14 aprile
Santi Tiburzio, Valeriano e Massimo
Martiri di Roma
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le fonti e la storicità
I santi Tiburzio, Valeriano e Massimo vissero a Roma nel terzo secolo. Le loro figure sono ricordate da antiche fonti sin dal quinto secolo. Esistono tuttavia due versioni differenti che trattano la loro personalità ed esistenza storica. La prima versione è legata alla passio di santa Cecilia avvenuta nel 232. La seconda versione è riportata dal Martirologio Geronimiano. Nel Martirologio Geronimiano i santi sono citati ben quattro volte. La prima citazione del Martirologio Geronimiano indica i santi come sepolti nel cimitero di Pretestato con memoria al quattordici aprile. La versione della sepoltura nel cimitero di Pretestato al quattordici aprile è quella passata nel Martirologio Romano attualmente in uso. Le altre versioni menzionano la sepoltura in diversi cimiteri di Roma e in date differenti. In alcune versioni si riscontrano confusioni, come nel caso di san Tiburzio confuso con un omonimo. Gli studiosi della materia non sono giunti a una certezza assoluta sulla storicità e collocazione originaria. Secondo la ricerca storica, nel cimitero di Pretestato era originariamente sepolto il solo san Tiburzio con celebrazione al quattordici aprile. Nel cimitero di Callisto si trovavano invece Massimo e Valeriano con celebrazione al ventuno aprile. Massimo e Valeriano furono successivamente traslati nel cimitero di Pretestato. San Gregorio Magno unì in seguito i tre santi in un'unica celebrazione. Il Martirologio commemora a Roma nel cimitero di Pretestato sulla via Appia i santi Tiburzio, Valeriano e Massimo come martiri. La data di nascita dei santi è indicata nel 177. La data di morte dei santi è indicata al quattordici aprile 229, e il luogo di morte dei santi è Roma.
Il martirio e la traslazione delle reliquie
Secondo la passio, Valeriano era sposo di Cecilia. Valeriano fu convertito al cristianesimo da Cecilia. Valeriano fu battezzato da papa Urbano I, il cui pontificio si colloca tra il 222 e il 230. Valeriano convertì a sua volta al cristianesimo suo fratello Tiburzio. Sia Valeriano che Tiburzio furono condannati a morte dal prefetto Almachio. Il prefetto Almachio affidò i due condannati al cornicularius Massimo. Massimo era un ufficiale in seconda del console. Prima di eseguire la sentenza, Massimo si convertì al cristianesimo. A seguito della conversione, anche Massimo fu condannato e ucciso qualche giorno dopo. Valeriano e Tiburzio furono martirizzati. Valeriano e Tiburzio furono sepolti da Cecilia in un luogo chiamato Pagus. Il luogo Pagus si trovava a quattro miglia da Roma e non è stato identificato. Poco dopo, Cecilia seppellì anche Massimo in un diverso sarcofago. I sepolcri dei santi furono restaurati da papa Gregorio III tra il 731 e il 741. I sepolcri furono restaurati successivamente da papa Adriano I tra il 772 e il 795. I sepolcri furono restaurati infine da papa Pasquale I tra il 817 e il 824. Papa Pasquale I trasferì le reliquie dei santi nella basilica di Santa Cecilia a Trastevere.
La testimonianza del martirio
La vita di Valeriano e Tiburzio si intreccia con i fermenti spirituali della Roma del terzo secolo, epoca in cui l'adesione al cristianesimo richiedeva una scelta radicale. La loro conversione alla fede rappresentò il punto di partenza di un cammino che li condusse, in breve tempo, a testimoniare pubblicamente la propria appartenenza a Cristo. Tale professione di fede non passò inosservata agli occhi delle autorità romane, provocando la reazione del prefetto Almachio, il quale emise la condanna a morte che avrebbe segnato il loro destino terreno nell'anno duecentoventinove.
In questo contesto di sofferenza emerse la figura di Massimo, un ufficiale incaricato di sorvegliare i condannati. Colpito dalla profondità spirituale e dalla fermezza dei due prigionieri, Massimo giunse a una profonda conversione interiore, abbracciando egli stesso la fede cristiana. Questa decisione coraggiosa lo portò a condividere il medesimo epilogo dei suoi compagni, subendo il martirio per mano del prefetto. Il sacrificio di questi tre uomini non fu un atto isolato, ma un seme gettato nella terra di Roma che avrebbe portato frutti di fede duraturi nei secoli successivi.
Il culto e la memoria
Il culto tributato ai Santi Tiburzio, Valeriano e Massimo è antichissimo e affonda le sue radici nella devozione della Chiesa romana delle origini. La loro memoria è stata preservata con cura attraverso la custodia delle loro spoglie mortali, che trovarono inizialmente riposo presso il cimitero di Pretestato e successivamente nel cimitero di Callisto. Questi luoghi, carichi di silenzio e di preghiera, sono stati per secoli meta di pellegrinaggio per i fedeli che desideravano onorare il coraggio di chi aveva donato la vita per il Signore.
Successivamente, le reliquie dei martiri furono traslate nella Basilica di Santa Cecilia a Trastevere, dove ancora oggi la loro presenza è venerata. L'iniziativa di papa Gregorio Magno, che volle fissare la ricorrenza liturgica al quattordici di aprile, ha permesso che il loro esempio venisse inserito stabilmente nel Martirologio Romano, garantendo che la loro testimonianza non venisse smarrita dal tempo. La venerazione per questi santi continua a essere un punto di riferimento spirituale per quanti cercano, nella preghiera e nel ricordo, la forza di professare la propria fede con umiltà e verità.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i santi Tiburzio, Valeriano e Massimo?
La memoria liturgica dei santi si celebra il quattordici aprile nel Martirologio Romano.
A Roma nel cimitero di Pretestato sulla via Appia, santi Tiburzio, Valeriano e Massimo, martiri. — Martirologio Romano