7 ottobre
Santi Sergio e Bacco
Martiri in Siria
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il martirio in Siria
Le notizie riguardanti Sergio e Bacco possiedono uno scarso valore storico, sebbene rimangano redazioni di notizie sui santi in diverse lingue che attestano la loro memoria. I due santi erano soldati delle Legioni di confine e occupavano un alto grado nel palazzo di Massimino Daia, il quale divenne Cesare nel 305 con il governo dell'Oriente e morì nel 313. A causa di accuse mosse da nemici invidiosi che li denunciarono come cristiani, Sergio e Bacco furono condotti al tempio di Giove ed invitati a sacrificare. Poiché i santi rifiutarono di sacrificare a Giove, l'autorità imperiale dispose la loro degradazione e li fece girare per dileggio per le vie della città vestiti da donna. L'imperatore fece in seguito un tentativo vano di far apostatare i santi, ma non riuscendo nel suo intento, ordinò che fossero inviati da Antioco, prefetto della Provincia Siro-Eufratese, per essere uccisi. Bacco fu sottoposto a una cruenta flagellazione nel castrum di Barbalisso, e la flagellazione fu così spietata che egli morì sotto i colpi. Il corpo di Bacco fu lasciato insepolto, ma durante la notte i cristiani raccolsero la sua salma e la seppellirono in una grotta vicina. Sergio fu invece costretto a camminare con dei chiodi conficcati nei piedi attraverso i castra di Saura, Tetrapirgio e Rosapha. Giunto nella città fortificata di Rosapha, Sergio venne decapitato e fu sepolto nello stesso luogo del martirio. La data della morte dei santi è collocata intorno al 310 a Barbalisso e Rosapha in Siria, e il martirologio colloca i santi Sergio e Bacco proprio nella regione di Rusafah in Siria presso il fiume Eufrate, specificando che furono uccisi a pochi giorni l'uno dall'altro.
La diffusione del culto e le basiliche
Sulla tomba di san Sergio fu inizialmente eretta una piccola chiesa per custodire le sue spoglie mortali. Finite le persecuzioni e tornata la pace per i cristiani, accanto al castrum di Rosapha fu costruita una grande chiesa, e il corpo del martire Sergio fu trasferito nella nuova chiesa nel giorno anniversario della sua morte, fissato al sette ottobre. In Siria i santi venivano originariamente celebrati in date separate, precisamente il primo ottobre per Bacco e il sette ottobre per Sergio, ma in seguito la celebrazione dei due santi venne unificata al sette ottobre sia in Oriente che in Occidente. La costruzione della grandiosa basilica nella Frigia nel secolo quinto da parte del vescovo Alessandro di Gerapoli contribuì in modo determinante ad aumentare il culto per san Sergio. Attorno al tempio di san Sergio si formò un villaggio che divenne meta di pellegrinaggi a cui accorrevano anche le tribù nomadi a sud dell'Eufrate. L'imperatore Giustiniano chiamò il villaggio Sergiopoli e lo arricchì di molte opere di pubblica utilità come acquedotti e fortezze. I miracoli avvenuti a Sergiopoli diffusero ulteriormente il culto anche in Occidente. In tutti gli Stati Medio-Orientali sorsero tante chiese dedicate a san Sergio, e le reliquie risultavano sparse dappertutto proprio per la grande diffusione della devozione. Testimonianza della diffusione occidentale sono le chiese in onore di Sergio e Bacco edificate anche a Roma e Ravenna. Il culto per Sergio fu certamente più diffuso, lasciando talvolta in ombra quello di Bacco, e i due santi godettero nell'antichità di una grande venerazione sia in Oriente che in Occidente. Nei secoli dal sesto all'undicesimo i santi sono stati sempre effigiati come ufficiali con la collana d'oro dei dignitari di corte, e nel periodo bizantino Sergio e Bacco furono invocati come protettori delle milizie.
La tradizione triestina e l'alabarda
La città di Trieste custodisce un legame profondo con la memoria di san Sergio, poiché possiede nello stemma la punta di un'alabarda in campo rosso detta appunto alabarda di san Sergio. La tradizione racconta che il tribuno Sergio della quindicesima Legione Apollinare si stanziò a Trieste e qui si convertì al cristianesimo. Quando la sua fede fu scoperta, Sergio fu richiamato alla corte imperiale. Prima di partire, Sergio si congedò dai compagni di fede cristiana triestini promettendo loro un segno che avrebbe annunciato la sua morte, la quale egli prevedeva come imminente. Secondo la tradizione, nel momento esatto in cui Sergio fu decapitato a Rosapha in Siria, un'alabarda cadde dal cielo sereno nel Foro cittadino di Trieste. Questa arma prodigiosa è tuttora conservata nel tesoro della cattedrale di Trieste. A conferma del radicamento di tale memoria nella comunità, gli Statuti comunali del 1350 chiamavano più appropriatamente l'arma lancia di san Sergio.
La vita e la testimonianza
La vicenda dei Santi Sergio e Bacco si colloca nel contesto complesso del quarto secolo, un periodo in cui la professione cristiana esponeva chiunque a rischi gravissimi, specialmente chi rivestiva ruoli di responsabilità nelle legioni romane. In qualità di ufficiali preposti alla protezione dei confini, Sergio e Bacco godevano di una posizione di rilievo, ma la loro fedeltà fu messa alla prova quando venne loro richiesto di compiere sacrifici agli dei nel tempio di Giove. Il netto rifiuto di compiere tale gesto pagano segnò l'inizio della loro passione, rivelando al mondo che la loro vera appartenenza era ormai rivolta al Regno dei Cieli.
La persecuzione si abbatté su di loro con inaudita violenza. Bacco fu il primo a suggellare la propria fede a Barbalisso, dove affrontò una cruenta flagellazione che lo condusse alla morte. Sergio, rimasto solo nel cammino verso il martirio, fu sottoposto a dure torture fisiche prima di essere decapitato a Rosapha. Il loro sacrificio non fu un atto isolato, ma l'epilogo di un sodalizio spirituale che ha ispirato, nel corso dei secoli, numerosi luoghi di culto sparsi tra Siria, Saura e Tetrapirgio. La devozione che ne seguì fu tale da trasformare il luogo del martirio di Sergio, Rosapha, nel centro pulsante di una nuova città, chiamata appunto Sergiopoli. Questo insediamento divenne un punto di riferimento per i pellegrini dell'antichità, desiderosi di venerare le spoglie di colui che aveva preferito la morte alla negazione del proprio Salvatore, rendendo il deserto siriano un luogo di preghiera e di memoria viva.
Il culto dei martiri
La venerazione verso i Santi Sergio e Bacco ha attraversato i secoli, radicandosi profondamente sia nelle tradizioni orientali che in quelle occidentali. La scelta di celebrare la loro memoria insieme, il sette ottobre, sottolinea l'unità inscindibile del loro legame e la comunanza del loro destino glorioso. Questo giorno liturgico funge da ponte tra diverse culture, richiamando alla mente dei fedeli il valore del coraggio di fronte all'ingiustizia e il primato della coscienza illuminata dalla fede.
Oltre al significato spirituale, la figura dei Santi Sergio e Bacco ha assunto il valore di un simbolo protettivo per diverse realtà. Il loro patronato si estende infatti alle milizie e alla città di Trieste, invocando su di esse la protezione di coloro che, pur essendo stati soldati di un impero terreno, hanno saputo riconoscere la sovranità divina. La loro memoria continua a essere un richiamo alla fedeltà quotidiana, un invito a restare saldi nelle proprie convinzioni anche quando il mondo circostante richiede il compromesso. La celebrazione unificata nel calendario liturgico rimane, ancora oggi, un segno potente di come il martirio non divida, ma unisca i credenti nella preghiera comune e nella speranza della vita eterna.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santi Sergio e Bacco?
La ricorrenza liturgica dei santi Sergio e Bacco si celebra il sette ottobre.
Di cosa è patrono Santi Sergio e Bacco?
Nel periodo bizantino, i santi Sergio e Bacco furono invocati come protettori delle milizie.
Nella regione di Rusafah in Siria presso il fiume Eufrate, santi Sergio e Bacco, martiri. — Martirologio Romano