Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

4 gennaio

Santo Stefano di Bourg-en-Bresse

Certosino

Aggiornato il 15 settembre 2026

Dalle origini alla vocazione eremitica

Stefano nacque a Bourg en Bresse, precisamente nella località di Bourg-Saint-Andéol. In gioventù prestò servizio come canonico regolare presso la chiesa di San Rufo a Valence, situata nella regione del Delfinato. Visse questa prima fase della sua esperienza ecclesiale con grande ardore religioso, coltivando nel profondo del cuore l'ascolto della voce divina. Con il passare del tempo, Stefano si rese conto di avvertire una forte vocazione per la solitudine assoluta, l'unico spazio interiore ed esteriore che sentiva adatto per incontrare pienamente Dio. Nel corso dell'anno 1082, Maestro Bruno si recò in un luogo indicatogli da San Roberto, nei pressi dell'abbazia di Molesmes, alla ricerca di un luogo di ritiro eremitico. Appresa la decisione di Maestro Bruno, Stefano decise senza indugio di raggiungerlo per condividere quell'intenso cammino di conversione. Intraprese il viaggio in compagnia di un altro canonico proveniente sempre da San Rufo, chiamato Stefano di Diè. È opportuno precisare che il canonico Stefano di Diè non va confuso con l'omonimo vescovo di Diè. Per compiere questo passo, i due canonici ottennero preventivamente il regolare permesso dal proprio abate, così da potersi allontanare in pace. Stefano e il suo compagno si diressero a Sèche-Fontaine, nella diocesi di Langres, dove Bruno si era già stabilito insieme ad alcuni compagni per dare inizio a una forma di vita eremitica. Una volta giunti a destinazione, i due canonici si unirono al gruppo di anacoreti, portando in dote la propria preziosa esperienza e una profonda conoscenza della liturgia.

La fondazione dell'Ordine certosino

Dopo un certo periodo di permanenza, il gruppo ritenne che le condizioni ambientali di Sèche-Fontaine non fossero pienamente idonee all'ideale eremitico rigoroso cercato da Maestro Bruno. Si rese pertanto necessario cercare un nuovo luogo che rispondesse in modo adeguato alle esigenze di isolamento e silenzio dei monaci. In questa circostanza, i due canonici di San Rufo svolsero un ruolo determinante, proponendo a Bruno una nuova e definitiva destinazione. Consigliarono infatti un sito ideale situato nei pressi della diocesi di Grenoble, descrivendolo con tinte forti come una zona caratterizzata da montagne scoscese, boschi fitti e un deserto orribile, impenetrabile e del tutto disabitato. I due canonici proposero inoltre di chiedere l'autorizzazione all'insediamento direttamente al vescovo Ugo. A sostegno di questa via, descrissero il vescovo Ugo come un uomo di grandi meriti, estremamente pio, saggio, dolce, umano, caritatevole e paragonabile a un angelo o a un santo. Secondo il racconto dei due canonici, il vescovo amava molto gli eremiti, ne aveva condiviso in passato la forma di vita e desiderava ardentemente ritornarvi, se non fosse stato per il gravoso incarico episcopale affidatogli dal papa. I medesimi canonici assicurarono che il vescovo li avrebbe accolti con grande affetto e si sarebbe messo pienamente a disposizione per soddisfare le loro richieste. Maestro Bruno trovò allettante la proposta dei canonici e la sottopose senza indugio ai suoi compagni. Gli altri membri del gruppo approvarono la proposta all'unanimità e vollero sottoporre la decisione anche al giudizio di San Roberto, il quale diede la sua calorosa approvazione, li benedisse e li esortò a partire. Si formò così il gruppo denominato storicamente le sette stelle, composto da sette persone che si recarono con fiducia dal vescovo Ugo di Châteauneuf. I membri delle sette stelle erano Bruno, Landuino, i due canonici Stefano di Bourg e Stefano di Diè, il sacerdote Ugo, e i laici Andrea e Guarino. Questi sette uomini furono i veri e propri fondatori che diedero origine all'Ordine certosino nel deserto della Chartreuse. All'interno di questo aspro e fecondo silenzio, Stefano di Bourg visse per ben trentatré anni nella solitudine della prima certosa, conducendo una vita interamente incentrata sulla penitenza, l'obbedienza, la carità e la costante ricerca dell'unione con Dio.

La fondazione di Meyrat e il ritorno al Padre

Nel corso dell'anno 1116, nella diocesi di Lione, Ponce de Balmay e i suoi fratelli Garnier e Guillaume compirono un atto di grande generosità, donando ai certosini alcuni terreni di loro proprietà e la foresta circostante con l'intento di fondare un nuovo monastero. Guigo, all'epoca priore della Grande Chartreuse, scelse Stefano di Bourg per la sua comprovata virtù e il suo zelo instancabile, nominandolo priore della nuova certosa di Meyrat. Stefano ricevette così il delicato incarico di organizzare la nuova comunità monastica e di curare personalmente la complessa costruzione degli edifici. Si dedicò a questa nuova fondazione affiancato da due fratelli conversi, chiamati Bonfils e Geoffrey. Molti prelati vollero sostenere finanziariamente Stefano nelle ingenti spese necessarie per l'edificazione del monastero. Tra i generosi sostenitori vi furono Dom Guigo, l'arcivescovo di Lione, i vescovi di Ginevra, Belley e Grenoble, e l'abate di Cluny Pietro il Venerabile. Va ricordato che Stefano di Bourg e l'abate Pietro il Venerabile furono legati da un solido e duraturo rapporto di amicizia spirituale. Grazie a questo concorso di aiuti e alla guida sapiente del priore, la certosa di Meyrat fu completata in soli due anni. Stefano di Bourg morì il quattro gennaio 1187, subito dopo aver condotto a compimento l'edificazione della certosa di Meyrat, sigillando la sua esistenza terrena nella fedeltà alla regola. Dopo la sua morte, la protezione del complesso monastico da lui diretto fu affidata alla sua figura e alla sua intercessione celeste.

Domande frequenti

Quando si festeggia Santo Stefano di Bourg-en-Bresse?

La ricorrenza liturgica di Santo Stefano di Bourg-en-Bresse si celebra il quattro gennaio.

Quale ruolo ebbe Stefano nella storia della Chiesa?

Santo Stefano di Bourg fu uno dei sette fondatori storici dell'Ordine certosino e priore della certosa di Meyrat.