candido, Aggia, Gaio, Cudione, Eraclio, Giovanni, Filottemone, Gorgonio, Cirillo, Severiano, Teodulo, Nicallo, Flavio, Xantio, Valerio, Esichio, Eunoico, Domiziano, Domno, Eliano, Leonzio detto Teoctisto, Valente, Acacio, Alessandro, Vicrazio detto Vibiano, Prisco, Sacerdote, Ecdicio, Atanasio, Lisimaco, Claudio, Ile, Melitone e Eutico o Aglaio. Il giovane servo cristiano Eunoico fu incluso nell'elenco e non fu risparmiato dalla morte.
Il cammino verso la testimonianza
La storia dei Santi Quaranta Martiri ha inizio con il loro arresto, avvenuto nel contesto della persecuzione ordinata da Licinio contro i soldati cristiani della dodicesima legione. Questi uomini, che avevano servito con onore, si trovarono dinanzi alla scelta tra l'obbedienza al sovrano e la fedeltà al Vangelo. Durante il tempo trascorso nelle prigioni di Sebaste, essi diedero prova di una solida unità d'intenti, redigendo un testamento collettivo che documentava la loro ferma volontà di perseverare nella fede fino alla fine. Tale documento rimane una testimonianza profonda del loro legame spirituale e della consapevolezza del destino che li attendeva.
La condanna decretata contro di loro fu di una crudeltà inaudita: furono destinati a morire per assideramento su uno stagno gelato presso Sebaste. Durante questa prova estrema, si verificò un episodio che esalta il mistero della conversione: uno dei soldati, cedendo al dolore e alla paura, rinnegò la fede, ma la sua defezione fu colmata da una guardia del ginnasio che, colpita dalla fermezza dei condannati, dichiarò la propria fede cristiana e si unì ai martiri nel gelo, completando così il numero di quaranta. Dopo la morte, i corpi furono sottoposti a cremazione e le ceneri vennero disperse nel fiume, affinché non ne rimanesse traccia. Tuttavia, il gesto dei persecutori non riuscì a cancellare la memoria di questi uomini, il cui sacrificio fu accolto dalla Chiesa come un trionfo dello spirito sulla materia e sulla violenza, lasciando un'impronta indelebile nella storia del quarto secolo.
La memoria liturgica
Il culto dedicato ai Santi Quaranta Martiri di Sebaste ha attraversato i secoli, radicandosi profondamente nella tradizione della Chiesa. La loro memoria liturgica è stata fissata al nove marzo in tutti i martirologi storici, data che invita i fedeli a meditare sulla perseveranza di questi soldati. La loro figura è venerata in diverse regioni, con una particolare rilevanza nelle terre di Sebaste, Melitene e della Cappadocia, luoghi che furono testimoni della loro vita e del loro coraggio.
La celebrazione di questo giorno non è un semplice richiamo a un evento del passato, ma un invito a rinnovare la propria dedizione al Signore. La dispersione delle ceneri nel fiume, lungi dall'essere una vittoria per i persecutori, è diventata il simbolo di una testimonianza che si diffonde ovunque, raggiungendo il cuore dei fedeli di ogni tempo. La Chiesa, nel fare memoria di questi martiri il nove marzo, onora non solo il dolore del martirio, ma la vittoria della vita eterna che Cristo ha promesso a chi rimane saldo nella fede, offrendo ai credenti un modello di coraggio e di comunione fraterna che ancora oggi illumina il cammino della fede cristiana.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i Santi Quaranta Martiri di Sebaste?
Si celebrano il nove marzo in tutti i Martirologi storici, latini e greci.
Presso Sivas nell’antica Armenia, passione dei santi quaranta soldati di Cappadocia, che, compagni non di sangue, ma di fede e di obbedienza alla volontà del Padre celeste, al tempo dell’imperatore Licinio, dopo aver patito il carcere e crudeli torture, durante il rigidissimo inverno furono costretti a rimanere di notte nudi all’aperto su di uno stagno ghiacciato e, spezzate loro le gambe, portarono così a termine il loro martirio. — Martirologio Romano