26 agosto
Santi Simplicio, Costanzo e Vittoriano
Martiri a Celano
Aggiornato il 15 settembre 2026
La tradizione e le origini della narrazione
La fantasia degli agiografi antichi si è sbizzarrita nel raccontare la vita di tre martiri, dando forma a un racconto che gli studiosi considerano complessivamente privo di valore storico. Questa narrazione trae origine da un'antica Passio riportata in un'iscrizione del millequattrocentosei e si colloca cronologicamente al tempo dell'imperatore romano Antonino Pio, tra il centotrentotto e il centosessantuno. Secondo questo ampio affresco leggendario, i fatti ebbero inizio in Borgogna, dove un'intera famiglia ricevette il battesimo cristiano per mano di san Gennaro. Gli agiografi precisano che il san Gennaro che battezzò la famiglia potrebbe essere un santo omonimo francese e non il celebre vescovo di Napoli. A seguito di tale conversione, la madre Gaudenzia si ritirò in un monastero, mentre il padre Simplicio e i figli Costanzo e Vittoriano scelsero di impegnarsi attivamente per propagare la nuova religione. La diffusione della fede cristiana destò la reazione delle autorità imperiali, spingendo il prefetto Ponzio a recarsi in Francia con severe disposizioni contro i cristiani. I tre burgundi furono rapidamente arrestati e condotti davanti al tribunale di Ponzio, dove ebbero l'opportunità di illustrare con fermezza la teologia della Trinità e della Redenzione. La risposta del prefetto fu immediata e violenta, poichè i tre furono sottoposti al supplizio della fustigazione, durante il quale, secondo il racconto leggendario, i carnefici morirono all'istante per intervento divino. Chiusi successivamente in carcere, i prigionieri ricevettero la visita di un Angelo che mostrò loro la gloria riservata ai santi. Di fronte a tale resistenza, il prefetto Ponzio decise di inviare i tre a Roma affinché fossero condannati a morte dalla suprema autorità imperiale.
Il viaggio verso Roma e i prodigi
Durante il viaggio intrapreso verso Roma per subire la condanna, la vita dei tre burgundi fu segnata dal manifestarsi di prodigi straordinari. Lungo il cammino, una fanciulla di Ravenna, cieca da otto anni, riebbe miracolosamente la vista grazie alle preghiere insistenti dei tre confessori della fede. Giunti finalmente nell'Urbe, i prigionieri desideravano ardentemente visitare e pregare sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo, ma il loro pio proposito fu ostacolato dalle guardie che sbarrarono loro il passo. L'intervento provvidenziale di Dio non tardò a manifestarsi, liberandoli improvvisamente dalle catene e permettendo loro di compiere il pellegrinaggio insieme a una grande folla di cristiani. La situazione degenerò presto in una violenta rissa tra pagani e cristiani, la quale registrò grandi perdite tra le file dei pagani. A seguito di questi tumulti, i tre francesi furono nuovamente arrestati e condotti alla presenza dell'imperatore Antonino Pio. La tradizione colloca l'incontro in un contesto particolare, poiché l'imperatore si trovava in quel periodo in Marsica per trascorrere un periodo di riposo estivo. Davanti al sovrano, Simplicio, Costanzo e Vittoriano ribadirono tenacemente la loro fede rifiutando ogni compromesso con l'idolatria. Per punire la loro ostinazione, i tre furono gettati in un carcere buio e gremito di serpenti e scorpioni, dal quale tuttavia uscirono completamente illesi grazie all'ennesimo intervento di un Angelo. Nemmeno il successivo tentativo di esecuzione sortì l'effetto desiderato dai persecutori, poiché i tre furono condannati ad essere squartati da quattro giovenche infuriate che, inspiegabilmente, rifiutarono di muoversi dal loro posto.
Il martirio e la testimonianza scritta
La vicenda terrena dei tre confessori giunse al suo epilogo il ventisette agosto del centocinquantanove circa, data in cui Simplicio, Costanzo e Vittoriano furono decapitati nella località di Aureum fontem. Gli antichi testi specificano che il nome Aureum fontem indicava precisamente il luogo dove in seguito sarebbe sorta la chiesa di San Giovanni Vecchio a Celano, edificio sacro noto in altre fonti anche con la denominazione di San Ioannis in capite acquae. La morte dei tre martiri fu accompagnata da un violento terremoto che scosse la regione. Tra i carnefici presenti all'esecuzione, uno di essi si convertì sinceramente alla fede cristiana e, insieme ad altri testimoni, si recò dal diacono Fiorenzo pregandolo di mettere per iscritto gli Atti del martirio. Il carnefice convertito raccontò dettagliatamente tutti i particolari al diacono Fiorenzo affinché nulla andasse perduto per le generazioni future. All'interno di questi racconti, gli antichi agiografi inserivano frequentemente apparizioni di Angeli, liberazioni improvvise e prodigi miracolosi, presentando inoltre la figura di Dio come giudice pronto a intervenire per vendicare le pene o la morte inflitte ai martiri.
Il culto nella Marsica e la storia delle reliquie
Il culto dei martiri nella Marsica aquilana vanta radici profonde che risalgono all'undicesimo secolo. Un documento fondamentale per ricostruire questa storia risale al millecinquantasette, quando il vescovo Pandolfo fu destinatario di una disposizione di papa Stefano IX. In virtù di questo incarico, il vescovo Pandolfo compì una ricognizione ufficiale delle reliquie dei martiri Simplicio, Costanzo e Vittoriano. Al termine della ricognizione, egli fece riporre le venerate reliquie sotto l'altare maggiore di San Giovanni Vecchio, che all'epoca rappresentava l'antica Collegiata di Celano. Successivamente, la storia della città fu segnata da una drammatica interruzione quando la città di Celano fu distrutta da Federico II nel milleduecentoventinue, per poi essere successivamente riedificata sul vicino Colle San Vittorino. In conseguenza di questi eventi e della ricostruzione urbana, le reliquie dei martiri furono solennemente trasportate in una cappella della nuova chiesa il dieci giugno millesarantasei, accompagnate dall'iscrizione che tramanda la memoria di questi eventi. Il riconoscimento definitivo della loro memoria liturgica a livello universale avvenne nel milleseicentotrenta, anno in cui i nomi di Simplicio, Costanzo e Vittoriano furono ufficialmente inseriti nel Martirologio Romano alla data del ventisei agosto, sancendo così la fine di ogni dubbio sulla reale esistenza dei tre martiri della Marsica.
Il cammino della testimonianza
La vicenda terrena dei Santi Simplicio, Costanzo e Vittoriano ebbe inizio nelle terre della Borgogna, dove il loro incontro con il messaggio cristiano segnò un mutamento profondo e definitivo nel cuore di ciascuno. Spinti dal desiderio di accostarsi alle radici della fede, essi si misero in cammino verso Roma, compiendo un pellegrinaggio solenne presso i sepolcri degli apostoli Pietro e Paolo. Questo viaggio non fu soltanto uno spostamento geografico, ma un percorso di purificazione interiore che li preparò alla prova suprema che li attendeva nella Marsica.
Giunti in quei luoghi, la loro presenza non passò inosservata. Arrestati dalle autorità, furono sottoposti a un rigoroso processo dinnanzi al prefetto Ponzio e, successivamente, al cospetto dello stesso imperatore Antonino Pio. Nonostante le pressioni e le minacce volte a far loro abiurare la fede professata, Simplicio, Costanzo e Vittoriano rimasero fermi nelle proprie convinzioni, testimoniando con la parola e con il silenzio la propria appartenenza a Cristo. La loro vicenda si concluse drammaticamente presso la località denominata Aureum fontem, dove subirono la decapitazione nell'anno centocinquantanove. La loro morte non fu una sconfitta, ma un atto di suprema libertà interiore, capace di superare le logiche del mondo antico per proiettarsi nella comunione eterna con Dio. La loro storia, tramandata attraverso i secoli, continua a interpellare la coscienza del credente, ponendo l'accento sulla coerenza tra la professione di fede e la testimonianza della vita quotidiana, anche nei momenti di maggiore prova.
Il ricordo nella Chiesa
Il culto dei Santi martiri Simplicio, Costanzo e Vittoriano ha trovato nel tempo una collocazione solenne all'interno della liturgia universale. Nonostante la distanza temporale dai fatti avvenuti nel secondo secolo, la Chiesa ha voluto preservare la memoria di questi fratelli nel martirio inserendoli ufficialmente nel Martirologio Romano nell'anno milleseicentotrenta. Tale atto non ha fatto che sancire una devozione già radicata nel tempo, offrendo ai fedeli un modello concreto di perseveranza cristiana.
La memoria liturgica, fissata stabilmente al ventisei agosto, rappresenta oggi un'occasione propizia per rinnovare la gratitudine verso quanti hanno versato il proprio sangue per la diffusione del Vangelo. In questa giornata, la comunità è chiamata a raccogliersi in preghiera, riconoscendo nei Santi Simplicio, Costanzo e Vittoriano non solo dei testimoni del passato, ma dei compagni di viaggio che, attraverso il loro esempio, illuminano il cammino di fede di ogni generazione. Il loro ricordo, sobrio e venerato, continua a nutrire la spiritualità di chi guarda alla loro vita come a una luce che, dall'Aureum fontem, giunge fino a noi, invitando a una dedizione totale e fiduciosa verso il Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santi Simplicio, Costanzo e Vittoriano?
La memoria liturgica dei Santi Simplicio, Costanzo e Vittoriano si celebra il ventisei agosto.
Di cosa è patrono Santi Simplicio, Costanzo e Vittoriano?
Le fonti storiche e agiografiche disponibili non menzionano specifici patronati per questi santi martiri.